Rede vom Gedicht ( Christoph Meckel, Germania 1935)

Rede vom Gedicht

Das Gedicht ist nicht der Ort, wo die Schönheit gepflegt wird.

Hier ist die Rede vom Salz, das brennt in den Wunden.
Hier ist die Rede vom Tod, von vergifteten Sprachen.
Von Vaterländern, die eisernen Schuhen gleichen.
Das Gedicht ist nicht der Ort, wo die Wahrheit verziert wird.

Hier ist die Rede vom Blut, das fliesst aus den Wunden.
Vom Elend, vom Elend, vom Elend des Traums.
Von Verwüstung und Auswurf, von klapprigen Utopien.
Das Gedicht ist nicht der Ort, wo der Schmerz verheilt wird. Continua a leggere

L’arte della guerra del Profeta

di Mauro Baldrati

Se qualcuno nei film cerca risposte etiche, per esempio un riscatto dal male, o l’etica della fuga da un carcere infernale, o l’etica del crimine, come i “criminali onesti” rappresentati da Nicolai Lilin nel romanzo Educazione siberiana, è meglio che eviti Il Profeta, di Jacques Audiard, perché non le troverà. E’ come leggere il Sun Tzu, o l’Arte della Guerra, pensando che è un testo sbagliato perché insegna la strategia militare, mentre è la guerra ad essere sbagliata. E Il Profeta sembra girato, e soprattutto scritto, col Sun Tzu come testo-guida, in particolare questa strofa, che ne costituisce una sorta di manifesto:

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Gli occhi di Caino

di Franz Krauspenhaar

Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. Continua a leggere

LETTERA DI PROTESTA

Ho ricevuto questa lettera di protesta che mi ha parecchio colpito e ho pensato di renderla pubblica. A (piccola) espiazione della mia colpa.

Gentile Autrice, chi ti scrive, con qualche difficoltà a causa di arti non predisposti a tale faccenda, è un rappresentantedella specie equina che tu non hai mai preso in considerazione nei tuoi racconti.                  

Il mio nome è Romeo, e sono un mulo.    

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SI!

Volete voi ancora una forza politica capeggiata da chi, a dispregio del principio di uguaglianza, ha modificato codici e introdotto leggi per evitare processi e giudizi a lui sfavorevoli?

Volete voi ancora credere al partito dell”amore” rappresentato da chi ha guadagnato nel 2009 quasi dieci milioni di euro in più rispetto all’anno precedente, mentre l’emorragia di posti di lavoro procede inarrestabile insieme alla miseria crescente?

Volete voi ancora credere a una coalizione politica presieduta da chi ritiene che un grande problema del paese siano i “comunisti e i magistrati politicizzati” che complottano contro il premier impedendogli di governare? Continua a leggere

Pablo Armando FERNANDEZ – Poesie

Città

Città, chi cancellerà
i miei passi, i miei stupori?
Ricorderanno il giorno
che pranzai in un albergo,
entrai in un teatro,
o errabondo
seguii della notte
i passi frettolosi?
Sapranno che vagai, stretto
il cuore per non lasciarlo,
fra la folla,
rotolare, gridando: “vi amo”,
per ponti e vicoli solitari?
Penseranno che vi incontro,
vi saluto e accompagno nell’ultimo viaggio?
Solo per me la veglia?
Città, nessuno sa
che siete grandi sepolcri.

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Tombeau de mon ami B.

di Linnio Accorroni

La morte questo c’ha di buono: che l’amico morto prematuramente (ma quale è la morte che arriva alla scadenza giusta, quella per cui si possa dire: era ora che lui si congedasse dal mondo?) per noi rimarrà sempre somigliante a come ce lo ricordavamo. Così almeno non si invecchierà ed il suo corpo non subirà lo stillicidio degli oltraggi e dei patimenti che caratterizzano quel massacro che si chiama vecchiaia. È come se i morti ringiovanissero,

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IL TERZO SGUARDO n.1: Il Bardo sullo schermo. Stefano Socci, “Shakespeare fra teatro e cinema”

Il primo sguardo da gettare sul mondo è quello della poesia che coglie i particolari per definire il tutto o individua il tutto per comprenderne i particolari; il secondo sguardo è quello della scrittura in prosa (romanzi, saggi, racconti o diari non importa poi troppo purché avvolgano di parole la vita e la spieghino con dolcezza e dolore); il terzo sguardo, allora, sarà quello delle arti – la pittura e la scultura nella loro accezione tradizionale (ma non solo) così come (e soprattutto) il teatro e il cinema come forme espressive di una rappresentazione della realtà che conceda spazio alle sensazioni oltre che alle emozioni. Quindi: libri sull’arte e sulle arti in relazione alla tradizione critica e all’apprendistato che comportano, esperienze e analisi di oggetti artistici che comportano un modo “terzo” di vedere il mondo … (G.P.)

