L’amore dei lettori [4]

Fremo di piacere nel leggere la prima stroncatura del mio romanzo. Non se ne poteva di più di consensi e assensi. Il piacere di una lode non è paragonabile al brivido di scoprire che per qualcuno i tuoi personaggi risultano stereotipati, nelle azioni e nel linguaggio che li descrive.

Sono emozioni forti, non c’è che dire, peccato che durino un istante, come è istantaneo il giudizio del recensore. Tu vorresti prolungare questo piacere, vorresti che lo stroncatore spiegasse perché questi personaggi risultano stereotipati, che cosa intende lui per stereotipati, vorresti che girasse la lama nella ferita, che ti illuminasse su esempi di azioni e linguaggio stereotipati, e invece niente, devi accontentarti di questo giudizio fulminante, senz’altra spiegazione.

Pazienza, mi dico, in fondo i piaceri sono tanto più intensi quanto istantanei. Poi, rileggendo l’inizio della fulmistroncatura, mi assale un dubbio. Continua a leggere

Vita da gatto.

Roberta, detta Bobbi, tornava a casa dal lavoro come tutte le sere, un lunedì sera uguale agli altri. Al solito, era stanca e nervosa. Fare la cassiera in un supermercato non era mai stata la sua più grande aspirazione, ma aveva dovuto accontentarsi. Senza un titolo di studio, se si esclude la licenza media obbligatoria, quasi trentenne, con una prestanza fisica non proprio da top-model, non aveva avuto molte scelte. Il fatto era che stava per troppe ore alla cassa, alle prese con freddi conti, a maneggiare arido denaro di proprietà altrui, sbirciando a malapena quei visi anonimi incattiviti dallo stress e ansiosi di correre altrove. Non ne poteva più. Le sembrava d’inaridirsi anche lei, non vedeva che numeri nella sua testa, non riusciva a pensare ad altro. E dire che anelava a qualcosa di diverso, di fantasioso, leggero e stravagante. Ma cosa? Continua a leggere

La ricerca del Graal (XIII)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII)


*** *** *** Continua a leggere

Il fiume, il racconto della terra – Il Lambro ci parla

Di Davide Sapienza, in libreria con la sua nuova opera La strada era l’acqua, Galaad Edizioni

(da qui)

Forse non sanno, i criminali stupratori che hanno sversato petrolio nel fiume Lambro, che probabilmente hanno fatto un favore alla Terra. Il Lambro, per me che sono di Monza, é stato il mio primo fiume. C’era. Era inquinato. Ne stavo alla larga, anche camminandoci a fianco o pedalando lungo le vie di Monza. Lo guardavo con distacco, davo per scontato, da ragazzino, che era così e altro non poteva essere.
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Inedito* – di Alda Merini

a cura di Adelio Valsecchi

Ragazzi

Ragazzi

vorrei essere

sempre con voi

o almeno qualche ora soltanto,

toccarvi con le mie dita

come ora fate con me

perché voi siete i fiori

del nostro vecchio domani.

Io quand’ero bambina

non capivo il valore degli occhi

ma adesso

mi sento cieca

perché non posso vedervi

e così

vi lascio un dono

di un doloroso sospiro.

Non vorrei mai morire

E perdere i miei ragazzi.

Breve storia della poesia inedita.

Scuola media statale di Milano. Concorso di poesia.. La prof. Merolla invita Alda Merini per premiare le poesie più significative. Il giorno stabilito la poetessa molto agitata telefona agli insegnanti dichiarando con disagio e disappunto di essere influenzata e debilitata. Di non essere in grado di partecipare all’incontro. Dopo qualche giorno invia una lettera di scuse alla prof. che aveva organizzato il concorso e ai ragazzi che l’attendevano con ansia.. Nella lettera vi era un foglio con questa poesia bellissima.

Leggendo e suonando Mefisto

Reading musicale

Cioè lettura di testi e musica, due ritmi, due flussi che possono rincorrersi, cercarsi, e talvolta incontrarsi: l’introversione e l’implosione della scrittura cerca l’estroversione e la fisicità della musica; la staticità ha bisogno del dinamismo del ballo. Al Bar BLAM di Via Ronzoni 2, a Milano, domenica 28 febbraio alle 21.30 Valter Binaghi leggerà dal suo romanzo appena uscito con Perdisa Pop Ucciderò Mefisto, e canterà persino qualcosa di romantico, perché dentro al noir c’è anche una storia d’amore disperato. Lo accompagnano alle tastiere Alberto Della Vedova e Luca Lazzaroni.

