Buio di corpi

 

In qualche angolo di tempo, tutti siamo stati gli ultimi

 

Due metri di ossa.
Il figlio minuto saltella
tra i fusti sottili delle gambe,
fasciate da jeans corti e svolazzanti.
Si scambiano battute e ridono
nel loro idioletto afro italiano.
Dietro un altro padre
col figlio infagottato e pallido,
silenziosi e tristi.
Li vedo scendere dalla scala mobile,
verso il market e l’uscita.
I bambini hanno grembiuli identici.
Guardo le nuche e le spalle offerte
a chi potrebbe colpirli da dietro.
Sono ancora più fragili
pensati in questo modo
affidati al buon cuore del mondo.
Ho immagini dentro di possibili agguati
a un buio di corpi che inquieta.
Non siamo forse lucidi
ed empatici abbastanza vivendo
tra imperfetti Abeli e Caini,
nel pianto secco di greti abbandonati
che scuote e resiste nei millenni.
Tornano immancabili rabbia e pietà
girando come ruote impazzite.
Soffio sulle vele ebano di un padre
e di un figlio. Viaggio qualche metro 
con loro, e la loro gioia.
Penso ai loro simili che crescono
come non si sa, nel fosso d’un continente
di luci che vacillano e si spengono,
che abbagliano solo nel nero più nero.

8 pensieri su “Buio di corpi

  1. “Viaggio qualche metro
    con loro, e la loro gioia.”

    poterlo dire, saperlo fare fino in fondo.
    grazie

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  2. Non siamo forse lucidi
    ed empatici abbastanza vivendo
    tra imperfetti Abeli e Caini

    è la tensione verso lucidità ed empatia a scolpire questi versi tra Abeli e Caini imperfetti. Grazie

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  3. Grazie a voi, Nadia e Anna Maria.

    Credo che la poesia – quando è – sia anche e soprattutto la capacità di stare nel mondo e di rappresentarlo, seppure remoto ma vicino per empatia, per sentimenti che suscita (quando e nella misura in cui li suscita), ché non sono prerogativa di condizioni e stati sociali, di periodi storici. La poesia – quando è – sa far parlare i morti senza essere morti, le cose e gli animali senza essere tali, nell’intuizione e prossimità, forse, all’Uno che ci contiene.

    Giovanni

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  4. Eppure sono fiducioso, Pasquale. L’integrazione ci sarà – dalla seconda generazione di immigrati(se lasceranno sopravvivere la prima) – e l’eclisse avrà fine, così come è avvenuto in altri paesi. Ma ci saranno nuovi ultimi, perché brillino nuovi rampanti primi.
    Un grande abbraccio
    Giovanni

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  5. “In qualche angolo di tempo, tutti siamo stati gli ultimi”
    E’ sacrosantamente vero, ma è altrettanto vero che, di essere ultimi non si finirà mai, libero un posto, ecco la sostituzione.
    Vorrei avere una briciola in più di ottimismo, ma davvero anche a me sembra che i caini abbiano sopraffatto gli abeli, perchè, anche se fossero in numero minore, sono armati, pericolosi e pronti a tutto.
    Che dire? Sperare ad oltranza? Speriamo.
    Un caro saluto.
    Flora

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  6. Ad un ribaltamento totale di condizione non credo neppure io, Flora, mentre ritengo possibile un miglioramento.
    Già il fatto di essere qui, attesta una residua speranza, un fuocherello sotto molta cenere.
    Un saluto caro
    Giovanni

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  7. A volte penso, Giovanni, che questa distanza, fisica insulare, dal continente sia – anche – un punto di vista vantaggioso, critico e “infelice” ,ma più felice sul mondo..perché lo vede, lo può vedere, ancora.
    Mentre da qui, tempo realE, fucina e incubo( IN azione) della ragion politica , cioé puro mercato allo sbando!!!! altro non fa che stare nel tempo reale in tempo reale, ma se non fuggi, ne puoi morire..)
    Un pò come il film- non film di A.Warhol sull’uomo che dorme, stai 24 ore e rivivi il tuo il suo sonno, e basta.
    Qui non c’è metafora non c’è speranza (neppure qualche figurino FANTASMINO in fuga, COME “TOGA ROSSA”…complotti)
    MPIA Q.

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