Yo vine aquí para cantar y para que cantes conmigo.

da qui

Mi dicevi che avevo due talenti: la predicazione e la scrittura. Quando mi prende il magone penso alle facce della gente, alla festa della domenica mattina, alle mani strette e ai baci mandati da lontano, oppure allo schermo bianco che aspetta di essere riempito, alle parole inanellate una dopo l’altra nel filo dell’ispirazione, come un rosario di sogni. Allora tutto prende forma: anche gli scontri con la burocrazia, le barriere dell’indifferenza, gli spuntoni aguzzi di invidie e gelosie, che non avresti mai pensato potessero ergersi inquietanti nei campi del vangelo. Quando il borghese piccolo piccolo critica le scelte per i poveri, o s’ignora ogni giorno la profondità della vita, lo spazio necessario per i giovani, il riconoscimento della santità, le esigenze urgenti della miseria nera, il respiro lungo di una decisione importante e il tempo necessario per farne carne e sangue dell’esistenza umana, allora mi torna in mente la tua profezia difficile, come tutte le vere profezie: avvicino le labbra al microfono, batto i tasti sgranando le parole, e sillaba dopo sillaba si rivela un senso che ogni volta mi sorprende, mi commuove, come i versi che imparai bambino, quando ancora non sapevo nulla delle ferite della vita.

Nessuno pensi a me.
Pensiamo a tutta la terra, battendo
dolcemente le nocche sulla tavola.
Io non voglio che il sangue
torni a inzuppare il pane,
i legumi, la musica:
e io voglio che vengano con me
la ragazza, il minatore,
l’avvocato, il marinaio,
il fabbricante di bambole e che entrino
con me in un cinema e che escano a bere
con me il vino più rosso.

Io qui non vengo a risolvere nulla.

Sono venuto solo per cantare
e per farti cantare con me.

57 pensieri su “Yo vine aquí para cantar y para que cantes conmigo.

  1. “e sillaba dopo sillaba si rivela un senso”: nella “profezia difficile” che hai ricevuto in dono ci sono pazienza, amore, stupore, bellezza. Questo hai raccolto, questo trasmetti e doni a tua volta. Grazie, Fab.

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  2. Io qui non vengo a risolvere nulla.

    Sono venuto solo per cantare
    e per farti cantare con me.

    E’ importante saperlo e ripeterselo, Fabrizio, anche quando la voce s’inceppa o indurisce, guardandosi intorno: “Quando il borghese piccolo piccolo critica le scelte per i poveri, o s’ignorano ogni giorno la profondità della vita, lo spazio necessario per i giovani, il riconoscimento della santità, le esigenze urgenti della miseria più nera…” Sì, quelle parole non dovremmo comunque mai dimenticarle.

    Grazie.

    Giovanni

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  3. -…batto i tasti sgranando le parole, e sillaba dopo sillaba si rivela un senso che ogni volta mi sorprende, mi commuove, come i versi che imparai da bambino, quando ancora non sapevo nulla delle ferite della vita.-

    questo passo è bellissimo, è emozione che traspira dalla carta che si percepisce impregnata di quelle sillabe che solo il sentire profondo ci porta ad incidere…
    e non si può esser soli in questo.

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  4. neruda …..stasera nel salone della tua parrocchia…..ero arrivata stanca e sono uscita riposate…i bei versi ristorano

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  5. A mio parere, il problema di fondo è la commistione – estremamente diffusa nel modo di pensare di molti “cattolici” – tra sacro e profano, tra devozione e perseguimento di interessi privati, il tutto considerato assolutamente normale (e addirittura “cristiano”), anche in ambienti che dovrebbero essere irreprensibili sotto questo profilo. Io ringrazio profondamente, di vero cuore, il Signore per averci donato un Papa come Benedetto XVI (e prima di lui Giovanni Paolo II), che ama in modo totalizzante la Verità, che non ha paura dei falsi cristiani che lo attaccano, e che – FINALMENTE – ha dato un metaforico e santo calcio nel sedere a tutti coloro che nella Chiesa credono di poter mescolare la santità con la sporcizia più nera, e ringrazio Dio anche per un segretario di stato vaticano che non ha paura di dire la verità sul collegamento indubbio tra pedofilia e omosessualità, che non significa – ovviamente – che ogni omosessuale sia anche un pedofilo, ma che (potenzialmente) l’omosessualità può evolversi anche in pedofilia. È giunto il momento di dire fino in fondo la verità: l’omosessualità è un serio disturbo della personalità (anche se in genere non di rilevanza psichiatrica), sostanzialmente incompatibile con la missione sacerdotale, anche se è indubbio che possano esservi sacerdoti che – nonostante abbiano quel problema – con l’aiuto della grazia di Dio possono riuscire a crescere molto nella santità. Ed è, soprattutto, giunto il momento di smettere di considerare la Chiesa Cattolica come – obbligatoriamente – “Chiesa di massa”. Sono convinto che l’unica Chiesa di Cristo (che è la Chiesa Cattolica) non abbia affatto bisogno dei non pochi ipocriti che la infestano: meglio pochi cattolici, ma sinceri (che non vuol dire necessariamente “buoni”). E con questo discorso non sto proponendo una Chiesa di elite, ma semplicemente di persone sincere (come il nostro don Fabrizio), che non hanno paura di mostrare anche il fianco ferito dalla lancia degli ipocriti.