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di Giuseppe Panella

 

Il Bardo sullo schermo. Stefano Socci, Shakespeare fra teatro e cinema, Firenze, Le Lettere, 2009

L’argomento è, ovviamente, sterminato. Sullo stesso tema trattato nel libro di Socci, mutatis mutandis, c’erano già stati almeno tre libri che si volevano significativi: Shakespeare e il cinema, a cura di Sergio Toffetti e Roberto Vaccino, pubblicato dall’ AIACE e dall’Assessorato per la Cultura della città di Torino nel 1979, il volume collettivo Shakespeare al cinema, a cura di Isabella Imperiali e Americo Sbardella, Roma, Bulzoni, 1985, Ombre che camminano – Shakespeare nel cinema, a cura di Emanuela Martini, Torino, Lindau, 1998 e inoltre un saggio molto importante di Guido Fink intitolato “Shakespeare sullo schermo: “un simile oggetto non esiste” (in Mettere in scena Shakespeare, a cura di Alessandro Serpieri e Keir Elam, Parma, Pratiche, 1987).

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Elezioni. (Logicamente)

da qui

Comunque vada, vinca il migliore. Perché ci sarà un migliore, certamente. Perché un migliore deve esserci. Perché se non ci fosse un migliore, che mondo sarebbe? Perché un mondo senza un migliore sarebbe peggiore. Perché un mondo peggiore sarebbe una rovina, una rovina per tutti, non solo per la parte dei perdenti, ma anche per quella dei vincenti; perché se perdessero tutti, perderebbe il mondo, e se perdesse il mondo finiremmo male; e se finiamo male non ci sarà più niente; non ci sarà un migliore; e se non c’è un migliore, che mondo sarà mai?

Vivalascuola. Riti & detriti

La scuola dell’autonomia ha subito dal 2000 in poi una costante riduzione di personale… Questo impoverimento di risorse professionali diventa un allarme sociale dopo il piano di cui all’art. 64 della legge 133/2008. Le previsioni di bilancio, infatti, danno… circa 87.000 docenti e 45.000 Ata in meno. Questi tagli sono inaccettabili e forieri di ulteriori sofferenze per la qualità della scuola pubblica. La qualificazione e la valorizzazione del lavoro di tutto il personale che svolge, dopo l’autonomia, maggiori compiti con meno risorse umane diventano fattori imprescindibili. Alleggerire i carichi di lavoro del personale, poi, significa migliorare la qualità del servizio scolastico a vantaggio degli alunni (vedi qui).

Riti & detriti
di Anna Leoni

Il collegio docenti
E’ obsoleto quanto un mammut, testimonianza di antichi splendori democratici, e sopravvive a se stesso in una parvenza di senso, come evento mondano noioso, inevitabile ma a volte anche piacevole se ci vai con lo spirito giusto: una specie di festa di prima comunione di nipoti lontani. Continua a leggere

Maria De Filippi (5)

di Emanuele Kraushaar

A parte il fatto che balbetto penso di essere l’uomo giusto per Manila, la ragazza bionda che sta sul trono. E per questo telefono alla redazione di Uomini e donne e la settimana successiva sto a Cinecittà. Scendo dalle scale e inciampo, cado e poi mi alzo e balbettando dico che sono scivolato. So so so no sci scivola scivolato dico e la gente crede che sto prendendoli in giro sia con il fatto che sono scivolato che per la balbuzie. Poi mi sono pure punto con le spine della rosa da consegnare alla ragazza. A quel punto a Maria De Filippi le viene da ridere che non smette più e devono interrompere il programma per qualche minuto.

[Maria De Filippi (1)Maria De Filippi (2)Maria De Filippi (3), Maria De Filippi (4)]

A forza di essere vento

da qui

Gesù disse: uno di voi mi tradirà. Simone disse al discepolo che il maestro amava: Digli, chi è? Quello chinò il capo sul petto di Gesù e gli disse: Chi è? Rispose: Quello cui darò il boccone intinto nel piatto.
E’ la cena dell’istituzione dell’eucaristia. Quel pezzo di pane è ciò che oggi chiamiamo comunione. Il Signore accompagna i passi di Giuda, che si affrettano verso il tradimento. Non lo lascia solo, anche se satan, l’avversario, entra in lui sotto forma di rifiuto e negazione. Continua a leggere

La ricerca del Graal (XVII)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI)


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QUELLE STANZE PIENE DI VENTO di Francesca Di Martino

QUELLE STANZE PIENE DI VENTO di Francesca Di Martino
Einaudi, 2009 – pagg. 190 – euro 15,50

