Vivalascuola. I lampi della magnolia

Ogni giorno c’è un’offesa alla ragione. Basta vedere come la ministra progetta l’integrazione o cos’ha da proporre un viceministro all’insegnante precaria Barbara Evola. Oppure questa scuola. O questa Italia e questa. Siamo lontani da un’etica dell’amore, dell’accoglienza e del dono… Donato Salzarulo, ieri insegnante oggi dirigente scolastico, saluta gli allievi delle classi di quinta elementare della sua scuola spiegando una poesia di Franco Fortini. Poi mette per iscritto e dà loro il testo della lezione, stampato in un simpatico libretto. Vi farà compagnia nella vitadice. Mi sembra di buon auspicio presentare questa lezione. Con l’augurio di un buon anno alla scuola italiana e a tutti.

I lampi della magnolia
di Donato Salzarulo

In questi giorni sto girando le classi quinte di scuola elementare del mio Circolo con questa poesia di Franco Fortini:

Vorrei che i vostri occhi potessero vedere
questo cielo sereno che si è aperto,
la calma delle tegole, la dedizione
del rivo d’acqua che si scalda.

La parola è questa: esiste la primavera,
la perfezione congiunta all’imperfetto.
Il fianco della barca asciutta beve
l’olio della vernice, il ragno trotta.

Diremo più tardi quello che deve essere detto.
Per ora guardate la bella curva dell’oleandro,
i lampi della magnolia.

Giro perché i ragazzi mi chiedono di andare. Allora, domando loro: conoscete Franco Fortini? No mi rispondono in coro e no mi rispondono pure le maestre. Allora racconto che è uno dei più grandi poeti del secondo Novecento italiano, che era nato a Firenze nel 1917 e, quindi, era della generazione di mio padre (nato nel 1914), che poi si era trasferito a Milano e che in questa città è morto nel 1994 (mio padre è morto nel 1991. Sincronia perfetta!). Aggiungo che è venuto anche a Cologno, che l’ho conosciuto di persona, che sono stato a casa sua, ecc. ecc. Comunque, adesso vi regalo la copia di una sua poesia, la leggiamo e mi dite cosa ne pensate. Distribuisco ad ogni alunno il testo, lo do anche alle maestre presenti e, silenzio in aula, comincio la lettura ad alta voce. Scandisco non come un attore, ma con voce chiara e tono fermo come immagino il poeta avrebbe voluto. (Una volta l’ho sentito leggere ad un Festival dell’Unità).

Al termine, chiedo se è piaciuta e la riposta finora è stata sempre affermativa: “Bella!… Molto bella!”. Anche le maestre confessano la loro approvazione. Quindi rileggo una seconda volta e poi una terza. “Il fianco della barca asciutta beve / l’olio della vernice”.

La classe-barca assorbe la vernice-poesia. Ho la sensazione netta che l’incontro tra le menti vive dei ragazzi e le parole lette e pronunciate si stia verificando e stia producendo i suoi piacevoli effetti.

Di cosa parla questa poesia? “Della primavera” è la riposta collettiva. Bene. Come ne parla? Cosa vuol dire questo titolo tratto dall’ultimo verso? Perché “i lampi della magnolia”? Sapete cos’è la magnolia? Sì, è una pianta. L’avete mai vista? Risposte incerte: forse, sì, no, non so… Sono sicuro che l’avete vista. Ce ne sono due nel giardino della villetta a fianco al cortile della scuola. In questi giorni sono fiorite. Hanno fiori rosei o bianchi a coppa. Aprite gli occhi! Se andate in giro per Cologno, oltre a queste, ne incontrerete sicuramente altre.

Comunque, cosa significa “I lampi della magnolia”?, qual è il contenuto di questa metafora? I lampi sapete cosa sono. Fulmini, momenti di luce, flash come quelli di una macchina fotografica. La fioritura della magnolia viene paragonata ad una breve ed intensa illuminazione, ad un momento di luce. Va bene.

Leggi tu il primo verso: “Vorrei che i vostri occhi potessero vedere”. Cosa vuol dire? Il poeta esprime un desiderio. Vorrebbe che i nostri occhi di lettori potessero vedere quello che vede lui. Desiderio, perciò, di condivisione di una visione.

Adesso, leggi tu il secondo verso: “questo cielo sereno che si è aperto”. Facile, no? Vuole condividere con noi la visione di un cielo sereno. Perché scrive “che si è aperto”? Perché non c’è il grigio delle nuvole, l’orizzonte plumbeo dei temporali, le bufere di neve dell’inverno. E’ un cielo azzurro, sereno, primaverile.