“Uno sguardo sul futuro”: attacco al capitalismo. Augenblick e hybris marxista

di Antonino Contiliano

 Non c’è rivoluzione senza rivoluzione.
Robespierre

La rivoluzione non è un pranzo di gala.

Mao Tse-tung

Salvatore Costantino e Aldo Zanca, Leggere Marx oggi, XL edizioni Sas, Roma, 2010.

Le contraddizioni non sono solo un motore di sviluppo della riproduzione capitalistica e della sua logica, o propria dell’accumulazione e del profitto, sono anche una specie di hybris autoimmunitaria che ne mina continuamente l’assetto. Un’auto-etero-rigenerazione violenta che investe sia il suo stesso modello di riproduzione di sfruttamento che la classe sfruttata e l’intera società civile.

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da Vigilia di sorpasso, 2009-2010 di Marina Pizzi

l’astro in collina che calunnia il sole

unghia di luce estro d’avvampo

oh quale musica è scampo di condono

sul lastricato d’esito palustre

e genio d’eloquenza non ha il lupo

del mistico conforto dello stagno.

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.29: Sapori e gesta d’infinito. Roberto Maggiani, “Cielo indiviso”

Il titolo di questa rassegna deriva direttamente da quello di un grande romanzo (Quel che resta del giorno) di uno scrittore giapponese che vive in Inghilterra, Kazuo Ishiguro. Come si legge in questo poderoso testo narrativo, quel che conta è potere e volere tornare ad apprezzare quel che resta di qualcosa che è ormai passato. Se il Novecento italiano, nonostante prove pregevoli e spesso straordinarie, è stato sostanzialmente il secolo della poesia, oggi di quella grande stagione inaugurata dall’ermetismo (e proseguita con il neorealismo e l’impegno sociale e poi con la riscoperta del quotidiano e ancora con la “parola innamorata” via e via nel corso degli anni, tra avanguardie le più varie e altrettanto variegate restaurazioni) non resta più molto. Ma ci sono indubbiamente ancora tanti poeti da leggere e di cui rendere conto (senza trascurare un buon numero di scrittori di poesia “dimenticati” che meritano di essere riportati alla memoria di chi potrebbe ancora trovare diletto e interesse nel leggerli). Rendere conto di qualcuno di essi potrà servire a capire che cosa resta della poesia oggi e che valore si può attribuire al suo tentativo di resistere e perseverare nel tempo (invece che scomparire)… (G.P.)

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di Giuseppe Panella

Sapori e gesta d’infinito. Roberto Maggiani, Cielo indiviso, San Cesario di Lecce (LE), Piero Manni, 2008

«A Rimbaud. Io lo capisco quel silenzio del mare / e quel chiarore del cielo / che parte da me / e non dal mare e non dal sole / ed è l’eternità. / C’est la mer allée avec le soleil » (p. 72 ).

Questo omaggio a Rimbaud (il verso citato appartiene a Una stagione all’inferno) chiude la seconda tranche di poesie del libro (Mar Mediterraneo – Tirreno e Ionio). La prima era stata dedicata ad un sensuoso atto d’amore per Lisbona (Oceano Atlantico Lisbona e Algarve) e la terza, invece, lo sarà al mare come metafora del mondo (Mare Mediterraneo nei dintorni delle cose). Le tre parti si congiungono, comunque, nella consapevolezza della indivisibilità della realtà ultima delle cose (come pure recita e si deduce certamente dal titolo generale del canto).

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“L’anaconda” – Bianca Madeccia

La mamma lo tiene prigioniero da quarantacinque anni. Non si può allontanare da lei. Questi sono gli ordini. Allora lui, allora lui, dicevo, allora lui, per sopravvivere si è trasformato in anaconda. Non viaggia molto, anzi per niente. Sta perlopiù fermo, striscia attorno alla casa. Oppure guarda le foto delle bambine discinte attraverso l’oblò sul mondo, la scatola elettronica dei giochi, insomma, lì, dove ci sono le bamboline vive, quelle che puoi circondare e stritolare con un click. Continua a leggere

Porti nei tuoi occhi . . .

due sonetti di Matteo Ciucci [pubblico due sonetti di Matteo Ciucci che già avevamo con piacere letto qui, a.s.]

foto: Matteo Merlano

.

Porti nei tuoi occhi…

Porti nei tuoi occhi un fiore d’autunno.
Non già quello delle piogge di ottobre,
della bruma che avvolge la rugiada
adagiata in silenzio fra i fili d’erba.

E’ l’autunno delle foglie imbrunite,
dei mattini dai tepori gentili,
dai profumi di cuoio conciato,
dal sapore di terra feconda.

E questo tuo sguardo si schiude al mondo
come il fragore di una stagione:
raccoglie calore, offre passione.

