Intervista a Francesca Genti. Di Guido Tedoldi

(Francesca Genti. Poesia)

Intervista a Francesca Genti
di Guido Tedoldi.

Ciao Francesca,
di seguito nel testo trovi 3 domande che mi sono venute in mente dopo aver assistito al tuo reading del 15 ottobre all’Arci Turro. Non te le ho poste in quella sede perché, alla fine di un impegno durato tra una cosa e l’altra più di un’ora, mi è sembrato che avessi voglia di rilassarti più che di parlare (ancora e ancora) della tua arte. E poi per il motivo che porre domande scritte permette a me di essere più preciso e profondo, e a te di rispondere in maniera più pensata.

L’elemento notevole delle tue poesie, e che mi sembra interessante al punto da parlarne su LaPoesiaELoSpirito, è che alcune di esse raccontano storie. E queste mi sono sembrate le più riuscite. Altre, invece, descrivono sensazioni, e quelle mi sono sembrate più convenzionali…
…Ehm, forse è meglio che io faccia un passo indietro. Devo premettere che ho una specie di sordità per la poesia. Nel corso dell’ultimo anno, venendo ai giovedì di Turro, ne ho ascoltata e letta molta di più rispetto agli anni precedenti. Il motivo per cui non lo facevo era che, soprattutto la poesia contemporanea italiana, non mi piaceva. E non mi piace nemmeno adesso, in generale. Perché non racconta storie. Mi pare che alla poesia italiana si possa muovere la critica che si fa alla nostra prosa nazionale: gli scrittori sono troppo impegnati a guardarsi l’onfalo per trovare il tempo di appassionare i lettori con le storie. Incidentalmente a Turro ho scoperto un altro poeta che racconta storie, ed è Guido Catalano. Incidentalmente è torinese, come te. Forse a Torino sta succedendo qualcosa di interessante…

Ecco le domande, che sono 3 ma ognuna ne contiene altre:

1) Sono io che ho capito male, o c’è davvero un doppio binario nella tua produzione? Cioè, tu senti che c’è un doppio registro oppure a te sembra di andare sempre nella stessa direzione? Ed è sempre stato così come oggi, oppure nel tempo hai avuto un’evoluzione?

Nei contenuti non sento molto questo doppio registro di cui mi parli, vedo la mia poesia come un corpus piuttosto coeso, che necessariamente subisce delle evoluzioni nel tempo, però molto graduali, senza grandi strappi.
Invece individuo il doppio registro nella forma.
Posso dividere le mie poesie in due categorie: quelle in verso libero e quelle in metrica.
Ho usato e uso, alternativamente, entrambe le forme fin da quando ho cominciato a scrivere le prime cose: era nell’estate tra la prima e la seconda elementare e su un diarietto che aveva come copertina un Puffo con la cetra ho scritto i primi versi.
Alcuni erano in rima e altri, più duri, in verso libero e sembravano delle piccole storie, ma mi era già chiaro che in entrambi i casi stavo facendo delle poesie.
Le poesie che hanno il verso libero sono, o forse sembrano, più narrative, questo dipende dal loro incedere e dal fatto che siccome scelgo di non usare la metrica che conferisce loro ritmo e rarefazione, affido l’andamento alla storia, che quindi risalta di più, perché il suono diventa un “suono sordo” e ci si aggrappa ai “fatti della poesia”.

2) Puoi delineare come si è svolta finora la tua carriera? Quando hai cominciato, quali sono state le tappe significative, quali incontri/persone/letture ti hanno influenzata?
Te lo domando perché nel corso della serata all’Arci Turro hai detto che la poesia è la parte migliore del tuo lavoro. Ciò mi è sembrato significativo, considerando che fai un lavoro che comunque ha a che fare con la scrittura, perché lascia intravvedere uno scenario in cui la scrittura che produci, diciamo così, «per mestiere» non ha per te la stessa portata di quella che fai «per piacere». E questa impressione è abbastanza diversa da quella che hanno i profani, e a volte anche i lettori cosiddetti forti, secondo cui la scrittura è tutto sommato la stessa cosa a prescindere dal fatto che sia prosa o poesia… come un unico corpus di teoria e pratica che si rivela in forme diverse.

