Porti nei tuoi occhi . . .

due sonetti di Matteo Ciucci [pubblico due sonetti di Matteo Ciucci che già avevamo con piacere letto qui, a.s.]

foto: Matteo Merlano

.

Porti nei tuoi occhi…

Porti nei tuoi occhi un fiore d’autunno.
Non già quello delle piogge di ottobre,
della bruma che avvolge la rugiada
adagiata in silenzio fra i fili d’erba.

E’ l’autunno delle foglie imbrunite,
dei mattini dai tepori gentili,
dai profumi di cuoio conciato,
dal sapore di terra feconda.

E questo tuo sguardo si schiude al mondo
come il fragore di una stagione:
raccoglie calore, offre passione.

Del ragazzo che indugia ad osservare,
non resta che una nuvola cullata
di sogni, o un’anima franta, nel cuore.

.

Due cuori

Ci siamo scoperti a sorridere
in lievi ghirigori di foglie
come due ciottoli di montagna:
ciascuno precipitando piano

Culla di felicità sfiorata,
siamo caduti come gocciole
vogando come rondini in cielo
senza alcun timore di sbagliare

A lungo ti ho attesa pazientando
appianata alla mia bianca fibra,
tenue penombra di comprensione

Mossi un passo come la rugiada
svegliandomi di primo mattino:
per un istante fui perla d’alba

8 pensieri su “Porti nei tuoi occhi . . .

  1. sono emozionata, di quelle emozioni che ti tolgon la favella.
    molto belle, grazie a Matteo Ciucci e ad Antonio, soprattutto.
    SM

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  2. questa è una poesia tenue e delicata che rimanda ai profumi della terra, alla quiete del corpo, al benessere dell’anima…
    il mio genere 🙂
    Complimenti.

    la foto della finestra è una favola 🙂
    c.

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  3. Grazie a tutti,
    ad Antonio per la pazienza e la disponibilità, a Carla per il commento, a Matteo Merlano per la fotografia.

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  4. bella poesia, a volte troppo saporita.
    personalmente aborro le parole tratte dal “poetichese” tipo BRUMA, per intenderci.

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  5. Caro Mauro,
    grazie del complimento e dell’avviso al navigante: ci penserò su, sul serio. Diciamo che, delle due poesie, la prima struttura è più fragile, e quindi più malleabile. La seconda – ma qui il parere è puramente personale – a me pare invece più compatta, quindi più difficile da ritoccare.

    Mentre il tema della prima è una persona specifica, quindi un’occasione privata, quello della seconda è la coppia innamorata. Questo è forse il motivo per cui il secondo testo a me pare più solido: il tema, l’amore dolce, di coppia, addolcito dal tempo, è forse più universale.

    Ti confesso in più che preferisco la seconda anche per una questione di gusti personali. Un mio desiderio sarebbe quello di scrivere “poesia di equilibrio”, di stabilità. Forse un portato dell’effetto dei tempi sulla mia generazione, forse soltanto un tema individuale, non so.

    Per chiudere in leggerezza: senza tirare in ballo le scelta artistica, accetto cordialmente suggerimenti e correzioni da chi magari ha più esperienza, letture, o sensibilità 😉

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  6. Ciao Matteo,complimenti per i tuoi versi,sono delicati e si leggono senza inceppare nelle scelte oscure delle parole poco comprensibili che spesso si incontrano nei poeti contemporanei- quelli che vogliono fare colpo!-.La seconda mi piace molto,hanno entrambe un sapore Dickinsoniano sia nello spirito del sentimento che pervade le cose della natura sia nella scelta lessicale in alcuni passi “fili d’erba,ciottoli…,rondini, rugiada e perla d’alba”.Mi ricorda anche dei versi che ho molto amato dell’altra “Emily”, la Bronte,non avrò l’esperienza e la sensibilità in più che avevi richiesto nel tuo commento ma dal mio sentire semplice- e da appassionata fruitrice della poesia- ti dico che ho apprezzato lo scorrere leggero e pulito dei tuoi versi.

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  7. Cara Francesca Giulia,
    davvero grazie di cuore.

    Dici: “non avrò l’esperienza e la sensibilità in più che avevi richiesto nel tuo commento”. Era solo il mio desiderio di intenti, il “come sarebbe bello se la poesia fosse riuscita così”, un desiderio di chiave di lettura a priori.

    La sensibilità è poi un tratto umano, difficile che manchi a qualcuno. Quanto all’esperienza, per onestà ti dico che, dopo il tuo commento, mi sono persino andato a rileggere un pò di Emily Dickinson.

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