Continua tu col terzo verso: “la calma delle tegole, la dedizione”. Le tegole dei tetti sono tranquille, immobili perché non c’è vento, pioggia, neve, tempesta invernale. La dedizione. Cos’è la dedizione? Il prendersi cura, l’offrirsi, il darsi tutto ad una persona, ad una situazione, ad un ideale. Qualcosa di simile a ciò che avviene nei rapporti d’amore. Avete presente quando si dice che una persona si dedica totalmente ad un’altra? Ma in questa poesia chi si dedica a chi?

Vai avanti tu col quarto verso: “del rivo d’acqua che si scalda”. Avete capito? Sapete cos’è un “rivo d’acqua”? Sì, è un ruscello, un piccolo torrente, un fiumiciattolo. Si offre totalmente al sole che ora, dopo il freddo invernale, lo scalda. Dedizione, amore, offerta di sé naturale.

Riassumendo. Da quali sostantivi e attributi è caratterizzata la visione che il poeta desidera condividere con noi: cielo sereno, calma delle tegole, dedizione del rivo d’acqua. Quindi, serenità, calma, tranquillità e abnegazione, offerta di sé, amore.

A questo punto mi fermo e rivolgo loro una domanda. E’ un po’ difficile, aggiungo, ma sono certo che saprete rispondere. Provate, comunque! E’ un paesaggio classico o romantico? La maggioranza risponde quasi sempre romantico. Ed io chiedo perché. Per i sentimenti (serenità, calma, dedizione) raffigurati. E vi sembra che un romantico sia così?… Ma no, miei cari, i romantici – le maestre lo sanno e voi lo saprete quando andrete alle scuole medie superiori – sono quelli dello Sturm und Drang; due parole tedesche che significano “tempesta e assalto”. Romantici sono i mari in tempesta che si abbattono sugli scogli, i cieli plumbei squarciati da fenditure di luce, le vette che si stagliano sugli abissi. Questo di Fortini è un paesaggio classico, armonico. Classico non vuol dire privo di sentimento. Può significare, come ha detto, il vostro compagno, “antico”. Ma anche gli antichi avevano sentimenti.

Ora andiamo avanti. Leggi tu il quinto verso: “La parola è questa: esiste la primavera”. Dimmi, cosa sta succedendo?

Dal desiderio di farci condividere una visione, da un “vorrei”, il poeta passa ad una pronuncia dal tono serio, solenne, da rivelazione imminente. Come se dovesse formulare chissà quale verità o darci chissà quale consiglio, ammaestramento: “La parola è questa”. Cosa vi ricorda una simile espressione? In quali luoghi avete sentito o letto formule così congegnate? In chiesa, quando vengono letti brani delle sacre scritture. Bravi. “La parola è questa” è una formula che sta per “il discorso è questo”, “la verità è questa”, “l’insegnamento è questo”. E qual è l’insegnamento? “Esiste la primavera”. Avevate forse dei dubbi? Lo sapevate o no che esiste questa stagione? Sì che lo sapevamo. E allora che suggerimento è, che verità è?

Nulla. E’ come se il poeta intendesse rafforzare ciò che già sappiamo. E’ come se ci suggerisse: non abbiate dubbi, la primavera esiste. Ed esiste suscitata proprio da quella visione condivisa di serenità, tranquillità, apertura, dedizione. Esiste come tempo ciclico delle stagioni, ma esiste anche, voi lo sapete, una primavera della vita. Siete voi la primavera. Voi la state vivendo. Io, invece, sto vivendo l’autunno. Ma il tempo delle stagioni, la primavera che ritorna, stimola in me voglie di rinascita e rifioritura. Il rinnovamento, la rigenerazione sono sempre possibili. Non dobbiamo essere pessimisti: dobbiamo pensare che tutto ciò sia nell’ordine delle cose. Esistono “lampi di magnolia” così, esistono visioni simili. Non dimenticatelo: “esiste la primavera”…

Ora vai avanti tu col sesto verso: “la perfezione congiunta all’imperfetto”. Avete capito?!… Cos’è la perfezione? Quando diciamo che una situazione, un momento, una visione è perfetta? Quando tutti gli elementi sono al posto giusto; quando non vi sono errori, difetti; quando viviamo situazioni di compiutezza. Perfetto!, diciamo, meglio di così non si può. Il poeta ci dice che questa perfezione esiste; ma non da sola. Essa è congiunta, unita all’imperfetto. Si presenta sempre insieme al difetto, all’errore, al non finito, all’incompiuto. Questo è il suo modo d’esistere. La perfezione in assoluto non esiste e neanche l’imperfezione. Esse vanno sempre a braccetto, accoppiate, messe in stretta relazione. E’ proprio la visione della primavera, la sua esistenza ad insegnarci questa verità.

