Manualetto pratico ad uso dello scrittore ignorante – Filippo Tuena

Esce in questi giorni per i tipi di Mattioli 1885 il ‘Manualetto pratico a uso dello scrittore ignorante’, di Fillipo Tuena.
Ecco un estratto.

Nella precedente puntata ti abbiamo lasciato scrittore ignorante alle prese con la fotocopiatura del tuo dattiloscritto. Nel frattempo, ne hai invano spedite innumerevoli copie. Dopo molte vicissitudini ti ritroviamo a un anno di distanza in attesa di risposte editoriali che tardano o che se arrivano sono negative e ti gettano in uno stato di grande prostrazione.
Per salvaguardare la tua traballante salute e porre rimedio a una situazione che sta diventando insostenibile, con l’avvento dell’estate dovrai applicarti a un esercizio utilissimo ancorché piuttosto complesso: dimenticare il tuo romanzo, cancellarlo,
annullarlo, fare come se non lo avessi mai scritto.
La questione si porrà imperiosa perché apparirà evidente che nonostante i primi successi – a questo punto avrai considerato eccezionale l’unica lettera di risposta che t’è pervenuta e che ti concedeva qualche possibilità, tuttavia ormai senza esito – sarà la disattenzione a dominare la scena; il disinteresse sembrerà ormai essersi appropriato del tuo dattiloscritto e tu stesso, a un’ennesima rilettura critica e puntigliosa, dovrai constatare quanto in effetti il tuo testo, che prima ti sembrava perfetto, lasci a desiderare. Le sue ingenuità, gli errori di sintassi, la consecutio temporum approssimativa ti balzeranno agli occhi con evidenza gridando la tua imperizia come fossero il fantasma senza pace di Amleto sulle mura di Elsinore.
La rilettura compulsiva dei tuoi scritti sarà dolorosa ma esiziale in tal caso. Per allontanarti dalla tua scrittura, per disprezzarla come merita, dovrai provare nausea e disgusto per il tuo velleitarismo. Dovrai ripeterti la frase che molti scrittori ignoranti prima o poi sentono
di dover pronunciare come una liberazione: chi me l’ha fatto fare. Finirai per recitarla continuamente, come una giaculatoria che tuttavia non produce nessun esito miracoloso.

Per favorire questa caduta vertiginosa verso il grado zero dell’autostima sarà essenziale eseguire alcuni esercizi faticosi ma necessari: alternare la lettura di brani del tuo romanzo
con frammenti significativi di altri autori universalmente celebrati.
Dovrai compiere questo esercizio più volte nel corso della giornata e per molti giorni consecutivi.
Di solito, per decidere di smettere di scrivere, potrebbe bastare a un narratore ignorante e non molto determinato la rilettura di un autore di medio calibro. Solitamente, dopo quattro pagine di Schnitzler (un nome a caso) qualunque scrittore ignorante dovrebbe sentenziare la propria incapacità anche se non tutti gli scrittori sono così obiettivi e
cedevoli. Nel tuo caso, poiché sei molto ignorante e molto presuntuoso sarà necessario un surmenage di letture e bersagli più ambiziosi.
Saranno inutili le mezze misure. Pensa in grande, osa il massimo: alternerai ai tuoi scritti incerti brani celeberrimi di Omero, Platone, Dante e Shakespeare, focalizzando la tua attenzione su alcune perle perfette della loro scrittura. Il confronto con questi quattro autori dovrebbe bastarti e convincerti a deporre le armi.
Poiché nessuno ama ritenersi mediocre, l’unica cosa che ti resterà da fare sarà dimenticare l’occasione del tuo disagio, il motivo scatenante della tua mediocrità. Cancellarlo definitivamente, metterci una pietra sopra e liberarti così dall’ossessione che ti ha travolto per
più di un anno della tua vita. Dimenticando, lasciando cadere la tua tragedia nell’oblio farai come se non avessi mai scritto un romanzo che del resto sembra, a ragione, ignorato da tutti.