Come ti dicevo ho cominciato fin da piccola a scrivere consapevolmente poesia, quindi vengo ormai da ventotto anni di gavetta e apprendistato.
I primi incontri significativi sono stati incontri con morti.
Mia nonna Fernanda, che non ho mai conosciuto, se non tramite i racconti di mio padre che mi parlava di lei come di una bravissima poetessa oltreché medium.
Per questo motivo ho cominciato a scrivere poesie e anche a interessarmi di “magia”, nel senso che l’altro mio grande interesse sono l’astrologia e i tarocchi.
I libri che ho ereditato da mia nonna sono stati l’altro incontro fondamentale dell’infanzia.
Non appena ho imparato a leggere mi sono imbattuta in quattro autori, che stavano sugli scaffali più bassi della libreria e che quindi potevo consultare con facilità: Corazzini, Pascoli, Palazzeschi e Prévert.
Facendo un balzo di quindici anni avanti, altro incontro fondamentale è stato quello con Nanni Balestrini e Rossana Campo che erano nella giuria di un concorso che ho vinto. Avevo ventun anni ed è stata la prima volta che la mia opera è stata riconosciuta pubblicamente. Venendo a contatto con loro sono anche venuta a contatto con un “mondo di poeti”. È stato bellissimo per me, all’epoca.
Il terzo incontro è stato quello con la mia più cara amica: Anna Lamberti Bocconi. Anna è una bravissima poetessa, ma la cosa più importante è che, per la prima volta, ho incontrato una persona che concepisse in modo simile al mio lo scrivere poesia e l’essere poeta.
Una grande fortuna questo incontro che mi ha tonificato, scaldato il cuore, dato coraggio e senz’altro ha contribuito ad approfondire la poesia.
Naturalmente scrivo anche in prosa, ho pubblicato un libro che si intitola “Il cuore delle stelle, aggiornatissimo catalogo dei maghi” (Coniglio Editore, 2007), una specie di parodia della letteratura new age, ma tutto ciò che scrivo in prosa, mi sembra nient’altro che l’importantissima e fondamentale preparazione alla poesia, che sia un racconto, una fiaba per bimbi (il mio lavoro), la lista della spesa, un sms. Non riesco poi a fare la distinzione che proponi di scrittura per “mestiere” o per “piacere”, mi sembra di scrivere sempre per dovere!

3) Dove vuoi andare con la tua poesia? O è essa che ti sta portando da qualche parte quasi senza che tu lo voglia?
Il senso di questa domanda è sia artistico sia economico. Il lato artistico riguarda gli obiettivi di conoscenza (se ci sono) che ti prefiggi, il lato economico riguarda l’aspettativa pragmatica che hai nei confronti della pubblicazione e distribuzione dei tuoi lavori. Parlo di «aspettative» e non di «speranze» perché mi sembri a un livello diverso rispetto a certi dilettanti delle lettere che non hanno proprio idea di cosa possano ottenere, come lo possano ottenere e nemmeno se vogliono davvero ottenere qualcosa al di là di una aperiodica carezza alla propria vanità.

Con la poesia voglio andare a spasso, per poi tornarmene a casa e scriverne altra.
Dal punto di vista artistico e esistenziale non chiedo alla poesia niente più di quanto mi stia già dando: amicizia, amore, incontri, viaggi, libertà, salvezza.
Penso di essere davvero fortunata in questo, perché, lasciando da parte la maggiore o minore statura artistica, c’è gente che, per la scrittura e l’arte in genere, si è rovinata la vita.
Dal punto di vista economico quello che mi aspetto è di continuare a pubblicare agevolmente, con case editrici che mi garantiscano una buona distribuzione e mi paghino regolarmente le royalties.
Anche in questo ho avuto fortuna: come certamente sai, gran parte degli editori di poesia sono a pagamento, ti chiedono un contributo economico o di comprare un numero elevato di copie, io ho sempre pubblicato con case editrici che mi hanno pagato, per quanto poco, per i libri che pubblicavo e che dal punto di vista delle vendite, sono andati piuttosto bene.
Voglio scrivere libri sempre più belli e avere modo di farli arrivare a più lettori possibili.