Continuiamo la lettura. A te il settimo verso: “Il fianco della barca asciutta beve”. Oplà! Ecco un verso che richiede un discorsetto. Cosa ha di diverso, ad esempio, un verso come questo rispetto al quinto? Mi riferisco a quello che recita: “La parola è questa: esiste la primavera”. Il settimo è “spezzato”, il quinto no. Bravo! Tu vuoi dire che il quinto ha in sé tutto il significato, mentre il settimo si può capire soltanto leggendo l’ottavo.

Allora, leggi ancora tu: “Il fianco della barca asciutta beve / l’olio della vernice, il ragno trotta”. Perché il ragno trotti, non ci vuole molto a capirlo. Chi ha visto questo animale, sa che si muove velocemente; mentre cos’è questa storia del fianco della barca che assorbe l’olio della vernice? Trascorso l’inverno, i pescatori ridanno la vernice ai fianchi della barca per proteggerli ed evitare che vengano corrosi. E’ la stessa cosa che fanno i vostri genitori con le imposte delle finestre, dei balconi, con i cancelli perché non si screpolino e non si formi la ruggine. Quindi, il poeta richiama questa operazione per dire che durante la primavera si svolgono molte attività “rigeneranti”. Non rifiorisce solo la natura, rifiorisce un po’ tutto. D’accordo.

Ora vai avanti tu col nono verso: “Diremo più tardi quello che deve essere detto”.
Ecco un verso completo, privo di “spezzature”. In realtà, ragazzi, queste “spezzature” vengano chiamate enjambement da critici e poeti. Ma torniamo a noi. Che cos’è “quello che deve essere detto”? Ci sono i doveri della parola. Attenti, però. Nel primo verso, il poeta parlava in prima persona. Diceva “Vorrei”. Adesso usa la prima persona plurale: “Diremo”. Questo vuol dire che attraverso la poesia si è compiuto un movimento: dal singolare al plurale, dall’io al noi. Ciò che è connesso al dovere della parola, lo enunceremo più tardi.

Ma cos’è questa storia del dovere? Cosa significa dovere? Obbligo, compito, rispetto, obbedienza. Ho capito. Ditemi qual è la parola opposta a dovere. Piacere. Bravi!… Ora cerchiamo di capire meglio cosa evocano queste due parole. Il dovere ha a che fare col giusto e l’ingiusto. Noi sappiamo che studiare può costarci fatica. Ma sappiamo che è giusto e lo facciamo. Sappiamo che è giusto aiutare chi è in difficoltà, chi è più debole. E lo facciamo. Sì, lo so, che oggi in giro c’è l’esaltazione del più forte. Ma voi, che siete la primavera della vita, sapete che aiutare i deboli è giusto. Il dovere è in relazione con il nostro senso di giustizia. Sapete qual è la disciplina che studia questi problemi?… Facce perplesse e smarrite. Etica, suggerisco. Non dimenticatelo: è l’etica.

Invece, il piacere è in relazione col bello e col brutto, con ciò che ci attrae e ci incanta, ci appaga e ci diletta e ciò che è sgradevole e ci ripugna. La disciplina che si interessa di questi problemi della nostra sensibilità è l’estetica.

Tornando al nono verso; quando Fortini scrive: “Diremo più tardi quello che deve essere detto” è come se volesse farci capire che fra etica ed estetica esistono tempi diversi. “Diremo più tardi…/ Per ora guardate”. Cosa dobbiamo guardare?

Leggi tu gli ultimi due versi: “per ora guardate la bella curva dell’oleandro / i lampi della magnolia”. L’oleandro sapete cos’è. Ha fiori bianchi o rosei. I cespugli sono speso usati per dividere le corsie autostradali. Da qui forse l’espressione “la bella curva”. Sulla metafora che dà il titolo alla poesia, sapete il necessario.

A questo punto, stringiamo sull’obiettivo della comprensione e riassumiamo i movimenti del testo.

1) Il poeta esprime in prima persona il desiderio di condividere con noi una sua visione. Questo verso suggerisce che la poesia nasce spesso da un desiderio primaverile di nascita, di apertura. Ricordatelo: chi scrive, scrive per condividere, per esser letto.

