Caro Giuseppe (La conquista dello spazio 7)

La terza stanza, quella della critica marxista, nasce dalla ribellione allo strapotere di Croce. Qui, forse, l’amico Giuseppe Panella avrà qualcosa da ridire, ma è indubbio che le posizioni del gigante di Pescasseroli risultassero strette ai vari Alicata, Sapegno, Salinari, sia per la rigida distinzione tra poesia e non poesia, sia per un atteggiamento politico non favorevole alle posizioni degli intellettuali di sinistra. Il ricupero del Gramsci dei Quaderni dal carcere e del De Santis, visto come alternativa a Croce, costituì il deposito di armi di cui i ribelli potevano disporre. Si trattava soprattutto di non precipitare dal versante opposto, trasformando l’arte in propaganda di un partito politico, o isolandola nell’involucro inutile della sovrastruttura, ma su tale questione Gramsci era stato molto chiaro, troncando sul nascere qualsiasi aberrazione– anche se non riuscì a sgombrare il campo dall’equivoco del popolare-nazionale, all’origine della chiusura di certa critica marxista di fronte ai prodotti dello sperimentalismo, dell’avanguardia e, drammaticamente, di una letteratura considerata decadente (in perfetta sintonia col Croce). Le memorabili polemiche tra Salinari e Muscetta a proposito del Metello di Vasco Pratolini, dimostrano quanto fosse incandescente il dibattito, destinato a proseguire nelle pagine della rivista Officina: per accedere a tali discussioni bastava andare alle voci popolare, autosufficienza della letteratura, impegno. I fatti del ‘56 aprirono una voragine in questo fronte di elaborazione culturale e favorirono rapidamente l’ingresso della sinistra nell’area del formalismo, peraltro sostenuta autorevolmente da eccellenti menti sovietiche, fino a quella Critica del gusto, del filosofo Galvano Della Volpe, considerata il prodotto più alto del laboratorio critico marxista – nel quale, paradossalmente, non venne però abbastanza assimilata – dove l’autore sanciva definitivamente il contenuto di “pensiero” della forma, spalancando la porta al riconoscimento della polisemia del linguaggio poetico, nel quale andavano ricercate anche la socialità e la storicità del testo. Un impatto consistente ebbero invece il Gruppo ‘63, che qualcuno ha visto in una linea di continuità col veniente ‘68, e Scrittori e popolo, di Alberto Asor Rosa, entrambi schierati contro il riflusso populistico, che si rifaceva a una cultura di tipo contadino. Non a caso, Vittorini e Calvino dedicarono uno dei primi numeri della rivista Il Menabò al tema letteratura e industria, volendo segnare una svolta, cui si unì Il Verri di Luciano Anceschi. Anche la dialettica tra marxismo ortodosso e marxismo critico – con il defluire di una parte degli intellettuali su posizioni filocinesi – dimostra che la caratteristica dominante di quegli anni, nella critica marxista, fu il collegamento stretto con l’impegno politico e sociale, che la salvaguardò da ogni accademismo. Quando questa compattezza si perse nei rivoli sparsi dell’attività critica di intellettuali singoli, Leone de Castris, nella rivista Lavoro Critico, stigmatizzò ancora la concezione crociana della letteratura come mondo della non – contraddizione, tramandando con tenacia l’idea di una scrittura profondamente radicata nelle lacerazioni del sociale, e tenendo in vita un’area di pensiero che confluirà nelle fortune della sociologia della letteratura. Caro Giuseppe, ora una domanda: come mai nell’aula del glorioso liceo classico Anco Marzio, i testi che si succedevano sul banco erano sempre il Salinari e il Petronio e mai il Galvano Della Volpe?

10 pensieri su “Caro Giuseppe (La conquista dello spazio 7)

  1. Ottima esposizione, e non sarà un caso che il post è più lungo degli altri. Si sente la “partecipazione”. Quanto a Salinari e Petronio VS Della Volpe, credo che la loro maggiore visibilità consistesse nel fatto che i primi due appartenevano alla linea “ufficiale” del Pci, mentre il Della Volpe era più “eretico”. Cmq, nei circoli elitari di discussione marxista, il Della Volpe era molto più considerato come teorico, nessun paragone con gli altri due

    Mi piace

  2. Chio ha letto o prato a leggere Critica del gusto di Della Volpe saprà che si tratta di un testo ostico, complesso, scritto in maniera assolutamente non-affabulante e di difficile applicazione immediata ai testi letterari. Questo non vuole affatto dire che non si tratti di una pietra miiare nell’analisi semiologica della letteratura. Salinari (ma quali testi poi? il Compendioo i saggi specifici) e Petronio (anche qui la Storia della letteratura) erano molto più facili da usare come strumenti anche se i risultati ottenuti furono di gran lunga inferiori. In quanto a Gramsci dubito molto che quelli che se ne servivano come grimaldello buono a tutti gli usi lo avessero voluto leggere nella sua intierezza. Meglio Salinari e Petronio per le battaglie immediate o al massimo il Likacs di La distruzione della ragione…

    Mi piace

  3. ho fatto in tempo a conoscere Muscetta, che ci chiese perché non ci eravamo iscritti a Giuriprudenza (carmina non dant panem); poi c’erano Ferretti, Ghidetti, Giuliano Manacorda e Asor Rosa (con la sua aria impenetrabile); e bisognerebbe ricordare Luporini, Luperini e Spinazzola, oltre al grande e indipendente Giacomo Debenedetti.

    Mi piace

  4. Debenedetti non era marxista ortodosso ma militante sì forse più
    degli altri da te citati; Sapegno era già morto?

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.