Vita da gatto.

Roberta, detta Bobbi, tornava a casa dal lavoro come tutte le sere, un lunedì sera uguale agli altri. Al solito, era stanca e nervosa. Fare la cassiera in un supermercato non era mai stata la sua più grande aspirazione, ma aveva dovuto accontentarsi. Senza un titolo di studio, se si esclude la licenza media obbligatoria, quasi trentenne, con una prestanza fisica non proprio da top-model, non aveva avuto molte scelte. Il fatto era che stava per troppe ore alla cassa, alle prese con freddi conti, a maneggiare arido denaro di proprietà altrui, sbirciando a malapena quei visi anonimi incattiviti dallo stress e ansiosi di correre altrove. Non ne poteva più. Le sembrava d’inaridirsi anche lei, non vedeva che numeri nella sua testa, non riusciva a pensare ad altro. E dire che anelava a qualcosa di diverso, di fantasioso, leggero e stravagante. Ma cosa?

Il rientro a casa comunque era quanto di più tranquillizzante e riposante si potesse desiderare. Aveva un marito, Mirko, suo coetaneo, che l’adorava come il primo giorno di nozze: vale a dire da ben cinque anni.

La giornata lavorativa di Mirko terminava prima della sua: essendo un impiegato, alle 17,30 era a casa, mentre lei non riusciva mai a giungervi prima delle 20,30. Perciò toccava a lui preparare la cena, e bisogna dire che lo faceva con amore. La sera quindi, da cinque anni a quella parte, vigeva un preciso rituale: Bobbi rientrava, in genere stanca e depressa, Mirko l’accoglieva con un bacio e un sorriso, le massaggiava le spalle, le faceva trovare la tavola apparecchiata, le serviva la cena. E non mancava di aggiornarla sugli avvenimenti della giornata appena trascorsa.

Una perla d’uomo.

E pazienza se poi si addormentava sul divano mentre guardava la TV, o se contribuiva, con quel suo tranquillo e scontato modo di essere, allo scorrere monotono di giornate troppo uguali fra loro.  Nemmeno la domenica riservava sorprese, dato che era dedicata, da sempre, alla visita a genitori e suoceri. Una vita rassicurante.

Mirko però un difetto lo aveva, anche abbastanza serio, secondo Bobbi: non tollerava i gatti. Peggio, li odiava. Lei invece nutriva per quegli animali una passione smodata. Solo dopo molte discussioni qualche mese prima era riuscita a convincere il marito ad adottare un micio. Così era arrivato Silvestro, un cuccioletto appena svezzato che ispirava tenerezza solo a guardarlo. Era nero, totalmente nero, naso compreso: da quel mistero buio risaltavano solo gli occhi verdi da strega, se era sveglio, e il bianco e rosa di bocca e denti, se miagolava.

Mirko non era riuscito ad innamorarsene. Lo teneva sempre a debita distanza; con la scusa di una mai provata allergia, gli allungava volentieri una pedata e soprattutto lo rinchiudeva da qualche parte quando cenavano. Non lo voleva tra i piedi mentre si dedicava a lei.

A distanza di mesi, sembrava che neanche Silvestro potesse intaccare l’armoniosa, quanto un filo noiosa, esistenza di due giovani coniugi senza figli. Anche a questo pensava malinconica Bobbi, quella sera, mentre dall’autobus che la riportava a casa contava meccanicamente le fermate.

Una sera come le altre, quel lunedì sera. Ma destinata a essere diversa.

Bobbi entrò in casa e… Mirko non le venne incontro, non subito. Lo sorprese accucciato a terra, di fronte al gatto, in contemplazione del felino che, dal canto suo, pareva estremamente annoiato. La scena era insolita, a dir poco, ma fu breve. Mirko si alzò quando si accorse della sua presenza: bacio, sorriso, massaggio alle spalle, il gatto chiuso fuori e fu tutto come prima. Più o meno.

Martedì sera, sul solito autobus, Bobbi si era ormai convinta di averla immaginata quella scena. L’avversione di suo marito per i gatti era proverbiale; di certo non era accaduto nulla. Aprendo la porta di casa, però, trovò Mirko a quattro zampe, intento a seguire Silvestro come un’ombra, con lo stesso atteggiamento altezzoso e, si sarebbe detto, con la coda alta come lui. Ma anche stavolta quando la vide si alzò, le sorrise e non accennò minimamente a quello strano comportamento. Né lei osò chiedergli spiegazioni. Sembrava così sereno e pacifico che cenò con lui e cercò di non preoccuparsi. Forse si trattava di una dimostrazione d’amore nei suoi riguardi.