2) Secondo movimento: il poeta offre gli elementi e gli attributi della sua visione. E’ un paesaggio classico, armonico, antico: col cielo sereno e i tetti calmi, immobili. L’offerta di sé è naturale come quella di un ruscello rispetto al sole. Il desiderio di apertura si realizza contemplando la visione. E’ come se si suggerisse: il desiderio del poeta tende alla primavera e quando la realizza raggiunge la serenità, la calma, la calda dedizione. Detto in altre parole, il soddisfacimento poetico calma, acquieta, intensifica l’offerta amorosa di sé. Per le maestre: Freud chiamava questo movimento “sublimazione”.

3) Dopo aver contemplato e condiviso la visione classica realizzata, ecco il terzo movimento. Riflessivo, questa volta, e detto con formule da nuovo testamento: la verità è questa. La primavera esiste ed esiste, nello stesso tempo, perfettamente e imperfettamente. Il suggerimento è: non sbagliatevi, ragazzi! Non c’è la poesia perfetta da un lato e quella imperfetta dall’altro. Ogni primavera, ogni nascita è simultaneamente perfetta-imperfetta. Mettetevelo bene in mente: sbagliano quelli che nella vita vedono soltanto difetti, errori, incompiutezze, sbagliano; ma sbagliano coloro che vedono soltanto perfezione. Poesia e non poesia, verità ed errore, perfezione e imperfezione vanno a braccetto.

4) Assorbito “l’olio di vernice” di questa verità, come fianchi di barca, possiamo sentirci rigenerati e possiamo trottare come ragni sulle nostre ragnatele poetiche.

5) Avendo condiviso con noi la contemplazione della sua visione, l’insegnamento e rinnovamento che ne deriva, ora il poeta può parlare in prima persona plurale. Come noi è consapevole dei doveri della parola, ma sa anche che questa pronuncia etica segue un tempo diverso da quello dello sguardo-coscienza estetica. E’ un tempo successivo (“diremo più tardi”) al presente. Per ora, l’invito che egli ci rivolge è di guardare “la bella curva dell’oleandro” e “i lampi della magnolia”. Oltre che renderci consapevoli della non-identità tra etica ed estetica e della loro diversa temporalità, il suggerimento sembra essere questo: nella crescita della consapevolezza di ognuno di noi l’ora dell’estetica è il presente, quella dell’etica è il tempo successivo, il più tardi. Appunto per le maestre! Non vorrei sbagliarmi, ma in questi versi si sente forse l’eco del pensiero kierkegardiano che notoriamente distingue tre stadi dell’esistenza: l’estetico, l’etico e, infine, quello religioso.

* * *

Una poesia non basta parafrasarla. Per comprenderla davvero nelle sue molte facce, bisogna anche esplorarne la “manifattura”. In parole povere, occorre capire come è fatta. Questo compito, sono sicuro, vi divertirà. Cominciamo, allora, con le cose più semplici. Quante sono le strofe e quanti i versi?… Tre ed undici…. Bravi! Bene. Ora prendete la matita e a sinistra del foglio numerate i versi.

Tu dimmi il verso 4: “del rivo d’acqua che si scalda”. Bravo!… Tu dimmi il verso 9: “Diremo più tardi quello che deve essere detto”. Bravo!… Qual è il più lungo? Il verso 9. E come fai a capirlo? Perché occupa più spazio sul foglio. Ah, così si misurano i versi? Si considera lo spazio che occupano su foglio? Siii!… Nooo!… No! Si guarda il numero delle parole. Allora se un verso è fatto da una sola parola: “mare”, ad esempio, e un altro da “coraggiosamente” hanno la stessa lunghezza?

No!… Si contano le sillabe. Ecco, bravi!, proprio così. Si contano le sillabe.

Cominciamo allora a contare le sillabe del primo verso. Quante sono? Sedici!… Tredici!… Quindici!. Quattordici!.. Chi ha detto quattordici?… Io!… Bravo! Contiamole insieme. Scrivo alla lavagna il verso: “Vorrei che i vostri occhi potessero vedere”. Sbarro le sillabe col gesso: “Vor/re/i / chei / vos/trioc/chi / po/tes/se/ro / ve/de/re”. Attenzione! Quando una parola termina con una vocale e la successiva comincia con una vocale, si uniscono come, ad esempio, in “chei” e in “vos/trioc/chi”.

