Supernatural Horror del Falco

di Mauro Baldrati

“Il romanzo non sta mai nella trama, sta nella scrittura” scriveva il giallista Marco Vichi. In fondo non è difficile inventare buone trame nel giallo. Con studi approfonditi, lavoro di documentazione, e una buona capacità di sintesi si può impostare un intrigo avvincente, con dinamiche e variabili interne, colpi di scena. Ma, precisava Vichi, un’ottima trama può generare un brutto libro giallo, quando i personaggi sono pedine senza spessore, funzionali solo all’intreccio, i dialoghi irreali, gli ambienti rigidi scenari. E’ la scrittura che fa il libro, la sua forza evocativa, i suoi codici e sussurri, o le sue grida, le sue allusioni. Probabilmente questo vale per tutta la narrativa, ma è particolarmente vero per il giallo. E per il noir. Ma che differenza c’è fra giallo e noir? E l’horror? Non dobbiamo avere timore delle definizioni di genere, anche perché negli ultimi tempi gli scrittori assumono le sembianze di navigatori, e i generi li attraversano, li usano per altri scopi. Si può affermare che quando il giallo contiene elementi predominanti di ansia, inquietudine, angoscia, senso di turbamento, ossessioni, insomma tutte componenti “nere” di pesatura variabile della psiche umana, si ha il noir: crimini efferati, atmosfera di minaccia, di catastrofe incombente. E quando queste componenti esplodono, come una furia che si scatena, e l’angoscia libera fino in fondo tutto il suo potenziale distruttivo e negativo, entriamo nell’horror.

Questa progressione di stili, scrittura efficace e sviluppi delle trame sembra attraversare per intero il romanzo noir L’ombra del falco, di Pierluigi Porazzi, un redattore di Sugarpulp che ha esordito in febbraio per l’editore Marsilio. C’è una trama complessa, con trappole narrative, sembianti che ci sviano, ci illudono di avvicinarci alla verità e invece ci confondono e ci portano fuori strada. E ci sono personaggi forti, ben tracciati, gente “normale” che rappresenta fino in fondo tutta la banalità del male che sta nell’indifferenza e nel conformismo. Siamo a Udine, città di provincia snaturata, e subito entriamo in un’atmosfera nera persino più angosciante dei crimini di un serial killer che rapisce giovanissime ragazze e le uccide barbaramente, dopo averle torturate, smembrate e stuprate. Conosciamo i vertici del potere locale, il commissario capo, il suo vice, il procuratore, tutti individui scostanti, squallidi, che credono unicamente nel “lecchinaggio”, nel clientelismo, fannulloni e viziosi, morti nell’anima e nel cervello, che vogliono solo trovare un colpevole di comodo per poter finalmente smettere di lavorare e intascare lo stipendio a sbafo, e compiacere il presidente della Regione, il loro padrone, implicato in mille traffici, in mille imbrogli e affari sporchi. Non c’è un raggio di luce in questo mondo, mentre il killer continua a colpire e l’ansia del noir sale alle stelle. Viene richiamato in servizio l’ex agente Alex Nero, che si porta dietro tutto il suo passato di tragedia, la sua famiglia sterminata da un serial killer cui dava la caccia, il Becchino, perché il serial killer attuale scrive messaggi indirizzati a lui. E qui sembra arrivare l’onda lunga di altri noir di gran classe, lo stile e i personaggi di altri maestri, come Michael Connnelly, uno dei re del noir americano, con gli agenti Hieronymush Bosch e Terry Mc Caleb, sorta di cow-boys duri e disillusi che non solo devono combattere contro i serial killer, ma anche contro i loro superiori. O lo stesso Alan Altieri (ringraziato in fondo al libro), col suo Andrea Calarno, uno degli ultimi cavalieri del Verbo in guerra contro l’apocalisse del mondo morto.

La storia va avanti spedita e incalzante, con la giusta dose di “tensione sospesa”, con progressioni horror che “scoppiano” qua e là nello splatter, nel camp quando entrano in scena i procuratori e i commissari sfaticati, nel gore durante le apparizioni del killer, col suo sadismo e la sua follia, mentre continuiamo a chiederci chi è l’assassino, che fine farà Nero – che nel frattempo è diventato un accusato e un ricercato – e se la luce, un raggio di luce, potrà di nuovo splendere in questo lembo di terra morente.

Non è un libro per tutti, ma questo è normale, perché nessun libro moderno è per tutti. Ma la domanda che si poneva Savinio nel 1938: “Dove sono i mostri della criminalità, dove i re del delitto?”, quando criticava il giallo italiano dell’epoca, feuillettonistico e iperletterario, in questo romanzo sembra trovare più di una risposta.

3 pensieri su “Supernatural Horror del Falco

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