QUELLE STANZE PIENE DI VENTO di Francesca Di Martino

QUELLE STANZE PIENE DI VENTO di Francesca Di Martino
Einaudi, 2009 – pagg. 190 – euro 15,50

Recensione di Francesca Giulia Marone

Un ritorno alle proprie origini, un viaggio all’indietro nella nebulosa del passato alla scoperta di una Napoli ammantata di odori sconosciuti, l’incontro con un intrigo di volti che nasconde in sé il suo segreto.
È il viaggio di una donna matura, Anna, che si lascia alle spalle il vuoto di una vita irrisolta nelle stanze di una tranquilla casa sul lago nel Nord Italia per tornare sui suoi passi e incrociare la sua ricerca personale con quella del mistero che copre la morte violenta di due giovani amanti.
La vicenda è ambientata in una Napoli dei giorni nostri dove ci sono segni del passato nascosti sotto la patina della modernità. Alì, un ragazzo tunisino che vive con la famiglia alla Pignasecca – quartiere variopinto e saturo di colori e contraddizioni – viene trovato morto, ucciso da un colpo di pistola, così come la sua ragazza Teresella (pugliese d’origine trapiantata a Napoli con il padre), senza una apparente spiegazione al gesto estremo. Li trovano di fronte al mare luccicante di Santa Lucia stretti in un ultimo abbraccio disperato (forse un suicidio?).
Spinta dal desiderio di indagare nel fatto di cronaca riportato in un trafiletto di giornale, Anna abbandona il vuoto della sua vita fatta di gesti tranquilli in cui non sente più l’eco della vera se stessa e parte per la sua città di origine armata di un taccuino con il volto di una donna-gatto e di mille domande tese a carpire il segreto non solo della morte dei due giovani innamorati, ma anche di se stessa e della donna che sente di non essere più.
La Di Martino con una scrittura densa, ma mai urlata, con uno stile delicato, arricchito da molte suggestioni e immagini di realtà mediorientali, ci trascina con Anna nei meandri dei ricordi d’infanzia, dei tradimenti e delle bugie.
Di Anna scopriamo ferite mai rimarginate del tutto, nelle vie cariche di odori e di cibi dei vicoli stretti di Napoli come i suk maghrebini in cui si mescolano culture e lingue in quell’intreccio tipico che è ancora parte di una napoletanità che, come in un caleidoscopico groviglio, insegue il sogno di spiegare la sua bellezza multiculturale.
Anna si perderà nelle difficoltà dell’incomprensione, della diffidenza e delle tante facce della violenza umana; assaporerà i profumi e le scaglie dei ricordi che, poco alla volta, ricostruiranno su di lei la percezione della vita in ogni sua forma; sfiorerà di nuovo un sentimento amoroso con un maturo e scaltro avvocato, e attraverso la lettura del diario di Teresella lascerà entrare nel suo cuore un vento nuovo, un progetto di vita e di verità che prima di allora aveva perduto.
La domanda che il lettore si pone a mano a mano che si inoltra nella vita degli immigrati insieme ad Anna è: perché una matura insegnante è interessata alla vicenda di due giovani in una città ormai distante da lei per storia e per sedimentate vicende ormai dimenticate?
Anna parte con una giustificazione banale: l’interesse a una ricerca per un saggio sugli adolescenti e i giovani che ha cercato di comprendere nella sua professione di insegnante; ma presto percepisce dentro di sé l’urgenza di rimettere la mano nel costato dell’esperienza personale. Un’esperienza dolorosa, perché non è sempre la ragione che ci avvicina alla verità, ma il cuore.
Anna non ha mai chiuso realmente i conti con Napoli, né tanto meno con il suo passato familiare; e forse cercando le risposte al probabile suicidio di Alì e Teresella cerca di ricomporre il puzzle della sua memoria e del buio anaffettivo in cui è calata anche riguardo al rapporto con i suoi due figli adulti. La vita non le appartiene più: le è estranea, come forse la vita che quei due ragazzi hanno sentito impossibile a vivere.
Scopriamo con Anna che la diversità fra le culture e i popoli può diventare un non-incontro dove anche il significato della parola “per sempre”, abusata dagli innamorati di ogni terra, riflette l’impossibilità di una univoca concezione della vita. La diffidenza è il muro che si erge fra il sentimento di due ragazzi che altro non vorrebbero che la pace attorno a loro, ma sembra non esserci più speranza per nessuno. La parola stessa, in cui Anna crede, ci tradisce e ci allontana, ma alla fine è la parola che nella sua essenza più profonda ci restituisce il senso della vita chiudendo il cerchio attraverso la pura semplicità di Teresella e il suo diario: “… l’uomo tuo è più di tutte queste cose assieme, è come se una ha un figlio che pure è il suo uomo. E se io gli voglio tutto questo bene che posso fare per non farlo essere quello che vuole diventare?”.
Indietro non si torna, ma la Di Martino – a differenza della Ortese – dal mare della città si lascia lambire l’anima, scaldare il cuore che la fa restare lì, nella città dove le ombre del suo passato insieme con quella di Teresella non le porteranno più inquietudine, ma una familiare compagnia. Alzando lo sguardo dalla pagina, sentiamo che la Di Martino al di là della tragedia umana e la disperazione di una Napoli soffocata dall’incertezza del vivere lascia entrare un vento fresco, un vento di speranza.
Francesca Giulia Marone

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Francesca Di Martino, oltre a questo libro ha pubblicato tra gli altri Foemina Ludens (Bompiani 1977), Africa, oh Africa (1991) e Fontana a mare (2001), entrambi per Marsilio, Briganti (Aiep 1999).
(Massimo Maugeri)

3 pensieri su “QUELLE STANZE PIENE DI VENTO di Francesca Di Martino

  1. Cara Giulia Marone, ho trovato per caso la tua bella recensione al mio libro in La poesia e Lo spirito: fino a ieri non avevo un mio blog e sto cominciando a fare i primi passi in questo labrinto di nomi,di contatti, di voci conosciute e non. Sono commossa dalla finezza e sensibilità con cui hai parlato del romanzo, e ti ringrazio di cuore, Francesca Di Martino

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  2. Carissima signora Di Martino, sono lusingata dalle sue parole e la ringrazio per aver apprezzato la mia recensione al suo romanzo, ma soprattutto la ringrazio per averci saputo donare pagine così belle e intense sulla mia città.Spero di venirla a trovare sul suo neonato blog a cui faccio i migliori auguri, a lei naturalmente grandi auguri per la sua attività di scrittrice.In questo labirinto di nomi e parole di sconosciuti è sorprendente quanto sia emozionante incontrare persone e sguardi con cui sentiamo di poter condividere sensazioni, magari poi qualcuno ha la possibilità di passare anche dall’incontro virtuale ad una vera stretta di mano.Spero di poterlo fare con lei alla prima occasione.
    un caro saluto
    Francesca G Marone

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  3. Cara Francesca, certamente se mi capiterà di venire a Napoli, che è rimasta la città della mia anima, ti cercherò per conoscerti di persona, e così ti prego di fare se verrai a Roma. Mi credi se ti dico che nessuna recensione e nessuna presentazione ha trovato il filo conduttore del mio romanzo, tra le tante letture che ne hanno fatto?
    Io sono tutta ‘scritta’, almeno nei dati essenziali, vorrei sapere di te invece qualcosa di più. Puoi, ti fa piacere? Con il tu, da amiche, così com’è stato facile intendersi al di là della distanza fisica e degli anni. Francesca Di Martino

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