La poesia nella rete

La poesia nella rete

A cura di Sebastiano Aglieco e Francesco Marotta

Vimercate,
Biblioteca civica, piazza Unità d’Italia 2 g

Sabato 17 aprile ore 15/19

La poesia nella rete. Spazi virtuali e immaginari poetici
PoesiaPresente e Poesia teXtura Festival 2010

Per il terzo anno consecutivo le associazioni Mille Gru (PoesiaPresente) e delleAli (Poesia teXtura Festival) incrociano le proprie strade. Dopo aver presentato, per la prima volta insieme, Mariangela Gualtieri e Mauro Ermanno Giovanardi (poesia e musica – 2008) e “Fra le mura”, di Maria Arena, con Rosaria Lo Russo e Daniela Orlando (poesia e danza – 2009), quest’anno il festival indagherà il rapporto tra “poesia, arti visive e nuove tecnologie” con Nanni Balestrini, Giovanni Fontana, Stefano Massari e Giacomo Verde (che per teXtura terrà anche un video-laboratorio).
La terza serata è dedicata espressamente al rapporto tra poesia e rete.

1 INTRODUZIONE: UN DISCORSO A MONTE E UN DISCORSO CHE PROSEGUIRA’

Workshop di Bazzano (Matteo Fantuzzi)
Poesia e nuovi media. Una mappatura emozionale del contemporaneo
Verona 24 aprile 2010 (Alessandro Ansuini)

2 POECAST
Poecast (Vincenzo Dalla Mea)
Rebstein (Francesco Marotta)
Blanc de ta nuque (Stefano Guglielmin)
Compitu re vivi (Sebastiano Aglieco)

3 RIVISTE IN RETE, SPAZI, ASSOCIAZIONI, RUBRICHE

1. Poesia Corriere (Ottavio Rossani)
2. Nel verso giusto (Nicola Vacca)
3. Anterem
4. Atelier e Il cielo di Marte (Marco Merlin)
5. La gru e Carta Sporca (Davide Nota)
6. Il primo amore
7. Pagina zero e Cattedrale (Paolo Fichera)
8. Ali (Gian Ruggero Manzoni)
9. Il foglio clandestino (Gilberto Gavioli)
10. Land Magazine e Carta Bianca (Stefano Massari, Sebastiano Aglieco)
11. Ulisse
12. Adiacenze e Milano Cosa (Adam Vaccaro)
13. Anarchica
14. Poeti e poetastri
15. Nabanassar (Gianluca D’Andrea)
16. A briglia sciolta (Ombretta Diaferia)
17. Il blog di Poesiapresente (Mario Bertasa)
18. MOLTINPOESIA (Ennio Abate)
19. Poiein
20. Joker e La clessidra (Sandro Montalto)

4 CASE EDITRICI IN RETE

1. Il ponte del sale e Carte Sensibili (Fernanda Ferraresso)
21. La costruzione del verso e L’arcolaio (Gianfranco Fabbri)
22. puntoacapo (Mauro Ferrari)
23. La vita felice (Gerardo Mastrullo)
24. Fara Poesia (Alessandro Ramberti)
25. Kolibris (Chiara De Luca)
26. Le voci della luna (Fabrizio Bianchi)
27. Il mare a destra (Massimo Ghezzi)
28. Lietocolle (Diana Battagia)
29. Aìsara e la sua giovane collana di poesia (Daniele Pinna); due giovani autori: Greta Rosso Alessandro Giammei
30. Limina mentis (Ivan Pozzoni)

5 BLOG COLLETTIVI

1. La poesia e lo spirito (Giorgio Morale)
2. Via delle belle donne (Antonella Pizzo)
3. Absolute Poetry (Luigi Nacci)
4. Nazione indiana
5. Poetarum Silva

6 SPAZI PERSONALI

1. Tra nebbia e fango (Enrico Cerquiglini)
2. Poesia da fare (Biagio Cepollaro)
3. Margo (Mauro Germani)
4. Il sito di Luigi di Ruscio
5. Spazio Zero (Liliana Zinetti)
6. Il blog di Enrico De Lea
7. Il blog di Giovanni Nuscis
8. Il sito di Marco Fregni
9. Il blog di Maria Pia Quintavalla
10. Il blog di Christian Sinicco
11. Dedalus (Fabrizio Mugnaini)
12. Imperfetta Ellisse (Giacomo Cerrai)
13. Epitaffi (Bianca Madeccia)

