Il giorno dopo il giorno della memoria

È difficile parlare ai bambini del giorno della memoria, delle sue tante cose, e c’è impaccio a dedicare alla buona volontà del ricordo una data fissata per legge. Ma istituire una ricorrenza ha questa volta l’effetto di creare alcuni momenti di discorso comune, organizzati secondo non improvvisata programmazione.

Alle scuole elementari i bambini non sanno, certe notizie sono per loro nuove e, com’è naturale, dopo qualche silenzio capita che in aula fiocchino tante domande. E con meraviglia dei bambini gli insegnanti non sono in grado di rispondere proprio a tutto.

Nella classe di mio figlio anche i più scalmanati si sono fermati a pensare per un po’, e qualcuno ha alzato la mano, per una volta con rispetto, ad attirare l’attenzione del maestro. Le domande lasciate cadere nel silenzio sono state poi messe insieme a quaderni, astucci e fotocopie, così che molti se le sono portate a casa, e i genitori alla sera le hanno incontrate sopra i piatti della minestra. Gli occhi dei figli per una sera sono stati insolitamente pensosi, qualcuno guardava un punto impreciso oltre le posate e la tavola ed era quieto. Conversazioni scarne e faticose, forse più reticenti del solito, intercalarono le cene.

L’indomani mattina, come sempre, bambini e genitori si affrettano per la piazzetta davanti alla scuola: i portoni chiudono senza eccezione alle mezza, il tempo stringe e nessuno desidera farsi notare in ritardo. Durante la notte qualcuno aveva imbrattato con vernice nera il selciato e le panchine: si vedevano chiazze e spruzzi a forma di svastiche sbilenche, e poi scritte ingiuriose lungo i passaggi pedonali. Costernazione degli adulti e stupore dei bambini che si accorgono degli sgorbi e si ricordano immediatamente dei discorsi in classe del giorno prima. Ma non erano cose accadute tanto tempo fa? Qualcuno delle quarte e quinte invece aveva forse già visto segni simili durante il calcio alla TV, in mezzo ai tifosi, e non ci pensa su troppo. Forse è una cosa normale. La maggior parte degli scolari passa in fretta e non ci fa caso, o non capisce.

Gli insegnanti alzano gli occhi al cielo, a pensare che i lavori di sistemazione dello spiazzo erano appena finiti. E chiamare la polizia? Atto vandalico di ignoti teppisti. Sospettare degli estremisti che sanno leggere il calendario.
Dalle finestre della scuola l’ignominia attira forzatamente l’attenzione di chi si affaccia fuori. Attenti però, guardate su! Il cielo è grigio e pieno, sta nevicando. È vero, nevica, puntini bianchi in sospensione, e poi batuffolini, straccetti, calano, planano, mulinano grigi e bianchi, presto confondono la vista. Avete visto? Nevica! Guarda! Davanti alla scuola è già bianco, questa neve prende, si fissa, durerà.

All’uscita sono tutti di corsa, pronti e attrezzati per la Grande Battaglia Di Palle Di Neve. E di neve ce n’è un’abbondanza, di consistenza e umidità ideale per essere presa in mano e impacchettata veloce con un unico gesto. L’ultimo regalo dell’inverno che va via. Le palle volano, grida e schiamazzi, «tutti contro le femmine!», e fuggi fuggi delle bambine, la piazzetta è un campo di guerra, una pista di pattinaggio, un percorso di slitte, una prateria di indiani e cowboys. Muraglie, accampamenti, castelli di neve, assedi e sortite, piste di cercatori d’oro, un bulldozer perfino, tanto il bianco continua a fioccare, sempre di più, ha avuto tempo di accumulare nella ore delle lezioni e adesso è a disposizione dei combattenti con lo zainetto sulle spalle. Fin da metà mattina ha coperto le ingiurie e l’oltraggiata memoria dei morti.

Un pensiero su “Il giorno dopo il giorno della memoria

  1. Grazie del testo, uno spaccato di vita, che brutta espressione… ma anche di scuola, di cultura e di pace. Penso che il giorno dopo il giorno della memoria che si racconta qui debba diventare, per chi ha acuore la memoria (pur non impugnandola in senso particolarista). il giorno della resistenza e quello dopo il giorno della lotta, e così via, sennò che altro fare?

    Lorenzo

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