Il massacro dimenticato. Intervista a Gérard Noiriel

(migranti)


Il massacro dimenticato.
intervista a Gérard Noiriel, a cura di Fabio Gambaro
in “la Repubblica” del 7 gennaio 2010

«Il più grande pogrom della storia francese contemporanea. Un emblema della xenofobia di tutti i tempi». E’ in questi termini che Gérard Noiriel presenta «il massacro degli italiani», vale a dire la
terribile caccia all’uomo che il 17 agosto del 1893 si abbatté sui nostri immigrati impiegati nelle saline d’Aigues-Mortes, in Provenza. Una giornata di follia collettiva e di violenza feroce che fece 9
morti accertati, oltre cinquanta feriti e una quindicina di dispersi i cui corpi non vennero mai ritrovati.

A quell’episodio a lungo rimosso dalla storiografia ufficiale, Noiriel – considerato il maggior specialista francese della storia dell’immigrazione – dedica oggi uno studio completo e documentatissimo, Le massacre des Italiens (Fayard, pagg. 291, euro 20, da ieri in libreria), che ricostruisce nei minimi dettagli la dinamica di quelle violenze, la realtà dell’immigrazione italiana e soprattutto «lo scandalo di un processo che, malgrado tutte le prove accumulate, assolse tutti gli imputati». Il massacro degli italiani rimase infatti impunito e in seguito l’episodio fu a lungo dimenticato da una parte come dall’altra delle Alpi. «All’epoca, tra Italia e Francia vi fu un violento scontro diplomatico, ma poi, per evitare che la situazione degenerasse in conflitto internazionale, entrambi i paesi preferirono insabbiare la vicenda», spiega lo studioso francese, per il quale troppo
spesso gli italiani sembrano dimenticare i loro molti antenati emigrati all’estero. «Da allora, quel massacro fu rimosso dalla memoria collettiva. Innanzitutto in Francia, dove nessuno voleva ricordare quella pagina vergognosa della storia nazionale, i cui responsabili non furono i rappresentanti dello stato, ma dei normali cittadini. Paradossalmente però l’episodio fu dimenticato anche in Italia, forse perché per gli italiani l’emigrazione è un fenomeno poco valorizzante, vissuto sempre con un sentimento di vergogna».

Cosa successe esattamente?
«Tutto nacque da un dissidio legato al lavoro nelle saline. I giornalieri francesi, per lo più emarginati e vagabondi, non riuscivano a stare al passo con il ritmo di lavoro degli stagionali italiani, che venivano quasi tutti dal Piemonte ed erano lavoratori infaticabili. Il sentimento
d’umiliazione dei francesi alimentò una prima rissa che poi degenerò, innescando la caccia all’uomo contro gli italiani, che furono inseguiti e attaccati da una folla inferocita. All’iniziale rivalità economica, si sovrappose il richiamo alla nazionalità che servì a giustificare e strutturare la violenza. Così, anche gli abitanti d’Aigues-Mortes, che inizialmente erano indifferenti alla sorte dei giornalieri francesi, si associarono alle violenze contro gli italiani. Furono pochissimi coloro che
cercarono di aiutare gli immigrati a mettersi in salvo».

La xenofobia fu quindi il motore del massacro?
«Per chi non possiede nulla il richiamo all’identità nazionale diventa l’unico bene di cui andare fieri. Allora come oggi, chi si sente ai margini della società trova nella nazionalità un modo per valorizzarsi. Da qui il sentimento di superiorità nei confronti degli stranieri. E quando per caso gli immigrati riescono meglio dei nazionali, questi provano un grandissimo sentimento d’ingiustizia. Ad Aigues-Mortes, la violenza divenne ancora più feroce, quando i francesi videro che i gendarmi
cercavano di proteggere gli italiani. Va poi ricordato che per i più deboli, la violenza contro gli immigrati e il discorso xenofobo sono spesso un modo per contestare l’ordine dello stato. Ancora oggi affermare la propria xenofobia è un modo per sfidare i benpensanti e le istituzioni».

Come si svolse il processo?
«I magistrati cercarono di rispettare le forme della legalità, ma al contempo avvalorarono l’idea che le responsabilità andassero condivise tra italiani e francesi. Ad esempio, accusarono di tentato omicidio Giovanni Giordano, che potremmo considerare il primo clandestino della storia di Francia, dato che all’epoca era già stato espulso una volta dal territorio francese. Insomma, i magistrati manipolarono il processo, ma i giudici popolari si spinsero ancora più in là, giacché assolsero tutti
gli imputati francesi, dando così sfogo al risentimento popolare nei confronti degli immigrati italiani».

