Anna Lamberti-Bocconi. Canto di una ragazza fascista dei miei tempi

Anna Lamberti-Bocconi: Canto di una ragazza fascista dei miei tempi.
di Nadia Agustoni

Un canto che non consente vie di fuga questo che Anna Lamberti-Bocconi ci consegna. Un corale intenso e per alcuni aspetti vicino all’ultimo Pasolini, a cui non sarebbero indifferenti questi “cuori neri”, voci senza storia di una gioventù straniata. Se negli interventi sulla società civile Pier Paolo Pasolini dichiarava quanto gli importasse di quei ragazzi di strada a cui aveva dedicato tante delle sue pagine, in questo Canto di una ragazza fascista dei miei tempi Transeuropa edizioni 2010, Anna Lamberti-Bocconi sembra voler ribadire un impegno etico nei confronti dell’innocenza(1). Innocenza di chi è scaraventato nel mondo e troppo in fretta reso scarto. Leggendo i cinque canti di cui si compone il poema, è su questo scarto che più volte ci tocca riflettere e su una diversità che si dispiega in modi difficili, perché difficile è coglierla nel groviglio di speranze che le voci in scena raccontano, restituendo immagini di un quotidiano dove la violenza è la parola compromessa degli adulti.

Delle cinque voci del poema (ragazza fascista, poetessa, madre, Filippo, Francesco), è quella della ragazza che nell’apparente mancanza di pudore ci raggiunge con più forza, quasi volesse spingere ai margini chi ascolta. Ed è dai margini che ascoltando il suo monologo ne percepiamo la fragilità e la determinazione. Se nel primo canto la vicenda umana pare privarla di riscatto e archiviarla tra gli sconfitti, nella parte conclusiva dell’opera la sua voce dà conto delle scelte, degli ideali, del suo credere ancora in qualcosa che la supera. E’ lei, nella sua disfatta, ad elevarsi comunque al livello della storia, sapendosi tassello, ma capace di discorso oltre il dato personale:


Poco orizzonte vedo qui dall’alto
se la forza si annega nel furore;
io che pensavo ad un mondo migliore,
o meglio, a un ideale di fulgore,
riconosco il tamburo nelle tempie
di questa gioventù, ma non il timbro.
Strappare gli striscioni del nemico
e basta, è azione senza dimensione
la fede per la fede senza Storia
non è vero alimento del valore,
mi suona a vuoto come un simulacro,
non c’è l’eroe che dentro sa bruciare. “

Una ragazza difficile le cui parole bruciano oltre le ferite e le delusioni e più tenace di chi rientrato nei ranghi si lascia andare a un ordine borghese. Riecheggia, a un certo punto della lettura, la frase di Ezra Pound: “Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla o non vale niente lui”.
Non sembri, quello di Anna Lamberti-Bocconi, un libro che cerca scuse a ideologie che non le appartengono. La voce della “poetessa”, la stessa Lamberti-Bocconi, ci dice tutta la distanza e la compassione che la attraversano. Senza avversione e con sguardo attento coglie il travaglio di una gioventù che deve molta della sua rabbiosa rivolta all’abbandono. Abbandono famigliare e sociale. Pesa poco la struggente voce della madre, che tenta di spiegare alla figlia il proprio duro silenzio e ancora più distante è la voce di Francesco, tifoso e fascista, che sembra perdersi nel momento stesso in cui pronuncia le parole:

“ Questo è il mio cane, il mio più grande amico.
Col suo muso schiacciato da bulldog
bauscione di un bauscione, to’ la palla,
cercala, corri Toro, eccola là! “