Adesso, ditemi, quanto è lungo il verso 2? Tredici!… Dieci!… Dodici!… Undici!… Tu hai detto undici. Bravo! Contiamo le sillabe insieme. Scrivo alla lavagna e sbarro col gesso: “ques/to / cie/lo / se/re/no / che / sièa /per/to”. Ricordatevi il discorso delle vocali che si uniscono! Ora, attenti! Quello che sto per dirvi è molto importante: un verso di undici sillabe si chiama endecasillabo. E’ il più importante della metrica italiana. Quando parliamo, spesso, spontaneamente, sulle nostre labbra si formano degli endecasillabi. Ciò è dovuto alla melodia della nostra lingua, alla sua particolare musicalità. Voi sapete che ogni lingua ha una sua musica? Sapete che ogni parola ha un accento?

Facce perplesse. Facciamo l’esempio della parola “sereno”. Dov’è l’accento tonico? Sulla seconda “e”. Bravi! E la parola “tegole”: su quale sillaba cade l’accento? Sulla “e” di “te”. Bravi! Che differenza c’è tra queste due parole? Silenzio. Lo dico io?… Siiii!… “Sereno” è una parola piana, “tegole” è sdrucciola. Ma andiamo avanti. La maestra vi spiegherà meglio queste cose. L’importante è che voi abbiate capito che noi siamo costretti a pronunciare le parole secondo il loro accento tonico e questo fatto produce una certa musicalità. Vi faccio un esempio. Ascoltate le prime due strofe di questa poesia di Rodari:

Il dì dell’Ascensione
salivo in ascensor
e per combinazione
trovo il commendator.

Commendator, lei sale?
No, grazie, pepe sol.
Lo sale mi fa male
e l’insalata duol.

Ci sono le rime!… Sì, bravi! Ma, oltre alle rime, avete sentito il ritmo? Sentite questa specie di cantilena dovuta all’alternarsi di sillabe deboli (senza l’accento tonico) e forti (con l’accento)?
Un ritmo così si chiama “giambico”. Ovviamente vi sono altri ritmi dovuti proprio al modo di disporsi delle sillabe toniche e àtone. Ma lasciamo stare!… Ne parleremo un’altra volta. Non devo farvi un corso di metrica.

Oltre alle rime conclusive, sapete dirmi quanti sono lunghi i versi di Rodari? Silenzio. Allora torno a recitare la poesia e conto sulle dita della mano sinistra: “Il / dì / del/l’Ascen/sio/ne”… Sette!… “Sa/li/voin/Asc/en/so/re”… Sette!… “E / per / com/bi/na/zio/ne”… Ancora sette! “Tro/voil / Com/men/da/to/re”… Ancora sette. Tutti settenari.

Torniamo alla poesia di Fortini: i versi sono tutti della stessa lunghezza? No! Il primo è di 14 sillabe, il secondo di 11, il terzo di 13, il quarto di 9. Gli altri ve li contate da soli. Adesso, però, voglio farvi notare un fatto importante. Tu!, torna a leggere il primo verso e stai attenta a dove ti fermi. La bambina legge. Mi fermo ad “occhi”. D’accordo. Segnate con una doppia sbarra “Vorrei che i vostri occhi // potessero vedere”. Ogni verso, lo capite?, ha una sua pausa interna che si chiama cesura. Ora, leggi tu e dimmi, dove fai pausa nel secondo verso: “questo cielo sereno…” . Dopo “sereno”. Bene. Segnate con la doppia sbarra: “questo cielo sereno // che si aperto”. Ora provate a contare sulle dita le sillabe dei segmenti di versi fino alle pause interne:

Vorrei che i vostri occhi
potessero vedere
questo cielo sereno
che si è aperto

Cosa notate? I primi tre sono settenari. E bravo Fortini! Dissimula i settenari, li nasconde per evitare il ritmo facile, quasi cantilenante, alla Rodari. Il tempo stringe!… Anche questo lavoro potete continuare a farlo con la maestra. Andiamo avanti. Le rime. Avete detto che la poesia di Rodari aveva tante rime. Quella di Fortini ne ha? Nooo!… Guardate bene! Scrutate le parole!… Ah sì! “imperfetto… detto”. Brava. Non ce sono più? “calma… scalda”. No, questa non è una rima. E’ un’allitterazione. Ricordatevi la parola. Ve la scrivo alla lavagna: allitterazione. Vuol dire che ci sono lettere uguali. Se sono vocali, si chiama “assonanza”. Se sono consonanti, “consonanza”.

Ma torniamo alle rime. Ce ne sono altre? “dedizione… perfezione”. Sì, bravo! Poi?.. “beve… deve”. Bravissimo!… “asciutta… trotta”. No. Questa, come vi dicevo prima, è un’allitterazione. Attenti, ragazzi! Tutta la poesia è piena di allitterazioni, a cominciare dal primo verso. Avete notato quel “vo” di “Vorrei” e di “vostri”? E tutta quella linea musicale di “o”, “e”, “i”? Sembra che Fortini voglia riempirci di meraviglia: “Vorrei che i vostri occhi potessero vedere”.

