Frammenti di romanzo (La conquista dello spazio 10)

Nella mia stanza non ci sono solo parole già confezionate, ma anche parole da comporre con pazienza, a volte con fatica. Per esempio quelle di un romanzo su don Mario, che sto incubando da tempo e che prima o poi dovrebbe apparire in superficie..

***

Il Cardinal *** convocò don Davide tramite la sua segreteria. Il prete, come sempre in questi casi, ebbe un sussulto. Fece una rapida anamnesi per ricondurre alla memoria eventi che potessero risultare sgraditi alle gerarchie ecclesiastiche, ma gli parve di non trovare nulla. Quella mattina nevicava: un caso prezioso e raro per il luogo in cui viveva, ma avvertì solo un ulteriore impedimento per la sua serenità. Liberò l’utilitaria dalla pellicola che la ricopriva come uno strato friabile di ovatta e partì alla volta della Curia. Il tragitto gli sembrò più lungo e il traffico più intenso, ma ormai era perfettamente consapevole delle impennate spazio-temporali in corrispondenza dei rendez vous ecclesiastici e provò a pensare ad altro. La pioggia, sempre fastidiosa, sgombrava la strada dai questuanti che rallentavano il fiume già insopportabilmente lento delle macchine. Finalmente arrivò in prossimità del palazzo episcopale, ma fu costretto a un’ulteriore evoluzione per raggiungere il parcheggio, dove lasciò la mancia a un uomo di colore che gli assicurava un posto in qualsiasi condizione. Passò attraverso la breve galleria d’ingresso al Vicariato, ignorato dalle guardie. L’ascensore era stato rinnovato: prima, in un trabiccolo di legno cigolante, si era tentati di recitare in fretta le ultime preghiere. Percorso il lungo corridoio dall’altissimo soffitto, arrivò davanti all’usciere impegnato, come al solito, in ineffabili pensieri. Lo salutò con un cenno, e si avviò dal segretario del Cardinal vicario, che gli disse di aspettare: sua Eminenza era impegnato in un colloquio che stava per concludersi. Don Davide si accomodò nel salottino accanto, pieno di libri antichi e poltrone in sintonia con lo stile rinascimentale dell’insieme. Avrebbe preferito trovarsi nella sua parrocchia scalcinata e gelida, ma ormai era lì, e si era fatto già annunciare. Il Cardinale gli venne incontro con un sorriso aperto da buon padre di famiglia.
Don Davide! – gli disse.
Eccomi, Eminenza! – rispose pronto il prete.
Devo affidarti una missione importante.
Don Davide tirò un sospiro di sollievo: niente rimproveri. Si rilassò sulla poltrona.
Dica pure, Eminenza, sono a sua disposizione.
Devi raccogliere testimonianze sulla vita di un certo don Mario Torregrossa, un sacerdote deceduto l’anno scorso.
E che ha di tanto interessante, questa vita? Nel prete si era già smorzato l’entusiasmo.
Di questo non ti devi preoccupare. Anzi, meno sai, meglio sarà per tutti: serve una ricerca libera da condizionamenti, altrimenti non ne caveremo nulla d’importante.
Don Davide si guardò bene dall’obiettare ulteriormente: davanti a lui c’era il vice, a Roma, del dolce Cristo in terra.

***

Il prete non sapeva cosa fare, né dove andare. Il Cardinale gli aveva intimato di non rivelare ad alcuno il motivo della sua ricerca, di cui del resto nemmeno lui era al corrente, e di procedere con ogni discrezione. Per prima cosa, pensò di recarsi nella parrocchia di ***, dove il defunto sacerdote era stato parroco quasi per trent’anni. Vi giunse nell’ora del catechismo: in quel momento, una bambina uscì per andare alla toilette.
Hai conosciuto don Mario?, le chiese il prete.
Sì!, rispose la bambina, che riferì subito, con un certo orgoglio, di avere svolto un tema su di lui: la maestra aveva voluto che condividessero un episodio che li aveva particolarmente impressionati. Silvia – così si chiamava la bambina – confidò a don Davide che gli avrebbe fatto leggere volentieri quella cronaca. Si dettero appuntamento per la settimana successiva. Lei avrebbe chiesto di andare al bagno e il tema sarebbe stato consegnato. Il prete era felice: quell’incontro gli sembrava un segno del destino. Il giorno stabilito procedette tutto come da copione: Silvia uscì e gli affidò un quaderno un po’ sgualcito. Era aperto alla pagina giusta, in cui campeggiava il titolo del tema in caratteri grossi a stampatello. Parlava di un pellegrinaggio al santuario di Loreto, guidato da don Mario: lui aveva chiesto a due sposi quarantenni di vestirsi come nel giorno del loro matrimonio. Poi c’era un altro giovane marito che avrebbe suonato il sassofono appena superato il piccolo tunnel che immetteva nella piazza. Dopo il canto, tutti ripeterono una frase a voce sempre più alta: io credo, io spero, io amo. Silvia era incantata: non voleva più muoversi di lì, le era sembrato di trovarsi in paradiso, con quelle facce sorridenti, don Mario che piangeva per la commozione, la gente che guardava a bocca aperta e si chiedeva da dove mai venisse quello strano gruppo che in pochi minuti aveva cambiato il volto della piccola città.

