LETTERA DI PROTESTA

Ho ricevuto questa lettera di protesta che mi ha parecchio colpito e ho pensato di renderla pubblica. A (piccola) espiazione della mia colpa.

Gentile Autrice, chi ti scrive, con qualche difficoltà a causa di arti non predisposti a tale faccenda, è un rappresentantedella specie equina che tu non hai mai preso in considerazione nei tuoi racconti.                  

Il mio nome è Romeo, e sono un mulo.    

Credo di potermelo arrogare, questo sacrosanto diritto di scriverti una lettera formale di protesta, che indirizzo a te e a tutti coloro che si dimenticano di noi. E con noi intendo, oltre che i muli come me, anche i bardotti e gli asini. Equini di seconda scelta, secondo voi.
I cavalli hanno un altro sindacato, e comunque loro sono considerati già abbastanza. Gli Equini più esotici, poi, come le zebre, occupano un posto più alto sulla scala umana dei valori, perciò non parlo nemmeno per loro.

Tu in passato hai scritto storie di cani, gatti, lupi, pecore e ragni e sì, anche cavalli.
Si può sapere perché non ci hai dedicato, in positivo, qualche pagina della tua arte? Perchè non fai di un mulo il protagonista di un tuo racconto?

Che poi, non è che noi poveri muli non siamo proprio nominati, tutt’altro! Più volte ho sentito te e altri che si definiscono scrittori (no, tu non lo fai, lo so, però di fatto sei una che scrive e dunque rientri nella categoria) nominarci solo in senso spregiativo: “Quel somaro di…”, “Cocciuto come un mulo”… Lo so, non è tutta colpa tua, o vostra, è un modo di dire molto diffuso, ma ciò non toglie che sia insultante.

Che cosa abbiamo fatto di male per essere usati come termine di paragone offensivo? Solo perché abbiamo le orecchie lunghe e un carattere forte non vuol dire che siamo peggiori dei nostri parenti cavalli. Anzi. Abbiamo molti meriti. Te ne cito qualcuno, per rinfrescarti la memoria.

Hai studiato certamente la Storia, la Grande Guerra. Saprai che si è combattuto a lungo anche sulle montagne che segnavano i confini tra nazioni vicine da secoli, solo momentaneamente nemiche. La lotta era dura, i soldati male equipaggiati, gli inverni rigidi. Automobili e camion non potevano passare per certi sentieri impervi per portare viveri e munizioni ai ragazzi in difficoltà. Qualcuno ha cominciato ha servirsi di un mulo, forse per caso. Si scoprirono in loro doti incredibili di resistenza e frugalità, oltre che di dolcezza e affidabilità. Bastava loro poco per vivere, lavoravano molto, trasportavano pesi incredibili sui basti, arrivavano ovunque percorrendo vie impervie (hai mai sentito parlare di “mulattiere”?). Chiedevano solo un po’ di rispetto e di amicizia, e di solito li ottenevano, perché il rapporto con l’uomo, in quelle dure circostanze era simbiotico e fraterno.

Lo sai, vero, che da allora i muli sono stati adottati dagli Alpini? Per decenni hanno rappresentato lo spirito di sacrificio e di abnegazione del milite ignoto. Uno di loro, uno sconosciuto come tanti, ha saputo interpretare questa amicizia dando voce a noi che voce non abbiamo, scrivendo una preghiera al suo conducente. Ecco, quello sconosciuto sì che fece una cosa bella.

Io sono orgoglioso di essere un mulo. Anche se sono nato in un’epoca di pace e non ho conosciuto la guerra. Anche se non posso vantare avi gloriosi, e non potrò trasmettere il racconto delle gesta eroiche ai miei figli, perché a noi muli non è dato procreare.