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  6. Caro Fabry, abbiamo letto il tuo messaggio , stupendo, come sempre , e anche la poesia di Neruda, che non conoscevo. E’ stata una sorta di premessa, un prologo ispirato, perchè il resto , tutto il resto, è germinato quasi da solo . Sì, c’era un copione, ovviamente, ma s’era creata l’atmosfera giusta , il momento magico e irripetibile che scava dentro e fonde gli animi, ti fa perdere il tuo io, ti fa aprire e scoprire l’altro, e stavolta l’altro , o meglio l’altra , era la poesia, con la sua musica, il suo ritmo, il suo canto immortale.
    C’era tanta gente e tutta entusiasta, commossa, alal fine migliore, almeno per un attimo, un po’ come accade quando veniamo alla tua messa. Ma in fondo la celebrazione della poesia non è una messa?
    Un grande e forte abbraccio.
    Augusto

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  7. Caro Fabrizio ti sorprenderesti ancora di più si tu potessi capire quello che provochi.
    Quante emozione che non trovo le parole ma forze te lo hanno detto comunque ci provo ,qualche volte sono forti , ma ti fanno riflettere è crescere, altre sono cosi piene di tanta tenerezza da convincerti di essere stata amata da sempre, altre invece vorresti piangere come un bambino abbandonato.
    Sono la cura più dolce che lentamente guariscono le ferite come le note di una canzone che libera il anima.
    Ascoltando ieri le poesie di Neruda mi vino in mente la numero 15 che mi ha riportato in passato, facendomi ricordare tante cose tristi e anche quelle tanto belle.
    Un bellissimo incontro con il amore.
    Un abbraccio.
    Rashide.

