Freud (La conquista dello spazio 9)

Proseguiamo la perlustrazione delle sette stanze, soffermandoci su quella occupata dalla critica freudiana. Il padre della psicanalisi non ha dato indicazioni precise su un’applicazione della teoria alle opere d’arte: si è limitato ad appunti che i critici hanno interpretato o ampliato, a seconda dei casi. Interessante il paragone, cui Freud allude, tra poesia e fantasie isteriche, per quanto poco gratificante per la dignità del poeta. La rimozione e la conseguente produzione di un sintomo, come rappresentazione sostitutiva, avvia la trasmissione del messaggio secondo codici diversamente decifrabili. La riflessione è cangiante; lo studioso fa appello ai giochi infantili: gli adulti reprimono la comunicazione delle loro fantasie, destinate a rimanere ignote se i pazienti non fossero invitati a raccontarle. L’alternativa è costituita da barriere che favoriscono l’utilizzo di una maschera, di un velo. Il pensiero di Freud oscilla tra la fantasia vincolata al vissuto del soggetto e un’attività combinatoria in cui si fondono dati esperienziali e frammenti di cose solo udite. Su questo s’innesta la funzione del poeta: il sognatore a occhi aperti produce fantasie di cui spesso si vergogna; il poeta interviene a tradurre le cose innominabili in una lingua segreta e seducente, capace di addolcire, da una parte, e di forgiare, dall’altra, forme sempre fascinose, esorcistiche rispetto a fantasie eccessivamente personali, per favorire la ricezione del lettore. Essenziale la riflessione sul motto di spirito, inseparabile dalla sua stessa forma, lasciapassare per contenuti altrimenti destinati a una sicura rimozione da parte della civiltà. L’opera d’arte salvaguarda una fantasia a vocazione entropica, grazie a un principio ordinatore che la rende forma non solo accettata, ma persino ammirata. La genesi dell’arte va ricercata, per Freud, nei labirinti dell’inconscio; si può risalire alle radici, ma la psicanalisi procede con cautela di fronte a quello che il viennese definisce il segreto del poeta, molto più timidamente che non nelle analisi, precise e puntuali, intorno al sogno o al motto di spirito. Paradossalmente, la forma non è rivelazione, ma velo, occultamento, maschera. In tal modo il frastagliato e mutevole confine tra rimosso, rimovente e censura definisce nel tempo le forme letterarie: il poeta è colui che supera la nostra ripugnanza, velando, aggirando, traducendo in forme appropriate l’indicibile. Freud, che si muove a tentoni tra i fantasmi di una scienza preparadigmatica, è alieno da ogni sicurezza: solo imitatori dilettanti di scarsa competenza spacciano per chiavi infallibili gli scavi faticosi in un terreno pieno di sorprese. La modalità freudiana si riassume nella forma di un racconto di secondo grado che traduce quello del paziente, ben sapendo che le coordinate di quest’ultimo sono sempre aleatorie e soggette a un’ambiguità invincibile. La critica stilistica di Spitzer e le varianti continiane avrebbero trovato in questa prassi una valida pezza d’appoggio. Il mondo è un balenare di frammenti, come i libri e gli oggetti della stanza in cui scrivo queste note,  uno spazio che provo a conquistare palmo a palmo, in una lotta impari tra il microcosmo e un universo senza limiti.

17 pensieri su “Freud (La conquista dello spazio 9)

  1. Secondo una interpretazione freudiana, la poesia io la vedrei come il risultato de convivenza/cooperzione/conflitto del pensiero primario (per nulla ridimensionato nel poeta) e pensiero secondario (a cui il poeta si sente costretto) in viaggio sui binari della sublimazione.

    Come dire lo sguardo sul mondo di un bambino attraverso gli occhi di un morto.

