La Gettoniera di Giulio Mozzi

C’è solo un modo per far conoscere l’opera di uno scrittore. Farla conoscere.
Giulio Mozzi è uno che ha fatto questo. Parallelo al suo lavoro di scrittore, come pochi altri in Italia, credo io, Mozzi ha lavorato perché le cose scritte da altri scrittori, diventassero dei libri, delle narrazioni lette da altri.
Per far questo, per non venire massacrato dall’esposizione, e per altri motivi necessari al ruolo che si è scelto, si è costruito una specie di guscio, talvolta anche una “legittima difesa”.
Ma le antenne hanno continuato a muoversi e a guardarsi attorno. La Gettoniera, il progetto che potete leggere qui, assomiglia a una resa. Non riesco più, signori, a leggere tutto, sembra dire. Ciò che ricevo è troppo. Creo la Gettoniera. Conoscendo Mozzi – ma mica poi tanto – è un ragionamento sbagliato.
La Gettoniera è un altro “spazio” creato da Mozzi, un qualcosa di nuovo individuato dalla sua antenna, uno spazio libero, anche stavolta, di speranza e costruzione, per chi scrive e legge.

Link: http://vibrisse.wordpress.com/2010/04/02/la-gettoniera-di-vibrisse

17 pensieri su “La Gettoniera di Giulio Mozzi

  1. ramona

    Giulio è uno spirito altruista come pochi. Se fa qualcosa è perchè ci crede, e lui crede molto nel talento, dove c’è, e cerca di valorizzarlo. Non ha la bacchetta magica e non può accontentare tutti, non può portare tutti da un editore. Ma il suo aiuto è tangibile in molti altri modi, come la sua passione per la parola scritta.
    E’ una fortuna incrociare la propria strada con la sua.

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  2. Roberto Plevano

    Buona Pasqua à tout le monde. Auguro, fra altre cose, che questa iniziativa abbia miglior fortuna di altre.
    Un dubbio però: è possibile essere uni e bini, scrittori e consulenti editoriali, autori e talent scout? Dubbio di natura teologica, concilio di Nicea. Platone sosteneva che per essere buoni cittadini occorre occuparsi di una cosa sola.

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  3. marino magliani

    Uno scrittore riesce in questo, secondo me, Roberto, perché è passato attraverso certe esperienze, ne conosce le emozioni. Certo, il rischio é qullo di non riuscire a dedicare più di tanto al proprio orto quando ci si occupa di semine
    altrui.
    Guardando la bibliografia di Mozzi, a parte questi ultimi mesi molto produttivi, notiamo come dal 1993 al 2003 egli abbia dato alle stampe un importante numero di libri e poi quasi più nulla.

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  4. Roberto Plevano

    Marino, io credo che siano due bestie diverse, l’autore e l’editore. Raramente le due funzioni si sovrappongono. Non discuto di questo caso in questione (che conosco poco: perlopiù l’assidua presenza in rete, magari dispersiva), ma un autore, portatore per sua natura di una forte impronta stilistica e ideale (addirittura, anche, originale), è portato a valutare tutto il resto secondo il metro della sua produzione.
    Sì, magari ha la capacità di far crescere una, che so, scuola, un gruppo, ma è caso atipico! Calvino è stato a tempo pieno collaboratore e recensore Einaudi e scrittore, anche lui però rara avis.
    Ripeto, non voglio togliere nulla all’iniziativa e mi auguro che abbia un seguito, qualsiasi cosa seguito significhi. Però temo la riproposizione dello schema: da un lato i pubblicati, per capacità, calcolo, furbizia, conoscenze, fortuna. Dall’altra i paria della rete, poverini, si sa, in Italia massaie e uscieri hanno tutti un diario, un romanzo nel cassetto, offriamo loro un biglietto della lotteria, un gettone, appunto, di presenza.
    Allora, è forse troppo domandare qualcosa sul senso di questa iniziativa, oltre le generiche e scarne indicazioni offerte agli interlocutori?

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  5. marino magliani

    Caro Roberto, credp che siamo i soli, oggi, a passar le ore da queste parti.
    Certamente è giusto saperne di più.
    Quanto alla Gettoniera, e in sostanza al ruolo di Mozzi,
    più che al binomio autore-editore io penso a una specie di allenatore che è stato giocatore,
    uno che conosce i trucchi del gioco giocato e non per questo sarà un buon allenatore, ma neanche sfavorito dal suo stato.
    <>
    Non credo sia il caso di Mozzi, sai. Non di rado ha seguito romanzi piccareschi e popolari che non sono proprio vicini alle sue corde di autore. Anzi, forse,
    senza saperlo, o coscientemente,
    questo bisognerebbe saperlo da lui, Mozzi insegue nel suo lavoro di scouting, cose che lui
    non riesce-non vuole-non sa fare?