Sullo sfondo di una Milano di giardinetti e panchine, di viali e incroci umani, Anna Lamberti-Bocconi offre spaccati della sua poesia, con la serenità di chi guardandosi indietro vede una vacuità, per niente metafisica, eredità dei lontani, ma mai veramente finiti, anni ’80.
Canto di una ragazza fascista dei miei tempi è da quell’epoca che prende forma, più che dal decennio precedente. Sono gli anni della “Milano da bere” che fanno deflagrare la disperazione generazionale di ragazzi e ragazze che hanno pensato, sia pure da opposti fronti, a un mondo migliore. Quel mondo non è arrivato. Le idee sembrano ormai messaggi pubblicitari e il “grande fratello” evocato come uno spettro dal libro di George Orwell è adesso una finta “commedia umana”, dove l’insignificanza e il personalismo sono la chance di giocatori, sia uomini che donne, che appaiono come copie carbone l’uno dell’altro.

C’è un altro importante libro che è necessario citare per una questione che alcuni decenni fa ha tenuto impegnate molte studiose dell’opera di Marguerite Yourcenar: Il colpo di grazia, del 1939.
Nella storia di Sofia, una dei tre protagonisti de Il colpo di grazia che sceglie propri ideali, contrari al suo amore e alla sua classe sociale, leggiamo un uguale determinazione ad essere prima di tutto se stessa, ma partecipe di un mondo più vasto che i microcosmi affettivi non bastano a spiegare. Scriveva Yourcenar nella nota introduttiva: “ Il soggetto è per noi lontanissimo e vicinissimo; lontanissimo perché infiniti episodi di guerre civili si sono in vent’anni sovrapposti a quelli; vicinissimo perché lo smarrimento morale che vi è descritto è il medesimo in cui ancor oggi, e più che mai, ci troviamo immersi”. (2)
Se nel romanzo di Yourcenar risultava ambigua la scelta di campo di Sofia, apparentemente quest’ombra sovrasta, nel primo canto del libro, anche la “ragazza fascista” quando sembra sia l’amore a farle scegliere dove posizionarsi politicamente. Quest’ombra però si risolve nei versi sopra riportati, dove è la sua consapevolezza a colpirci, pur nella lontananza del tempo e nella disillusione.
Nemmeno la morte, non eroica, ma dovuta all’Aids, malattia che segna il destino dei diversi, sembra toglierle coerenza. Il suo sguardo dall’alto misura la distanza dai nuovi guerrieri e ne contempla la riduzione a coro inconsapevole di slogan calcistici. Icone della inutile rivolta degli ultimi decenni, che ha riguardato importanti fasce di giovani, gli stadi e le bandiere delle squadre si confondono con lo smarrimento televisivo di cui fanno parte, anch’essi ridotti a spettacolo dove le pulsioni possono trovare uno spazio circoscritto sempre più simile alla gabbia di uno zoo umano.

La parte finale del libro ci ricorda ancora Pasolini, la poesia Dove vai per le strade di Roma, (3) perché Anna Lamberti-Bocconi torna a una Milano amatissima, città dell’anima, che ci viene incontro con versi affilati e si comprende che è stata altro dalla capitale degli affari e della finanza. E’ stata ed è luogo di viaggiatori della sera e dei giorni, dove freddo e malinconia sembrano una “malora” senza appello e dove una voce, un poeta, colgono ciò che si muove, ciò che vive.

A me piace l’inverno di Milano.
Guarda il Gonzaga che ti incombe addosso
come una cattedrale dei Templari
mentre aspetti lontano sui binari
che si palesi un tram, il cinque rosso
per ritornare a casa come un cane.
A me piace l’inverno nella sera
ma che in realtà fa una paura cane
quando sei solo dentro e fuori e ancora,
vuoi esprimere qualcosa, e ti rimane
soltanto il freddo o una figura nera
tanto lontana, e tutto va in malora.
Mi appartiene l’inverno di Milano

Note:

1) Anna Lamberti-Bocconi, Canto di una ragazza fascista dei miei tempi; Transeuropa edizioni, Libro con Cd, 2010. Il Cd contiene canzoni di Davide Giromini, fisarmonicista.