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  8. Nell’intento di sviluppare il contenuto del mio precedente messaggio, in un senso che sia concreto e propositivo (in riferimento alla convinzione, da me espressa, che la Chiesa possa tranquillamente fare a meno dell’ipocrisia dei non pochi opportunisti che la danneggiano gravemente), credo sia doveroso, da parte mia, dire che non vi sia strada migliore – per rendere pienamente efficace il cammino di guarigione e rinnovamento apostolico (avviato in modo particolare dal nostro amato Papa Benedetto XVI) – che un radicale cambiamento nella modalità “standard” di accesso, in particolare, al Sacramento della Cresima (o Confermazione). Sappiamo tutti (non è ovviamente una scoperta) che la stragrande maggioranza di coloro che si accostano a questo Sacramento lo fanno per potersi sposare in Chiesa, in relazione ad una tradizione famigliare o a una consuetudine, e non per una vera, autentica, reale convinzione di fede in Cristo. Inevitabilmente, questo modo di procedere condiziona pesantemente il clima che si respira all’interno della Chiesa. Permettere a persone, le quali in realtà sono agnostiche o addirittura non credenti (e che, per convenzione, accettano di pronunciare la professione di fede), di ricevere il Sacramento della Cresima, fa perdere quasi completamente di credibilità (agli occhi anche di molti credenti) circa la reale efficacia ed il valore del Sacramento, e – dunque – della Chiesa come corpo di Cristo. Conseguentemente, soprattutto dal punto di vista dei non “praticanti”, la liturgia e tutta la vita sacramentale, pastorale e dottrinale della Chiesa tendono, in modo netto, ad inquadrarsi come meri “ritualismi” privi di reale significato, che andrebbero in realtà a coprire la grande “stupidità” di pochi veri credenti (tra i quali sono fiero di esserci anch’io), e la sostanziale ipocrisia (e l’opportunismo) della maggioranza, laici e non laici.
    Permettere l’accesso al Sacramento della Cresima soltanto a persone che credano davvero (innanzitutto con il cuore) nella risurrezione di Gesù Cristo, nella potenza dello Spirito Santo e nella vita eterna, che siano sufficientemente mature da non lasciarsi condizionate nella loro scelta da terzi (ed escludere nettamente da questo Sacramento specialmente tutti coloro che pensano di utilizzare la Chiesa come set cinematografico del loro Matrimonio), significa – a mio parere – fare la scelta più efficace nel senso di una vera, radicale e durevole trasformazione e purificazione della Chiesa, nella direzione tracciata dal nostro Signore Gesù Cristo con la sua vita, morte e risurrezione, e con il mandato affidato a san Pietro e a tutti gli apostoli, e – mediante loro – ai vescovi e all’unica Chiesa Cattolica. Ma questa decisione, ovviamente, spetta soprattutto al Papa ed ai vescovi, e spero di cuore che, presto, prendano questa coraggiosa e santa decisione.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  9. Sento, in coscienza, di dover fare un’aggiunta a quanto già scritto sopra, in relazione alla “questione sessuale” che affligge oggi l’unica Chiesa di Cristo. Come già evidenziato, il cardinale Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, ha detto molto chiaramente la piena verità, circa il fatto che i casi di pedofilia tra consacrati sono da collegarsi all’omosessualità, e NON al celibato. Ciò che sta facendo il Papa per modificare il criterio di selezione dei futuri, potenziali sacerdoti, escludendo nettamente gli omosessuali, è davvero una grazia di Dio. Devo dire che tutti i passi compiuti da Benedetto XVI come Papa (e prima come cardinale e prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede) sono davvero coraggiosi, giusti e santi (e non vi è dubbio che abbiamo la grazia di avere un Papa santo nel senso pieno del termine). Anche tra i laici, però, è giunto il momento di superare definitivamente un’idea erronea della sessualità, in riferimento al senso sano e cristiano del termine “erotismo”. Quando una forte passione erotica è vissuta all’interno di un vero legame d’amore tra un uomo ed una donna uniti nel Sacramento del Matrimonio, un’unione che sia davvero fondata sulla ricerca integrale del vero bene dell’altra persona, non vi è assolutamente peccato. L’erotismo nel Matrimonio è un dono di Dio, non un peccato (ripeto, se vissuto – ovviamente – nell’amore reciproco). L’idea dualistica e manichea (che avevano, ad esempio, gli Albigesi) – secondo la quale tutto ciò che è materiale e carnale sarebbe “male”, e dunque “peccato” – deve rimanere totalmente fuori dall’unica Chiesa che abbia ricevuto il mandato dal Signore Gesù Cristo. Superare la repressione sessuale – che ancora serpeggia in certi ambienti dell’unica Chiesa di Cristo – è un passaggio fondamentale, per giungere ad identificare con chiarezza il vero problema, l’unico (a mio avviso) che possa davvero allontanare l’uomo da Dio: l’ipocrisia.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  10. Le mie parole non sono violente, ma dirette alla sostanza dei problemi, e possono dunque disturbare il bisogno (che capisco) di sentirsi rassicurati e tranquillizzati. Soltanto la Verità in tutta la sua pienezza può guarire ogni genere di problema, piccolo o grande che sia. Tornando al tema del mio ultimo messaggio, il celibato ecclesiastico è un dono di Dio. Ma chi non ha ricevuto da Dio questa vocazione al celibato, deve poter vivere nell’amore ed in piena libertà (nel Matrimonio) il proprio bisogno erotico, (ovviamente sempre anteponendo il Bene più grande, che è Cristo risorto, a tutto il resto).
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  11. “il cardinale Segretario di Stato Vaticano, Tarcisio Bertone, ha detto molto chiaramente la piena verità, circa il fatto che i casi di pedofilia tra consacrati sono da collegarsi all’omosessualità, e NON al celibato”

    “Le mie parole non sono violente, ma dirette alla sostanza dei problemi”

    “Soltanto la Verità in tutta la sua pienezza può guarire ogni genere di problema, piccolo o grande che sia”

    mi sottraggo al suo abbraccio marco sini
    la sua verità è stritolante ed io non sono una martire

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  12. Ti assicuro, Funambola, che voglio bene di cuore a tutti, inclusi gli omosessuali, ma – ti ribadisco – soltanto la pienezza della Verità può guarire e salvare.
    Un abbraccio
    Marco

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  13. Per completezza di esposizione, è necessario precisare – come ho già fatto in precedenza – che il cardinale Bertone (ovviamente) non volesse significare che ogni omosessuale sia un pedofilo, ma che l’omosessualità possa (potenzialmente), per le sue caratteristiche intrinseche, “evolversi” in pedofilia. Sono convinto che la maggioranza degli omosessuali non siano pedofili, ma il rischio di uno “sviluppo” di questo tipo, in chi abbia quel problema, inevitabilmente rimane.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  14. flash 🙂 zenone il santone

