In ricordo di Tito Maniacco

In ricordo di Tito Maniacco.
Di Francesco Tomada

In pochi anni il Friuli ha visto scomparire una intera generazione di personalità che ne hanno attraversato la storia nel secolo scorso, segnandola in modo definitivo dall’alto della loro statura culturale e umana. Penso a Bartolini, Giacomini, Morandini e altri, ed ultimo penso a Tito Maniacco, spentosi pochi giorni fa a Udine. Di Tito a ragione molti scrivono in questi giorni e molti scriveranno ancora, ed è un bene pensare che la sua grande eredità trovi così, lo spero davvero, un modo per perpetuarsi. Io, qui, vorrei dire brevemente dell’uomo, che ho avuto la fortuna di conoscere negli ultimi anni e di cui sento la mancanza.

Ho conosciuto Tito, appunto, da poco, e non lo ho frequentato molto, ma mi è capitato di trascorrere con lui alcune giornate piene, di quelle che ti permettono di capire con chi hai a che fare anche al di fuori del tempo dedicato ad un evento, ad un incontro o una presentazione. Una persona straordinaria, di una profondità culturale che potevi intuire immediatamente per come i discorsi gli fluivano dalla bocca senza fatica, per ciò che diceva e raccontava con l’entusiasmo che davvero era quello di un ragazzo ultrasettantenne che aveva attraversato e costruito la storia della nostra terra. Ma anche un uomo di una semplicità disarmante, ironico ed autoironico, schietto e sincero: un maestro nei fatti e non nelle intenzioni.

Due immagini mi vengono oggi in mente, due episodi che mi riguardano.
La prima: Tito che si presenta ad una mia lettura (un grande che ascolta un piccolo) e si siede nascosto in ultima fila. Perché in fondo, gli chiedo dopo. Perché non volevo essere notato, non volevo distrarre nessuno, oggi non era il tempo dedicato a me.
La seconda: già malato, questa estate Tito, senza che io lo cercassi, chiede (sottolineo chiede) se può inviarmi il suo ultimo libro di poesia, Oltris (sempre da grande a piccolo). Vorrei che tu lo leggessi. Un libro scritto in larga parte in quel friulano che lui stesso affermava di conoscere poco, come una chiusura del cerchio dopo una vita vissuta come si dovrebbe fare, fino in fondo. Oltris ha il sapore di un saluto e di un lascito, un testamento spirituale, che Tito ha donato chiedendo permesso con quella gentilezza che era sua, ma anche con la forza delle parole che non hanno bisogno di essere urlate.

I più grandi sono spesso i più umili, così i loro gesti finiscono per restare. Penso al funerale civile: sotto il gonfalone di Udine, città conservatrice, si cantava l’Internazionale.

A Tito, a Marina

Tito Maniacco, nato a Udine nel 1932, ha vissuto e lavorato sempre in Friuli, incentrando la propria ricerca artistica – sia letteraria che pittorica – legandola alla sua terra d’origine.
Amico di Pier Paolo Pasolini, insegnante, storico e critico d’arte, Maniacco iniziò la propria attività artistica e culturale negli anni ’50 con il gruppo neorealista legato alla rivista ”Momenti”, su cui pubblicò le prime poesie. Oltre che nella ricerca sui temi della storia e la società friulana, Maniacco fu anche impegnato politicamente e fu consigliere comunale a Udine per il Pci dal 1970 al 1985. Alcuni anni fa il capoluogo friulano lo aveva insignito dell’onorificenza pubblica.
Tra i libri pubblicati pubblicato ricordiamo “I senza storia. Storia del Friuli” (1977-1979), “L’uomo dei canali” (1993), “La patata non è un fiore. Vivere e morire da contadini” (1997), “Patriarca nella nebbia” (2004). Di grande intensità sono due opere autobiografiche: “Mestri di mont” (2007) e “Figlio del secolo” (2008).