Ti accorgerai ben presto che questo sollievo sarà temporaneo e che ci vorrà ben altro per liberarti del demone del pubblicare perché avrai ormai maturato un’anamnesi della tua malattia che consente una via di fuga dal vicolo cieco nel quale sei avventatamente precipitato.
Perché ti renderai conto che non è lo scrivere male a procurarti pena infinita, a renderti degno di commiserazione; non è il confronto con i grandi a umiliarti. No, ti accorgerai che al punto in cui sei il tuo problema sarà un altro, molto più dozzinale: desiderare di
essere pubblicato e ti renderai conto che non servirà a nulla paragonarti ai grandi della letteratura. Tu non starai cercando la scrittura assoluta. Non hai nessun interesse alla bella pagina, al nitore, alla freschezza delle immagini e alla profondità dei pensieri. Pur
se all’inizio sarai stato mosso da questo lodevole e nobile desiderio, nel corso del tempo l’obiettivo sarà mutato e ti troverai consunto e divorato soltanto dall’ansia spasmodica di vedere il tuo nome stampato sulla copertina di un libro. Solo questo conterà per te. Forse
ti potrà tornare utile la memoria di un’esperienza erotica avuta in gioventù. Ricorderai di aver avuto una relazione clandestina con una donna molto bella, elegante e desiderabile.
Nonostante il piacere sessuale ti soddisfacesse in pieno t’era sempre rimasto l’amaro in bocca per la clandestinità che copriva quel rapporto.
Dopo i primi tempi non volevi limitarti a possederla in camere di alberghi appartati o in incontri clandestini in macchina, lontani da tutti. Tu avresti voluto essere visto con lei. Avresti voluto che gli amici ti notassero. Che la relazione fosse pubblica. Questo certamente per inorgoglirti di una così grande conquista. Volevi essere gratificato dal pubblico apprezzamento. Volevi fare la ruota del pavone.

Analogamente, pubblicare vuol dire soltanto rendersi pubblici. Far conoscere quel che si è capaci di fare. Non vuol dire rendersi migliori. Né migliori amanti, né migliori scrittori.
Del resto, risultato vano il tentativo di lettura comparata coi grandi, proverai la soluzione inversa: ti tufferai a capofitto nell’inferno dei mediocri. Leggerai libri di scrittori dozzinali, furbetti, sciatti per provare disgusto e dei libri e della scrittura e del mercato editoriale.
Preferirai indirizzarti verso autori che hanno successo, un successo per te inspiegabile e immeritato, e leggerai almeno un paio di dozzine di libri, scegliendo i più venduti, le edizioni più economiche e fastidiose alla lettura: caratteri piccoli, carta scadente, rilegatura improbabile, inchiostro puzzolente, copertine pacchiane. Ti soffermerai
sui brani più inconsistenti, inutili, abborracciati ripetendoli anch’essi ad alta voce, così come avevi fatto con i classici, e t’ingegnerai a provare disgusto, a disamorarti.
Sarà un esercizio facile e fruttuoso. Effettivamente la lettura di scrittori scadenti – per i quali provi tra l’altro un’invidia feroce e irreprimibile in quanto anche scrittori di successo (le due cose spesso procedono di pari passo) – produce sempre disamore allo stesso modo che una pietanza disgustosa o un odore nauseabondo allontana il desiderio di mangiare.
Passerai alcune settimane a leggere scrittori inutili o fastidiosi. Ve ne sono infiniti e di ogni tipo, ma ti converrà limitare il campo d’azione a un paio di generi (sarà più facile così notare ripetizioni e scopiazzature, clichè e banalità): penso a giallisti italiani che imitano gli americani, ad americani che ambientano romanzi nel rinascimento italiano, o peggio
ancora a giallisti italiani che scrivono romanzi rinascimentali ambientati in Italia fingendo d’essere americani (questi due ingredienti congiunti potranno bastare per farti vomitare la bile; come variante potrai dedicarti alla lettura di romanzi in cui l’uso del dialetto è insistito
e irritante, furbesco e ammiccante).