    “Transitaaaaaaate lo cavalcooooone in fila longobarda!” 🙂

    marco sini mettiamola sul ridere in attesa di tempi migliori…

    “Arrivette lo mio momento: non sento manco più li dolori a li piedi, oramai.
    Abacuc! E se anco fosse? Io credo che anderai a star bene. Io non vorria dire se tu, or che trapassi, irai allo paradiso nostro dei cristiani o a quello de la tua gente e de lo tuo Dio di prima; ma per certo, io credo che sarà sempre meglio di questa vita che ci toccò in sorte.
    Anco io lo credo.
    Non soffrirai più lo freddo, né calura, né fame, né sete, né bastonate, né spaventi, ma uno ciclo sempre a bello e l’uccelletti sui rami degli arbori in fiore, e l’agnoli che ti daranno le gran pagnocche di pane, e cacio, e vino, e latte in abundanzia, e ti dicono “Vuoi, vecchio? Piglia! Ancora vuoi? Piglia! Mangia, bevi, vecchio!, fatti sazio, e dormi… vecchio!… dormi… dormi…”

    ma se insiste…

    “Aquilante! Vien qui mala bestia che ti do lo zuccherino… [boom, gli da un pugno] Eccote lo zuccherino”

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  15. Innanzitutto, Funambola, ti chiedo di non ripetere ogni volta (insieme al mio nome) il mio cognome, perché credo che tutti abbiano capito a chi ti stai rivolgendo. La serietà degli argomenti trattati non merita affatto di essere ridotta ad una barzelletta dal doppio significato: queste questioni meritano, invece, di essere affrontate – con serenità, se è possibile – ma soprattutto con un grande, profondo amore per la Verità.
    Un abbraccio
    Marco

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  16. Un comico ha detto che è difficile convertire un cattolico al cristianesimo. Mi dispiace,dopo le bellissime ,profonde ,riflessioni di Fabrizio dover scendere così in basso.Ma perchè cardinali e sacerdoti emettono giudizi che feriscono molti loro fedeli senza conoscere gli aspetti scientifici e statistici di certi fenomeni? Un omosessuale non è un “pervertito” ma soltanto una persona diversa, per motivi spesso genetici.Le statistiche ci dicono che la maggior parte degli abusi avvengono in famiglia, dove al 90% sono i padri ad abusare delle loro figlie. Che c’entra l’omosessualità? Ritornando al nostro faro di verità,che è il vangelo,troviamo mai Cristo prendersela con le divorziate (la samaritana )con le prostitute (la cosidetta Maddalena è accolta come una figlia)con le adultere? Direi che la sua ira è per chi è ipocrita, egoista, o non sa perdonare;per chi dice “io sono nel giusto”,giudicando senza compassione gli altri. Del sesso la gerarchia ufficiale della chiesa ha fatto una montagna che ora le è franata addosso.Ma la misericordia di Dio ha si gran braccia……

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  17. Annamaria, vorrei innanzitutto dirti che condivido TOTALMENTE la tua repulsione per ogni ipocrisia e falsità, ma non vedo, onestamente, quale attinenza vi possa essere tra l’adultera, la prostituta ecc. (che – per essere tali – non significa che abbiano un serio disturbo della personalità), e l’omosessualità, che è indubbiamente un serio disturbo della personalità (anche se, in genere, non di livello psichiatrico). Dire che l’omosessualità sia soltanto un modo diverso (da quello eterosessuale) di vivere la sessualità è non voler riconoscere l’esistenza di psicodinamiche che sono in netto contrasto con la naturale “biologia” maschile e femminile. Che poi – a seguito del peccato originale – vi siano in natura diverse bizzarrie che la scienza, spesso, fa fatica a spiegare, non può determinare la trasformazione di alcune poche eccezioni di natura in una normalità quasi maggioritaria. Sono certo che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’omosessualità derivi, sostanzialmente, non da fattori “genetici”, ma da un disturbo evolutivo a livello della personalità, che dovrebbe essere affrontato (unitamente ad un cammino di fede) attraverso una psicoterapia, che sia però sempre illuminata dalla luce di Cristo. Sono certo che da parte di Benedetto XVI, del cardinale Bertone e dei vescovi non vi sia alcun moralismo, ma un profondo senso di responsabilità nei riguardi del “gregge” loro affidato, e di questo immenso dono ringrazio Dio.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  18. Evidentemente sull’argomento,da me approfondito su testi scientifici,abbiamo convinzioni inconciliabili.Quella che lei chiama una bizzarria,un serio disturbo della personalità,una malattia da curare,è stata definita da un sacerdote che stimo profondamente una diversità,paragonabile a quella di un mancino: anche i poveri mancini(che usano una parte diversa del cervello )venivano costretti a usare la destra,considerando la sinistra” la mano del diavolo” .Poi si capì che era meglio lasciarli in pace;poi si scoprì che molti di essi erano spesso più intelligenti dei destrorsi. A proposito,che ne pensa dell’omosessualità di Leonardo da Vinci,Proust e un’infinità di artisti e musicisti?
    Veda,il paragone con le figure femminili citate vuol testimoniare,a mio parere,una grande vicinanza di Gesù a queste poverette,messe al bando da una società maschilista come quella ebraica.Provi un pò ad immaginare come avrebbe accolto Gesù un “frocio”,un”finocchio”e via insultando,spesso deriso,sempre considerato dai normali cittadini un malato,se non un depravato,condannato a morte in molti stati della terra,(contro la depenalizzazione del reato in questi paesi si levò la voce di monsignor Maggiore sbalordendo molti cristiani),messo a morte con zingari ed Ebrei nei lagher nazisti.Credo di sapere come lo avrebbe accolto Gesù. Non ho la presunzione di voler interpretare il pensiero di Dio, ma credo fermamente nella sua bontà e superiorità.