Suona la campanella. I bambini rimangono in silenzio. Ma capisco che è ora di concludere. Anche per me l’intervallo era sacro.

Ragazzi, il tempo è volato in fretta. Per finire, posso dirvi che se, con l’aiuto della maestra, prestate attenzione a come questa poesia è fatta, scoprirete che ha una bella musicalità, un’armonia tutta classica, attenta a ripetere suoni e a variarli, a mostrare contraddizioni e a comporle: l’io singolare del “vorrei” e il noi collettivo del “diremo”, il presente del “per ora” e il futuro del “più tardi”, il piacere della visione e il dovere della verità.

La forma e il contenuto, il come dire e il cosa dire vi appariranno in relazione strettissima come la “perfezione congiunta all’imperfetto”, che penso sia uno dei messaggi più importanti, ormai l’avete capito, di questi bellissimi versi.

Ora che ci siamo avvicinati a questa poesia e che un po’ l’abbiamo compresa, ve la torno a recitare. Mi raccomando!: dovete impararla a memoria come ho fatto io. Vi farà compagnia nella vita.

* * *

Il Ministero non ci mette i soldi e suggerisce alle scuole di recuperarli in modo “creativo”
di Mario Piemontese

Il 22 dicembre tutte le scuole hanno ricevuto dal MIUR le indicazioni per la predisposizione del programma annuale 2010.

La “risorsa finanziaria”
Il MIUR ha comunicato a ogni scuola la “risorsa finanziaria su cui può fare affidamento”, senza specificare in che modo tale “risorsa finanziaria” sia stata calcolata. Nel documento inviato infatti non si fa nessun riferimento né al Decreto Interministeriale n. 44 del 1 febbraio 2001, né al Decreto Ministeriale n. 21 del 1 marzo 2007.

La comunicazione è stata inviata ben oltre il 15 dicembre, termine entro il quale, secondo quanto previsto dal comma 3, dell’art. 2 del D. I. n. 44/01, i Consigli di Istituto devono approvare il programma annuale per l’anno successivo.

Tempi di erogazione della “risorsa finanziaria”
L’importo verrà erogato in 4 rate, indicativamente nei mesi di febbraio, maggio, agosto e novembre 2010, senza indicazione di come vada suddiviso tra le singole voci di spesa.

Nel mese di luglio verrà assegnato il finanziamento finalizzato a compensare la differenza tra l’importo già compreso nella “risorsa finanziaria” e la spesa effettiva per le commissioni per gli esami di Stato.

Nel mese di settembre verrà inviata la comunicazione relativa ai 4/12 del finanziamento destinato al contratto collettivo integrativo di istituto per l’a.s. 2010/2011.

Finanziamenti non compresi nella “risorsa finanziaria”
La “risorsa finanziaria” non comprende:

il finanziamento dei contratti di servizio stipulati con i consorzi che impiegano lavoratori ex LSU,

il finanziamento dei contratti di collaborazione coordinata e continuativa con personale ex LSU,

il finanziamento delle attività complementari di educazione fisica (già comunicato il 3 dicembre),

il finanziamento finalizzato ai compensi per le commissioni degli esami di abilitazioni all’esercizio della libera professione,

il contributo, da trasferire all’ente locale competente, relativo alla fruizione della mensa gratuita da parte del personale docente e ATA, che verrà comunicato dopo l’apposita rilevazione prevista per la fine dell’anno scolastico.

Finanziamenti compresi nella “risorsa finanziaria”
La “risorsa finanziaria” comprende:

8/12 del finanziamento destinato al contratto collettivo integrativo di istituto per l’a.s. 2009/10,

il finanziamento dei contratti di fornitura dei servizi di pulizia ed altre attività ausiliare (“ex appalti storici”),

il finanziamento finalizzato ai compensi per le commissioni per gli esami di Stato (5.000 € per ogni classe terminale in organico di diritto),

il finanziamento per le supplenze brevi,

il finanziamento per il funzionamento delle istituzioni scolastiche.

Nella comunicazione sono indicati chiaramente l’importo specifico per il finanziamento relativo al contratto integrativo di istituto per l’a.s. 2009/10 e in che modo è stato calcolato il finanziamento per le commissioni degli esami di Stato.

Per quanto riguarda gli “ex appalti storici” la spesa deve essere prevista nella misura massima del 75% del corrispettivo pattuito nel contratto in essere. Lo scorso anno non ci sono state riduzioni, quest’anno il taglio è del 25%.

