ANNOTAZIONI DI UN EX POLIZIOTTO ITALIANO DAI MARGINI DELL’IMPERO

Di Orlando Botti, ex segretario provinciale SIULP di Imperia

In un “paese normale”, nel momento in cui 35.000 rappresentanti delle forze dell’ordine sfilano sotto l’unione di tutte le sigle sindacali per protestare, rivendicare, ricordare le mancate promesse elettorali del governo in carica, il ministro dell’Interno dovrebbe dare le dimissioni. Siccome non viviamo in un paese normale ma in una nazione guidata dal mass media “Orwelliano” per eccellenza che è la televisione, questo tradimento elettorale non viene a conoscenza compiutamente dei cittadini che in massima parte non legge i giornali e sopravvive grazie a certi telegiornali per cui il tutto si perde nei meandri dell’etere.

Faccio un piccolo esempio: se si sono fatte innumerevoli e incredibili trasmissioni sui vari delitti di Cogne, Perugia, ecc. e non si è fatta una trasmissione che ragionasse sulle gravissime situazioni operative delle forze di polizia che mancano dei più piccoli elementi operativi appunto per contrastare le varie forme di violenza è cosa grave e indegna di un paese cosiddetto civile. I numeri uno delle informazioni televisive hanno ben altri problemi di equilibrio per non essere cacciati da tali megafoni… Naturalmente è una studiata azione di disinformazione per cui i 35.000 poliziotti vengono posti in una specie di purgatorio mediatico e le loro proteste svaniscono in una melassa di non notizie che circondano un evento di primaria importanza che, di fatto, viene artatamente nascosto appunto con una attenta e molto ponderata regia.
Soltanto in un paese come il nostro non si sono ancora pagate dopo tanti mesi le numerosissime ore di straordinario spese per la cattura del capo della mafia Provenzano, ricercato per 30 lunghi anni; soltanto in una paese come il nostro mancano le fotocopie, la benzina per le auto di servizio e le più elementari utilità appunto basilari per il servizio giornaliero degli operatori.
Silenzio e soltanto silenzio e desolanti bugie contornano queste vergogne.
Nelle più grandi città italiane, dove prima delle elezioni pareva vigere un far west magmatico e imbattibile, è tornata una situazione normale, tranquilla e felice, naturalmente per chi fa finta che nulla accada. Da questi palinsesti ove quotidianamente si sottolineavano bollettini di guerra, quali la mafia, la n’drangheta, i violentatori rumeni, i rapinatori di ville in azione e quant’altro di violenza al cittadino fatta dalla microcriminalità, con la sagacia operativa del nuovo governo tutto il tutto sarebbe stato miracolosamente risolto. Infatti: con le nuove strategie tanto propagandate sono state tolte numerosissime volanti in città dove la mafia la fa da padrona, e questo è proprio un bel vedere, e sono stati tolti i denari occorrenti alla bisogna.
Proprio un grande successo, ma si sa, è più facile, ad esempio, informare il cittadino, come accade sul tg5, il secondo telegiornale italiano, evitando notizie come queste sulle gravi problematiche operative della polizia, scomode e inopportune, e dare novità nei titoli di testa a cosa accade al “grande fratello”. Una situazione informativa, per essere gentili, disgustosa, miserrima e truffaldina. Un classico teorema gattopardesco, cambiare tutto per non cambiare nulla. Complimenti vivissimi.
Chi dirige il ministero dell’Interno ha altro da fare: intervenire per far dare la caccia ai poveri emigranti e clochard, evitare la proliferazione di moschee e cercare di fare nascere le incredibili ronde padane, fortunatamente fallite… Quello che riveste una grave e scandalosa condotta è che a fronte della protesta dei poliziotti questi personaggi hanno il coraggio di negare l’evidenza: i sindacati, all’unisono, hanno gridato con voce sonante un dato che è quello del taglio di tre miliardi ai comparti sicurezza e difesa; il ministro ha risposto che questi dati sono falsi e non rispondono al vero. Ora, appunto in un paese normale, se un ministro nega il vero dovrebbe accomodarsi alla porta. Nel nostro paese questo non accade, e si continua come se quelle specificazioni gravissime di mancanza di fondi fossero un alito di vento che si sparge nel cielo e scompare. Tutto rimane tranquillo e sereno. Le tv di stato e quelle private stanno sui fatti e non affondano il bisturi su questa incredibile situazione, magari parlando di gossip, di vacanze e di shopping. I cittadini vengono così presi in giro e truffati da una informazione faziosa e indegna per un paese come dicevo normale. Qui non si tratta più di essere di destra o di sinistra. Qui si tratta di avere una democrazia conclamata e supportata da una informazione “normale”, e non sdraiata su candidi cuscini di parte. Se i sindacati denunciano che gli organici entro il 2012 saranno decurtati di ben 6000 poliziotti a causa del turnover bloccato, mentre si stima che ne occorrerebbero 10.000 in più, formalizzando anche un’età media vicina ai 50 anni degli operatori stessi, una amministrazione che avesse fondamenta serie ed etiche interverrebbe con le migliorie del caso, o per lo meno tenterebbe.