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  19. Paragonare i mancini agli omosessuali mi sembra a dir poco assurdo. Il fatto di scrivere con la sinistra, infatti, non ha alcuna incidenza sull’identità e sull’equilibrio della persona, diversamente dall’omosessualità, che contraddice (in genere per ragioni, sostanzialmente, psicodinamico-evolutive) la naturale spinta biologica del maschio verso la femmina (e viceversa). L’amore e l’accoglienza sono certamente le prime qualità che distinguono un cristiano che abbia vissuto una profonda conversione del cuore, e dovrebbero dunque caratterizzare ogni cattolico, il quale è stato chiamato ad essere parte integrante dell’unico corpo di Cristo, che è la Chiesa Cattolica. Questo sentimento di amore fraterno e di accoglienza, ispirati dalla fede in Cristo (nella potenza dello Spirito Santo donatoci nel Battesimo), sono rivolti a tutti, inclusi gli omosessuali. Dire che l’omosessualità derivi, in molti casi, da un problema a livello della personalità, non mi sembra né un’affermazione anti-scientifica, né in alcun modo offensiva verso nessuno, ma è la semplice presa d’atto di un fatto reale. Che possano, poi, esserci casi di ermafroditismo che portano – sul piano biologico – ad avere un orientamento sessuale diverso da quello che potrebbe apparire esternamente, non può certo essere esteso e generalizzato a tutti i casi di omosessualità. Gli ormoni maschili presenti nell’uomo e quelli femminili presenti nella donna non sono un optional, ma il fondamento di un sano e naturale orientamento sessuale. Laddove si presenti un diverso orientamento, NON deve certamente esservi alcuna demonizzazione o condanna, ma neppure la condivisione di un’interpretazione erronea, che porti a considerare un serio problema psicologico come un fatto naturale. Ovviamente, anche in questo genere di problematiche (come in tutte) è bene evitare facili generalizzazioni, ma è fuori di dubbio che quello omosessuale, nella stragrande maggioranza dei casi, sia un orientamento conflittuale con la “biologia” (maschile o femminile) della persona.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  20. Evidentemente le nostre fonti divergono radicalmente. Sulla natura non solo ormonale,ma cromosomica del fenomeno gli studi sono in corso.Viene da molti abbandonata la teoria psicologica,spesso concausa. Ha mai pensato a quanta sofferenza sta in chi si sente diverso, emarginato,deriso? Pensa che se non fosse una reale costrizione si sceglierebbe per gioco questa condizione? Accanto a pochi esibizionisti,che reagiscono provocando, quanta solitudine e infelicità sommersa.Come Funambola voglio proporle una riflessione leggera.Nell’analisi della comicità,fatta da Charlot, si legge che non fa ridere chi prende uno scivolone vestito di stracci,ma chi,ben vestito,elegante e borioso,prende una solenne straccionata per terra.Allora perche si deride e si fa dell’ironia sull’omosessuale maschio e non sull’omosessuale femmina? Perchè ovviamente si mette in gioco la Virilità del maschio, la sua vanità sessuale. Questi fenomeni sociologici fanno pensare a pregiudizi radicati, ad ignoranza scientifica,a scarsa considerazione dell’altro nel suo diritto ad esistere, ad essere diverso, ad ad avere dei diritti. Il sacerdote che ha fatto quell’esempio non è un blasfemo,ma ha mio parere una persona profondamente cristiana.Andiamo in pace.

