l’inferno esiste

l’inferno esiste

e gira per il mondo.

adesso è fermo ad haiti

dove è già stato molte volte.

scavate pure, non troverete niente

in quel che avete sotto.

dove non c’è l’inferno

il mondo è morto.

10 pensieri su “l’inferno esiste

  1. Come a dire: quei peccatori si sono meritati il castigo. Dio non perdona.

    Lo disse Ratzinger, detto il Papa: «l’inferno esiste e non è vuoto.»

    Già, i peccatori continuano a essere puniti e non tutti si salveranno; e infatti continua Ratzi: «la salvezza non è automatica e non arriverà per tutti e l’inferno è una possibilità reale».

    Arminio è un emissario del Papa?

    Saverio

    PS: il rispetto per i morti meriterebbe ben altre poesie.

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  2. Un uso della lingua capace di “scavare”, per quello che la parola può.
    Smuovere… rivoltare e portare alla luce.
    Il mondo vive e l’inferno, dunque è, o può essere ovunque.
    L’inferno coincide con la morte, ma anche con l’assoluta incapacità di non riuscire a dir nulla, a far nulla, solo l’immobilità, nemmeno più lo sguardo.
    Quel “giro” dell’inferno sul mondo,può non lasciare scampo.
    Lo sguardo lucido e aperto di un poeta (che non s’è perso) può riportare alla realtà.

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  3. Non chiedete a un poeta di chi è amico, né di ammaestrare o consolare.
    Un poeta non ha amici; finisce per perdere tutto e tutti, per trovare forse qualcosa di completamente diverso, ma non è detto nemmeno questo.
    Lasciate che faccia il suo mestiere, che è dire ciò che ha visto; con pochi giri di parole, giusto quei pochi indispensabili a tenere alla larga i curiosi molesti.
    Grazie e ciao,
    Roberto

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  4. ad haiti c’è l’epifania dell’indifferenza della natura, a cui non importa nulla: per lei è uguale far sbocciare un fiore e scatenare terremoti. tutto si mostra alla nostra osservazione così, siamo noi che ci mettiamo dentro il dolore e l’inferno e la bellezza. ma è sempre così, anche quando non si hanno questi eventi così visibili, continuamente la natura funziona in questi termini, scorrendo semplicemente, come il sangue nelle nostre vene

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  5. Lascio definitivamente il commentarium: troppe parole ambigue.

    Come quelle di Robertorossitesta. Per fingersi rispettosi con il poeta, si dimentica il lettore. E si dimentica che quella poesia è stata pubblicata in un blog pubblico e con i commenti aperti. O si volevano ricevere solo gli applausi?

    Se non si voleva scatenare “curiosità molesta”, perché pubblicare? O del senso di una poesia non si può discutere? Se il poeta dice “ciò che ha visto”, è possibile dire che ciò vede è sbagliato? Per di più quando prende a pretesto una tragedia così immane …

    In ogni caso, confermando il mio ritiro aggiungo: perché non scrivete le stesse cose quando si commentano positivamente le poesie pubblicate? La curiosità, anche in quel caso, è forse meno molesta?

    No, vi piacciono solo gli applausi …

    Saverio P.

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  6. Caro Saverio,
    si finge dal mattino alla sera; ma nel mio commento non c’era finzione, né tantomeno una difesa risentita di una categoria, bensì la semplice affermazione di principi generali che riaffermo ogni volta che se ne presenta l’occasione perché mi stanno a cuore. Principi che di solito, credimi, non ricevono molti applausi.
    Però tu sollevi una questione oggettivamente enorme: “O del senso di una poesia non si può discutere? Se il poeta dice “ciò che ha visto”, è possibile dire che ciò vede è sbagliato? “.
    Il fatto che non abbia né il tempo né le capacità di discuterla a fondo non vuol certo dire che tale questione non esista, e grazie per averla sollevata.
    Ciao,
    Roberto

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  7. mi dispiace per i tanti che qui e altrove scrivono versi, mi dispiace per l’assenza di esercizi critici che siano degni di tal nome.

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  8. Stupefacente, mi vien da dire, stupefacente.
    La natura a cui non importa nulla…il fiore, il sangue nelle vene… il terremoto…per lei è uguale.
    Se non è amore, questo!

    Siamo noi che ci mettiamo “l’inferno” e la bellezza?

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  9. Perchè dispiacersi? Il verso brutto fa distogliere semplicemente dalla lettura. E’brutto il verso che non comunica, che non rivela la bellezza, che non fa pensare.
    Stancano i versi del compiacimento letterario-culturale.
    Ma in definitiva, non piace proprio, chi annoia.
    Riguardo all’esercizio critico, può svolgerlo chiunque.
    E lì si vede il bello e la fatica del confronto, come coesiste la generosità dell’artista, con la sua voglia di fuggire.

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