Il cielo sopra i comignoli. Di Nadia Agustoni

(comignolo)

Il cielo sopra i comignoli.
Di Nadia Agustoni

Il primo cielo che incontro lo dico sottovoce. Appare pochissimo ed è un cielo calmo che respira e ha un azzurro che si apre tra le nuvole e scende fino a una linea bianca simile al fumo di comignoli invisibili. Mi protendo sul cornicione e rimango in bilico un attimo e prendo questo cielo come se stesse tra due dita. In effetti dopo ho le dita azzurre, a piccole macchie quasi pallide. Penserete che sono un artista o un semplice acrobata. In verità è tutto diverso da come sembra. Io sono un bambino che sta sopra i tetti e conosce i tetti e le tegole e i comignoli e il fumo dei comignoli e il cielo sopra i comignoli. Vi basta? Dovete sapere che non è difficile vivere sui tetti. Molti gatti lo fanno e anche io lo faccio, anzi non saprei vivere in un paese dove le case non hanno i tetti. I più, tra quelli che conosco, si sentono al riparo sotto un tetto, ma io ci sto sopra e mi sento riparato dal cielo. Penso sappiate, perchè certamente questo fatto dovete saperlo, che vi sono molti cieli e non sono tutti uguali: sono tutti diversi. Questa cosa capita anche a noi e non dobbiamo stupirci. I cieli che vedo quassù sono cieli come grandi praterie e anche più grandi. Di primo mattino sono cieli che fanno malinconia e nel pomeriggio, se c’è il sole, sembrano così fermi che nemmeno una pioggia-uragano li può cambiare. A sera cambiano da soli. Di notte tutto è cielo, perché tutto è puntini di stelle e un buio come negli occhi dei lupi che stanno nella foresta. Una volta ho camminato sugli alberi fino alla fine del bosco e ho visto un lupo che piangeva. I lupi piangono per nessun motivo, ma è difficile vederli piangere, stanno nascosti e hanno lacrime rotonde che se le vedi, non sono come di solito le lacrime, sono stelline trasparenti che cadono in giù. Non bisogna parlare con i lupi. Loro non dicono mai niente, guardano attraverso le cose ed è un po’ come se vedessero il mondo trasparente e non si confondono e fanno dietrofront se gli chiedi perché sono tanto strani.

A parte i lupi, non faccio grandi incontri. Certo, vedo briganti e ladri e gufi e civette e ombre che forse sono i morti o gente che vaga senza un posto dove stare, ma poi, a parte questo, è tutto calmo. Io mi interesso quindi dei cieli. Ci sono cieli pieni d’aria, che lì il vento non è nemmeno più vento. E ci sono i cieli-mare dove potresti annegare e invece torni a nuoto sano e salvo. Ti salvi e non sei più tu: è questo che vorrei dire. Ci sono anche dei cieli che sono piccoli universi e lì si sta piuttosto bene: sono i cieli del desiderio. Tu pensi una cosa e ti appare. Vuoi vedere un posto e sei in quel posto. Vuoi un regalo e ti cade vicino. Attenzione, non sono cieli-paradiso, sono cieli-universo e sono abbastanza piccoli perché ogni universo è piccolo e sta nel palmo della mano. Dovrei descrivervi troppi cieli ancora, ma non posso fermarmi a parlare sempre e dobbiamo fingere che questo sia l’ultimo cielo di cui parlo. Sappiate allora che c’è un cielo di nodi fatti come in un fazzoletto. E’ il cielo degli alfabeti, delle letterine a, b, c, d ecc. Siccome di solito stanno insieme sulla carta, qui nel cielo non riescono ad essere in fila come su un foglio in bell’ordine. E così le letterine diventano nodi perchè per paura di cadere si intrecciano e prendono queste forme quasi astratte. Una volta un gufo beccò un nodo e ne uscì un silenzio incantato. Non c’era niente in quel silenzio: questo è il cielo più grande che esista.

20 pensieri su “Il cielo sopra i comignoli. Di Nadia Agustoni

  1. “I più, tra quelli che conosco, si sentono al riparo sotto un tetto, ma io ci sto sopra e mi sento riparato dal cielo”: singolare segno d’innocenza e grandezza.
    Grazie e un saluto,
    Roberto

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  2. Porgi un dono insieme denso e rarefatto, tra terra e cieli. Nella pluralità dei cieli scelgo i nodi del fazzoletto dei cieli dell’alfabeto, accetto il rischio del silenzio d’incanto e ti ringrazio, Nadia.

