In lotta con Dio

Adelio Valsecchi, In lotta con Dio. Il rifiuto , la fede in alcuni scrittori del XX secolo, Mimep-Docete.

Dall’ Introduzione

………..Gli scrittori, per loro natura, descrivono la realtà del mondo e dell’uomo mettendo in equilibrio o in pieno contrasto, le ragioni della mente e le pulsioni del cuore. I sogni, le astrazioni, spingono l’artista ad uscire dall’immobilità dei concetti per accedere al dinamismo dell’esistenza reale. Ma è difficile decodificare compiutamente le allusioni, le suggestioni, i simboli, le immagini del poeta e del narratore. Ecco la necessità di indagare, senza prevenzioni, insinuandoci nella psicologia dello scrittore, per raccogliere, anche in modo frammentario, le velate sincronie, le molteplici discordanze sul concetto di Dio e sulle sue più varie configurazioni. In alcune opere il volto di Dio è esplicito, in altre si impone un’indagine più approfondita negli  scritti autobiografici, negli epistolari dove il tono estetico è abbandonato per lasciare il posto all’immediatezza dei ricordi e delle aspettative sulla vita, sulla morte, sul Trascendente……………

Lo scrittore Giuseppe Prezzolini per dare significato e senso all’esistenza, cercò Dio in tutto l’arco della sua lunga vita anche se piegato da un sentimento di sfiducia dell’uomo verso l’uomo che nella prima metà del secolo XX ha dimostrato le sue efferatezze, distruggendo la pace tra i popoli e coltivando gli orrori dell’odio. L’umanità, affermava lo scrittore, ha smarrito la sua dignità e si è trasformato in “bestia” per l’uomo.

Tale pessimismo verso la specie umana, ha orientato lo  scrittore a pensare Dio come unico punto  di riferimento che ripristina nell’umanità una ragione per cui vivere. Ma la sua ricerca, con quella irruenza intellettuale che lo distingueva, sebbene fosse  un continuo e disperato cammino   verso la  fede, non  lo affrancherà   dal dubbio; sebbene la matassa delle sue inquietudini avesse raggiunto il capo senza riscontri, il desiderio di Dio lo ha coinvolto per tutta la vita.

Gli scrittori prescelti, hanno espresso, ognuno seguendo un percorso interiore diverso, le loro incongruenze, le loro suggestioni verso il Trascendente che sfugge in parte alla ragione perché è una scelta radicale, che ha come motore il coraggio di definire il senso del credere senza reticenze. L’alternativa è la disperata libertà del rifiuto di Dio : “ A Dio, preferisco i vermi che mi mangeranno”. Ecco l’angosciante scelta, forse non definitiva, di Gabriele D’Annunzio.

Giovanni Papini é invece stato colto dalla fede perché coinvolto dal fascino del messaggio di Cristo, vissuto come intermediario dell’amore di Dio e delle debolezze umane. La sua fede era confortata dalla convinzione che la ragione umana non deve farsi vincere dal dubbio, seppure lo implichi nella dialettica del pensiero, perché l’uomo, per conservare la sua dignità, deve optare “o per la più sconsolata angoscia o per la più temeraria fede. Per gli uomini non vi è altra scelta”. La ricerca interiore di Dio può anche sottendere contraddizioni perché inadeguati sono gli strumenti d’indagine, perché sofferta è l’ultima decisione e infine perché la coscienza dell’uomo per sua natura è modellata da contrapposizioni: bene e male, sentimento e ragione, gratificazioni e sconfitte che incombono sul discernimento retto della realtà e dei suoi significati.

Testimone di questo intimo travaglio è stato Gesualdo Bufalino che proclamava il suo rapporto asimmetrico col Trascendente: “Dio è l’Ossimoro degli ossimori. Non credo in Dio ma me lo sento tra i vestiti e la pelle.” In un mondo in cui l’umanità ha avuto l’arroganza di corrompere anche il bene, Giovanni Arpino ha sollecitato  Dio al suo dovere di protezione, a non mostrarsi come giudice inflessibile dei nostri errori, ad essere più presente nella società degli uomini travolti dal male. Il richiamo interiore a recuperare  significati e valori dell’agire dell’uomo, l’indagine sulle sue radici e sul suo limite, ha disposto Indro Montanelli giornalista e scrittore, verso una scelta ancora indeterminata fra la sua incerta fede atea e la necessità di una ricerca del senso ultimo della realtà che la ragione gli imponeva. E il sentimento di Dio è affiorato inconsapevolmente nella sua coscienza, perché chi cerca la Verità ne ha già in eredità l’essenza. Eugenio Montale che volutamente si isolava dalla tragica epopea dell’odio fra gli uomini e la loro storia, amava rifugiarsi nella bellezza della natura (“là dove anche a noi poveri, tocca la nostra parte di ricchezza”) in attesa che la Verità si svelasse; una Verità originaria, definitiva, giustificatrice della finitezza umana. Ma Dio non si mostra e il poeta disilluso si porta addosso il peso di questa disattesa speranza e rimanda l’auspicato appuntamento a quell’evento a cui l’uomo non può sottrarsi. Ma nel frattempo Dio sembra  lontano ed indifferente al richiamo del poeta.

