Gli occhi di Caino

di Franz Krauspenhaar

Vittorio è un manager milanese spesso in Spagna per lavoro. Ma non solo per questo. La sua passione per la grande nazione iberica si mischia agli affari, così che Salamanca, la città castigliana famosa soprattutto per l’università, diventa la sua seconda patria, o forse addirittura il suo luogo d’approdo dell’anima. Nella Spagna e nella tauromachia Vittorio trova quello che l’insipida monotonia di Milano non potrà mai offrirgli. Il cinismo da commendatori, la sveltezza dell’incedere affaccendato dei milanesi, lui lo sa bene, non portano da nessuna parte. Certo, Vittorio è lì, nella città natale, che prende il lavoro; ma poi, per fortuna, si tratta di svolgerlo altrove. E la Spagna si è formata in lui come il luogo della realizzazione. Un mondo pieno di passioni che coinvolgono a tal punto i nativi che anche uno straniero si puo’ fare prendere facilmente da questo morbo vitale, tra il simbolico e il surreale. La plaza de toros è il luogo-non luogo dove tutto puo’ succedere: soprattutto che la morte sia compiuta in un preciso rituale. Ecco, la morte, ritualizzata dalle corride, entra in gioco, nel gioco della vita dell’italiano “locale fuori patria”, quando un noto prete di Salamanca, don Agustin viene ucciso. Il protagonista trova il corpo, assieme ad alcuni amici spagnoli. E poi la vicenda, sviluppata in una narrazione parallela tra il 76 e il 96, quando Vittorio torna dopo tutto quel tempo a Salamanca e tutto, o molto, è cambiato, si muove in un modo che, attenendo piuttosto al giallo, è meglio per il lettore di questo pezzo non sapere. Basti dire che i personaggi tratteggiati da Ferrazzi sono risplendenti di cruda verità, che il genere giallo qui viene usato per essere scavalcato, un po’ come nel migliore Duerrenmatt, e che il romanzo – di cui forse il titolo è la cosa meno riuscita – racconta principalmente del passaggio del tempo, della ricerca di una patria della vita, dell’anima, della morte alle cinque che avviluppa non solo un rituale, ma anche un modo di vivere, di pensare, di crescere. La Spagna di Ferrazzi è vera e brutale ma anche mitica. Come non pensare all’Hemingway sonoro, baluginante e infine immenso di Morte nel pomeriggio? Dal grande romanziere americano Ferrazzi ha preso l’amore per le corride, un certo gusto intenso per le cose della vita, una capacità di orizzontarsi in bilico guidato tra la smagatezza di un’esperienza robusta e la voglia, tutto sommato, di sorprendersi a ogni stoccata del destino. In questo equilibrio tra opposti sta il sapore intenso di questo romanzo, che si fa notare soprattutto per la scrittura. Una scrittura dosata e allo stesso tempo mai risicata nello sprizzare in frittura dei sapori, una scrittura che ci riporta a una letteratura classica, così come certi film di oggi – pochi, per sfortuna – ci portano al cinema classico dei grandi registi che hanno fatto la storia dello spettacolo. Gli occhi di Caino si fa leggere con gli occhi di una visione letteraria ma anche cinematografica, e questo non puo ‘ che essere salutato con entusiasmo. Le emozioni e i demoni dei personaggi sono tratteggiati con cura e sorretti proprio da quella scrittura”classica”, che rimanda a una letteratura passata e vincente, che è garanzia per ogni avveduto lettore che non cerchi avventure librarie low cost. Una nuova tappa editoriale di Eumeswil, giovane casa editrice che punta sicuramente alla qualità non solo dei titoli e degli autori, ma anche in quella del manufatto libro, presentato in vesti inattese. Apre il tutto una brillante prefazione di Raul Montanari.

R. Ferrazzi, Gli occhi di Caino, Eumeswil pagg.172 – euro 13,00.

9 pensieri su “Gli occhi di Caino

  1. Grazie Franz.

    Sí, Ferrazzi è davvero un
    affabulatore di razza.
    Dicono sia l’aria di un angolo tiepido e riparato dal vento e dalla letteratura da poco, dove sverna.

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  2. Io vorrei vedere una foto di Riccardo Ferrazzi. Una foto e compro il libro e lo recensisco e intervisto questo signore, Riccardo Ferrazzi. Per una foto. Non chiedo poi molto, o no?
    E’ che mi piace sapere con chi ho a che fare prima che con la copertina del libro, che non riflette quasi mai l’identità dell’autore.

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  3. Ciao Franz,
    concordo con Carmine, io il libro l’ho letto o meglio l’ho divorato. E son d’accordo con te non è un giallo ma qualcosa che va oltre.

    Posso osare dare un suggerimento a te, Giuseppe? se vuoi una foto di Riccardo non hai che da andare su FB, ce n’è una molto bella con Francesca Genti, te la mostrerei ma non saprei come e poi non sono autorizzata da Riccardo. No, non chiedi molto e spero di averti esaudito anche se non hai di certo chiesto a me:-)
    SM

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  4. Conosco quella foto con tanti franzwolf. Ed è la sola che c’è in giro. 🙂
    Io ne vorrei una inedita, che so, ad esempio insieme a Franz, essendo che, mi par di capire, Riccardo e Franz sono grandi amici.

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  5. Iannox, so che fra te e Franz corre un intenso rapporto di odio-amore. Franz apprezza le cose che scrivo, così come Raul Montanari, Marino Magliani, Fabrizio Centofanti, Giovanni Agnoloni, Lucio Angelini e altri che, avendo letto il libro, hanno deciso di scrivere o di pubblicarne la recensione.
    Quanto alle mie foto, ce ne sono pochissime. Non sono vanitoso e non mi interessa consegnare la mia immagine ai posteri (o ai tuoi fotomontaggi!). Non so se leggerai “Gli occhi di Caino”. Se sì, spero che tu non debba rimpiangere i soldi e il tempo perso.
    Buona Pasqua.

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  6. Ma un autore è l’immagine che si porta appresso e che lo racconta soprattutto, o dovremmo forse pensare che gli scrittori sono stati tutti vanitosi dall’èra della fotografia in poi?

    Fotomontaggi? No, non sei così famoso, mi spiace. Se vendessi almeno 20.000 copie in una settimana come Patrizia D’Addario allora sì, mi sprecherei di farti un fotomontaggio, ma per il momento mi sa che dovrai attendere.

    Quel che mi fa strano è che, come tu riferisci Raul Montanari, Marino Magliani, Fabrizio Centofanti, Giovanni Agnoloni, Lucio Angelini, ti apprezzano e però non c’è una tua foto che sia una con uno di loro. Potrebbe sembrare che stia cercando chissà che ed invece no: si parla di un thriller, ma l’autore e la sua identità mi interessa più del thriller che hai scritto.

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  7. Storico? Non tento l’azzardo di definirlo tale senza averlo letto.
    Da quel che mi riferisce Frankie ^__^ (Franz) direi al limite un giallo.
    E però senza fotografia, caro Ricky ^___^ (Riccardo) capisci da te che ho le mani legate.

    Sto leggendo Zoran Zivkovic, “L’ultimo libro”. Mi è capitato fra le mani per puro caso. Non riesco a staccarmene.

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