Oltris

(alcuni testi da Oltris, scelti fra quelli in italiano)

La freccia del tempo

La freccia del tempo
che era partita
domani
ieri sarà giunta
vibrando sul bersaglio
di oggi

così
il suo nome suonerà
prima che parta
e all’arrivo il sole sarà già tramontato
prima che sia sorto
e in questo spazio
dove l’andare
ostenta l’arrivato
il tempo sarà
cedevole cenere
e i nostri affanni non esistiti

All’alba

All’alba
ferisce l’occhio mancino
l’alba
che si inerpica fra i monti

corre bianco dragone di vapori
il Lumiei nella sua cupa forra

vedere è una forza attiva

Il viandante

Il viandante che tutto sa
s’agita alle novità
e come una farfalla
s’immerge nel nettare del fiore

è inutile
indicare il tramonto con il dito
se non hai il senso
della fine delle cose

Se puoi

Se puoi
respirare
len
ta
men
te
l’alba che sale
inonda il noce
sì che la chioma
avvampa
e il fusto giace
intricatoscuro

pensare di pensare
non serve a niente

13 pensieri su “In ricordo di Tito Maniacco

  1. Anch’io ho avuto la fortuna di conoscere Tito e Marina e mi sembra, a questo punto, più che una coincidenza questo esodo di grandi intelligenze dalle nostre terre, quasi si fossero messi d’accordo: dal caro Amedeo Giacomini a Sgorlon e Morandini. Ma, visto che li ho conosciuti, che ho conosciuto la loro grinta e volontà di fare, di dire, non voglio lasciarmi prendere da malinconie. Abbiamo una grande eredità e adesso dobbiamo camminare con le nostre gambe, vedere, alla fine, se anche in noi le giovani generazioni troveranno motivi per combattere e conoscere. Grazie Francesco per questo bel ricordo e un abbraccio a Marina a cui voglio, lo sa ma è giusto ripeterlo, molto bene.

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  2. “un maestro nei fatti e non nelle intenzioni”

    e che poeta formidabile

    grazie francesco per quest’omaggio

    un saluto caro,

    r

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  3. Grazie a voi, e a Nadia che ci ha permesso questo pensiero doveroso. E’ vero, Ivan, adesso l’eredità spetta a chi resta, sperando di avere imparato abbastanza dai maestri.

    Francesco

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  4. “I più grandi sono spesso i più umili” caro Francesco, è la stessa frase di una mia recentissima mail ad Antonio Prete (uno dei più grandi studiosi di letteratura), conosciuto a Siena la scorsa settimana, e che con la sua cortesia, la sua gentilezza e curiosità, rima con la figura di Tito, che non ho conosciuto, purtroppo, ma che attraverso i racconti dell’amico Aldo Colonnello del Circolo culturale Menocchio (un altro umile e grande cui il Friuli e non solo non dovrebbe attendere il poi per inchinarsi a tutto ciò che ha fatto e fa) e la lettura di “Mestri di Mont” da esso editato, mi si è profilata la figura, antica e attuale, dell’uomo Maniacco, di questo intellettuale fatto di terra e di pietra, di passione e verità, di questo maestro finissimo e ruspante.
    Voglio pensare che la letteratura può dirsi tale proprio se attraversata da simili presenze, che non badano tanto al pelo sulla parola, ma all’essenza di ciò che la parola può “toccare”, all’incisione che opera nel cuore delle genti.
    E qui ringrazio Francesco, per il ricordo, per la condivisione di un pensare comune.
    Con affetto. Fabio

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  5. “I più grandi sono spesso i più umili” è una frase che recentemente hai detto anche a me, proprio parlando di Prete. Te la ho rubata, non l’ho scritto nel brano perchè mi sembrava troppo citazionismo (ero sicuro che avresti capito), e mi sembrava che fosse giusta per Tito.

    Francesco

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  6. Mi unisco al cordoglio di tutti i presenti.
    Queste vostre testimonianze per un poeta testimoniano anche il valore di una fare comunità.
    Un saluto.

