Punto e a capo. Presente passato e futuro del movimento zapatista. Subcomandante Marcos intervistato da Laura Castellanos.

Punto e a capo. Presente passato e futuro del movimento zapatista.
Subcomandante Marcos intervistato da Laura Castellanos.

di Nadia Agustoni

Lo zapatismo non è più di moda. Si parla sempre meno del Chiapas e del movimento insurgente che dal 1 gennaio 1994 è la coscienza politica della società civile della regione del sud est messicano e in larga parte anche del Messico. Gli zapatisti non piacciono più. Troppo poco manipolabili, troppo sopra le righe il loro fare “dal basso”. Gli intellettuali di sinistra, sia messicani che internazionali, hanno abbandonato il loro impegno a favore dell’EZLN e delle popolazioni indigene del Chiapas. L’autonomia del movimento zapatista e la figura di Marcos – come politico e come intellettuale – sono alla fine entrate in conflitto con l’idea che la sinistra ufficiale del Messico e dell’Europa si è costruita riguardo l’essere di sinistra. Tuttavia il lavoro degli zapatisti non si ferma. Dopo una fase di basso profilo, ma di impegno continuo per consolidare le conquiste raggiunte nei territori zapatisti nella regione del sud est messicano, l’EZLN si prepara a fronteggiare un periodo in cui i conflitti si stanno aggravando. Il libro intervista al Subcomandante Marcos “Punto e a capo”, edizioni Alegre 2009, realizzato dalla giornalista Laura Castellanos, arriva dunque in un momento in cui chi ha seguito gli eventi messicani degli ultimi anni non può non notare una certa caduta di interesse soprattutto da parte della stampa.

Il libro è composto da due interviste realizzate nel 2007 per la rivista “Gatopardo”. Entrambe le interviste sono state concesse durante una fase della “Otra Campaña” (1). Castellanos le ha realizzate a pochi giorni di distanza, una a Città del Messico e l’altra nel Caracol de La Garrucha, che fa parte dei trentanove municipi zapatisti del Chiapas, guidati dalle “Giunte di Buon Governo”(2). Marcos parla liberamente del momento difficile dell’EZLN. Il mancato sostegno e le critiche degli zapatisti al politico di sinistra Lopez Obrador che si accompagnano al rifiuto di istituzionalizzarsi, hanno allontanato molti simpatizzanti e i giornalisti. Tutto questo preoccupa solo in parte Marcos e gli insurgentes o meglio li preoccupa nella misura che essendoci segnali poco rassicuranti di un’offensiva militare governativa, si trovano molto più soli di quanto lo erano nel 1994. Le interviste sono di notevole interesse per diversi motivi. La parte dedicata ai municipi indipendenti, governati dalle popolazioni locali indigene e sotto l’influenza zapatista, sono pagine da cui esce un parziale bilancio di quello che sedici anni di lavoro hanno prodotto in termini di cambiamento in una delle regioni con le popolazioni più povere e depresse del mondo. Di per sé il Chiapas è ricco, ha risorse e materie prime. E’ però zona depredata dalle multinazionali. I popoli indigeni ridotti all’alcolismo e alla violenza da rapporti di servitù centenaria e da brutale sfruttamento, hanno trovato nello zapatismo il riscatto umano e politico che mancava loro da troppo tempo. Oggi si possono misurare i progressi di questo cammino dal livello più alto di istruzione, da ospedali funzionanti e dai tanti progetti messi in campo dalle comunità indigene stesse, anche con l’aiuto della solidarietà internazionale. Il fatto che prima del 1994, data della ribellione zapatista, nei villaggi della Selva Lacandona la maggioranza dei bambini morisse prima di compiere cinque anni, che le donne morissero di parto o subito dopo per infezioni e che l’alcolismo distruggesse i rapporti tra le persone, mentre al presente nelle comunità zapatiste questo non accade più, nessuno può disconoscerlo. Dove governano le “Giunte di Buon Governo” non c’è più fame e una nuova generazioni di ragazze e ragazzi è impegnata nel lavoro. Essendo cresciuti nel periodo in cui esplodeva la ribellione zapatista, di cui sono diventati parte attiva, sono coscienti di avere il cambiamento nelle loro mani.

La parte meno interessante del libro è quella in cui Marcos esprime per la prima volta un giudizio su alcune figure politiche dell’America Latina o su altri movimenti armati, oltre che su alcuni intellettuali come Saramago. (3) Se ne ricava, una volta di più, tutta la distanza tra il modo di concepire la politica e il fare degli zapatisti da quello di altri leader della sinistra, su cui la riflessione rimane aperta senza nascondere dubbi e perplessità.

