Poesie inedite di Antonio PIBIRI

Romanzo

sei ai piedi di una centrale eolica
gli occhi scalano le torri fino alle pale
e nel campo vicino una bracciante
sistema con cura uva sulle stuoie.
io ti capisco sai, così distante
pensi al tuo cavallo, il drago,
la damigella.

*

Ricognizioni

di tutto diserède
in solitaria
bambino che va per mondezzai

dove gli brilla d’oro l’arco
dal piccolo sesso sulla siepe.

lo senti ridere più è lontano,
disarma gli aculei all’istrice
la dentiera all’orco.

tra bassi ruderi il delta, la foce.

*

Fornicanto

il vento in bocca ricaccia
ganasce di pietra e fiato
che pure si picca, avanza
per dire.

ma il tuo dire solleva la testa
apre la bocca a fornice
e lì resta
a mulinargli la lingua,

conoscerlo il vento

*

                                                                     l’odio, come l’amore, è
                                                                   una carriera senza limiti

                                                                                       J. Lacan

un cesto di mele ho nel petto
e battono come tanti cuori.
poche le lucido per donarle
le altre avvelenate mi nutrono
sono quelle che tengo per me.

*

                                                      Ecco, io faccio nuove tutte le cose
                                                                                    Isaia

dovevo raggiungere il mio volto
portare soccorso ai suoi tiranti
male incrociati e troppe cremagliere
impagliano i risorti.
stendere un lenzuolo di pelle nuova.

quando pensi che non scriverai,
non amerai
allora ecco
alzarsi del vento

*

labbra di bambino
segue i tornanti
dello zucchero.

una nuvola visionaria addensa
in trafitture consenzienti
l’albero nudo.

ma se il sole sparge la sua pupilla
io non vivo più,
se la pietra consuma le carni del cuore
se raddoppiati i turni di guardia

io non vivo più.

*

Breve storia della paura

il balzo della tigre sta sotto il letto
nel chiuso ripostiglio
a cospirare la notte.
poi dietro la gabbia
lume cardiaco.
più tardi cade il felino
ed infine anche il balzo
come cede un vento.
solo rimane vago scatto
muove l’aria o il cespuglio
che frulla, un selvatico soffio,
l’impensabile circa forse
nulla.

*

                          Ma le nostre menti sono luoghi molto importanti
                                                         Stephen Mitchell

Enigma dell’altro

indosso la tua faccia
stento il tuo timbro
mio malgrado

ti salvo con nome
ogni volta
da un niente

ti do il tormento
come dita ad una marionetta.

ma la verità su di te
è un posto vacante
una sedia al buio

e non passa per di qua:

mio ventre,
                         chimismi,
                                               baionetta

*

Nato a Sassari nel 1968, Antonio Pibiri risiede ad Alghero.
Ha pubblicato nel 2007, per i tipi della Magnum Editore, la raccolta poetica “Di Quinta in Quinta”. Di lui hanno scritto, tra gli altri, Roberto Carifi, Daniela Bisagno, Antonio Fiori. Alcune sue poesie sono apparse in rete (Oboesommerso, La Poesia e lo Spirito, Viadellebelledonne).

13 pensieri su “Poesie inedite di Antonio PIBIRI

  1. “un cesto di mele ho nel petto
    e battono come tanti cuori.
    poche le lucido per donarle
    le altre avvelenate mi nutrono
    sono quelle che tengo per me.”
    Sottoscrivo…
    Ciao,
    Roberto

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  2. “ma il tuo dire solleva la testa
    apre la bocca a fornice
    e lì resta
    a mulinargli la lingua,

    conoscerlo il vento”

    Mancia nuragica, verrebbe da scrivere con scontata analogia. Mancia straniata e, per me, indispensabile. Grazie,
    Anna Maria

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  3. Belle! Molto piaciute. Immagini scavate, tirate fuori da dentro senza una sillaba in più, visioni che incarnano enigmi, il batticuore della vita avvelenata fra carne, pietra e metalli… Azione materica sulle parole, minimo compiacimento, massima espressione.
    Complimenti al me fino ad oggi ignoto Pibiri, e al dolce Giovanni che l’ha proposto.

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  4. probabilmente per saturazione, per vizio o ignoranza, non so, io tanta poesia troppo scavata non la recepisco più, mi si chiude la mente, con rare eccezioni. e queste poesie rappresentano un’eccezione. grazie per la segnalazione di un poeta che non conoscevo, ma che merita di essere letto.
    mi colpisce in particolare la crudeltà, il lucido disincanto verso se stessi della poesia
    “un cesto di mele…”
    (va detto che giovanni nuscis non sbaglia un colpo: la sua sensibilità è infallibile, almeno per quanto mi riguarda).

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  5. Poesia visionaria, onirica, densa.
    Un lettura che coinvolge, disorienta a volte, avvince e costringe.
    Rinnovati complimenti ad Antonio Pibiri.
    Un caro saluto a Giovanni Nuscis e a Leps
    Antonio

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  6. Una poesia intensa e di forte impatto…Non risparmia niente, affronta ogni cosa con tutta la lucida consapevolezza del dolore, del silenzio, dello smarrimento, dei perche’ assillanti che invadono la mente…Per poi tornare, con rapidi guizzi di vita, a un’idea velata…Forse una speranza o una rinascita…Vita e morte che si intrecciano, si inseguono, si studiano.
    Un cammino vero, profondo.
    Grazie,un poeta che fa della vita la sua vera “opera”!

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  7. che meraviglia tutte (e che bello saperlo sardo, come me, non c’entra niente, lo so, per questo le parentesi)
    ma la prima la sento mia forse perche’ mi e’ capitata, quella poesia.
    Grazie davvero,
    complimenti signor Pibiri
    enza.

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  8. Ringrazio tutti gli intervenuti.
    E’ stato un piacere dare visibilità alle poesie di Antonio Pibiri.
    Un caro saluto (speciale per Anna e Lucy:)
    Giovanni

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  9. Credo doveroso ringraziare anch’io tutti, per commenti e l’attenzione dedicata ai testi. Il “Dono della Lettura” non è meno auspicabile di quello della scrittura. Mi piace pensare la Poesia come un esperienza audiovisiva oltre che “di Senso”, parola che preferisco a “Significato”. Un foglio A4 che sia nel contempo pentagramma e tela pittorica. Clara Janes, Amelia Rosselli e Alfonso Gatto sono i primi nomi che mi vengono in mente. Grazie a Giovanni Nuscis; per me un onore l’avermi ospitato nel vostro Collettivo di Poesia.

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  10. “un cesto di mele ho nel petto
    e battono come tanti cuori.
    poche le lucido per donarle
    le altre avvelenate mi nutrono
    sono quelle che tengo per me.”

    Alcuni versi lo sono più di altri.

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  11. Rileggo i tuoi versi dopo un notevole lavoro di
    revisione.Complimenti hai fatto bene.il risultato è quello di una forma più snella e di un senso che si insegue più facilmente.
    complimenti un abbraccio
    Margherita Rimi

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