Massimo Lugli, «Il carezzevole» [Newton Compton]. Un’intervista.

È da lungo tempo che non pubblico un articolo su La poesia e lo spirito.
Ho scelto di parlare di e con Massimo Lugli, terzo classificato al premio Strega 2009, dopo aver seguito con interesse la sua partecipazione di qualche settimana fa al TG La7. In termini televisivi potrei dire che “buca lo schermo”. Mi è arrivato così nitido e intenso il suo amore per la scrittura, è così sincero e spontaneo il suo con, che non ho potuto fare a meno di mettermi in contatto con lui. Volevo conoscerlo meglio, come persona, come giornalista e come scrittore.
Massimo Lugli ha appena pubblicato l’ennesimo romanzo per Newton Compton. Inquietante il titolo: Il carezzevole. L’autore me ne ha spiegato il motivo nel corso dell’intervista.
Gli ho chiesto di inviarmi qualche riga bio-bibliografica. Ed è così che si è presentato. Da parte mia posso solo ringraziarlo per l’estrema gentilezza e per la disponibilità.
Ora, però, lascio spazio alle sue parole.

«Sono nato a Roma il 9 maggio del lontano 1955. Ho iniziato a fare il giornalista a Paese Sera nel 1975 e 10 anni esatti più tardi sono entrato a Repubblica, dove lavoro ancora oggi. Ho vinto il premio nazionale “leader di cronaca” e ottenuto tre riconoscimenti al  “cronista dell’anno” nelle varie edizioni. Ho scritto Roma Maledetta (1998), La legge di Lupo solitario (2007), L’istinto del Lupo (2009) e Il Carezzevole (2010). Ho praticato judo, tae kwon do, karate (1 dan), un po’ di full contact e attualmente (da 20 anni) tai ki kung e wing tsun. Le arti marziali sono la seconda grande passione della mia vita. O forse la prima».

Gaja Cenciarelli: Ho avuto modo di ascoltarti durante l’intervista che ti hanno fatto al TGLa7, qualche giorno fa. Hai definito la cronaca nera la forma più nobile di giornalismo. La tua professione quanto influisce nei romanzi che scrivi?

Massimo Lugli: La mia professione influenza moltissimo i miei libri ma anche, se mi permetti, viceversa. Ho deciso di fare la nera a vita perché, a mio parere, è la forma più letteraria di giornalismo. Mi spiego: raccontare un omicidio, un rapimento o una sparatoria vuol dire descrivere azione, sangue, pathos, sentimenti estremi. In due parole si tratta di scrivere un racconto. Un pezzo di giudiziaria, di politica, di cronaca bianca non sarà mai la stessa cosa anche se magari si tratta di settori tradizionalmente più “nobili”. Lo sport, secondo me, è scrittura all’ennesima potenza ma non ci ho mai capito un accidente (se non un pochino di pugilato) quindi quando, a 19 anni, ho cominciato a fare il giornalismo tutte le mie ambizioni di scrittore si sono condensate nella nera. E in gran parte lì sono rimaste.

GC: Dalla cronaca alla narrativa. Come mai hai deciso di iniziare a scrivere romanzi?

ML: Il primo romanzo l’ho scritto a 23 anni e sto ancora aspettando un editore. Dopo Roma Maledetta ho tentato, con lo stesso insuccesso, di farmi pubblicare un poliziesco con una (a mio parere) bella figura di poliziotto inquieto e praticante di tai ki. La legge di Lupo solitario era il mio ultimo tentativo con la narrativa e fortunatamente la Newton lo ha accettato, lanciato, valorizzato. Non sarò mai grato abbastanza agli editori che hanno creduto nel mio lavoro… e magari hanno dimostrato, se mi permetti la presunzione, di aver visto giusto.

GC: C’è, nel giornalismo, qualche limite che la narrativa ti ha permesso di superare [a parte, ovviamente, quello evidente della lunghezza]?