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  6. marino magliani

    tra le virgolette basse intendevo citare Roberto Plevano: è portato a valutare tutto il resto secondo il metro della sua produzione.

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  7. Iannozzi Giuseppe

    Mozzi è furbo.
    No. E’ furbo?
    L’ennesima iniziativa senza senso mozziana. Maria De Filippi ha Amici, Morgan X-Factor, Mozzi nel suo “piccolo piccolissimo” ha creato la Gettoniera, perché di poveri allocchi il mondo è pieno e qualcuno un gettone dovrà pur spenderlo. Chi ne guadagna? Mozzi. Poi lui tanto il suo grande scrittore ce l’ha nella Grande Mela, anche se temo per lui sia il solo a pensare una cosa tanto stupida per cui non val manco la pena di discuterne. Più che un lavoro di scouting, Mozzi recita la parte del bravo e buono boy scout. Fumo, sabbia negli occhi. Niente di più niente di meno.
    Simili iniziative non sono nuove, non da parte del boy scout Mozzi. Che anche per mezzo di questo inutile dibattito ingrassa. Mozzi vuole, come Amici e X-Factor, fenomeni da baraccone: avete presente Giusy Ferreri? Un album. Il secondo, Fotografie, un flop colossale. Il fatto è che i fenomeni da baraccone, non avendo talento né altro ma solo amicizie con Tizio e Caio e Sempronio, durano il tempo che durano: nella misura che il baraccone puo’ offrire. Una volta che il baraccone, o carrozzone se ne va, fine. Stop.
    E per fortuna e buona pace di tutti.
    Dio forse esiste. A modo suo esiste!!!

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  8. marino magliani

    Caro Giuseppe, credimi, l’ultima cosa a cui pensavo facendo
    questo annuncio era un questionario sulla furbizia di Mozzi.
    Non conosco i programmi di cui mi parli, ma presto torno in Italia e mi prometto di rimediare.

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  9. Iannozzi Giuseppe

    Il senso, caro Marino, è che “oggi” tutti possono sentirsi – e bada bene che non scrivo “essere” – scrittori per 15 minuti. Questo accade per tutti i campi dell’arte e non. Warhol l’aveva annunciato. La Gettoniera non è nient’altro che questo, al pari di altre iniziative simili: portano pubblicità solamente ai promotori. Meglio comprarsi un Gratta&Vinci: anche se poi, per via della smania d’esser vincitori a tutti i costi con una speranza che vale 1 euro, si rischia di cestinare il biglietto vincente, come è accaduto di recente: uno vince 2 milioni, non se ne rende conto, butta via il biglietto e perde il montepremi e soprattutto quell’euro che gli servì per sperare. X-Factor o Amici funzionano allo stesso modo di un Gratta&Vinci. Non c’è bisogno davvero di perdere il proprio tempo. Sono programmi per sognatori e soprattutto per massaie annoiate con un marito o che le maltratta o che non se le fila manco in sogno.

    Lo so che non era tua intenzione fare un processo a Mozzi e alla sua furbizia se c’è. Chiunque abbia un grano di sale in zucca però, proprio come me, si rende conto che Mozzi cerca solo un ritorno pubblicitario per sé stesso e per il suo giro di amici. Che sono davvero pochissimi quelli che per Mozzi contano, due o tre che cita in continuazione e che innalza al settimo cielo comprendosi di ridicolo: e mi sa che non se ne rende manco conto. E’ troppo innamorato dei suoi amici per dire la verità. Per riconoscerla in pubblico. Tutto qui.

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  10. vibrisse

    Ringrazio Marino Magliani per la segnalazione.

    Per Roberto Plevano. Scrivi: “Un autore, portatore per sua natura di una forte impronta stilistica e ideale (addirittura, anche, originale), è portato a valutare tutto il resto secondo il metro della sua produzione”.