7 SCOPERTE

setteanelli
profilo di un cappello
Marina Girardi
Giampaolo De Pietro
Alberto Frappa

8 DALLA RETE ALLA CARTA STAMPATA

due esperienze di critica letteraria e due antologie
1. RADICI DELLE ISOLE, di Sebastiano Aglieco
2. SENZA RIPARO, poesia e finitezza, di Stefano Guglielmin
intervengono i curatori della collana di poesia, saggistica e traduzioni “Sguardi”: Gabriela Fantato, Luigi Cannillo, Corrado Bagnoli
3. LEGGERE VARIAZIONI DI ROTTA, 20 poeti dal blog Liberinversi
(intervengono Massimo Orgiazzi e l’editore Fabrizio Bianchi)
4. A.A.V.V. Antologia TAGGO E RITRAGGO (Ed. Lietocolle, 2010) a cura di Gianpaolo G. Mastropasqua, Mary B. Tolusso, Anna Toscano. (Intervengono Diana Battagia, Gianpaolo Mastropasqua)

9 INTERMEZZI

1 PROGETTI DI LETTURA

1. Oboe sommerso (Roberto Ceccarini)
2. Podcast
3. Farhenheit
4. Radio 3 suite

2 VOLTI E VOCI da Youtube

Assunta Finiguerra
Anna Maria Farabbi
Giuseppe Ungaretti
Jolanda Insana
Patrizia Valduga legge Rebora
Amelia Rosselli
Andrea Zanzotto
Milo De Angelis
Roberto Sanesi
Giorgio Caproni
Alda Merini
Rimbaud
Baudelaire
Stefano Massari
Massimo Sannelli
Antonella Anedda
Franco Loi
Eugenio Montale
Pasolini
Dino Campana
Gabriele D’Annunzio
Dino Campana
Mayakosky
Dante

*

Per arrivare a Vimercate, seguire la mappa reperibile qui.

Per dormire vedi qui e qui.

3 pensieri su “La poesia nella rete

  1. [piccola provocazione semischerzosa] Quanta poesia mi sono letto in rete ultimamente, di tutti i livelli. E ancora non riesco a comprendere i motivi per i quali quando compaiono dei versi, alcuni vanno in visibilio, i più rimangono silenti mentre altri, sparutissimi, si permettono di criticarli. Vi sono certo talune vaghe regolarità, il visibilio è quasi sempre associato a dei rapporti (personali e/o professionali) consolidati, oppure ad una volontà di allacciarne, mentre la critica è spesso associabile a precedenti dissapori – il silenzio mantiene ovviamente un carattere ambivalente (sarà rispettoso o sdegnoso?). Ma il “meccanismo di scatto” dell’emozione estetica, quello si pone evidentemente aldilà delle possibilità di spiegazione. Insomma non risulta mai possibile imbastire un discorso di questo tipo: “vedi macaco mio: il suono di questa parola va in precisa corrispondenza con quello di quest’altra, ed attraverso la compresenza sincronizzata di queste evidenti immagini, e di questi altri larvati e più elusivi riferimenti, dovrebbe generarsi un’eruzione di senso, sempre che tu abbia cuore, sensibilità, cultura e intelletto, tale da farti vivere questa sorta d’estasi [some body language here] altrimenti ..tsk tsk” (naturalmente tratterebbe di qualcosa di enormemente più complicato). Ciò che mi stupisce è la fiducia con la quale i costruttori di versi propongono i loro frammenti, come se non si ponessero mai la fatale domanda: ma perchè questo mio groviglio di pensiero e sentimento, che credo di riuscire a cristallizzare in parole, dovrebbe interessare agli altri? Cos’è che devono assolutamente cogliere? A togliere di mezzo il problema è ovviamente la consuetudine, l’esistenza di un campo riconosciuto di attività: ci siamo messi d’accordo che così si fa, e siamo tutti convinti che si tratti di un’attività enormemente benefica, forse addirittura un “sine qua non” ad una compiuta “umanità”. E se non fosse così? E se si trattasse invece di una semplice assuefazione, culturalmente amplificata, ad una modalità di pensiero semidelirante e sostanzialmente regressiva? Me lo suggeriscono certi esiti, specie certe esagerazioni assurde relative ad una “verità” che assomiglia pericolosamente a quella che William James assimila all’inalazione dell’etere. Ora è ovvio che scrivere e leggere poesie presuppone una serie nutrita di benedizioni, ovvero che è meglio di un’infinità di altre attività o distrazioni. Ma a cosa conduce infine? Infine infine? C’è davvero una verità che non fosse già implicita e ben presente nella realtà vissuta? In fondo se non l’avessimo già incontrata nella nostra esperienza, non potremmo mai riconoscerne l’eco in una configurazione di versi, e commuoverci della nostra piena partecipazione all’Essere.

