La critica al tempo di Stats Monkey

Di Linnio Accorroni

Nel numero 838 de ‘Internazionale’ il direttore Giovanni De Mauro si occupa della scoperta di un nuovo apparecchio-software, Stats Monkey, progettato dalla Northwestern University dell’Illinois. La sua specializzazione è il baseball ed il bieco ordigno funziona in questo modo. Basta dirgli quale partita deve seguire e il programma incrocia tutte le informazioni statistiche disponibili sull’incontro con un archivio in cui sono raccolte liste di parole ed espressioni tipiche del giornalismo sportivo. Nel giro di poco tempo, ecco qua pronta e confezionata una cronaca della partita. Ma c’è di più: Stats Monkey può anche dare diverse versioni dello stesso articolo, usando, a seconda dei casi, uno stile più colorito o più neutro, più sbilanciato a favore di una squadra o dell’altra. Pensiamo per un attimo di applicare questo congegno ad alcuni articoli delle pagine ‘culturali’ dei nostri quotidiani o in alcuni litblog. Del resto, quando li leggiamo, sembra davvero che Stats Monkey sia all’opera da lungo tempo, a nostra insaputa: recensioni od interventi che hanno lo stesso retrogusto di metallo e plastica di certi panini preconfezionati ed incellofanati, comperati di corsa mentre il treno si sta muovendo. Si legge la firma del recensore e già sappiamo che sprofonderemo nel tedio dopo la lettura di poche righe, sopraffatti dalla ricorsività di un dejà-lu neppure sfiorato dall’ombra di una qualche originalità. L’attitudine supponente e declamatoria con la quale il ‘critico’ si pone di fronte al testo, la monotonia sintattica e verbale della sua prosa oppiacea e sterile, l’inconsistenza e fragilità con la quale, dopo una stucchevole introduzione di rito, enuncia una tesi che pare spesso artatamente precostituita, la scelta di una medietas espressiva senza nerbo, né vigore che è spia di una desolante mediocrità . Ma più di tutto spicca l’incapacità di fare ciò che ogni recensore dovrebbe considerare come proprio irrinunciabile imperativo categorico, cioè appassionare o dissuadere, far venire voglia al lettore di leggere o di evitare come la peste questo o quel testo, questo o quell’autore…Con il programma Stats Monkey questi pseudocritici non dovrebbero affannarsi inutilmente sulla tastiera dei loro pc: basterebbe incrociare le informazioni di base ( autore, titolo, casa editrice) integrandole con i loro stilemi più triti e ricorrenti per ottenere così uno di quegli articoli-fototocopia che sfornano a iosa. I nomi? Preferisco piuttosto fare quelli dei critici che possono tranquillamente fare a meno di Stats Monkey, quelli cioè che, ad articolo finito, ti fanno provare(quasi sempre) invidia ed ammirazione: Cortellessa, Onofri, La Porta, Raffaeli,Gelli, Ferroni, Fofi, Berardinelli, Trevi, Pent, Cordelli,… Molti altri, quelli che usano Stats Monkey senza saperlo, rientrano a pieno titolo in quella parte della critica italiana che Tiziano Scarpa, qualche anno fa, aveva raggruppato sotto l’etichetta di critici beejay ( i book-jockey, i fantini del libro, quelli cioè che hanno come unico scopo quello di “ promuovere soprattutto libri che possono incontrare il favore del pubblico, in un gioco di specchi spacciato per gerarchia di valori”. Si domandava retoricamente il buon Scarpa: “ Che cosa hanno dato alla letteratura italiana, alla saggistica, all’interpretazione dei classici o dei grandi scrittori contemporanei? Nulla. Semplicemente, scrivono sui giornali. Esprimono pareri personali su un libro. Sono giornalisti che si occupano di romanzi. Niente di più”. Stats Monkey come se piovesse per loro.

2 pensieri su “La critica al tempo di Stats Monkey

  1. mica vero.
    prova a pensare a chi si occupa abitualmente di critica sul corriere della sera,repubblica, domenicale sole 24 ore,alias, ttl e vedrai che la decina di nomi da me fatti è ben poca cosa.

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