Alfio Farbo

Da: Per chi rimangono accese le luci (Il primitivo editore, 2007)

Dalla sezione heidelberg

Ho contato il centesimo balcone non visto

e i fiori in bilico ai davanzali

di legno sporti senza un battito d’ali

dalla stanza con pareti di carta

stropicciate come i merli di tempera-

matite a colori.

A quelle finestre squadernate dal vento

si affidava ogni luce senza nome

prima che i lampioni abbaiassero alle strade

e le falene volassero addosso ai fanali

delle auto lanciate sopra il fiume.

Dalla sezione versi sparsi

* * *

Piove di sotto i menti diritti

scrutate oblique tra le ciglia le facce

scurite dagli ombrelli protesi di nere

membrane unghiate e manici

ossuti.

Tu nascondevi un pacchetto sotto il maglione

perché non lo bagnasse fuori la pioggia.

Dal progetto Apocrifia zen

Dalla sezione Koan apocrifi

Caso XIII

Presentatosi di buon mattino al proprio maestro Lin-chi, Hsing-hua chiese i compiti della giornata: – Cosa devo fare oggi, maestro?

– Smettila di chiamarmi così, non sono il tuo maestro.

– Come non lo siete? Sono vostro allievo ormai da molti anni.

– Beh, in ogni caso non è compito mio dirti cosa fare.

– Ma voi lo dite sempre, maestro.

– Se pure lo dico, non te lo impongo.

– Ma veramente, maestro, voi lo imponete.

– Se pure lo impongo, non ti controllo.

– Ma voi controllate sempre lo svolgimento dei compiti assegnati.

– Se pure li controllo, non ti punisco.

– Ma certamente voi mi punite, maestro!

– E ci mancherebbe anche! Sono il tuo maestro!

Poesia

Non accettare ordini da alcuno

ma sappi quali sono i tuoi compiti.

Prendi pure ordini da chiunque

purché egli non sia il tuo maestro.

Cammina per la tua strada

senza levare i talloni di terra

dispiega fino all’ultimo grado

la coda screziata degli occhi:

sempre ai margini passano

gli sconosciuti.

Dalla sezione Haiku barbari

PRIMAVERA XI

Fetta di torta:

spolverano zucchero

ali di vespa.

ESTATE VIII

Ora di spegnere.

Piccolo insetto sullo schermo,

dove te ne andrai?

AUTUNNO XII

Sotto l’ombrello

lo scroscio della pioggia

mi ha infracidito il cuore.

INVERNO VI

Piccolo sorriso.

A bocca chiusa splendono

i denti della luna.

IN UN GIORNO – POMERIGGIO

La mano del mendicante

tra poco dimenticherò persino

di averla ignorata.

Altre poesie non classificate

* * *

La linea ingenua della tua spalla adolescente

scollinava senza indugi per le mani giunte

sui ginocchi come giunchi.

Il ritaglio triangolare dalla scapola bianca

testimoniava la superficialità

di questo veleggiare.

* * *

È leggero il sonno

come il passo delle formiche

sul marmo freddo in cucina di notte

la giacca svestita

entrando nella stanza, e un estraneo

che cerca di fare piano.

2 pensieri su “Alfio Farbo

  1. il libello di Farbo è molto bello, anche per (anziché “anche se ha”) le sue ingenui(ni)tà (termine dello stesso autore) – è una sorpresa trovare i suoi versi anche qui.

    saluti.
    Giampaolo

    "Mi piace"

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