Silenzio del ministro; silenzio anche del Capo della Polizia Manganelli, successore dell’intoccabile De Gennaro, pluripromosso dai due governi che si sono succeduti, benché inquisito nel processo genovese sul g8.
Questo governo, tra tutte queste incredibili chicche, darebbe, secondo le ultime notizie filtrate,1.500 milioni di euro al produttore del solito film panettone natalizio che mentre scrivo ha già incassato 14 milioni. Questa somma verrebbe data per la cultura espressa dal film. Cioè lo stile pecoreccio e inverecondo che vige e permea la sfilata giornaliera che passa in tv e che nel film viene sublimata e fusa pienamente come norma comportamentale da porre in essere e subire. Si darebbero appunto 1.500 milioni di euro a chi è già straricco mentre sotto natale decine e decine di operai e di scienziati sono sui tetti a contatto con le varie intemperie per difendere il diritto semplice al lavoro. In questi casi non si trova un solo euro!!!
Ed ecco la soluzione straordinaria promessa, e cioè quella di aumentare significativamente gli stipendi dei tanto dimenticati operatori di polizia dal governo Prodi: 40 euro di aumento contrattuale e ben 13 centesimi al giorno di specificità: questi i fatti concreti per le forze di polizia di questo governo, e se allineiamo queste cifre ignobili e vergognose al fatto evidente che in tredicesima 2009 i pensionati del reparto sicurezza, mediamente, hanno visto, come il sottoscritto, la decurtazione di 150 euro, possiamo proprio applaudire chi si era erto a paladino delle forze di polizia, loro difensore indefesso e unico magnifico risolutore.
Ma la parola coerenza non fa parte di questa parte politica adusa a propalare promesse che non saranno mantenute prendendo in giro gravemente operatori meritevoli di essere trattati come persone e non come burattini.
Naturalmente sempre prima delle elezioni. Basta andare a visionare le promesse dei vari Gasparri e company. Questo accade anche perché nel coacervo di dette situazioni vige una naturale predisposizione a dare quotidianamente notizie e accadimenti con regie ben congegnate. Mi spiego meglio. Se ad esempio ad un ministro in carica, l’inseguitore dei vari politici ai quali chiede semplici notizie, chiede, nel caso di una ministra, cosa avesse fatto di tanto rilevante per essere promossa a ministro dopo trasmissioni tv culinarie e calendari nudi, ponendo forse il caso della vicinanza a Papi… il ministro, come da prassi, invece di dare risposte consone alle domande normali, dà del grassone e del puzzolente sotto le ascelle al suo “provocatore”. Rispondere senza rispondere: questa la condotta di quasi tutta la” governante” parlamentare dove, ricordo, incredibile ma vero, stanno seduti tranquillamente, una ventina di condannati anche in terzo grado di giudizio. Quale altro paese europeo ha queste tristezze? Penso nessuno. Se anche Bertinotti glissava elegantemente e tranquillamente su questa tragedia etica, siamo proprio a posto.
Siamo arrivati al punto che dopo una manifestazione, prevista dalla Costituzione, non violenta, del popolo viola, un ministro, noto parlamentare che risponde sempre con” molta educazione” alle domande che gli vengono poste, ha detto: mancavano a questa manifestazione i due capi mafia appena arrestati! Non ci sono parole degne per dare una risposta consona a siffatto rappresentante del governo che mi auguro verrà denunciato per le sue parole gravissime dagli accusati.
Questi padroni del vapore hanno introdotto nuovi reati e aggravato le pene peraltro già esistenti, pensando logicamente di debellare i vari crimini dimenticandosi, però, la ineluttabile scarsità degli organici e delle migliorie economiche legate alle varie operosità non disgiunte dall’altro problema incredibile: quello che esiste nelle carceri italiane. Capienza: 43.000 detenuti. 65.000 in atto reclusi. Questa è la loro logica: meno mezzi, meno stanziamenti economici, più problemi quotidiani, uguale a maggior efficienza e maggior operatività. Soltanto personaggi privi di ogni deontologia lungimirante potevano affrontare e risolvere le magagne sul terreno con decisioni errate che creeranno, di fatto, altre difficoltà agli addetti.

