Letteratura e società. (La conquista dello spazio 11)

Torniamo alle sette stanze che avevamo accantonato e soffermiamoci sulla quinta, dove la critica sociologica ci attende per presentarsi brevemente. E’ la più ambigua, perché tra sociologia e letteratura può manifestarsi una sorta d’incompatibilità, considerato che la critica dovrebbe avere una posizione dominante, volendo conservare una propria identità. Eppure la prassi in uso nelle istituzioni culturali ha fatto sì che la sociologia della letteratura non solo venisse alla luce, ma finisse addirittura con l’assumere una fetta consistente nello studio ufficiale della disciplina, annettendo opere in qualche modo contenenti un riflesso sociale, all’interno di una dialettica infinita fra critica storica, filosofica e militante. Il metodo in questione non ha un suo statuto definito: è una costellazione di scritti derivante dall’applicazione delle discipline storico-sociali alla materia letteraria. La sociologia della letteratura supera lo schema degli stili e propone un’analisi sul versante sociologico, destabilizzando alle radici la concezione aristocratica dell’opera – che prevede un uso rigido di forme appropriate a una determinata classe di destinatari: il tutto inevitabilmente arroccato in una élite che emargina i ceti popolari, dalle produzioni prevalentemente orali. La rivoluzione della chiave critica procura una sorta di terremoto che innesca una frana di barriere considerate insormontabili, favorendo l’ingresso di un pubblico mai apparso precedentemente. L’invenzione della stampa è un primo duro colpo a una concezione alta ed esclusiva della letteratura; un solo esempio: del Petrarca, autore colto e poliedrico in latino e in italiano, resta il Canzoniere; il resto si perde con la sua prismatica complessità. Il sonetto diviene un genere dalle forme cristallizzate e convenzionali, buone per ogni evenienza, ragion per cui chiunque può utilizzarlo con le motivazioni più diverse. Ci vuole la rivoluzione industriale, con la crescita del proletariato e della borghesia, per scardinare dall’interno i codici formali dell’istituzione letteraria e dar vita a un’idea di stile individuale pronto a sbaragliare il repertorio rigido della retorica classica e a fare della letteratura un’ “espressione della società” – rendendo nel contempo il pubblico omogeneo come mai era stato prima, grazie all’alfabetizzazione e all’istruzione obbligatoria. E’ proprio tale pubblico a pretendere dalla letteratura di potersi rispecchiare in essa, trasformandola da retorica in sociologia. Nella società borghese le lettere prendono il posto della religione, come forma compiuta di realizzazione umana. La sociologia della letteratura si snoda su strade parallele: da una parte, un’attività accademica che insegue le volute della storia sociale, dall’altra il censimento di una letteratura di massa attenta soprattutto agli indici pragmatici dell’industria culturale. Grande influenza sulla formazione della disciplina esercitò appunto il passaggio da una storiografia politica a una storia sociale, col conseguente trapasso d’interesse dalle macrostrutture di eventi ufficiali all’informalità e ufficiosità di microstrutture della vita quotidiana e del suo immaginario popolare: da una cultura delle classi dominanti alle espressioni alternative delle classi subalterne. Si approda dunque, dalla concezione di una storia letteraria classica, a un’analisi della ricezione del pubblico, in una dialettica continua tra opera e lettore il cui sbocco è la forma dell’elenco di tutte le opere esistenti: a conferma della vocazione bibliotecaria di una storia letteraria mai abbastanza definitasi come disciplina autonoma. (Forse è per questo che vado facendo l’inventario dei libri accatastati nel caos della mia stanza).

25 pensieri su “Letteratura e società. (La conquista dello spazio 11)

  1. E’ vero che dal caos sono nate le stelle. Ma è pur vero che il caos stesso risponde a delle leggi sottostanti che ignoriamo ma di cui conosciamo l’Artefice.
    Solo per integrazione e non per contrapposizione.
    Un caro saluto.
    Francesco.

