L’abito.

( Figure)

L’abito

[ Racconto pubblicato sul sito http://www.risveglio.net : buddismo con la b minuscola]

Se apri il tronco d’un ciliegio non trovi fiori, ma la brezza primaverile fa spuntare miriadi di boccioli.

Ikkyu Sojun

Una volta, una famiglia ricca invitò Ikkyu a un banchetto. Ikkyu vi giunse vestito da mendicante. L’ospite, non riconoscendolo, lo cacciò via. Ikkyu andò a casa, si cambiò d’abito, indossando un abito di broccato viola da cerimonia e ritornò. Questa volta fu accolto con gran rispetto nella sala del banchetto. Là, si tolse l’abito, lo mise sul cuscino e disse: «Voi avete invitato il mio abito; quanto a me mi avete cacciato poco fa». E se ne andò.

Ikkyu Sojun, ovvero Nuvola Pazza (1394-1481), è una delle figure più eccentriche nella storia dello Zen Rinzai ed è divenuto una specie di eroe popolare nel Giappone moderno, una sorta di omologo del Nasreddin islamico, cui sono dedicati anche dei fumetti.

10 pensieri su “L’abito.

  1. Grazie, Nadia.

    L’attenzione all’abito, e alle apparenze in genere, è vecchia come la paura che nasconde, come la fretta, come la presunzione di aver capito.

    Giovanni

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  2. apologo irripetibile nella nostra società. bisognerebbe avere il fegato di farlo questo scherzetto una volta o l’altra. ma non saremmo capiti, non lasceremmo un segno, saremmo derisi: perché adesso va così. l’apparenza, deprecata a parole, la spunta sempre sulla sostanza. le convenzioni sull’amicizia, l’ut-des sul do. praticamente smascherare le ipocrisie corrisponde ad essere un c……e. eri un saggio giusto seicento anni fa. e non in occidente.

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  3. Buon anno ai qui presenti e a tutti.

    C’è chi pensa davvero che tutto è solo apparenza, certo l’apparenza in prima battuta è vincente, ma abbiamo già un mezzo mondo di cloni (donne e uomini passati dai chirurghi plastici, che sono andati oltre l’abito) e secondo me quando si specchiano non sono tranquilli, cominciano ad aver paura perchè sembrano appunti cloni.
    Loro non potranno spogliarsi, ma altri si, non per imitare Villa Certosa, ma come diceva Gesù, per mettere i vestiti sotto i piedi, calpestarli …

    Un saluto.

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  4. Grazie per questo post, Nadia, l’insegnamento senza parole e con le parole di Nuvola Pazza, ben si appaia a L’Aura scomparsa di Fabrizio.

    Grazie!

    Cari saluti

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  5. C’è un insegnamento più sottile, come è naturale nelle parole di un maestro; tutti abbiamo giudicato la famiglia e ci siamo identificati nel maestro, che non ha scritto questo per farci vedere quanto era bravo, ma per aiutarci a capire che tutti abitualmente vediamo prima il vestito e da quello giudichiamo.
    Non c’è condanna in questo aneddoto, solo insegnamento.

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  6. Ricordo che anche io da bambino ho ascoltato da mio padre, in versione siciliana, un apologo simile a questo.

    Grazie, Nadia, mi fa piacere constatare che c’è una saggezza diffusa in varie parti della Terra.

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  7. il grande Buñuel, nel Fascino discreto della borghesia (1972), propone un episodio assolutamente analogo: il vescovo cerca un impiego da giardiniere in una ricca famiglia borghese della sua diocesi; quando si presenta vestito da giardiniere viene respinto in malo modo e quando si ripresenta con i paramenti vescovili viene ricevuto e omaggiato. Oggi più che mai.

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  8. che bello Giorgio e Sparz vedere che ogni tradizione culturale e spirituale ci invita a risvegliarci. Sarebbe bello, Giorgio, avere un testo della versione siciliana…per una antologia multicolore de “L’abito”: non una raccolta per confrontare le versioni, ma per nutrire questo sentimento di fratellanza e sorellanza universale liberandoci dallo stato mentale del confronto e della valutazione, stato mentale che è alla base del pregiudizio e della discriminazione

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