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  2. Vedi, Elio, quel che dici è in gran parte vero, ma può essere esteso alla pittura, per fare un esempio a te molto vicino, per me profana osservatrice che mi interrogo sul perché di certe pennellate…
    ecco, il perché è un mistero questo che riguarda tutta la produzione artistica e serve solo ad una cosa, stimolare-solleticare il pensiero, anche con un semplice “perché mi dovrebbe interessare?” cui seguirà certamente almeno una soggettiva “verità”, la tua.

    🙂
    ciao caro!!

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  3. Ciao cara 🙂 osservazione molto stimolante la tua! In effetti ti darei subito ragione ma con un “ma”: direi che il paragone con la pittura regge soltanto se limitiamo quest’ultima all’astratto, all’informale, all’assemblaggio, più o meno incongruo, al “concettuale”. In altre parole ad una giustapposizione di elementi in sé “incontestabili”, come in fondo lo sono, trasportandoci nella poesia, le parole, le immagini che esse evocano, le emozioni e i pensieri che queste esprimono. Così come le macchie e i graffi di una pittura informale sono incontestabili (ci sembrano complessivamente armoniose? Va Bene, ci sembrano invece dissonanti? Va Bene lo stesso – così voleva l’artista. Non ce ne facciamo niente? Male, vuol dire che siamo aridi) altrettanto sono gli elementi di una poesia che mostri un minimo di scaltrezza formale (acquisibile pressoché da chiunque, come il “ready made” è un’arte accessibile a chiunque). In questo senso la situazione è identica. Vi è però differenza quando la pittura diventa figurativa, perché? Perché questa diventa immediatamente “contestabile”: una persona “normale” che tenta una figurazione ottiene quasi sempre un risultato talmente goffo da muovere al riso anche i profani, tanto che non lo presenterebbe mai “ingenuamente” (sempre che se accorga) ma soltanto protetta dall’autoironia. E’ una situazione identica a quella di una persona che non sa suonare e prende in mano una chitarra o un violino: si presenterà su di un palcoscenico soltanto per ridere. Da una parte metterei quindi queste arti “combinatorie”: la poesia, l’informale, l’assemblaggio, l’installazione, la fotografia – dall’altra le arti che istituiscono immediatamente un “gradiente” di differenziazione (basato su una tradizione di tecniche): la narrazione, la pittura con componenti figurative, il cinema, la musica (escludendone certi sperimentalismi teorici), la migliore pubblicità, la buona architettura. Insomma arti con una “tassa d’ingresso”, in termini di differenziazione tecnica, assai maggiore. Sviluppi storici ed ideologici hanno portato sulle prime un’aura di prestigio che io non contesto affatto, e considero anzi una “democratizzazione” positivissima se non dell’abilità tecnica, della sensibilità generale. Ma pongono anche alcuni problemi: il valore dell’opera è legata in misura enormemente maggiore alla collaborazione del fruitore, alla sua proiezione di significati, quindi alla fine al suo atteggiamento affettivo: si capisce bene così il peso preponderante delle relazioni personali, delle appartenenze. E’ovvio che i “competenti” (specie se professionalizzati) in queste discipline combinatorie pretenderanno di saper cogliere differenziazioni del tutto analoghe a quelle delle discipline tecnicizzate, ma io in piena sincerità trovo in genere i loro argomenti poco plausibili, o meglio poco universalizzabili.

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