    L

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  2. Se mi piace Freud è proprio per il fatto che lui ipotizza su comportamento umano e psiche, questo suo non avere certezze assolute ma dare delle ipotesi su cui ragionare fa di lui un grande.
    La mente umana è certamente qualcosa che sfugge ad ogni regola precostituita anche se è vero che si possono identificare delle “categorie” ma c’è sempre l’eccezione famosa che in matematica conferma la regola, ma quella è matematica:-) e dopo aver dato certezze assolute si preoccupa di dimostrare il contrario e ci riesce. Tutto per asserire che ogni cosa è relativa, dipende sempre dal punto di vista da cui si guarda.
    Venendo alla poesia non posso negare (premetto che tutto quel che dico è immodestamente detto) che le sue ipotesi siano vere anche perchè io sono nessuno e so quasi niente di psicologia, se non quella spicciola che si legge qua e là e quella che ho imparato dall’esperienza del vivere quotidiano e lui è Freud.
    Una cosa però ho detto più volte anche su questo blog: la poesia è il linguaggio dell’anima, secondo me per eccellenza insieme alla musica. Sicuramente spesso rivela fantasie recondite che non si sono tradotte in parole ma altrettanto spesso rivela un’affinità fra chi scrive e chi legge. Non tutti abbiamo il dono della scrittura o meglio del mettere in “bella” forma i propri sentimenti, anche quelli di impegno civile. D’altra parte se fossimo tutti così non esisterebbero i poeti perchè lo saremmo tutti (e in un certo senso è vero) e Freud non potrebbe cercare di aiutarci a capire l’animo umano. Come dire ad ognuno i suoi talenti.
    Il poeta è qualcuno che dà voce ai sentimenti non solo a fantasie recondite, che comunque ha la capacità e la forza di renderli pubblici ma ci sono anche tanti poeti che scrivono e non pubblicano o che non scrivono affatto limitandosi a parlare. Questo comporta qualche volta che il poeta, ufficialmente riconosciuto, a volte si creda un dio, il massimo esponente della sensibilità umana e pertanto unico nel suo vivere i sentimenti e interpretare quelli degli altri il che lo porta ad essere un vero … antipatico, per usare un eufemismo, ma anche in questo caso rappresenta una parte del genere umano. Il mondo, ma non devo dirlo io, è sicuramente fatto di buoni sentimenti e tante belle parole ma anche di cattiveria e violenza e anche questa va interpretata e necessariamente rappresenta fantasie inespresse di tanti.
    Insomma miei cari poeti comunque la mettiamo siete indagatori dell’animo umano, conoscitori dello stesso e interpreti di ciò che la maggior parte non riesce a tirar fuori qualunque cosa sia, fantasia o sentimento, e Freud vi “dà” anche la responsabilità e l’onore di aiutare tutti a viaggiare nella psiche (quindi non solo nel cuore) al fine di comprendere il perchè di comportamenti valutati più o meno razionali.
    Si, il mondo è un balenare di frammenti che compongono l’universo dove ognuno è necessario e completa gli altri affinchè ci sia armonia ed equilibrio più o meno perfetti.
    Tanto per andare sul personale considerato che sono una “drogata” di poesia oggi ho capito che sono da psicanalisi!! Sigmund, dove sei?
    Caro Fabrizio, posso continuare con i complimenti? Io sono solo una che legge tanto e quindi parlo come una che sta davanti alle quinte del mondo letterario ma questo riordino mi piace proprio. E per scherzare un po’ fa scoprire di te la “regina delle Cenerentole” di tutto ciò che è stato scritto e da te letto. Fa venir voglia di venire a mettere disordine dove hai ordinato, affinchè tu ricominciando scopra qualche altro piccolo tesoro.
    SM

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  3. Freud dice che l’inconscio è il luogo delle representazione rimose, dà per scontato che le rimozione siano eventi negativi, in quanto riteneva formali certi valori borghesi. In realtà vi sono anche rimozioni positive , che limitano certi instinti egocentrci stimolati da questa societa borghese per esigenze di profitto.
    Il soggetto dovrebbe capire che la rimozione di certi instinti serve a tutelare la dignità umana, mentre la loro stimolazione la degrada. Deve convincersi di questo altrimenti si sentirà un frustrato.
    Quindi il poeta viene condizionato oggi sicuramente con meno difese emotive e pregiudizi morali esercitato di questa nostra nuova cultura dai movimenti di liberazione sessuale , spirituale …tutte cariche emotive che un secolo fa se manifestarono come repressione.
    se puo dire che el soggeto e piu en relazione con l’inconsio?.
    Tutti meccanismi comunicativi che le permette mascherandole queste tendenze inconsce cosi da coinvolgere il poeta dentro delle fantasie e pulsione sesuali, toccando cosi nella sfera emotiva più profonda.
    Don Fabry , grazie per ritornare alla stanza.
    Un abbracio.
    Rashide.

