“Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese”


Stefania Nardini: “Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese” (Perdisa Editore, 2010) – € 14

(Recensione e intervista all’autrice di Giovanni Agnoloni)

Stefania Nardini Marsiglia l’ha conosciuta dopo aver sognato Jean-Claude Izzo che le diceva che la città le avrebbe parlato di lui. Ci è andata e se n’è innamorata, restandoci per quattro anni. Leggendo le pagine di questa ‘biografia di atmosfere’, si raccoglie come il precipitato di questa esperienza di vita. La scrittrice-giornalista romana, ma napoletana dentro, era la persona più indicata, per professione e cultura, a scavare nel percorso biografico e artistico di questo reporter-scrittore francese di origine – appunto – campana. Non si limita, infatti, a raccontare i fatti della sua vita – a partire dall’antefatto, l’emigrazione del padre Gennaro (di Castel San Giorgio, in provincia di Salerno), con le difficoltà del suo inserimento in una città sia pur cosmopolita, il “porto” per eccellenza, nel senso più pregnante del termine. Va oltre. Scende sul terreno delle connessioni intime tra l’anima di un uomo complesso e battagliero, artista e attivista politico, giornalista e agitatore culturale, e l’ambiente in cui è vissuto, con le sue complessità sociali – in gran parte legate alla sua natura multietnica, oltre che alle difficoltà economiche relative alle attività portuali – e la sua spiccata capacità di sollecitare tutti i sensi, dalla vista (con i suoi intensi colori), al gusto (numerosi i riferimenti alla cucina, anche italiana, che l’autore francese amava in modo particolare), dal tatto (con gli amori che hanno costellato la sua vita) all’udito (con la congerie di lingue e dialetti parlati a Marsiglia), senza dimenticare l’olfatto, con quella metropolitanità frammista che ti entra nelle narici e ti cambia dentro prima che te ne sia reso conto. La genesi dei romanzi della nota trilogia noir di Izzo, Casino totale, Chourmo e Solea, oltre che di Marinai perduti e de Il sole dei morenti, si inserisce così in un contesto creativo che comprende tutto quello che l’artista ha incontrato e percepito lungo la sua strada. E ne fanno parte anche numerose raccolte poetiche (Izzo inizialmente non si vedeva come romanziere), e gli articoli scritti per il giornale “La Marsellaise”. Insomma, il vero protagonista di questa specialissima biografia è il mondo in cui lo scrittore ha vissuto, la sua “Marsiglia dell’anima”. La sua vita, per come traspare dal libro di Stefania Nardini, ne è stato il risultato, forse inevitabile, sicuramente genuino. E quest’opera densa e piena di passione ne è lo specchio, tanto che la si legge come un romanzo. Forse perché, in fondo, lo è, come tutte le cose della vita, o almeno delle vite vissute inseguendo un sogno.

Intervista a Stefania Nardini:

– Da questo libro traspare un senso di “destino”, o comunque di “vocazione”. Lo si respira affacciandosi sulle vicende del padre di Jean Claude Izzo, nella parte iniziale, e poi addentrandosi nei percorsi di vita dello scrittore, negli ambienti che ha conosciuti. E si avverte il senso di una “traccia” lasciata. A partire da quel sogno che ti ispirò ad andare a Marsiglia, in che misura questo è parte presente del tuo cammino di vita?

Credo che ognuno di noi sia ciò che è la sua storia. Jean Claude era un rital, figlio di un napoletano fuggito dalla miseria, e di una madre spagnola esiliata. Ecco l’esilio, sia esso per necessità di sopravvivenza, sia esso per ragioni politiche, è la condizione o il “destino” come tu dici, che determina alcune scelte. Che forma, direi, la personalità di chi cresce in un ambiente famigliare in cui la storia si respira anche nei piccoli gesti quotidiani. Ciccio, il padre di Izzo, stava a Marsiglia da una vita, era sbarcato a dodici anni e, come tanti altri, non parlava italiano, solo il suo dialetto. Brandello di una memoria. Izzo ha vissuto questa memoria rispetto alla quale ha scelto di essere militante, poeta e giornalista. I tre ingredienti che lo hanno poi portato a diventare uno scrittore. La domanda che mi fai un po’ mi imbarazza. Non amo molto parlare di me. Però una cosa posso dirla: quando scelsi, giovanissima, di fare la giornalista, non avevo altro che un istinto: il desiderio di verità e di libertà. E questo non mi veniva certo dai salotti buoni. Scelsi quella professione perché la mia storia, non semplicissima, mi portò ad aguzzare una sensibilità che desideravo far esplodere attraverso un percorso. Ai miei tempi c’era l’adolescenza con la militanza e poi si imponevano delle scelte. Scelsi un mestiere che per molti era irraggiungibile. Non fu così. Mi costò sacrifici meravigliosi. A volte anche scelte dolorose e prezzi da pagare. Ecco il mio cammino di vita è segnato da tante tappe diseguali, e Marsiglia è stata tra quelle importanti.