    Tu lo affermi come se fosse un’ovvietà; ma siamo sicuri che sia vero? Se penso a tutti gli scrittori che lavorano nell’editoria, e a ciò che pubblicano, direi che c’è da dubitarne.

    giulio mozzi

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  11. Roberto Plevano

    @ Vibrisse
    Sì, l’ho detto come un’ovvietà, avrei dovuto presentarla come opinione. Ma ne sono molto convinto. Gira e rigira, valutiamo quello che riconosciamo. I criteri di giudizio letterari (l’estetica dell’esperienza raccontata, ricapitolata se vogliamo) sono i primi a essere applicati come forti discriminanti, opino e credo.
    Poi magari nelle infinite mediazioni del mercato, del proprio ruolo sociale percepito, delle convenienze, ecc., un editore/consulente può dare semaforo verde a qualcosa che non apprezza, che non capisce, che magari è schiettamente brutto.
    Come spiegare se no che c’è un certo consenso nel dire che in Italia si pubblica molta roba che non andrebbe pubblicata?

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  12. vibrisse

    Roberto, ho capito che sei “molto convinto”. Ma della tua convinzione me ne faccio poco. Proviamo a prendere in considerazione ciò che accade realmente.

    In Mondadori, l’editor della narrativa italiana è Antonio Franchini. Antonio Franchini ha pubblicato alcune opere letterarie (assai belle, secondo me). I libri di autori italiani pubblicati da Mondadori, rispecchiano in qualche modo la poetica di Antonio Franchini? A me pare proprio di no.

    In Einaudi, il direttore editoriale è Ernesto Franco. Ernesto Franco ha pubblicato almeno un paio di opere letterarie (che non mi entusiasmano, ma hanno una poetica forte ed evidente). I libri di autori italiani pubblicati da Einaudi, rispecchiano in qualche modo la poetica di Ernesto Franco? A me pare proprio di no.

    In Mondadori, la collana di poesia Lo specchio è curata da Antonio Riccardi. Antonio Riccardi ha pubblicato alcune raccolte di poesia (che mi sembrano notevoli). I libri di poesia pubblicati da Mondadori, rispecchiano in qualche modo la poetica di Antonio Riccardi? A me pare proprio di no.

    Eccetera.

    giulio mozzi

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  13. Iannozzi Giuseppe

    Ma le pare?
    Forse che lo Stato coi suoi Gratta & Vinci rispecchia la politica dell’Italia?
    Non sia mai.

    Si va avanti per club, conventicole, mafiette: la lunga catena dell’amicizia del Griso, così tanto bene detta dal Manzoni, dovrebbe suggerirle bene com’è che funzionano le cose qui in Italia tra Innominabili, Don Abbondio, monache di Monza e tanti tantissimi bravacci tutti impettiti e anonimi e impuniti che tempo zero tirano su un pogrom che farebbe invidia a Stalin.

    Non si è per la meritocrazia. Si pubblicano puttanate a iosa solo perché uno è amico di Tizio e Caio e Sempronio che gli devono un favore o due. O che come per il premio Grinzane una mano aiutava l’altra a rubare e alla fine rubavano tutti: ma tutti innocenti e tutti, ovvietà, per la Cultura con la “C” maiuscola per cui il poverello che s’è fatto 1 mese di galera nemmeno i soldi se l’è tenuti e mo’ chiagne che lui faceva la Cultura.

    La lista delle puttanate pubblicate in Italia è lunghissima. Troppo perché la si possa dire qui. Ci vorrebbero milioni e milioni di pagine.

    Ma: come la mettiamo ad esempio con quella tavanata megagalattica pubblicata da Rizzoli a nome Babsi Jones?
    E come la mettiamo con Rio di Colombati?
    E come la mettiamo con… e con… e con…

    Ci facci il piacere, signor Mozzi. Ci facci il piacere.

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  14. marino magliani

    Forse che lo Stato coi suoi Gratta & Vinci rispecchia la politica dell’Italia?
    Purtroppo sì, Giuseppe.

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  15. Iannozzi Giuseppe

    Lo so, la mia era una provocazione, caro Marino: il Gratta & Vinci è l’Italia. Ed è per questo che non vedo di buon occhio la Gettoniera: di idee simili la rete, e non, è così tanto piena che tutti diventano scrittori per 15 minuti.

    Siamo purtroppo un popolo di poeti, di sognatori, di imbonitori e di mafiosi. Una buona parte dell’Italia è fatta di e da questi individui.

    Non mi piace l’editoria, il mondo dell’editoria e delle arti in genere, il loro mercato: si promuovono perlopiù amici degli amici degli amici… che non valgono niente. Accade nell’editoria. Nella musica. Nelle mostre. L’Italia. L’attualità dei Promessi sposi è allarmante: il ritratto che Manzoni ha fatto dell’Italia è sempiterno, perché questo stivale non cambia, rimane fedele sempre alle sue piccinerie e ai suoi bravacci.

    Ciao, caro Marino.

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