Finanziamento per le supplenze brevi e per il funzionamento delle istituzioni scolastiche
Il finanziamento per le supplenze brevi e il funzionamento delle istituzioni scolastiche deve essere calcolato per differenza, è costituito infatti solo da quel che resta tolti gli importi per il contratto integrativo di istituto, gli “ex appalti storici” e le commissioni per gli esami di Stato.

Il D.M. n. 21/07 stabilisci parametri ben precisi per calcolare tali finanziamenti, parametri che sono stati completamente ignorati. L’analoga comunicazione relativa al programma annuale 2009 inviata il 25 novembre 2008, perlomeno faceva riferimento a tali parametri per quanto riguarda il finanziamento per le supplenze brevi, non per quanto riguarda il funzionamento, ma quest’anno né per l’uno, né per l’altro. La ragione è molto semplice, la legge finanziaria 2010 ha tagliato rispetto all’assestamento di bilancio 2009 ben 232 milioni (129 milioni al finanziamento per le supplenze brevi e 103 milioni al finanziamento per il funzionamento), quindi facendo i calcoli così come si dovrebbe i conti non tornerebbero, allora il MIUR preferisce non farli e dare alle scuole un tot senza chiarire in che modo sia stato calcolato questo tot.

In particolare per quanto riguarda le supplenze brevi il MIUR fa riferimento a un “tasso di assenteismo medio nazionale per tipologia di scuola” assolutamente sconosciuto che deve essere preso come riferimento per attribuire eventuali risorse aggiuntive.

I suggerimenti del MIUR
Il MIUR suggerisce di utilizzare:

i finanziamenti non vincolati per il “perfezionamento dell’obbligazione giuridica”;

il fondo di cassa al netto dei residui passivi per far fronte ad “eventuali deficienze di competenza”.

Secondo il MIUR “perfezionare l’obbligazione giuridica” equivale a dire che le istituzioni scolastiche potrebbero per esempio utilizzare i contributi volontari dei genitori per retribuire i corsi di recupero, le supplenze brevi o la pulizia dei locali. Questa roba si chiama privatizzazione strisciante della Scuola Statale.

Cosa si intenda poi per “deficienze di competenza”, nessuno lo sa!

Conclusioni
Le cose stanno peggio dello scorso anno. Il MIUR non ci mette i soldi e suggerisce alle scuole di recuperarli in modo “creativo”. Pensiamo in fretta cosa fare. Non approvare il programma annuale 2010 scuola per scuola potrebbe essere l’inizio, ma bisogna pensare anche in che modo dare seguito a una simile iniziativa: i finanziamenti necessari devono arrivare in fretta, altrimenti il naufragio della Scuola Statale sarà inevitabile.

Sull’argomento vedi anche qui.

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Per sopprimere la scuola pubblica
di Giuseppe Caliceti

Per sopprimere la scuola pubblica, dopo aver ottenuto entro fine gennaio il lasciapassare dai palazzi della politica, nel 2010 si passi ad attuare una riforma delle superiori facendo slittare di sessanta giorni il termine per decidere il corso superiore a cui iscriversi. Si riducano drasticamente le tipologie dei corsi, includendo le sperimentazioni nazionali e autonome. Si impoveriscano i contenuti dell’offerta formativa. Si diminuiscano le ore di scuola degli studenti per risparmiare soldi. Di fronte alle possibili resistenze, si inizi a parlare vagamente di ore opzionali-facoltative. Si riducano gli indirizzi anche dei nuovi Istituti tecnici e professionali alternativi ai licei. Si dividano in due settori – economico e tecnologico – che avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione, contro le attuali 36 virtuali (della durata media di 50 minuti).
(continua qui)

* * *

Un appello di docenti per la scuola pubblica.

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Una guida normativa per l’anno scolastico 2009-20010 qui e qui.

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Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas.

Spazi in rete sulla scuola qui.

13 pensieri su “Vivalascuola. I lampi della magnolia

  1. Scusate la battuta: ma di “primavera” qua nemmeno l’ombra. Se poi ci vogliamo consolare pensando ai giovani o meglio ai bambini, va bene, però si rischia l’idealismo. Se cominciamo a far pagare ai genitori i corsi di recupero nulla osterà alla possibilità di farsi “risarcire” privatamente (con costi sulle famiglie) dello scippo dei finanziamenti pubblici.