Frequenterai librerie dove i librai non ti conoscono e dove chiederai consiglio specificando i termini della tua ricerca: libri brutti. Noterai con orrore che i librai prenderanno i testi che richiedi da pile infinite, e che nei retrobottega si nascondo montagne di libri simili da dove
attingono a piene mani. Meglio ancora, piuttosto che le librerie frequenterai le edicole e le cartolibrerie dove ti soffermerai per ore davanti gli espositori stracolmi di best-sellers, la stagione estiva si presta benissimo a questa attività. Le edicole delle cittadine di
villeggiatura e delle stazioni ferroviarie sono sommerse da libri orribili e vendutissimi e ti troverai facilmente a dover scambiare qualche parola con lettori entusiasti ed onnivori che comprano quei libri a vagonate e li divorano con foga, davvero persi nelle vicende che stanno leggendo. Non potrai in alcun modo approvarli e anzi, li paragonerai ai tifosi che incontravi allo stadio quando andavi a seguire la tua squadra del cuore e ti sembravano ottenebrati, travolti da un’ansia che tu non riuscivi a giusstificaree nel mediocre spettacolo cui assistevi – poiché la tua squadra del cuore perdeva e tutt’ora perde molto spesso le partite del campionato – e di tutta quest’esperienza ti rimarrà uno splendido paragone: un brutto libro è noioso quanto una brutta partita di calcio.
Allora proverai veramente disgusto per la scrittura, per l’oggetto libro così lontano dall’immagine idealizzata che ne avevi. Sarà quello il momento in cui crederai d’esserti liberato della tua scimmia sulla schiena e per una settimana o forse più non riprenderai in mano il dattiloscritto né leggerai altri libri, dicendoti che se ne può fare
a meno visto che i libri fanno a meno di te e persino di notte, prima di addormentarti, finalmente dopo mesi e mesi di ossessioni eviterai di pensare a quel tuo figlio lontano dagli occhi e perduto chissà dove. Riacquisterai il buonumore e la serenità degli onesti e dei giusti, sarai persino attraente, desiderabile e desiderato. Sarai veramente rinato.

Tuttavia…
…tuttavia un giorno, in un momento d’ozio o di distrazione, ti tornerà alla mente senza nessun motivo apparente una battuta di una tragedia di Shakespeare e riapparirà il nitore perfetto d’una pagina scritta, l’aria fresca di primavera, il canto degli uccelli che tornano trascorso l’inverno, la passeggiata serale delle adolescenti sul lungomare, il gioco del pallone, l’andare in motocicletta, la penombra di una camera da letto dove una donna è distesa in attesa dell’amante, il silenzio di una via innevata, lo sguardo di un bambino da dietro la finestra che osserva di notte la neve scendere su quella strada, il passante
che l’attraversa lasciando impronte scure e che nasconde un segreto innominabile.
Verrai travolto dal desiderio irrefrenabile d’essere altrove mentre sarai perduto in queste immagini e ti sembrerà che nonostante molti siano gli autori scadenti e i libri inutili e pochi i grandi autori e i libri necessari, forse varrebbe la pena di fare un altro tentativo, di giocare la sorte ancora una volta perché senti intimamente e profondamente che
potresti far parte dei pochi e dei grandi, anzi sei certo di farne parte indipendentemente dai giudizi degli altri e ancora una volta ti sveglierai un mattino bellissimo con quest’idea fissa, con quest’ossessione dannata che ti danna ma ti costringe a procedere, con questa
voglia di opporti alle avversità e che ti fa sentire vivo come mai avevi creduto di poterlo essere.