Ma le sere seguenti la storia si ripeté e si arricchì.

Mercoledì Mirko rincorreva carponi il topino finto di Silvestro e lo faceva saltare in aria con le zampe, cioè, con le mani..

Giovedì si leccava le mani (o le zampe?) e se le passava dietro le orecchie, per poi leccarsi anche il resto della pelle.

Venerdì sgranocchiava felice in una ciotola per terra le crocchette per gatti.

Bobbi assisteva sconcertata e affascinata alla metamorfosi del marito. Ma anche a quella di Silvestro. Il quale, sera dopo sera, andava assumendo atteggiamenti sempre più umani. Ormai le correva incontro al suo rientro, faceva balenare nell’oscurità del pelo un bianco sorriso, le strofinava il muso sulle labbra, le si accoccolava sulle spalle sciogliendone la tensione. Sul tavolo c’erano sempre due piatti colmi di crocchette; poi si sedeva accanto a lei e miagolava di quello che era successo durante il giorno, rivolgendole un tenero e verde sguardo ammaliatore.

Il sabato Silvestro si decise a dare una zampata a quell’invadente di Mirko e a chiuderlo fuori. Stava diventando allergico ai maschi umani.

Be’, in fondo la vita, nella sua monotonia, aveva saputo rinnovarsi, pensò Bobbi la domenica mattina. Senza stravolgere ritmi consolidati e rassicuranti, le aveva regalato un piacevole diversivo. Si sentiva serena. Quindi accolse fra le braccia Silvestro e insieme uscirono a fare la consueta visita domenicale a genitori e suoceri.

10 pensieri su “Vita da gatto.

  1. Rammy, ricambio l’abbraccio domenicale, figurati se penso che copi, mica ho il coppyright sui nomi dei personaggi!
    però è buffo che a entrambi sia venuto in mente quel nome…a me ricorda una fantastica gelateria di Spotorno, da Mirko, anni fa era una delle migliori gelaterie del ponente ligure.

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  2. Ma Paolo, non ho nemmeno pensato che tu pensassi che io pensassi a…

    Per quanto riguarda i nomi io a dire il vero lascio che i miei personaggi se lo scelgano da soli. Ci sono quelli che non potrebbero chiamarsi in altro modo, e mica sto lì a vedere quale gli sta meglio.
    Non saprei dirti dunque perchè Mirko, o perchè Bobbi, sono venuti così. Però forse un sospetto su Silvestro ce l’avrei… (oh oh, mi è semblato di vedele un gatto!)
    ciao!!

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  3. una bella fiaba, un po’ pirandelliana e un po’ buzzatiana. tifo per mirko perché sono iperallergica al pelo di gatto e poi perché tutto quel preteso mistero circa i gatti, come per certe persone, mi sa che non nasconde granché. tifo per mirko nojoso quanto mai, ché tanto la creativa bobbi si ritrova un nuovo marito gattesco con cui andare a far visita a genitori e suoceri, perfino! non è che, per caso, la bobbi(t) l’ha fatto fuori il povero nojosissimo massaggiatore mirko? secondo me dalla tua fantasiosissima penna è scappato fuori qualcosa…
    😉

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  4. ma no, ma no, Lucy cara, lo sai che io sono una pacifica! Il povero Mirko è stato semplicemente spedito a farsi un giro domenicale fuori, per conto suo, magari a caccia di topi…
    Peccato per la tua allergia, perchè ti assicuro che a volte un animaletto dà più soddisfazioni di certi umani.
    Posso dire comunque che hai centrato l’ispirazione buzzatiana, nel mio piccolissimo e umilissimo tentativo…
    Un bacione!

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  5. Cara Ramona,
    pensavo si trattasse di casi isolati, ma vedo che si diffondono. Per quanto mi riguarda non mi preoccupo; la cosa non mi ha mai disturbato, solo quando andavo in certi Paesi dovevo prevedere tempi d’ingresso un po’ più lunghi del normale.
    Brava e ciao,
    Roberto

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