Grazie per l’intervista!

9 pensieri su “Intervista a Francesca Genti. Di Guido Tedoldi

  1. E appunto dall’incontro con il mondo dei poeti, e con Anna, sono “uscite” anche le belle serate, reading ed anche musica, già all’Arci Turro ed ora al Sud di via Corsico!

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  2. Tengo a dire che anche per me l’incontro con Francesca Genti è stato importantissimo, e che le serate le organizziamo insieme, questo per dire che sarebbe interessante e tutta da approfondire la tematica delle “sinergie” fra artisti.

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  3. leggo sul blog di TIPTOP:

    “COMUNICAZIONI DI SERVIZIO: […] 2)Mi irrita che il mio blog venga usato come veicolo pubblicitario, i commenti stile “Bel blog passa a leggermi” o comunque con analogo fine, verranno cancellati, idem per i PVT. Piuttosto, fatevi conoscere per i vs. commenti arguti spiritosi ed intelligenti. ”

    La coerenza, mi pare di capire, è optional.

    comunque, “sarebbe interessante e tutta da approfondire la tematica delle “sinergie” fra artisti.”

    allora attendiamo di conoscere sviluppi e artisti.

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  4. Chi ha qualcosa da dire sulle sinergie la dica. Io per esempio mi trovo bene a lavorare con chi ha vedute simili alla mia, mentre di certo per altri sarà più arricchente la diversità, altri ancora preferiscono l’isolamento… Questo intendevo.
    Per il resto, a me pare un’intervista interessante, postata da una redattrice molto seria e stimata di LPELS… Qual è il problema?

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  5. Più che una provocazione forse un anagramma con errore di battitura…
    Il mio nesso è che sono contentissima di essermi avvicinata a questa fetta del mondo di parole grazie – anche – ad Anna e Francesca.

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  6. Francesca Genti dice una cosa molto bella nell’intervista fattale da Guido:

    ” Con la poesia voglio andare a spasso, per poi tornarmene a casa e scriverne altra.
    Dal punto di vista artistico e esistenziale non chiedo alla poesia niente più di quanto mi stia già dando: amicizia, amore, incontri, viaggi, libertà, salvezza.”

    Non la conosco molto, la leggo però dal suo primo libro comprato come spesso succede un pò casualmente. E ogni volta mi sorprende con qualcosa.

    Grazie e un saluto.

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  7. ” Con la poesia voglio andare a spasso, per poi tornarmene a casa e scriverne altra.
    Dal punto di vista artistico e esistenziale non chiedo alla poesia niente più di quanto mi stia già dando: amicizia, amore, incontri, viaggi, libertà, salvezza.”

    forse è per questo che è cosi bella la poesia di Francesca?
    un caro saluto
    c.

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  8. cari tutti,

    ciao, volevo davvero ringraziare Guido per avermi fatto questa intervista, e Nadia, per averla postata e gli altri che sono intervenuti.
    per quanto riguarda il discorso delle sinergie, ma più semplicemente degli incontri, beh, possono davvero cambiarti la vita, quindi, per chi si dedica alla scrittura, contribuire a grandi evoluzioni nello scrivere e nella poetica.
    Anna chiede con chi ci si trova meglio, l’eterno dilemma se si è attratti dagli opposti o dai simili, mah… nel mio caso senz’altro dai simili, comunque, essendo molto “spugnosa” trovo cose simili a me, in molte persone diverse (tra loro e da me).

    un caro saluto a tutti!
    Fra

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