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  21. Scusate le sviste ortografiche, sto cucinando. Volevo aggiungere questo :la persona è fatta di corpo e di spirito. proviamo a privilegiare quello che di bello e grande c’è in ogni essere umano,come portatore di spiritualità.Non è sublime la musica di Tchaikosky che abbiamo ascoltato? che importanza può avere il suo orientamento sessuale di fronte a tanta bellezza? Grazie.

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  22. La bella musica, come pure i bei versi, ristorano…

    Dato il successo riscontrato presso il pubblico da “Pablo Neruda, poeta del mare”, la Bibilioteca CASA DELLA PACE del Centro Giovanile di Don Mario (ora sotto la guida di don Fabrizio) farà seguire un nuovo incontro a quello tenutosi lo scorso 15 aprile.
    Fonti attendibili rivelano che stavolta il recital sarà sulle poesie di Montale.
    Appuntamento al mese prossimo (diamo ad autore/interpreti il tempo di organizzarsi).
    Siete tutti invitati fin d’ora…Vi aggiornerò sulla data esatta.
    SHALOM ovvero PACE A VOI!
    Titti

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  23. È sicuramente vero, Annamaria, che la dignità di una persona NON deve essere misurata in relazione al suo orientamento sessuale, ma rimango profondamente convinto che la componente ormonale sia l’elemento decisivo nel determinare la “naturalità” o meno di un comportamento sessuale. Non vi è elemento cromosomico (tra l’altro privo di un reale fondamento scientifico) che possa annullare la “biologia” (maschile o femminile) di una persona. Non escludo affatto che possano esserci concause genetiche nell’omosessualità, ma (ripeto) – nella stragrande maggioranza dei casi – non possono essere comunque decisive nel determinarla autonomamente. I fatti rilevanti rimangono le relazioni vissute (ed i complessi di inferiorità o superiorità sviluppati) da un omosessuale durante le età evolutive, ed in particolare lungo tutto il periodo pre-puberale, soprattutto in relazione alla figura materna per l’uomo e a quella paterna per la donna.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  24. Caro Marco, l’OMS ha cancellato l’omosessualità dalle malattie mentali -ormonali da molti anni. Fatti una ricerca. Grazie Titti,speriamo in Montale.
    SHALOM.

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  25. Ho precisato più volte anch’io, Annamaria, che l’omosessualità non sia da considerarsi (in genere) un disturbo di livello psichiatrico, e dunque non possa definirsi – a stretto rigore – una malattia mentale nel senso tradizionale del termine. Ma la realtà concreta è che vi è inevitabilmente, nell’omosessuale, un conflitto interno – cosciente o subcosciente – tra la spinta ormonale verso l’altro sesso e l’orientamento psichico verso il proprio sesso (sostanzialmente a causa di un forte complesso di inferiorità o di superiorità sviluppati nell’infanzia). Ora, un “agnostico” potrebbe reagire di fronte ad una questione del genere in questo modo: “e chissenefrega, la cosa non mi riguarda!”. Come cristiano, invece, non posso davvero disinteressarmi di un problema umano così rilevante, e ho il dovere di testimoniare la verità sulla questione in oggetto, ossia che (nella stragrande maggioranza dei casi) l’omosessualità è un disturbo nevrotico della personalità. Penso che vi siano anche casi di persone (mi riferisco soprattutto a individui di sesso maschile) che scelgano – per mero gusto trasgressivo – di avere anche rapporti omosessuali, ma in questi ultimi casi non si può parlare di vero orientamento omosessuale, ma di ricerca spasmodica del piacere sessuale in ogni modo, che ovviamente non può avere nulla a che fare con Cristo e con la fede cristiana. Ma i veri omosessuali, in realtà, non scelgono la loro condizione, ma la subiscono, per ragioni però legate a complessi radicatisi nella personalità durante le età evolutive, NON – in sostanza – per un fattore genetico rilevante.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  26. Condivido, don Fabrizio, che sia fondamentale avere quello spirito di carità verso tutti (che ci ispira la fede in Cristo), per essere veri cristiani. E – in relazione ad un argomento cosi rilevante per la vita di diverse persone, come l’omosessualità – è doveroso essere molto fermi nel dire (e confermare) che l’omosessuale fa del male a se stesso, trincerandosi dietro l’idea erronea di un’origine “genetica” del suo orientamento sessuale, e che l’unico modo per superare i problemi (di qualsiasi tipo o grado) è affrontarli con coraggio, cercando la verità, e non assecondando “meccanismi di difesa“, che – alla distanza – certamente non fanno il bene della persona.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  27. Continuo a consigliare a Marco,cristianamente e con rispetto, di fare una ricerca scientifica sull’agomento.Forse potrà rivedere le sue convinzioni.
    Appprezzo lo “sguardo di Gesù” invocato da Fabrizio, dopo un lungo silenzio,dovuto forse a questa noiosa digressione,non voluta da me. Non ho potuto tacere.Anche la chiesa dovrebbe chiarire le sue posizioni per non vedersi abbandonata da quanti si sentono esclusi,giudicati e colpevolizzati.
    Grazie a Titti per il felice annuncio : solo la poesia e la bellezza ci possono salvare,in quanto doni di Dio .Grazie.