Recensione di Francesca Giulia Marone

Un ritorno alle proprie origini, un viaggio all’indietro nella nebulosa del passato alla scoperta di una Napoli ammantata di odori sconosciuti, l’incontro con un intrigo di volti che nasconde in sé il suo segreto.
È il viaggio di una donna matura, Anna, che si lascia alle spalle il vuoto di una vita irrisolta nelle stanze di una tranquilla casa sul lago nel Nord Italia per tornare sui suoi passi e incrociare la sua ricerca personale con quella del mistero che copre la morte violenta di due giovani amanti.
La vicenda è ambientata in una Napoli dei giorni nostri dove ci sono segni del passato nascosti sotto la patina della modernità. Alì, un ragazzo tunisino che vive con la famiglia alla Pignasecca – quartiere variopinto e saturo di colori e contraddizioni – viene trovato morto, ucciso da un colpo di pistola, così come la sua ragazza Teresella (pugliese d’origine trapiantata a Napoli con il padre), senza una apparente spiegazione al gesto estremo. Li trovano di fronte al mare luccicante di Santa Lucia stretti in un ultimo abbraccio disperato (forse un suicidio?). Continua a leggere

Alfio Farbo

Da: Per chi rimangono accese le luci (Il primitivo editore, 2007)

Dalla sezione heidelberg

Ho contato il centesimo balcone non visto

e i fiori in bilico ai davanzali

di legno sporti senza un battito d’ali

dalla stanza con pareti di carta

stropicciate come i merli di tempera-

matite a colori.

A quelle finestre squadernate dal vento

si affidava ogni luce senza nome

prima che i lampioni abbaiassero alle strade

e le falene volassero addosso ai fanali

delle auto lanciate sopra il fiume.

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Manualetto pratico ad uso dello scrittore ignorante – Filippo Tuena

Esce in questi giorni per i tipi di Mattioli 1885 il ‘Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante’, di Fillipo Tuena.
Ecco un estratto.

Nella precedente puntata ti abbiamo lasciato scrittore ignorante alle prese con la fotocopiatura del tuo dattiloscritto. Nel frattempo, ne hai invano spedite innumerevoli copie. Dopo molte vicissitudini ti ritroviamo a un anno di distanza in attesa di risposte editoriali che tardano o che se arrivano sono negative e ti gettano in uno stato di grande prostrazione.
Per salvaguardare la tua traballante salute e porre rimedio a una situazione che sta diventando insostenibile, con l’avvento dell’estate dovrai applicarti a un esercizio utilissimo ancorché piuttosto complesso: dimenticare il tuo romanzo, cancellarlo,
annullarlo, fare come se non lo avessi mai scritto. Continua a leggere

“Scrittori dell’eccesso: Pardini e Magliani”. Postfazione di Arnaldo Colasanti a “Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo” (Parte II)

[Per gentile concessione dell’autore Colasanti e dell’editore, pubblichiamo la postfazione al volume Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo di Marino Magliani e Vincenzo Pardini, Transeuropa, 2010 (f.s) ]

Qui la prima parte della postfazione

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di Arnaldo Colasanti

3. Il controllo delle piante è il risveglio da una notte vissuta nell’insonnia. È tutto stanco e sporco. Quella «specie di scavo» con cui si presenta Gregorio, il controllore dei contributi per l’agricoltura, non è altro che la cicatrice in cui si stampa questa storia. Magliani narra ciò che è avvenuto dopo – dico dopo il notaio, dopo la separazione dei beni fra Emiliano e Dino Timonti. La pioggia che cade sulle terrazze e annega gli ulivi martoriati dalle mosche non è acqua ma argilla, custodisce in sé il senso derelitto della vita umana.

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Assunta Finiguerra

di Carla Saracino

«Aggia fatte a sarte pe ttanda tiémbe / n’agge chesute de rrobbe e crestijane / tajèrre, soprabbete, giaccune de lane / e ccavezune e ggonne e ggelettiédde […]». In Scurije (Lietocolle, 2005), Assunta Finiguerra scrive d’aver fatto la sarta per molto tempo. Nella schiettezza frontale di questa autopresentazione, la sua voce e la lingua appaiono pulsanti; nell’indeterminatezza del tempo – che non si calcola – Assunta Finiguerra può consegnarci a una conturbante verità: ogni atto che ci sopravviva deve avvenire secondo un preciso esercizio. Riconoscere l’inevitabilità di questo esercizio significa riconoscere il proprio destino. E il destino agisce, spesso, sul lungo periodo, lasciando in una specie di otre itinerante colui che di questa sorte porta il peso: «Chi nassce già segnate da u destine / adda avé a che ffà sembe cu turmiénde / da sole adda affrunduà tembeste e viénde / e ssope o cuarre i vinde fenì abbuole […]». Continua a leggere

Nicoletta Solinas. Ascolta

(Jean-Baptiste Camille Corot)

Ascolta

Non muoverti.
Assorbi i lenti battiti, sentili crescere
nel vespro che avanza.
Fermati e respira forte,
gonfia il petto
come fosse l’ultimo tuffo o l’addio.
Poi torna ad ascoltare.
E’ come un suono il giorno che muore,
il raggio di luce si fa ambra e poi linfa,
e il ramo rigoglioso ti chiama,
piano. Continua a leggere