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  2. Ad Anno Zero una bravissima precaria ha esposto la sua drammatica situazione ad un vice ministro che sembrava venire da Marte. Il DDL Aprea sembra voler consegnare la scuola pubblica ai privati,tra l’approvazione generale. Vorrei vederci chiaro.Non sono contraria al riconoscimento del merito,perchè ogni insegnante onesto e valido lo desidera, ma con quali strumenti? Anche qui vorrei vederci chiaro.Come avviene la formazione e la selezione dei futuri docenti?Vorreste ,per favore, chiarirmi le idee,dato che ho sei nipoti che vanno a scuola? Grazie !

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  3. Complimenti a Donato Salzarulo per questa iniziativa esemplare; ho stampato il post per gli amici insegnanti.
    Grazie, e un saluto, a lui e a Giorgio.

    Giovanni

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  4. non me ne voglia giorgio, ma, in quest’occasione così fertile d’inizio d’anno, ritaglio con le forbicine tutto il contorno amaro del post, vale a dire circolari ministeri(c)ali e co. e mi tengo il cuore: lo splendido lavoro di didattica della poesia di donato salzarulo su cui convengo anema e core totalmente, in cui mi riconosco e che mi fa pensare che se i più piccoli imparassero a leggere in questo modo sarebbero salvi da grandi (e un po’ più al sicuro io, invece de magnamme er fegato). mi sento a casa. grazie.

    alex: lasciamo stare tutto il resto per un momento. non si potrebbero amare allievi cresciuti a pane e poesia?

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  5. Cara Lucy, non te ne voglio proprio per niente, anzi mi fa piacere quanto dici, con cui concordo totalmente. Da una parte abbiamo la scuola della ministra e del viceministro, dall’altra la scuola di questa magnifica lezione di poesia di Donato: e questa è la scuola che mi piace.

    Cara Annamaria, i temi che poni non sono altrettanto facilmente trattabili: potremmo tornarci in un altro momento con più tempo a disposizione, e ci si potrebbe anche dedicare una prossima puntata di vivalascuola.

    Per intanto grazie e un caro saluto, anche ad Alex, Arminio e Giovanni.

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  6. Grazie, e un caro saluto, a Gena e a Ricky, e grazie soprattutto a Donato per questo bel dono: anche io ho trovato questa lezione di poesia avvincente come un racconto d’avventura.

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  7. Una volta tanto posso dire anche io ( e in questo caso con orgoglio) : IO C’ERO! Ero presente in classe per seguire questa “lectio” e ho visto “i lampi della magnolia” negli occhi dei miei alunni! Mi ritengo una persona fortunata. Questo scritto è bellissimo.

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  8. Grazie a tutti per gli apprezzamenti… Ministro della pubblica istruzione?…Temo di dovervi deludere.
    Tre o quattro anni fa ho letto un libro di Alessandro Banda (“Scusi, prof, ho sbagliato romanzo”); verso la fine, grosso modo, diceva: “Se la scuola è un incubo (poi con questo Ministro!), un inferno, forse la cosa migliore è stare ben dentro l’inferno, per cercare CHI E COSA, dentro l’inferno, NON E’ INFERNO, e dargli spazio e farlo durare…”. Ecco, quella mia esperienza coi bambini di quinta non era inferno. E ringrazio Giorgio che le ha dato spazio e ringrazio tutti coloro che la stanno facendo durare, leggendola, rileggendola e diffondendola. E’ un modo questo di resistere, un modo di pensare che la scuola non è fatta soltanto da ministri…Ciao e grazie ancora a tutti.

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  9. Grazie a te, Donato.

    Annamaria, rispetto alla tua domanda:

    “Come avviene la formazione e la selezione dei futuri docenti?”

    è di ieri questa notizia:

    “eccolo il piano «segreto» di Confindustria: istituire «solo» negli istituti tecnici un Cda «in cui vi sia una presenza significativa di soggetti esterni dalla scuola: espressione del mondo della produzione e/o servizi, in relazione agli indirizzi di studio». Un Cda con poteri effettivi di governance con i presidi, per avere mano libera sulla nomina dei docenti tecnici di loro fiducia.”

    L’articolo completo si può leggere qui:

    http://cerca.unita.it/data/PDF0114/PDF0114/text20/fork/ref/08318gnf.HTM?key=iervasi&first=151&orderby=1

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  10. Apparte la questione dei finanziamenti…magari tutte le professoresse spiegassero cosi’! Io faccio il secondo liceo e la mia professoressa di Italiano mi ha dato questa poesia da fare per compito, mentre spiegava ho preso appunti, ma leggendo questa di spoegazione mi si e’ aperto un mondo.

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