ML: Sì tantissimi e soprattutto formali. Nel giornalismo, bene o male, ci sono regole e stilemi che vanno rispettati. In un pezzo non scriverei mai “redde rationem” e tantomeno “coglioni”. Nella scrittura sei signore e padrone: puoi alternare periodi di una parola sola a frasi lunghe una pagina, puoi spaziare dal turpiloquio agli arcaismi, puoi fare quello che ti pare finché il lettore ti segue. E poi… La gioia di non dover dare notizie, notizie, notizie, di far volare la fantasia. Impagabile.

GC: L’istinto del lupo (Newton Compton) si è classificato terzo al Premio Strega 2009. Cosa è cambiato, per te, dopo quella serata? Hai avuto modo di seguire le polemiche seguite alla vittoria di Tiziano Scarpa?

ML: Lo Strega, in parte, mi ha cambiato la vita, mi ha dato visibilità e mi ha fatto conoscere al grande pubblico, è stato un’occasione unica e uno stress da infarto ma benedico la chanche che ho avuto e che ho cercato, da outsider senza speranze di vittoria, di giocarmi al meglio. Le polemiche, ovviamente, le ho seguite ma non vorrei commentarle. Ho una grandissima stima per tutti e cinque i finalisti, scrittori “veri” (a parte lo splendido L’ultima estate scritto meravigliosamente bene da un’esordiente settantenne) che hanno molto da insegnarmi.

GC: Il tuo ultimo romanzo si intitola Il carezzevole. Puoi raccontarci qualcosa di questa tua ennesima fatica letteraria?

ML: Il carezzevole era il carnefice imperiale nell’antica Cina. L’uomo senza volto dei tormenti più atroci, il boia di fronte a cui tremavano anche i mandarini d’alto lignaggio. Il mio personaggio prende in prestito queste caratteristiche, rapisce ragazzi e ragazzi, li tortura seguendo un percorso quasi iniziatico ispirato ai cinque elementi (acqua, terra, legno, fuoco e metallo) e li uccide. Come portavoce sceglie Marco Corvino, giovane e trasognato cronista di nera che ha appena iniziato a lavorare in un quotidiano di sinistra (siamo negli anni ’70, ogni riferimento alla realtà è voluto) e tra i due si instaura, a poco a poco, un rapporto complicato e perverso. Marco scoprirà la seduzione del male assoluto che lo cambierà per sempre. Al tempo stesso, racconto la formazione e le mille avventure di un cronista di nera in quel periodo di sangue e di violenza.

GC: Anche nel caso di Carezzevole ti sei ispirato a una storia vera?

ML: Sì e no. Tutta la parte del Carezzevole è fantasia, tutto quello che riguarda la cronaca (che spesso assume il tono leggero della commedia) è realtà pura, tratta di peso dalla mia esperienza di 35 anni in mezzo alla strada. Marco Corvino, ovviamente, sono io.

GC: È il terzo libro che pubblichi con Newton Compton. Come sono i rapporti con il tuo editore? Ti senti libero di scrivere quello che vuoi?

ML: I miei editori sono persone squisite, di una gentilezza e signorilità d’altri tempi ma sono anche autentici samurai. Combattono per vincere senza paure e senza limiti. Mi sono sempre sentito libero come una farfalla. Non credere che sia una sviolinata ma al di là dei rapporti professionali ci sono quelli personali (che contano di più) e sono lieto d’aver incontrato sulla mia strada persone come Maria Grazia, Vittorio e Raffaello Avanzini oltre al loro incredibile staff di lavoro.

GC: Quali sono – e sono state – le tue letture preferite?

ML: Il mio autore cult è Mario Vargas Llosa, irraggiungibile. Adoro i romanzi storici, vado pazzo per Bernard Cornwell e mi piacciono i polpettoni dell’indimenticabile Gary Jennings (da cui ho attinto certe idee del protagonista “in viaggio”). Tra gli italiani leggo con grande piacere Andrea De Carlo, Margaret Mazzantini e l’esilarante Andrea Vitali. Il libro che mi ha cambiato la vita è stato Conversazione nella cattedrale (Llosa) e (ca va sans dire) Guerra e pace.