Veramente un grande risultato opera di sceneggiatori e registi di scarsissimo talento che continuano, imperterriti, a produrre film indecenti.
Nel momento in cui, da mesi e mesi, non vengono pagati gli straordinari per la cattura di Provenzano e le risposte date dal ministero sono state negative, penso che l’unica cosa da fare sia quella di fare stazionare davanti alla questura di Palermo un presidio di protesta formato da tutti i sindacati con striscioni opportuni che palesino queste vergogne. Naturalmente il presidio dovrà essere composto da agenti fuori servizio che sino alla fine della risoluzione del caso non si dovranno muovere dalla postazione. Invito i sindacati a porre in essere questa estrema manifestazione, stante il perdurare di questa vergogna indegna, provocata e non risolta dal ministero dell’Interno e dal suo ministro affaccendato in altre strategie.

Oramai è giunta l’ora di rendere evidente e continuare nell’opera di denuncia non disgiunta da forti e nuove strategie con interventi sindacali da scegliere e da porre in essere per sconfiggere i creatori di questo disagio che hanno nomi e cognomi: il Presidente del Consiglio Berlusconi e i suoi ministri che sono i veri artefici di questo dissesto spaventoso.
Sono loro quelli che dicevano e gridavano sulle piazze, sui loro giornali, sulle loro tv: “i poliziotti con il governo Prodi hanno degli stipendi inadeguati, i nostri ragazzi li chiamavano, avranno migliori stipendi subito e verranno messi in condizioni di lavorare con mezzi e strutture adeguate”. Una spaventosa, macabra risata ha purtroppo seppellito queste parole, risultate prive di ogni dignità e di ogni responsabilità.
D’altronde, se in tv, sulla tv del capo del Governo, a fine anno, si fa rappresentare una sceneggiata dal mago di turno, tale Branko sul tg5, che profetizza riforme perfette per la nostra nazione, risoluzione di tutti i problemi vigenti e grandi meriti per Berlusconi grazie all’incrocio del Toro con Saturno, siamo messi proprio bene. Già le stelle aiuteranno le forze di polizia e il paese e non una mirata strategia economica del governo. Siamo a questi punti. Punti di non ritorno.
Siamo giunti al punto che dopo il lancio del duomo in miniatura sul viso del premier da parte di un malato mentale, siffatto signore lo perdona ma dice ai giudici (ai giudici che ha sempre definiti malati mentali!) di dargli una pena giusta; non gli gira neppure per un istante che una persona malata non ha bisogno del carcere ma di cure necessarie per la sua malattia e che il cristianesimo da lui tanto apprezzato e sventolato unisce il perdono con la cura e non con la prigione. Ma tutto scorre in tv e sui giornali di famiglia.
Da non dimenticare le ultime perle di fine anno. La ministra annuncia come al solito delle iniziative del governo e cioè quelle dell’inasprimento delle pene per le prostitute e dei loro clienti. Un autogol clamoroso per quanto accaduto con le escort di palazzo tempo addietro. Invece, per dare risalto alla cristianità e cattolicità indefessa del governo e del suo premier, Berlusconi ha scritto una lettera al papa dicendo testualmente che la sua azione governativa è fusa nei principi cattolici e in piena sintonia col Vaticano. Parole incredibili provenienti da un politico che, come si può facilmente accertare, “su 10 Comandamenti
ne calpesta ben 7”. Ma tutto scorre, e anche questa chicca viene fatta scivolare facilmente nel dimenticatoio da chi dovrebbe invece informare e contrastare con forza la palese contraddizione espressa.
L’ultima strategia mediatica è quella della creazione del partito dell’amore, visto, secondo il premier, che le forze politiche a lui contrapposte hanno creato solo odio. Peccato però che la memoria corta lo confonda un pochino. Non era proprio il suo partito a scendere in piazza con la cassa da morto ove era racchiuso Prodi con la dicitura “contro il governo delle tasse e delle falsità”, non era proprio lui stesso a dare del “coglione” all’elettore che non l’avesse votato, non era proprio lui che ha definito il mafioso Mangano un eroe, un eroe condannato per omicidio e per mafia; lui cultore dell’amore a dire che i magistrati sono dei malati mentali per non ripetere le villanerie inviate ai suoi avversari politici e la sua strategia del negare quanto detto il giorno prima su qualsiasi tematica, anche la più offensiva nei confronti delle più alte cariche dello stato, il Presidente della Repubblica, dandogli dello schierato con la sinistra e i suoi predecessori Scalfaro e Ciampi, noti sinistrorsi sempre secondo il suo metro dell’amore, il CSM, la Corte Costituzionale?
Questa strategia del dileggio e delle accuse negate sempre e comunque il giorno dopo ha sempre contornato la sua azione mediatica. Per non parlare della vergognosa “mossa” di sparare con il fucile agli astanti durante una conferenza stampa con il suo degno amico comunista Putin nei giorni seguenti all’assassinio della giornalista russa Anna Politkoskaja e nel suo continuo e reiterato atteggiamento gravemente offensivo gettato in faccia ai giornalisti che fanno domande scomode essendo di parte, fatto accaduto anche a giornalisti stranieri anch’essi attaccati in maniera ineducata e offensiva. L’etica comportamentale e la coerenza del mestiere obbligherebbe i colleghi presenti in sala ad abbandonare la conferenza e lasciare solo il premier denunciando sui loro giornali e tv detti gravi accadimenti che in qualsiasi altro paese provocherebbero ben altre situazioni di protesta formale e sostanziale.
Non era mai accaduto, dal 1981, cioè dalla legge di Riforma, ad oggi, che 35.000 rappresentanti delle forze di polizia sfilassero denunciando una azione di governo bugiarda e irresponsabile, e non era mai accaduto che i sindacati di polizia disertassero la convocazione al ministero della Funzione pubblica per discutere del rinnovo del contratto, scaduto da due anni lasciando da solo il ministro Brunetta, quello dei poliziotti “panzoni” che, invece di andare a controllare, prima degli altri cittadini, i suoi colleghi che “trampano” votando per due o tre in parlamento agendo da “pianisti”, o che sono degli assenteisti reiterati, controlla e offende gli operatori di polizia che, nonostante queste provocazioni, continuano a svolgere il proprio lavoro,con la pancia o no.
Sarebbe cosa buona e giusta e sarebbe anche ora che il Capo della Polizia Manganelli, come aveva a suo tempo promesso, ponesse sul tavolo i riscontri gravi che ha sottomano e le risoluzioni che non si possono più ritardare, prendendo le distanze dal governo che di fatto le ha smentite; ma questo, giustamente, potrebbe accadere soltanto in un paese normale. Appunto.