Del ragazzo che indugia ad osservare,
non resta che una nuvola cullata
di sogni, o un’anima franta, nel cuore. Continua a leggere

Calpestare l’oblio

Dalla Redazione de La Gru

Caro amico e lettore,
a questo link troverai la versione definitiva dell’e-book Calpestare l’oblio, cento poeti italiani contro la rimozione della memoria repubblicana, della cultura e della poesia nella società dello spettacolo italiana.
Hanno collaborato alla realizzazione di questo piccolo gioiellino dell’autoeditoria elettronica alcuni dei più importanti esponenti della poesia italiana contemporanea, mentre gli artisti Nicola Alessandrini e Valeria Colonnella ne hanno curato la grafica e le illustrazioni. Continua a leggere

Heberto Padilla: Pero el amor

Pero el amor

Sea la muerte de capa negra
y su aureola de un amarillo intenso
y tenga las costumbres que a ella le dé la gana;
pero el amor que sea
como se practica en los trópicos:
cuerpos en pugna con la tenacidad del mediodía,
espaldas aplastando la yerba calcinada
donde el verano esconde sus pezuñas de pájaro,
y humedades mordidas,
impacientes,
y el rasguño en cal viva
bajo el chorro solar.

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GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

vagabonda blu

di Irma Immacolata Palazzo

in coproduzione con Musica per Roma e la collaborazione di Fondazione Roma-Poesia

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA

con il Patrocinio della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA – SALA PETRASSI

V.le P.De Coubertin, 30

Martedì, 23 marzo ore 21

COSIMO CINIERI

in

VIANDANDO QUI E ALTROVE

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Letteratura e società. (La conquista dello spazio 11)

Torniamo alle sette stanze che avevamo accantonato e soffermiamoci sulla quinta, dove la critica sociologica ci attende per presentarsi brevemente. E’ la più ambigua, perché tra sociologia e letteratura può manifestarsi una sorta d’incompatibilità, considerato che la critica dovrebbe avere una posizione dominante, volendo conservare una propria identità. Eppure la prassi in uso nelle istituzioni culturali ha fatto sì che la sociologia della letteratura non solo venisse alla luce, ma finisse addirittura con l’assumere una fetta consistente nello studio ufficiale della disciplina, annettendo opere in qualche modo contenenti un riflesso sociale, all’interno di una dialettica infinita fra critica storica, filosofica e militante. Continua a leggere

Maria Grazia Lenisa. L’intraprendenza.

(campane tibetane)

“L’Intraprendenza”, un testo di Maria Grazia Lenisa, da “L’Ilarità di Apollo” (Bastogi, Foggia, 1983).

L’INTRAPRENDENZA
Altro dono non ebbi che lei (vegetale, astro,
animale fantasia, trasparente corpo), Lei,
che dette alla mia razza infima l’inaudito
lusso del gong che suona nelle vaste sale
del tempo dove l’Irlandese dice forte:
“V’è assai pià intraprendenza nell’andar nudo”
E non è facile, mi lasciai la benda
sopra gli occhi per non vedervi, la grafica
autorità del corpo (seccati i bozzoli
dell’iride) palesemente a dire, noncurante
di chi ascolta. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 148

Oggi fra la posta del vecchio scrittore c’è un pacchetto doppiamente curioso: dalla forma e dalle dimensioni si capisce che non contiene un libro, e il mittente sull’involucro (che lo riporta a un doloroso segreto di famiglia di cui pensava di essere ormai l’unico depositario) è sfacciatamente falso. Il vecchio si trattiene a stento dall’aprire il pacchetto davanti alla custode, si ritira in casa più in fretta che può, e lì giunto taglia il nastro adesivo, lacera l’incarto marrone: dentro una piccola scatola, e dentro la scatola, tra fogli di carta velina, una chiave, che riconosce subito.
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STORIA CONTEMPORANEA n.34: Emma contro Emma. Daniele Borghi, “L’altra vita di Emma”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

 

Emma contro Emma. Daniele Borghi, L’altra vita di Emma , Ravenna, Fernandel, 2010

 E’ ben nota l’espressione di orgoglio (che però gli costò un notevole pregiudizio da parte dei suoi contemporanei) e di fiducia nella propria potenza stilistica che spinse Gustave Flaubert a dichiarare che Emma c’est moi! (a proposito dell’eroina del suo grande romanzo Madame Bovary). Come è noto, Emma si uccide alla fine di un’infelice percorso esistenziale che la porta a tradire il marito Charles e a invaghirsi di un uomo, Rodolphe, che poi l’abbandonerà quando si sarà stancata di lei.

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