[ Un estratto dalla seconda intervista.] (4)

Sul tavolo, ora sgombro, Ricardo mostrava le sue foto in bianco e nero di uomini e donne, anziani e bambini. Marcos ne prese una e la contemplò attento. Ritraeva un gruppo di sei bambine di circa otto anni d’età. Quattro di loro avevano un bambino in braccio. Alle loro spalle si leggeva Escuela Autonoma General Emiliano Zapata Ezln.Questo era il futuro di tutte le bambine, prendersi cura dei più piccoli” disse, in riferimento alla vita delle indigene che è cambiata gradualmente nei villaggi zapatisti. Spiegò che le donne storicamente non hanno diritto né a studiare né a giocare durante l’infanzia. Da adolescenti e da adulte si alzano all’alba per fare le tortillas, lavorare la terra ed è comune che muoiano per malattie a trasmissione sessuale o per malattie dell’apparato riproduttore.
Marcos scelse come regalo la foto di un gruppo di bambine scalze. “Che cosa sente quando le vede?” gli chiese Ricardo “penso ai responsabili” rispose Marcos. Dopo condivise con noi il motivo che lo convinse a entrare nell’organizzazione politico militare.
La persona che mi segnò fu Patricia, una bambina figlia di un’indigena che ci portava da mangiare quando eravamo dentro la selva[…]. Un giorno la bambina s’ammalò, le venne la febbre e la portammo al fiume per farle scendere la temperatura. Patricia morì tra le mie braccia; aveva tre o quattro anni” disse, senza distogliere lo sguardo dall’immagine.

Note

1) La “Otra Campaña” cominciò nel 2006 dopo che era stata formulata la Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona. E’ stato il tentativo di collegare, aprendo un dialogo, tutte le minoranze del paese in un fronte comune di lotta.

2) I Caracoles (fino al luglio 2003 “ Aguascalientes “) sono 5 e sono il Centro Sociale e Politico dei territori zapatisti e raggruppano i diversi Municipi Autonomi retti dalle “Giunte di Buon Governo”, liberamente elette e che sono in carica a rotazione per periodi brevi.

3) Marcos parla tra gli altri di Evo Morales, Fidel Castro, Chàvez, i Kirchner e delle FARC colombiane.

4) Laura Castellanos e Subcomandante Marcos; Punto e a capo, pag. 95 e 96 Edizioni Alegre 2009.

5 pensieri su “Punto e a capo. Presente passato e futuro del movimento zapatista. Subcomandante Marcos intervistato da Laura Castellanos.

  1. hai ragione Nadia che lo zapatismo non è più di moda, spero che questo libro sia un contributo contro questa tendenza, ma la domanda che sempre più spesso mi sento fare, e mi faccio, è che cosa possiamo fare di vero e utile per queste persone; possiamo fare qualcosa oltre a parlare di loro?

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  2. @ sparz,
    qualcosa di concreto si può fare, come raccogliere fondi organizzando cene, feste, ecc. (oppure se hai amici facoltosi…). Non è tutto, ma un inizio importante (anche politicamente). Se poi hai delle ferie che ti “crescono”, una visita a uno o due municipi autonomi in Chiapas non guasterebbe.
    E, visto il crescente isolamento mediatico (gli zapatisti non fanno più scoop), anche parlarne è importante. Secondo uno Slavoj Zizek fresco di giornata: “Forse è venuto il tempo di indietreggiare, di riflettere e di dire ciò che dobbiamo dire. E’ vero che spesso parliamo di una cosa anziché farla, ma ci capita anche di fare delle cose allo scopo di evitare di parlarne e di pensarci”.

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  3. Ringrazio Roberto e aggiungo che i gruppi italiani che lavorano con la solidarietà internazionale hanno progetti e fanno iniziative che chiunque può sostenere, donando fondi o collaborando con loro in vari modi.

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  4. La prima cosa da fare per gli zapatisti è conoscerli e comprendere a fondo il loro progetto ed il loro messaggio che fu assolutamente innovativo (almeno per noi occidentali) nel 1994 e terribilmente attuale e rivoluzionario. Proprio per questo inviso alla schiera di politici di mestiere e intellettuali orfani di partito. In concreto, è possibile sostenerli tenendosi informati su quanto accade in Chiapas attraverso le info on-line dei vari comitati italiani che sostengono le comunità indigene anche con raccolte fondi e progetti concreti. Alcuni link utili per prendere contatti e info: http://chiapasbg.wordpress.comhttp://dignidad-rebelde.blogspot.com/http://chiapas.meravigliao.ithttp://www.casaloca.it/http://www.yabasta.it/

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