23 pensieri su “Frammenti di romanzo (La conquista dello spazio 10)

  1. “quello strano gruppo che in pochi minuti aveva cambiato il volto della piccola città.”

    uno strano gruppo e un prete fuori dal comune che ha cambiato la vita a molti di noi e che continuerà a farlo grazie alle tue parole, ai tuoi ricordi, al tuo romanzo.
    SM

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  2. Nella mia stanza non ci sono solo parole già confezionate, ma anche parole da comporre con pazienza, a volte con fatica.

    saranno le più belle parole, quelle che raccontano una Vita conosciuta fino in fondo.

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  3. Caro Fabry,
    con la tua abile dote di scrittore mi hai fatto rivivere quel giorno a Loreto con Domma e tutta la comunità!
    Spero che, nonostante tutti i tuoi impegni, tu riesca a far fluire in superficie i tanti momenti condivisi con Domma e a farne un best seller – da cui magari trarranno un film… in occasione della sua beatificazione 😉
    Grazie per il bel regalo…anche se, a dire il vero, in questi giorni il festeggiato sei tu!
    Un abbraccio,
    Titti

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  4. Che giornata a Loreto!!
    Indimenticabile e meravigliosa! Ricordo il cerchio… IMMENSO.
    Che bello.
    Voglio leggere ancora!!

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  5. Non appena ho iniziato a leggere mi sono sentita come la piccola Silvia, “incantata” ed anche curiosa di scoprire tutto quello che ci racconterai. Sicuramente ci farai sorridere ed anche commuovere.
    Questa sera andrò al letto con l’entusiasmo di una bambina che aspetta di sapere come proseguirà.
    Un abbraccio.

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  6. Grazie per aver aperto la porta della stanza, nella quale parole scritte, parole pronunciate, parole da scrivere con pazienza e fatica attendono, fanno capolino, provano talvolta a unirsi in una composizione in divenire. Grazie, Fabrizio, per le pagine dal romanzo su Don Mario, che si sono subito affiancate, nella mia lettura, ai racconti della tua Guida pratica all’eternità.

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  7. Grazie,Fabrizio, per questa tua fatica,che porterai sicuramente a termine e fisserà,per noi che l’abbiamo conosciuto,ma anche per altri, il ricordo di Don Mario.
    Don Davide mi ha richiamato alla mente la titubanza ela sottomissione di don Abbondio. Spero lo riscatterai.
    L’inizio è molto promettente. Auguri!

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  8. Grande Fabry, continua così!
    Mi fa un pò impressione leggere la nostra storia, con domma accanto ho sempre avuto la sensazione di continuare tutti insieme a scriverla ogni giorno, molto altro doveva ancora venire e non mi soffermavo più di tanto sul passato, se non come testimonianza di quello che siamo.

    Grazie per il tuo lavoro, garanzia di memoria

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  9. caro fabry,
    sono certa che riuscirai ad arrivare al compimento del romanzo.
    nei giorni in cui senti venir meno l’energia, pensa che hai questo obiettivo e ti galvanizzera’ !
    oggi che sono agli “arresti domiciliari” a causa della febbre, ne avrei letto volentieri un altro po’…vorrà dire che aspetterò con pazienza le tue gocce di memoria.
    un abbraccio
    titti

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  10. Grazie Fabrizio
    Scrivi, vai avanti
    raccontaci questa storia che è stata anche un poco nostra , per quanto siamo stati capaci di condividerla
    e Domma ci parla ancora
    un abbraccio grande
    valeria

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  11. Possiamo sperare in un altro saggio/assaggio?
    A quando il prossimo capitolo?
    Mi auguro proprio che la prima linea ti abbia lasciato un po’ di respiro per questo scritto così avvincente.
    Del resto, se il romanzo urge…non perdere assolutamente il treno dell’ispirazione: se i Turchi ti assalgono, basta non aprire la porta 😉
    A.

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  12. Arriverà, arriverà.
    Stai pur certo che arriverà, perché potrà servire ad una giusta causa!
    Ricordati sempre che non sei da solo a combattere, ma qualcuno dall’Alto ti segue sempre e quaggiù nel nostro piccolo cerchiamo di darti una mano – o almeno di arginare il caos 🙂
    Se poi si installa il videocitofono, forse… 😉
    Un abbraccio fraterno,
    Titti

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