Quali erano le caratteristiche dell’immigrazione italiana?
«Gli italiani furono i protagonisti della prima grande stagione dell’immigrazione in Francia. Verso la fine del secolo, proprio a causa delle molte violenze e delle molte ingiustizie subite, gli arrivi dall’Italia rallentarono, ma ripresero all’inizio del XX secolo, quando gli italiani divennero la più importante comunità straniera in Francia. L’immigrazione italiana, che all’inizio è stagionale e provvisoria, tende in seguito a diventare sempre più stabile, trovando opportunità di lavoro
soprattutto nel mondo rurale e nel settore delle costruzioni».

L’immigrazione italiana era sentita come un problema?
«Nel decennio precedente il massacro di Aigues-Mortes, si cristallizzano tutti gli stereotipi sugli immigrati italiani, considerati una minaccia e una realtà non assimilabile nella società francese. In
passato, c’erano stati diversi episodi di violenza, che avevano coinvolto sia dei francesi che degli immigrati, ma non erano mai stati considerati come un problema politico legato all’opposizione tra
francesi e italiani. L’immigrazione in quanto tale non era un problema. E’ solo a partire dal 1881, dopo alcuni incidenti a Marsiglia, che l’immigrazione diventa un problema politico. Naturalmente sono le élite – vale a dire i politici, i giornalisti – che fabbricano le rappresentazioni collettive relative agli stranieri, che poi vengono adottate e interpretate in vario modo nei diversi ambiti della società. Gli italiani furono i primi a subire un discorso apertamente xenofobo, in seguito l’ostilità si sposterà verso altre comunità di stranieri».

Oggi come viene percepita l’immigrazione italiana?
«Alla fine dell’Ottocento, i francesi vedevano negli italiani un elemento di corruzione dell’identità francese. Oggi quell’immagine è radicalmente cambiata. Il ricordo dell’immigrazione italiana viene idealizzato. Gli italiani sono diventati un esempio d’immigrazione riuscita che ha saputo integrarsi felicemente nella società francese. E addirittura c’è chi – ad esempio, lo storico e scrittore Max Gallo – rivendica l’origine italiana come una componente dell’identità francese. In realtà, tale visione
idealizzata dell’immigrazione italiana viene spesso utilizzata per stigmatizzare la nuova immigrazione proveniente dall’Africa e dal mondo arabo. All’epoca però agli italiani venivano fatti gli stessi rimproveri mossi oggi agli immigrati non europei. I tempi cambiano, ma la diffidenza nei confronti degli stranieri riprende sempre gli stessi discorsi».

8 pensieri su “Il massacro dimenticato. Intervista a Gérard Noiriel

  1. Grazie Nadia, suggerisco anche un importante saggio Morte agli italiani(infinito edizioni, 2008) di Enzo Barnabà.

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  2. “Naturalmente sono le élite – vale a dire i politici, i giornalisti – che fabbricano le rappresentazioni collettive relative agli stranieri, che poi vengono adottate e interpretate in vario modo nei diversi ambiti della società.”

    Non so se sia esattamente così, ma è certo che le élite hanno un’enorme responsabilità. Penso a un Feltri che usa anche nel titolo dei suoi articoli la parola “negri”.

    Grazie, Nadia.

    Giovanni

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  3. “Va poi ricordato che per i più deboli, la violenza contro gli immigrati e il discorso xenofobo sono spesso un modo per contestare l’ordine dello stato. Ancora oggi affermare la propria xenofobia è un modo per sfidare i benpensanti e le istituzioni»”

    Noi attualmente abbiamo il bel primato che la demenza di chi sta in alto è ben abbinata con quella di chi sta in basso. Senza ritegno proprio.

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  4. Durante tutta la mia scolarità, non ho saputo di questo atto di barbaria. Dell’immigrazione italiana, sapevo solo anedotti di mio padre, anedotti di scuola. Molti italiani sono venuti lavorare alla campagna nel sud ouest. Mi sembrava secondo mio padre integrati. Pensiamo anche all’immigrazione spagnola. Uomini e donne nel vento di febbraio senza casa, in una spiaggia senza speranza.
    Un paese ha bisogno di accogliere culture diverse per crescere, inventare.

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  5. Grazie: un esempio di cui fare tesoro ora che le parti
    “sembrano” invertite (“sembrano”: la storia a volte si ripete, ma con variazioni magari a tutta prima impercettibili, che rendono però indispensabile rifare tutti i conti per salvare il salvabile).
    Un caro saluto,
    Roberto

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