GC: Nella testa o nel cassetto c’è già qualche nuovo progetto?

ML: Sì, vorrei scrivere un romanzo sulla battaglia di Crecy, nell’agosto del 1346 in cui un piccolo esercito di arcieri inglesi armati di “long bow” fece strame della cavalleria francese guidata da Filippo VI, una sorta di metafora della lotta di classe ma non so se mi sento pronto. Devo rifletterci un po’. Nel frattempo, magari, potrei far tornare Marco Corvino…

8 pensieri su “Massimo Lugli, «Il carezzevole» [Newton Compton]. Un’intervista.

  1. Qualsiasi autore avrebbe meritato di vincere lo Strega 2009, ma non Tiziano Scarpa. Scandaloso. E temo non sarà meglio quest’anno: i prodromi per portare sull’altare un’altra ciofeca ci sono tutti. Anzi, si accettano scommesse. Chi sarà mai il vincitore? Mistero di Pulcinella.

    Posso dire che odio Gary Jennings: non si riesce a leggere. Una vera tragedia per il romanzo, per la fiction, per la storia con la s minuscola. Bernard Cornwell: che sarebbe? Paccottiglia prestata alla moda del romanzo storico. Del finto romanzo storico: oggi tutti scrivono romanzi storici, e di storico non c’è un’acca. Vedi Tiziano Scarpa, ad esempio.

    Scandaloso lo Strega. Scandaloso Pennacchi.

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  2. Io e Massimo Lugli ci conosciamo da 30 anni. Non abbiamo mai lavorato nello stesso giornale ma, semmai, sempre in giornali tra loro concorrenti. “Colleghi” a prescindere ci definiamo noi giornalisti, anche se in realtà siamo rivali. Massimo è uno dei pochissimi che mi sento di definire collega, a tutto tondo. Mi sembra superfluo, dunque, augurare a lui e a “Il carezzevole” straordinari successi.

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  3. Ho appena finito di leggere Il Carezzevole di Massimo Lugli…devo dire un romanzo interessante, ben scritto, generalmente con un buon ritmo, ogni tanto mi è sembrato che girasse un pò a vuoto però nel totale un libro ben oltre la sufficienza…conferma secondo me che nel campo della letteratura probabilmente ancora produciamo delle cose dignitosissime e nella media…perchè penso che per giudicare un settore non vadano giudicati i picchi ma il livello medio…e il livello medio della letteratura italiana mi sembra molto più dignitoso di altri campi (penso al cinema)…

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  4. Romanzo veramente ottimo. Per me Massimo Lugli è lo scrittore noir italiano più interessante insieme a Massimo Carlotto.
    Buona l’idea di continuare con Marco Covino ma io continuerei anche la storia di “Lupo solitario” che spero non sia esaurita: la “bilogia” potrebbe continuare in una trilogia perchè il personaggio è davvero intrigante

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  5. Massimo , sono patrizia garofalo e la nostra conoscenza risale a tanti e tanti anni fa a Roma.
    Anch’io ho continuato a scrivere e ritrovarti è stato splendido..ti abbraccio forte
    patrizia

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  6. Ho appena finito di leggere Il Carezzevole,avevo gia’ letto Il lupo,anche questo noir mi e’ piaciuto moltissimo,e’ scritto bene,la storia e’ coinvolgente,mi sono identificata subito con questo ragazzo pieno di passione e di buona volonta’che desidera fare il lavoro che sente di amare,sopportando anche frustrazioni e batoste,mente nel contempo scorre parallela la storia terribile della personificazione del male,della follia.della violenza,che,si sa,esercita sempre una certo fascino ma con cui bisogna confrontarsi,per vincerlo.

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