“Preghiere per far piovere”

Giovanni Monasteri, Preghiere per far piovere, Starrylink

Protasis

Angelo, alleviami tu delle parole
che come angeli biechi stanno
appollaiati sul cuore. Insegna loro
il volo, in volo portale con te,
umile messo della corte dei cieli,
voce e valletto del supremo re.

Quando Gli parlo con fiducia,
distoglie da qui lo sguardo e dice a se stesso:
fiducia! parola fraudolenta
e infida, cara ai mercanti e ai baciapile.

Quando Gli parlo con amore,
distoglie da qui lo sguardo e dice a se stesso:
amore! moneta falsa, facile soldo
in questa zuffa e per tanto soldato.

Se offro in modico omaggio la mia umiltà
alla sua paga potenza, Lui dice a se stesso:
non toglieremo ai lupi la mite preda
per darla in cibo ai cani.

Se parlo del mio dolore, e ne cerco il nome,
e chiedo lenimento o riparazione,
Lui china il capo e pensa: dovrebbe dunque
emendarsi la Nostra Divinità?

Lui china il capo e pensa: dovrebbe dunque
commuoversi la Nostra Divinità,
la Nostra Scienza emendarsi?
Dovremmo Noi premiare la petulanza?

Insegnami un’altra lingua, un nuovo latino,
angelo, cortigiano dell’Empireo,
tu che intendi il Suo verbo da vicino.

Compieta del malato terminale

Luminoso ti chiamo innanzitutto;
perché tremo nel buio dei marosi
che allo scafo del cuore sento battere.
E ti chiamo grande, ma ti figuro,
più che immenso, di alta statura.

Sarà bello, divino padre e madre,
sfilarsi dal letto sudicio e accucciarsi
nel tuo grembo d’ovatta e di cristallo.
Oh il nido azzurro dove si stipano i santi
come uccellini cantando acuti canti!

Fasciati in bianche bende, ci adageremo
in te, ospite luce, tiepida stanza.
Ad angeli infermieri confideremo
le cure di una dolcissima degenza.

Per i nostri defunti

Signoriddio, che strazio!
Io con questi miei occhi
ho visto i suoi chiudersi – gesù.
Nel gelo di quel vetro
ho visto condensarsi
lacrime di sangue e pus.

Perché raccontarlo? E a chi?
E perché in versi, poi?
Lo dico a te: padre nostro,
io l’ho visto morire.
E di che mala morte! Gli ho tenuto
la mano – gesù, che spavento!

Non voleva, mordeva il boccaglio.
Ha sofferto, si è dibattuto.
Poi la zampa implacabile
che lo teneva inchiodato,
spremuto l’ultimo fiato, lo ha lasciato.

E svanì sugli zigomi
la recente visione della fine,
come sul vetro freddo
la traccia del respiro.

Taci. Niente più mai,
neppure il suono delle angeliche trombe,
turbi il marmo perfetto della sua fronte.

2 pensieri su ““Preghiere per far piovere”

  1. Se l’opera tutta è all’altezza di questi testi (e non c’è motivo di dubitarne), hai scritto un grandissimo libro. Non vedo l’ora di poterlo leggere.

    Forti iniezioni di “ginestra” nel corpo esangue di un Nietzsche disarmato, e in disarmo, che si guarda riflesso in uno specchio che rimanda l’immagine di un Socrate “scettico” – simbolo di un’umanità che cerca disperatamente di “riprendere il volo” dal fondo memoriale delle sue radici recise.

    Complimenti, Giovanni.

    fm

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  2. Mi confondi, caro Francesco. In effetti il richiamo a “la ginestra” non è inappropriato (se ho capito bene il riferimento).
    Vorrei poterti mandare il libro. Ho già chiesto a Fabrizio di darmi il tuo indirizzo.
    G

    "Mi piace"

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