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  28. Sono felice, Annamaria, che tu abbia apprezzato.
    Ho postato quelle cose sia perché in sintonia con il post di Fabrizio sia per intervallare la digressione.
    In effetti, la net-etiquette (cioè il bonton di Internet) prevede che si facciano interventi inerenti all’argomento proposto dal post iniziale, senza uscirne fuori e conservando toni garbati, pur nella diversità di opinioni. Ma tutto ciò è ben ricordato nella colonna sulla destra del blog stesso.
    Penso che sia tu sia Marco siate animati dalle migliori intenzioni di cercare il dialogo, anche se poi all’atto pratico le posizioni di entrambi sono ben strutturate. Forse è bene rimandare lo scambio di opinioni ad un post mirato all’importante argomento, per non appesantire questo che è dedicato ad altro.
    Una cosa soltanto mi preme aggiungere: l’uomo guarda alle apparenze, il Signore guarda il cuore della PERSONA, bianca, nera, uomo, donna, cristiana o musulmana che sia, ed accoglie tutti! 😉
    Consiglio la visione del film: A 7 km da Gerusalemme
    Un abbraccio comunitario,
    Titti

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  29. Come mia chiosa finale sul tema dell’omosessualità (che non era, di sicuro, mia intenzione che diventasse l’argomento principale di questa serie di post), dico ad Annamaria che – se assolutizzate – probabilmente sono da ritenersi errate sia la mia, sia la tua posizione sulla questione. La realtà è – come ho già detto – che vi sono moltissimi omosessuali che lo diventano per ragioni sostanzialmente psicologiche (soprattutto in rapporto ai complessi di inferiorità o superiorità sviluppati in età infantile), ma vi sono probabilmente anche casi di omosessuali che sono tali per ragioni prevalentemente genetiche; credo però che siano davvero molto pochi, soprattutto se confrontati al numero dei primi: le eccezione in natura ci sono sempre state – a seguito del peccato originale – e, dunque, è da ritenersi possibile anche in questo ambito. L’importante è non trasformare alcune poche eccezioni in una regola di massa, o far credere (in genere) agli omosessuali che farebbero bene ad accettarsi in quanto tali, ma – al contrario – aiutarli ad affrontare (con il supporto di uno psicoterapeuta competente ed illuminato dalla fede cristiana) le dinamiche affettive profonde che li hanno portati a sviluppare un orientamento omosessuale, per poter liberare le molte energie imbrigliate in una direzione non naturale.
    Condivido, Titti, il tuo modo equilibrato ed aperto di affrontare le questioni, ma – a volte – è doveroso trattare un problema che è, almeno apparentemente, fuori tema, rispetto il post iniziale. In realtà, il mio primo post (e quelli immediatamente successivi) faceva riferimento (ed erano soprattutto un commento) alla seguente frase di don Fabrizio: “[…] gli spuntoni aguzzi di invidie e gelosie, che non avresti mai pensato potessero ergersi inquietanti nei campi del vangelo.” Il tema forte (seppure non primario nel post di don Fabrizio), dal mio punto di vista, era ed è l’ipocrisia diffusa tra molti che si professano cattolici, ma che si comportano da pagani, e ho proposto anche una soluzione pratica (sicuramente già pensata e proposta da molti): quella di consentire l’accesso al Sacramento della Cresima unicamente a coloro che credano davvero, e pongano al primo posto nella loro vita la fede in Cristo risorto. Ma ho anche detto che questa decisione spetta, soprattutto, al Papa ed ai vescovi, in quanto successori (per volontà di Dio) di san Pietro e degli apostoli, e spero davvero di cuore possa accadere presto.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  30. Grazie, Marco, per la tua risposta.
    Ti giro la risposta di una ragazza (adesso educatrice di bambini del dopo Comunione, secondo quanto richiede la pastorale giovanile in un percorso di formazione permanente). A quanti asserivano che non bisognava elargire il sacramento del matrimonio a persone non convinte credenti, disse: “Quando mi sono sposata, soltanto mio marito aveva alle spalle un cammino di fede. Per me era tutto un discorso nuovo. Adesso con la grazia del sacramento, sono più attiva io di lui nell’impegno in famiglia, in parrocchia e quindi nella società. Se non mi avessero fatto accedere al sacramento, non sarei quello che sono.”
    Per concludere, pur fissando una regola, bisogna poi sempre essere cauti e scendere nel particolare dell’incarnazione. Se a messa dovessero far partecipare soltanto i fedeli appena “confessati e comunicati” e quindi puri come i gigli, passati al vaglio del raggio-laser del celebrante, le chiese sarebbero vuote.
    Ma Cristo è venuto per i peccatori, non per i sani che sono già giustificati.
    Alla santità (che è essere perfetti nell’Amore) siamo comunque chiamati tutti.