Ero arruolato anch’io, fino a pochi anni fa, nella BRIGATA CADORE. Andavamo in esercitazione, io e i “bocia”, sulle montagne, a montare e smontare campi, dividendo notti stellate e marce estenuanti. Lo sai di certo, perché io ti ho vista… eri una ragazzina di città in vacanza, anno dopo anno ti ho vista crescere. Ti ho osservato ammirare con la bocca aperta e sorridente la nostra marcia di rientro in caserma. Certo, il dubbio che guardassi quei bei giovanotti che accompagnavano noi muli c’era, ma io ho sempre pensato che invece guardassi me. In città non vedevi creature come noi, mentre di giovanotti ce ne sono sempre stati in abbondanza ovunque.

Se ci pensi bene ricorderai che c’era uno dei soldati muli che scalciava sempre quando passava vicino alla tua porta, specie se tu eri là fuori a guardarmi… Il povero burba di turno qualche volta faticava  a tenermi, ma non ho mai fatto del male a nessuno. Volevo solo essere certo che mi vedessi, che ti accorgessi di me. E non dei ragazzi!

Insomma, ho fatto marce ed esercitazioni come tutti soldati. Poi l’esercito italiano ha deciso di eliminare me e i miei compagni muli, per risparmiare sulle spese e perché ormai eravamo inutili. Non ci sarebbe stata un’altra guerra tra i valichi, non serviva più l’amico indefesso che lavorava a testa bassa senza chiedere nulla in cambio.

Così è mancato poco che finissi al macello. Ho rischiato la pelle senza combattere, ed ero ancora nel fiore degli anni. Mi ha salvato solo una colletta di appassionati “veci”, che ancora, bontà loro, mi mantengono nel culto dei tempi andati.

Al povero asino invece, pensa, è toccata la sorte di essere considerato da sempre simbolo dell’ignoranza umana. Perché? È un essere così mite, così saggio! Un paragone più sbagliato era difficile da imbroccare. A mio giudizio l’asino è un essere eccezionale. Estremamente versatile, ha fatto di tutto nel corso del tempo.

Cominciamo da miniere e gallerie. Prima che fossero inventati binari e carrelli da trasporto, le miniere c’erano già. I detriti o i carichi preziosi erano affidati ai somarelli, che vacillavano sotto il peso delle grandi ceste, ma non si fermavano mai.

E secondo te, cara Autrice, come si ricavavano l’olio o la farina, un tempo, quando non esistevano macchinari? Era sempre il solito asino che attaccato ad un giogo girava la ruota della macina o del frantoio. Frumento e olive erano frantumati dal monotono, interminabile percorso circolare di questa povera creatura. Giorno dopo giorno. Anno dopo anno. L’alternativa era l’aratro. Su e giù per un campo che non finiva mai, dall’alba al tramonto.  Sì, mi dirai che anche i cavalli hanno fatto lo stesso mestiere. Non sono stati tutti dei Tornado o dei Furia, eroi da film. E non erano tutti stalloni cavalcati dai grandi eroi della storia (ma tu lo hai mai saputo di che colore era il cavallo bianco di Napoleone? Si sprecano saggi e tomi pazzeschi, per definirlo). Ma la campagna era dei poveri, e non tutti si potevano permettere il cavallo, che è molto più grosso di un asino e mangia dieci volte tanto….

L’umiltà dell’asino è leggendaria, tanto che è stato scelto come cavalcatura da frati caritatevoli, da re in penitenza e perfino da un Santo, se è vero, come si racconta, che S. Francesco aveva un asino per compagno. E vogliamo ricordare chi era che scaldava un certo Bambino, nato in una fredda sera di dicembre, così povero da non avere panni? Il fiato di un asino ha salvato la vita al Bambino che sarebbe diventato Re.

Alla faccia degli stalloni con pedigree.

È solo un accenno, ma può bastare a rendere l’idea. Nessuno di noi merita appellativi disonoranti.