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  2. Il rapporto fra la letteratura e la societa di oggi e la chiarezza di una diallettica continua,un dialogo vivo e insostituibile come dici tu tra opera e lettore.
    Criticare e formare le due condizione di necessita del lavoro del letterato per la conquista de una conscienza umana piu autentica.
    Mi piace questa frase che adesso non riccordo suo autore.
    La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter piu essere compressi.
    Adesso devo fuggire e tronare alla mia realta.
    Un abbracio
    Rashide

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  3. D’accordo, se sono il tuo problema… tu sei il mio insieme a molti altri. Ho tanti gattacci da pelare e tutti neri come l’inferno.

    Giusto per: battuta assai infelice la tua oltre che nulla affatto cristiana.

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  4. Io ci rido sopra.
    Preparati. Ho una satira già pronta per te. Una satira di Passione. 🙂
    Certo la posizione non è delle più confortevoli, ma confido che tu riuscirai a riderci sopra. 😀

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  5. opere di misericordia spirituale…mmh, qualcosa a che vedere con l’imparare a sopportare pazientemente le persone moleste.

    tosto, eh, ma quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare!
    …e il nostro capitano fabrizio non è uno che molla!

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  6. Okay, allora puoi vederti in croce da me. 😉 Solo che a forza di citarti ti sto facendo una dannata pubblicità, che è tutto grasso che cola. 😉 Sei proprio fortunato nel bene e nel male. ^__*

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  7. Grazie. 😉

    Ma tu andrai a benedire case e persone bussando alle porte come un tempo?
    Mi han detto che è questo il periodo.
    Io non lo sapevo. Cioè, non me ne ricordavo. E’ passato tanto di quel tempo da quando ero piccolo e carino e la mamma mi portava a catechismo e io mandavo il bacino a Gesù come mi veniva chiesto.

    E’ solo una satira. Null’altro. Non vuole essere un attacco alla religione.
    Come ho detto più volte, a me Gesù piace; per le cose che ha detto, 2000 anni or sono, era un rivoluzionario. E lo è anche oggi, perché se si tenessero da conto i suoi insegnamenti, non tutti però, si potrebbe star tutti molto meglio. Fabry, per me Gesù è stato un filosofo, un grande filosofo. Tuttavia non credo nella resurrezione etc. etc. Credo nell’uomo buono che è stato Gesù. Mi basta questo che per me non è poco, perché di bontà e intelligenza ha bisogno l’umanità. Se poi c’è anche la vita eterna, meglio. 😉

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  8. Non si può parlare di letteratura senza considerare la dimensione sociale e politica dell’uomo.Il realismo,il verismo, il neorealismo del cinema italiano del novecento ne sono prove.Anche Boccaccio ci presenta una realtà sociale aderente al suo tempo.Si capisce che ho una certa preferenza per Natalino Sapegno.Vorrei sapere da te,Fabrizio,che sai fare analisi letterarie veramente approfondite, quale società emerge dalla letteratura italiana contemporanea ?

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  9. Dopo Pasqua. Vero. La mia memoria fa un po’ cilecca per certe cose. 🙂

    Ci hai preso in pieno. La penso proprio come Faber. La buona novella è un concept album che tutti dovrebbero ascoltare almeno una volta, indipendentemente dalla propria confessione.

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  10. concordo Beppe.
    bella domanda, Annamaria.
    ti rispondo dal rovescio della medaglia: quale letteratura può incidere sulla società contemporanea? solo quella che da una posizione di marginalità rispetto alla massificazione consumistica imperante si pone come spina nel fianco, come provocazione permanente.

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  11. Ma quando la letterartura che avrebbe una posizione marginale, per un motivo o per un altro, finisce con il diventare un bestseller, che fare? Dobbiamo considerare il bestseller un nuovo soggetto/oggetto letterario sceverato della sua provocazione iniziale? Molto dipende dall’autore, a mio avviso: i più cominciano a tirarsela ed ecco così che finiscono con l’invalidare la provocazione che eppur c’era nel loro lavoro. E diventano parte integrante della massificazione consumistica. Gli esempi da portare sono fin troppi, ahinoi.

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