La fede in Dio di Pier Paolo Pasolini è stata atipica e passionale, legata alla religiosità contadina delle terre friulane, contraddistinta da sentimenti pagani,  bonariamente arroganti. Dio è visto come un pozzo di S. Patrizio a cui attingere quando il bisogno per la sopravvivenza spinge a pregare e richiedere aiuto a Colui che ha creato il mondo e si è assunto l’onere di corrispondere alle richieste delle sue creature. Qualora l’Onnipotente si trincerasse nel mutismo e  non estinguesse i nostri bisogni, la fede si muterebbe in odio e il credente, disilluso,diventa spergiuro, bestemmiatore, reclamando   giustizia. La fuga a Roma di Pasolini, le esperienze che affronterà, spegneranno in parte anche questo imperfetto legame con Dio. L’artista si avvicinerà al messaggio di Cristo nella rielaborazione del Vangelo secondo Matteo ma solo per enfatizzare la sua dimensione umana e configurandolo come simbolo di ribellione al potere costituito, come simulacro di vera giustizia per l’umanità frastornata dal sopruso e dalla demagogia. Cristo viene assunto non come figlio di Dio ma come semplice profeta per l’uomo.

La religiosità  di Mario Soldati è cerebrale, in bilico fra un vitale edonismo e il fascino di un Dio scomodo che insinuandosi in profondità nella nostra anima, lì vi risiede senza scomporsi, in attesa di renderci consapevoli delle nostre incoerenze. Per esorcizzare le sue debolezze, lo scrittore amava pensare che la fede in Dio si dovesse porre in un luogo ideale davanti all’uomo, come speranza escatologica dell’anima, senza la pretesa di coglierla subito. Amava trincerarsi nella segreta convinzione che solo alla fine della vita, quando si vede la realtà con più distacco, la fede diventa un bisogno ineludibile, un dono di cui godere.

Il cambiamento di prospettiva religiosa del laico Leonardo Sciascia nell’ultimo periodo della sua vita, è espresso da un’intensa ricerca interiore che lo porterà a prefigurare una società di uomini basata non più sui canoni della giustizia umana ma sulla solidarietà e carità evangelica.

Salvatore Quasimodo, il divino cantore della povera gente, attraverso l’immediatezza della sua poesia ci porterà alla riflessione  che l’umanità deve “rifondarsi” sui valori cristiani se vuol salvare la sua dignità e non dimenticare i forni maledetti di Buchenvald. Un grande poeta che ha avuto l’umiltà di denunciare la fatica nel sostenere l’uomo che vive in una società dove l’abiezione e il sopruso sembra prevalere sulla giustizia, dove si emargina l’uomo dall’umanità e l’uomo da Dio.

Il mondo poetico di Giuseppe Ungaretti rappresenta il pellegrinaggio di un uomo fra gli uomini in cerca di strategie idonee per capire quale sia la radice del male nel mondo, il senso della vita, il peso del dolore e l’inafferrabile mistero di Dio. Nella sua vita di poeta in perenne conflitto con le ragioni del mondo, si proclamava soldato della speranza, quella speranza che Dio non è mai lontano, anche quando l’uomo fugge nella direzione opposta.

L’esperienza di questi scrittori, contraddistinta da un sofferto dinamismo interiore, ci porta a riflettere sul principio del “credere”. La fede in Dio non è un dono inattivo ma una risposta radicale che si può fecondare solo attraverso un itinerario che parte dall’educazione, dall’ascolto della Sua parola, dall’immedesimarci nei valori evangelici.

E all’uomo spetta l’opzione fondamentale che Cristo stesso è venuto a proporre : amatevi come io ho amato voi. E’ nella Carità che il cristianesimo si compie senza richiedere nulla in cambio. E’ nella ricerca interiore la premessa per capire il Mistero di Dio senza abbandonare la ragione perché anch’essa è dono dello Spirito, senza aver timore di credere che la fede è un rischio perché difende l’uomo da se stesso e lo affranca dal suo limite.

(Per richiedere il saggio: visitare il sito dell’ editrice www.mimepdocete.it mail info@mimep.it

mail  dell’autore   adeliov@tiscali.it)

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