Personalmente sono figlio di un asino e di una cavalla. La mia mamma è stupenda, il mio papà è saggezza vivente. Credi che a me non sarebbe piaciuto nascere cavallo? Essere bello come mia madre, avere una lunga criniera, lucente per le amorevoli spazzolate, ed essere apprezzato da tutti… Essere ammirato, conteso, esibito… Essere un grande campione, vedere le mie foto sui giornali ed rilasciare interviste per la TV…

Avrei voluto anche diventare padre, ma non è possibile. L’uomo crea a suo piacimento, senza curarsi dei sentimenti altrui. Noi muli maschi siamo sterili mentre le femmine hanno solo qualche minima possibilità di diventare madri. E come se non bastasse ci sterilizzano. Così noi delle gioie dell’amore e della paternità non conosciamo niente.

Poi dicono che siamo cattivi.

Vorrei vedere un maschio della tua specie, cara Autrice, al posto mio.

Ma per tornare al nostro discorso, alla fine ho accettato di essere un mulo, ma non tollero di sentirmi sminuito. Sono bello anche io, a modo mio, sono onesto e lavoratore. Ho la mia dignità, e per questo esigo lo spazio necessario tra le pagine di un libro, per rivendicarla.

Non ringrazio per quello che sento come mio diritto. Voglio solo lanciare un appello ai miei simili. Asini, muli e bardotti, siate forti! Prendete coscienza del vostro valore, non siete secondi a nessuno. Fate come me, dite sempre la vostra, quando occorre; non subite più in silenzio.

Per ora ho finito cara Autrice, ma vorrei che ci ritrovassimo, un giorno. In uno dei tuoi prossimi racconti.

Guarda che ci conto!

Romeo.

10 pensieri su “LETTERA DI PROTESTA

  1. Il mio incondizionato appoggio a Romeo! Ah, come ha ragione!
    Voglio dirgli di non dare troppo peso a ciò che gli umani stabiliscono attraverso percorsi mentali contorti e aridi, sempre superficiali, ingrati, spesso malvagi e privi di riconoscenza.
    Un piccolo, delizioso mulo, ogni estate, accompagnava, in campagna, i miei giochi di bambina, figlia della città, mi divertivano i suoi salti, le giravolte, i calci che dava all’aria e il dolce modo con cui si avvicinava alla mammella della sua bella e bianca mamma.
    Sì, Romeo, hai ragione in tutto e per tutto e mi auguro che presto qualcuno scriva di te e faccia giustizia di tutte le cavolate, che si ripetono nel tempo.
    Con tanti auguri anche al bardotto e all’asino.
    Grazie di questo bel pezzo e felice Pasqua a tutti.

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  2. Cara Ramona,
    bene hai fatto a seguire i passi di Jiménez e di Jammes, dietro ai loro miti quadrupedi: ve’, senza attaccarsi alla coda!
    Ci son ben altri asini e muli, senza coda e in cravatta, cui invece è d’uopo voltare le terga;
    non senza però girarsi ogni tanto per controllare ciò che fanno o vogliono fare, non si sa mai.
    Buona Pasqua e un abbraccio,
    Roberto

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  3. Carla e Flora: grazie! Anche a me i muli hanno segnato i ricordi di ragazzina, perchè è vero che per me, che venivo dalla città, vederli sfilare era uno spettacolo quasi commovente. E quando sono stata più grande e ho capito cosa hanno contato veramente questi animali nella nostra storia, li ho davvero adorati.

    Roberto: ma lo sai che solo mentre rileggevo il finale di questo pezzo mi sono accorta che l’appello accorato rivolto ad asini e bardotti poteva essere molto attuale e rivolto a noi stessi? “Non subite più in silenzio!”… potrebbe essere l’inizio di una rivoluzione necessaria….

    Grazie a tutti e ricambio gli auguri di una buona e serena pasqua

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  4. Tutto il mio affetto a Romeo, a tutti i suoi simili, agli asini, ai cavalli sia “purosangue” sia “da soma”, ai cani maltrattati o abbandonati, ai gatti bruciati vivi per superstizione, alle vittime dei cacciatori con il fucile o con la trappola per cardellini e a tanti altri esseri innocenti sacrificati dall’egoismo umano, anzi, dalla malvagità.
    Giorgina

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