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  3. Grazie, Nadia, c’è un universo in questa favola, con squarci estatici e sottili corrispondenze fra le cose. Da leggere e rileggere.

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  4. “Una volta un gufo beccò un nodo e ne uscì un silenzio incantato. Non c’era niente in quel silenzio: questo è il cielo più grande che esista. ”

    Nadia come fai a coprire tnti registri con la tua poesia ? Oggi mi hai trasportata cosi lontano dalla “fabbrica”.Rimango nei cieli et t’incontro.In un nostro alfabeto.

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  5. sono inquietanti i tuoi lupi che vedono attraverso le cose e non si confondono, metafore intraducibili e tuttavia penetranti. Forse uno scavo in direzione dell’inconscio collettivo? Scrivi ancora così, ti prego, Nadia. Ciao.

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  6. carinissmo il racconto qui sopra, raffinato e delicato un po’ la punteggiatura anarchica, ma anche a me scappano un fracco di virgole, qui piuttosto se ne risparmiano.

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  7. Grazie qua e grazie là… io non ringrazio proprio niente! Anzi, sono anche un po’ arrabbiata. Nadia: VOGLIAMO IL LIBRO VERO! :-)) Hai capito? Che pubblicano il libro in prosa cani e porci, compresa la sottoscritta, e tu che sei la più brava di tutti si può leggere le tue storie solo nei blog! Ma vi pare giusto? 🙂

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  8. “E così le letterine diventano nodi perchè per paura di cadere si intrecciano e prendono queste forme quasi astratte. Una volta un gufo beccò un nodo e ne uscì un silenzio incantato. Non c’era niente in quel silenzio: questo è il cielo più grande che esista.”

    Una purezza creaturale nelle immagini che si susseguono, cariche di senso, che ci trattengono, coi nostri sogni o vissuti.
    Grazie, Nadia.
    Giovanni

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  9. a me fa una tenerezza indescriviile questo testo! e mi piace soprattutto che finga di fare la prosa sotto un vestito troppo corto, da cui scappa fuori che è poesia, da tutte le parti.

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  10. Eccomi, che ieri sera internet proprio non andava.
    Queste favole sono nate come un gioco e mi fa piacere se ne colga il senso poetico. Mi piacerebbe stare al mondo così, col cielo sopra …, ma come si dice, un pò per volta ci riusciamo.

    Un saluto a tutti

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  11. Grande Nadia! Con le tue meravigliose favole/speranze per tutti noi. Con la tua vivida sapienza ed innocenza.
    Grazie di cuore per tutto quel che ci regali con la tua scrittura, prosa o poesia, sempre.
    Un augurio grandissimo e un abbraccio dall’amica Mariella

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  12. Mi piace moltissimo come scrivi il tuo universo, da piccola principessa (scalza), le creature antropomorfe, i puntini, gli alfabeti, lo scoppio poetico di immagini, perché trovano poi, o prima il loro spazio in una seconda costellazione, la tua, la nostra.
    Come quando ridici, a modo tuo del mare su uno stelo, il cielo di E.D. – ma in tutt’altro modo..
    Io credo che l’inconscio sia materia collettiva, per fortuna di tutti,e della stessa stoffa di cui i sogni sono fatti..
    E benedici gli alfabeti di cui viviamo, inconsapevoli..
    Brava e brava, ma lo eri già, Nadia!
    Maria Pia Q.

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  13. “Io credo che l’inconscio sia materia collettiva, per fortuna di tutti,e della stessa stoffa di cui i sogni sono fatti.”

    Forse si, quando si scrive da dove arriva un’immagine non lo si capisce mai, mai del tutto.

    Un saluto

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  14. eh una volta c’era una pastina per minestrine
    quelle col dado che erano consolazione di certe sere [di bambine]
    che era fatta di letterine
    ma solo le maiuscole

    non le tempestine, nè le stelline
    o gli anellini o i semini

    e col cucchiaio potevi allineare parole sul bordo delle fondine
    e poi mangiarle

    [ nadia che r/esiste ]

    ,\\’

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  15. Le immagini un po’ vengono dall’inconscio, un po’ dall’aria (e anche da fuoco-terra-acqua, a seconda di di che segno si è). Così scrive il mio Pinocchietto discepolare. 🙂

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