18 pensieri su “Manualetto pratico ad uso dello scrittore ignorante – Filippo Tuena

  1. “andare in motocicletta, la penombra di una camera da letto dove una donna è distesa in attesa dell’amante”
    La moto soprattutto, che è femmina (come si capisce da quattordici anni in su) e racchiude un’idea precisa dello spazio e del movimento. Molti autori su due ruote motorizzate: Thomas E. Lawrence, Céline, Che Guevara, Pirsig (sopravvalutato), il nostro Trevisan…
    È un’ironia un po’ facile quella di Tuena, il bersaglio grosso non si può mancare.
    Segnalo recente discussione su Tuena, Marani e Albani sul blog Vibrisse.

    "Mi piace"

  2. l’unico modo per sfuggire al demone della pubblicazione è: non scrivere. Io l’ho fatto. Non posso dire di essere contenta né di essere scontenta, sono diversa, questo sì. E debbo dire che ora che non scrivo la vita mi scivola via, prima l’appuntavo, la rileggevo, la fermavo, la guardavo con occhi diversi, era più piena, forse. L’unico modo per sfuggire al demone che ti fa stare sveglia di notte, che ti fa isolare dal mondo, che ti fa incaponire su un’immagine, un’idea, su una parola è: non scrivere.
    E quando proprio non resisti scrivi una paginetta su un blog, non consumi carta, non costringi amici e parenti a leggerti, non rechi danno a nessuno.
    Non ho letto il manualetto di Tuena ma penso che val la pena riflettere sul fatto che ci sono troppi libri brutti e inutili prima di sedersi a tavolino e scriverne un altro simile o peggiore. Certamente (come tutti credo) non penso di aver scritto libri brutti, tutti, credo, pensano di aver scritto un libro bello e necessario, proprio come pensavo io, però quando mi sono trovata a leggere libri di amici e conoscenti e ho esclamato “ma questa è spazzatura!” mi è sorto un dubbio: anche loro leggendo i miei libri hanno fatto la stessa esclamazione? Questo ed altri motivi, che non cito perché non interessebbero a nessuno, mi hanno fatto decidere due anni fa d chiudere con la scrittura. Non è facile ma neanche impossibile. Ciao Lucia

    "Mi piace"

  3. Grazie Paolo per il consiglio ma spero proprio di riuscire nel mio intento, di guarire definitivamente da questa specie di malattia che è lo scrivere.
    Dedicherò più tempo alla lettura perchè di libri belli e interessanti e necessari ce ne sono per fortuna! Posso fare a meno di scrivere ma sicuramente non posso e non voglio fare a meno di leggere. Ciao Lucia

    "Mi piace"

  4. come nella musica, quando ascolti, ad esempio, un blues di B.B. King non potrai mai essere come lui…ma, talvolta, lo spirito del blues lo puoi catturare in quel “passante
    che attraversa la strada lasciando impronte scure e che nasconde un segreto innominabile.” 🙂

    "Mi piace"

  5. Ho aspettato 7 anni a pubblicare il ‘Manualetto’. Ne erano usciti alcuni brani su ‘Satisfiction’ che avevano suscitato curiosità e allegria, soprattutto le volte che li ho letti in reading pubblici. Vorrei sottolineare qui, dopo le polemiche apparse su Vibrisse, che il mio non è un manuale che suggerisce agli aspiranti scrittori come scrivere o non scrivere. Né si sogna di ironizzare su di essi. Piuttosto analizza, attraverso la mia esperienza personale, lo stato d’ansia che attanaglia chi decide di scrivere un romanzo e prova a pubblicarlo.
    L’ho sperimentato sulla mia pelle e pensavo fosse interessante farlo conoscere. Il libro, ripeto, è assolutamente autobiografico e si basa esclusivamente sulle mie esperienze personali. Inizia un mattino di maggio – ricordo perfettamente la sensazione di quel giorno – quando decisi di scrivere un romanzo e termina quando ancora ero in attesa che qualcuno del mondo dell’editoria mi desse una risposta positiva.
    Se vogliamo è narrativa autobiografica. Un tentativo. Ma tutta la scrittura è un tentativo di avvicinarsi al vissuto. Sia quando la si attua, che quando la si recepisce leggendola.