– Pensi che l’entità di una città possa vedersi, oltre che come luogo fisico, come “lago di percezioni” nel quale si formano sogni e idee che i suoi “figli” sono chiamati a tradurre in realtà? Jean Claude Izzo era consapevole di avere questa sorta di retaggio, e lo viveva come una responsabilità?

Marsiglia è una città di percezioni. Infatti va capita. Izzo era Marsiglia, e credo che nessuno come lui ha vissuto con questa consapevolezza. Infatti è straordinaria, talvolta profetica, la sua lucidità nell’analizzare la città, la politica, i fatti. Anche i suoi personaggi sono tutti figli di una nave che un giorno approdò a Vieux Port. Izzo ha raccontato Marsiglia e i marsigliesi per ciò che sono. E lo ha fatto con amore ma senza mai cedere a banali omologazioni.

– Il suo percorso di autore lo porta a diventare romanziere da ultimo, dopo una vita passata a scrivere da giornalista e poeta. E’ anche una lezione di fronte a tanta letteratura “improvvisata” di oggi? Un modello di ricerca e maturità che parte dalla vita?

Mi stai provocando … Spesso mi trovavo a discutere con persone che vivono in certi circuiti culturali italiani e che dicevano cose assolutamente stupide. Della serie: “un giornalista non può fare letteratura”. Oppure bollando con una diminutio coloro che fanno o hanno fatto il mio mestiere. Certo se guardiamo il pessimo giornalismo di oggi, fatto di asservimenti e autocensure, capisco questa sorta di “disprezzo”. Ma senza voler citare Buzzati o lo stesso Izzo, credo che il buon giornalismo, cioè quello vero, può tranquillamente essere una premessa per un lavoro letterario. Del resto compito del giornalista è raccontare la vita … Il problema è la libertà, quella che sta dentro di noi.

– Dopo questa esperienza di indagine profonda e sensibile, quali sono i tuoi nuovi progetti letterari?

Non ne ho idea, o forse ho delle idee ma sono confuse. Per un progetto letterario è indispensabile un colpo di fulmine, come quando ci si innamora. In autunno rientro a Marsiglia. Ci penserò al bar di Hassan, davanti a un Pastis, perché il caffè preferisco farmelo a casa.

10 pensieri su ““Jean Claude Izzo. Storia di un marsigliese”

  1. Grazie, Paolo! Quella del libro di Stefania è stata una lettura rinfrancante, di quelle che ti riempiono di percezioni direttamente emanate dai luoghi e dalle vite descritti.

    Per il caffè, beh, dipende dai bar, ma certo, come in Italia…

    A presto!
    G.

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  2. Grazie a voi per la vostra attenzione. Sono sicuro di aver dato uno spunto di lettura per un libro di grande spessore.

    Un caro saluto,
    Giovanni A.

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  3. Dopo aver letto tutto il leggibile di Izzo e amato appassionatamente il suo poliziotto Fabio Montale,”lupo solitario dal cuore ferito”, non si può che passare in libreria e comprare il libro di Stefania Nardini.

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  4. Ben detto, Giovanni, ho appena aperto il libro e letto le prime pagine: si legge proprio come un romanzo. Ci tornerò dopo. Per adesso grazie, e complimenti a Stefania.

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  5. Ringrazio Giovanni per la recensione e Fabrizio in quanto “padrone di casa”, ringrazio voi tutti per le belle parole.
    Stefania

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  6. Grazie a te, Stefania, leggere libri così, e scriverne, è sempre un grande piacere!

    Grazie anche a tutti gli altri che si sono soffermati su questa recensione.

    A presto,
    Giovanni

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  7. Anch’io leggerò questo libro. Perchè lo ha scritto Stefania Nardini, per vivere il suo sogno marsigliese, per la recensione e l’intervista.

    pamela

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