Sarebbe oltremodo utile sapere direttamente da Manganelli notizie utili a capire le spese da lui effettuate a Palermo durante il festeggiamento del Capodanno 2009, ammontanti, secondo un articolo dell’Espresso, a circa 100.000 euro. In un momento di crisi economica dove la Polizia di Stato viene emarginata dai provvedimenti governativi, è incredibile questa spesa inaudita e provocatoria.
Sarebbe utilissimo anche sapere direttamente dal Capo della Polizia come mai ha sospeso “sine die” il Vice Questore Gioacchino Genchi (non condannato in nessun processo…), il nostro più professionale operatore tecnico informatico, collaboratore di Falcone e Borsellino, quando, per legge, solo il Ministro dell’Interno può dare una sospensione cautelare, motivandola come “una condotta lesiva per il prestigio delle istituzioni che rende la sua permanenza in servizio gravemente nociva per l’immagine della polizia”. Non mi dilungo a sottolineare lo “sputtanamento” mediatico avverso questa persona che non ha mai e poi mai fatto una intercettazione telefonica, ma ha, d’intesa con la magistratura, collegato le varie intersecazioni di colloqui telefonici, facendo evidenziare straordinari collegamenti che hanno consentito grandi operazioni di p.g. Naturalmente è bastata la propagazione a reti unificate del messaggio di Berlusconi che evidenziava la più grande schedatura di milioni di persone, circostanza assolutamente non vera, e il gioco è fatto. Ma dicevo, se a Genchi il Capo della Polizia ha addossato quelle gravissime colpe soggettive, come mai, ed è molto, molto strano, non ha ritenuto di addossarle, con analoghi provvedimenti disciplinari, agli agenti autori e condannati per aver causato la morte di Federico Aldrovandi e ai vari condannati dei fatti del g8, ma addirittura li ha promossi a responsabilità inversamente proporzionali alle condotte poste in essere da costoro?
Come ha potuto promuovere e non sospendere il funzionario Perugini, quel personaggio che ha fatto il giro del mondo effigiato mentre colpisce con un calcio al volto un minorenne che era totalmente isolato dagli scontri, davanti alla Questura di Genova? Questo personaggio specificatamente unito agli altri che con i loro accertati comportamenti hanno fatto onore alla Polizia di Stato che lui rappresenta e che dovrebbe tutelare interamente?
Se gentilmente ci volesse informare su queste sue strane scelte, sarebbe utile al nostro giornale, ma sarebbe utile ad una semplice parola: democrazia. Sarebbe anche utile che i sindacati chiedessero chiarimenti su questi atteggiamenti e condotte e avessero pronte e chiare risposte in merito.
Sempre più mi ritornano in mente e girano provocando spirali difficilmente da allontanare le parole di Pier Paolo Pasolini: “Speranza è una parola che ho cancellato dal mio vocabolario.”


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