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  4. In tutte queste stanze mi sono perso!
    Da buon perito elettronico faccio fatica a capire; ho la sensazione che si giochi un po’ con l’ “erudizione”.
    A proposito di stanze, mi e’ venuta in mente la settima! Quella di santa teresa e di edith stein. E’ l’unica in cui vorrei arrivare.
    Ciao
    Beppe Cucchi

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  5. caro Beppe, sto facendo la ricognizione della mia stanza, un microcosmo di cultura, di ricordi, di progetti.
    magari non serve a nessuno, eppure sento che va fatto.
    forse arriverà la puntata che ti coinvolgerà.
    concordo sulla settima stanza: si potrebbe scoprire che anche questo sia un modo per raggiungerla.
    un abbraccio
    fabry

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  6. Un post molto bello davvero
    Aggiungo delle cose, che spero di dire in tono non troppo polemico. Gli è che io sono appassionata di letteratura, ma in formazione – oltre che in azione come psicologa.
    Freud partiva, il che è fisiologico rispetto alla posizione storica ha nella storia della psicologia dinamica, con un atteggiamento di diffidenza verso la sfera inconscia. Come un capitano di trincea proclamava: la dove c’era l’es ci sarà l’io! Cioè la dove ci sono le turbinose e ribelli follie dell’immaginario onirico, ci sarà l’ordine e la calma dell’organizzazione positivista. La diffidenza si esprimeva nella posizione asimmetrica della terapia – io ti vedo e tu non mi vedi, tu mi parli e io non ti parlo – e nell’ermeneutica dell’interpretazione. Artista tu sublimi. Come del resto anche il politico, come chiunque faccia cioè qualcosa che non sia lavorare al catasto e tenere na famigliuola con moglie casalinga e almeno 5 bambini.
    Questa cosa ha fomentato molti luoghi comuni – anche un tantino autolesionisti “non mi curo perchè l’infelicità è la mia arte” un grande classico che gli addetti ai lavori si sentono dire.
    La passione che la critica letteraria ha per la psicoanalisi di prima maniera, la capisco ma andrebbe ampliata – perchè si scambia l’archeologia per tecnologia.
    Col tempo la guerra di trincea – così come le prospettive coloniali in contesto storico e politico – è stata sostituita con un’idea di inconscio come tesoro – il cui contatto è salubre PERCHE’ LUI DICE A NOI CIO’ CHE E’ BENE PER NOI, non per il contrario. Si è arrivati all’idea dell’arte come terapia, perchè la ricerca di un linguaggio, la scoperta che il sinonimo è una chimera, aiuta il soggetto ad essere in asse con se stesso. A dirsi.
    Rilancio allora l’idea di Winnicott in “Gioco e realtà” in cui parla dell’arte come lo spazio transizionale degli adulti, il gioco degli adulti. In Winnicott il gioco è l’area in cui il bambino negozia con le proprie immagini infantili ne elabora un rapporto e un distacco e una nuova riconfigurazione – un’operazione che nessuno dovrebbe interrompere mai.
    Avrei ancora moltissime cose da dire – ma mi fermo qui.

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  7. grazie Zauberei: mi trovi perfettamente d’accordo. in una “stanza” precedente avevo accennato al mio rappporto con i sogni, che è nella linea di cui parli. nel post ho riferito sul libro “Sette modi di fare critica”, che si sofferma quasi esclusivamente sulla critica freudiana, anche se accenna all’uso che Giacomo Debenedetti fa di Jung, che è già tutt’altra cosa.

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  8. Concordo anch’io con Zauberei sulla visione “tesoristica” dell’inconscio, a patto che essa non si degradi in un onirismo narcisista e naif: mi riferisco a Massimo Fagioli, ovviamente.
    Fra le cose che mi vengono in mente, oltre a Natalia Ginzburg e al suo rapporto con gli analisti freudiani(cfr.”Mai devi domandarmi”), oltre alla diatriba fra ortodossi e junghiani sugli effetti che la cura ha sull’ispirazione degli artisti, credo che la più urgente sia questa: la psicanalisi dev’essere usata dalla critica letteraria sempre come strumento d’analisi linguistica e stilistica, e non, come frequentemente è successo, come adito al giudizio finale sull’artista e come chiave interpretativa della sua opera. Il caso di Leopardi è il più esemplare: si finirebbe a parlare del suo maniacale amore per il gelato e della sua inconcludenza sessuale, se ci si limitasse ad un approccio superficiale. Insomma, resistere alla tentazione di stendere gli autori sul lettino(cosa ben difficile con i già deceduti…) e credere, piuttosto, che lo studio delle energie inconsce possa aggiungere linfa a un testo in sé non riconducibile ad alcuna teoria esclusiva.
    Grazie di queste tue stanze, Fabrizio, sempre interessantissime e utili a rinfrescare gli esami di critica letteraria 🙂

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  9. La poesia è un talento,come ogni forma d’arte .C’è qualcosa di patologico in un artista? forse una grande sensibilità,che gli fa vedere quello che altri non vedono,o vedono superficialmente.Mi sento molto lontana da simili altezze: per me la parola è pensiero;se è sentimento mi esce impacciata e monca.
    Grazie per queste pagine.

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