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  7. Ci faceva imparare le canzoni partigiane, ci lasciava strappare i rari peli bianchi che riuscivamo a scovare nella sua folta barba. Ricordo il profumo dolcissimo che lasciava in giro la sua pipa. Lo adoravamo, quel nostro maestro.

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  8. Nel grazie Nadia,

    per l’esperienza esperita, per il ricordo – per i come te. Nell’incontro che rende il senso e la giustizia. Per l’Uomo che si è dato – senza riserve

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  9. Mandi Tito. Di te ci mancheranno tante cose. Proveremo a portarle avanti, per te e per noi e perchè sono giuste, necessarie. In te, come in Luciano Morandini, io ho visto il coraggio degli onesti.

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  10. Lucio Tollis
    mercoledì 3 febbraio

    Tito è stato un maestro limpido e generoso, con la sua vita e le sue opere. Insostituibile, ci terrà compagnia col suo ricordo, con i suoi libri acuminati e taglienti, con la sua forza morale, la sua sorridente ironia, e i suoi splendidi ultimi doni, “Mestri di mont”, “Figlio del secolo”, “Oltris”.
    Giovedì, 11 febbraio, avremmo presentato “Oltris” a Tarcento, in occasione de “Lo sguardo della Poesia”, iniziativa diretta da Pierluigi Cappello.
    Tarcento deve molto a Tito. Giovedì diventerà, ora, una serata di omaggio e memoria, di impegno a far conoscere la sua vita e le sue opere.
    Intanto riscrivo il brano finale del quarto movimento del poemetto “Gentiluomo nello studio”(pubblicato dal “Menocchio” nel 1996), e con il quale abbiamo salutato Tito, pochi giorni fa, con la voce di Fabiano Fantini.

    Anche dentro le discipline umane
    la morte
    non é la fine ché sempre si ricomincia
    o si suppone
    di
    ma il fine
    che compone e intreccia corolle
    lungo freddi ruscelli da trote
    ed ecco il rosmarino e questo è per la rimembranza
    ed ecco delle viole queste per i pensieri
    e se i pensieri fossero viole
    la morte avrebbe sempre un profumo di primavera
    ma i pensieri sono tali perché
    così li affila instancabilmente la dura mole della mente
    capite signore
    li affila e li fa aguzzi
    e più aguzzi diventano
    e più sono taglientemente inutili

    Che fare dei pensieri se non girarli e rigirarli
    come una frittata esangue sulla fumante padella?
    E nel girarli il rovello scorre fino alle dita
    che bianche su bianchi polsini
    sfogliano e fermano fermano e sfogliano
    Ma mentre questo colorato autunno
    che chiamiamo vita
    ha in sé la natura di appassire
    nella sua arrendevole comprensione della morte
    il pensiero s’adagia sul calar delle foglie
    su di esse meditando rovescia la melancolia
    nell’affilata considerazione dell’infelicità
    sì che pare infelice chi felice non è
    di esistere
    ma tale è nel pensarsi infelice
    così la contraddizione nelle sue ricorrenti e violente maree
    è la felice constatazione dell’imperfezione
    che giunta a quel punto conduce il corpo
    all’infelicità del moto fra gli uomini
    e del parlar con essi
    tanto che il pensiero che nello stesso tempo
    lo precede e fatalmente lo segue
    senza concludere se non per sé e sol per sé
    arriva al punto di non ritorno
    quando meditando davanti al liquido argento d’uno specchio
    dice che se davvero dormire è un bene
    e il risvegliarsi è un danno
    pure quel danno
    è tutto quanto si può portare
    fino alle regali porte della morte

    Dettato che respira in un’armonia di intonazione scespiriana
    e leopardiana e nello stesso tempo suona in modo personalissimo, a ricordarci la profondità umana e la sapienza di chi ha distillato l’amaro miele della consapevolezza dai grandi libri, ma anche dallo specchio degli occhi di tutte le umili vite e fraterne degli uomini semplici e schietti.
    Un abbraccio a Marina. E grazie a tutti per la vostra piccola, sentita Veglia per Tito.

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