    "Mi piace"

  6. bel testo sì, grazie, a me il dèmone è venuto tardi, col finire del millennio scorso, prima non ci pensavo, poi l’ho deviato sui saggi scientifico-letterari, mah, vediamo, non ho alcuna intenzione di farlo passare con la forza…..

    "Mi piace"

  7. Scusate ma la mia opinione è che questo manuale non aiuta proprio nessuno, o meglio, è propone l’eutanasia per curare un raffreddore.
    Uno non va in palestra per vedere che la gente ha i muscoli più grossi di lui e quindi avere una ragione per smettere.
    Io credo che spetti a un editor o a un agente smontare caso per caso un romanzo sulle cose che non vanno e non a un manuale smontare tutti gli aspiranti senza distinguere.
    Scusate, ma tutto questo entusiasmo per libri come questo mi fa venire la nausea.
    Perché non un manuale tipo “la guida del Gambero rosso” dove si passano in rivista i premi letterari validi e le fregature? E al capitolo finale un bel “vinca il migliore”, non “rassegnati, fai schifo e anche se c’è gente che fa più schifo di te loro pubblicano e tu no”…

    "Mi piace"

  8. Joe, mi riesce difficile accostare il tuo commento al mio libro. Il Manualetto non parla di quello che tu dici. E’ un libro autobiografico e racconta – ribadisco – le angosce, i sensi di colpa, le vergogne che aggrediscono una persona che decide di provare a pubblicare.

    Non vuole dissuadere. Racconta soltanto sensazioni provate.
    Mi sono messo in gioco senza nessun intento critico verso altri, tant’è che il finale mi sembra sottolineare l’ineludibilità della pulsione a scrivere. Non so. Non capisco.

    "Mi piace"

  9. Certo, capisco che tu non abbia voluto scrivere qualcosa per dissuadere, ma nei commenti di gente che loda il tuo operato vedo gente che dice di sentirsi meglio ad aver smesso di scrivere, di gente che nel tuo manuale vede un’ode alla presa di coscienza che ‘beh, io non ce la potrò mai fare’. Chiariamo però COSA non potranno mai fare: pubblicare con un editore importante? beh, questo è diverso, perché ce la faranno in pochi, solo i più bravi o i più raccomandati, dipende dai casi e dall’editore.
    Ma oggi come oggi qualsiasi wannabe ha la sua via di fuga: Oggi come oggi siti come Lulu o Boopen o ilmiolibro offrono a tutti di pubblicare anche i peggio schifi. Io che lavoro in editoria ne ho comprato uno la settimana scorsa, nonostante ci fossero errori come ‘sù’, ‘stà’ nell’anteprima, perché l’argomento mi interessava e non viene trattato in Italia. Questa gente non si ritiene ignorante e come vedi ha trovato anche il sistema di scrivere sgrammaticato e farsi comprare da gente che lavora in editoria e con l’autopromozione. Sì, sono scrittori ignoranti ma ci credono, si autopubblicano, si autopromuovono e ci guadagnano pure. Quindi, se il vero saggio è colui che sa di non sapere, che vantaggio ci trae uno che si ritiene ignorante dal tuo manuale? Non voglio offenderti anzi, io mi congratulo con te se sei arrivato a farti pubblicare. soprattuto se lo hai fatto con le tue forze, ma se il tuo proposito è buono, dai commenti mi è sembrato di stare nel reparto “aspiranti suicidi creativi”, il che mi manda in bestia: spesso il proposito e l’effetto conseguito sono due cose diverse, vedi la dinamite o l’energia atomica e l’uso che viene fatto.
    Saluti
    Joe

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.