2) Marguerite Yourcenar, Il colpo di grazia; Feltrinelli 1990.

3) Pier Paolo Pasolini, Dove vai per le strade di Roma, da La religione del mio tempo; Garzanti.

Canto di una ragazza fascista dei miei tempi verrà presentato a Milano il 16 aprile ore 21 c/o il Centro Culturale Curtatone 19, via Curtatone n. 19. Presente l’autrice Anna Lamberti-Bocconi e Costantin Mihai “violino clandestino”.

17 pensieri su “Anna Lamberti-Bocconi. Canto di una ragazza fascista dei miei tempi

  1. Una recensione puntuale e articolata, densa di riferimenti alla storia ancor prima che alla letteratura. Leggerò il Canto di Anna Lamberti-Bocconi. Grazie, Nadia.

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  2. letto con piacere questa recensione alle cinque voci che sembrano promettere la giusta messa a fuoco, l’innocuo colpo di grazia, sperando che non siano altre copie carbone l’une dalle altre

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  3. Bellissima recensione di una raccolta, lo dico a fiuto e per ciò che ho letto qui, necessaria; si può amare una città, i propri luoghi, ma ci si può, in questi anni bui e soffocanti, sentire che il luogo amato non è più un rifugio, ma solo una steppa percorsa dalle violenze di un odio che è prima di tutto, solo spaesamento.
    Un caro abbraccio a Nadia. Fabio

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  4. Anna è tra le poche/i in grado di rinnovare l’antica e tenacissima tradizione della ballata fatta di storia, passione e proiezione in una realtà presa di petto, col grandangolo, ai limiti delle verità sempre rimosse e sempre dolenti, Viola

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  5. Nadia: mi accodo a chi ha apprezzato la tua super recensione. E sono fiera che il mio poemetto (non aspettatevi una raccolta, è altro) te l’abbia suscitata.
    Milano, gli anni… alla fine scrivo di tutto ma la spina dorsale resta sempre quella. Incredibile, eh, Franz? Si vede che questa città e questa vita ci segnano davvero.
    Viola: la realtà o la si prende di petto, o non la si prende. Lo sappiamo…
    Wordinprogress: cos’è l’innocuo colpo di grazia?
    Iannozzi: sono certa che ti piacerà. 😉
    Sparz, Anna Maria, Fabio, Carmine, Enrico: grazie del vostro tipo di attenzione.

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  6. Care Anna e Nadia,
    grazie: sempre che non sia tardi, bisogna uscire dal silenzio (o dal rumore dei luoghi comuni, che è lo stesso) su quegli anni, per capire fino in fondo questi che stiamo vivendo, e magari riuscire a porvi qualche rimedio.
    Un abbraccio,
    Roberto

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  7. Bellissima analisi di Nadia, ma mi manca la lettura del nuovo libro di Anna, me ne dispiaccio e.. corro a cercarmelo domani, al mio Trovalibri.. belle sorpese ancora, di Anna, che ci attendono!!Evviva.
    Maria Pia Q.

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  8. Mariapia, ciao! Che io sappia a Milano “Canto di una ragazza fascista dei miei tempi” si trova alla Libreria Del Lavoro di via Tadino e alla Libreria del Mondo Offeso in corso Garibaldi. Ma si troverà anche <> e <> – cioè fra pochi giorni – alla lettura scenica allo spazio Curtatone19. Poiché c’erano tante adesioni e i posti son quel che sono, abbiamo aggiunto una seconda serata. Approfitto per pregare chi volesse venire di darmi una conferma in pvt, ordet61@libero.it, così segniamo la prenotazione.

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  9. Mamma mia, sono saltate le date! Perché avevo tentato di metterle in neretto. Vabbè, c’è questo spettacolo venerdì 16 e sabato 17, alle 20.45. Come sopra. Scusate.

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  10. Pingback: Il Canto di Anna – Nazione Indiana

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