    Consiglio un articolo che ho da poco letto: IL POTERE DI DIVENTARE SANTI
    http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=nuove_visioni/visualizza.php&giorno=2010-02-07

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  31. Grazie a te, Titti. Ho letto l’articolo che mi hai consigliato, e ne condivido il contenuto. Ma per crescere come Chiesa di santi che vivono nella “libertà della gloria dei figli di Dio”, e non di bacchettoni repressi, abbiamo bisogno – unitamente ai Sacramenti (ed in particolare all’Eucaristia) – di nutrirci quotidianamente della Parola di Dio, sia a livello individuale sia comunitario (e non soltanto nella Liturgia); ed è ciò che sto proponendo, perlomeno dal 2005, in diverse realtà parrocchiali, ma purtroppo senza risultati. La mia proposta è quella di un gruppo carismatico parrocchiale (dunque, nel quale si preghi secondo il modello di san Paolo di 1 Corinzi cap. 14°), centrando però, fermamente, questo cammino sulla lettura comunitaria della Bibbia, dal primo all’ultimo capitolo di ogni libro del Nuovo Testamento (ma – successivamente – anche dell’AT), a partire dalle Lettere di san Paolo: la prima ora dedicarla, quindi, alla lettura della Sacra Scrittura, leggendo ciascuno a turno un capitolo, lentamente, senza commenti, lasciando che sia la Parola stessa ad operare in noi; la seconda ora, alla preghiera spontanea, da affidare con fede alla guida potente dello Spirito Santo (cfr. Romani 8,26). Spero che, presto, possa nascere questo gruppo, sotto la guida di un parroco.
    Per quel che concerne l’accesso al Sacramento della Cresima, temo purtroppo che le persone che (senza la luce della Parola di Dio) riescono a lasciarsi trasformare e trasfigurare dalla sola forza del Sacramento siano davvero pochissimi: dubito – ad esempio – che qui a Roma siano necessarie tutte e dieci le dita delle mani per contarli. Il Signore ci trasforma – unitamente – con la Parola e l’Eucaristia, non separandole. Purtroppo, le letture della Liturgia sono vissute dal 99,9% dei “praticanti” come mero ritualismo, non vi è una reale attenzione (tranne eccezioni) ai brani letti, che sono comunque troppo brevi per riuscire a risultare costantemente incisivi. Escludere dal Sacramento della Cresima chi non sia davvero credente significherebbe dare credibilità al Sacramento stesso, e alla missione della Chiesa nel suo insieme. Tra l’altro, non ha alcun senso presentarsi di fronte al Signore per confermare le promesse battesimali pronunziate dai propri genitori, se – in realtà – non si è credenti, se non per “convenzione”, ed è ciò purtroppo che accade nella stragrandissima maggioranza dei casi, con lo scopo strumentale di potersi sposare in Chiesa, trasformando la Chiesa stessa e i suoi Sacramenti in un set cinematografico. Non è forse venuto il momento di ritornare sulla strada percorsa – a questo riguardo – da san Paolo e dagli apostoli, su precisa indicazione del Signore Gesù Cristo?
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  32. In riferimento al gruppo carismatico parrocchiale (fondato sulla lettura della Parola di Dio) da me proposto, i brani principali (del cap. 14° della prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, per quel che concerne la seconda ora di incontro) ai quali ispirarsi sono soprattutto i seguenti: “Che fare dunque? Pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; canterò con lo spirito, ma canterò anche con l’intelligenza. […] Quando vi radunate, uno ha un salmo, un altro ha un insegnamento; uno ha una rivelazione, uno ha il dono delle lingue, un altro ha quello di interpretarle: tutto avvenga per l’edificazione” (1 Corinzi 14,15.26). Invece, la prima ora – come ho già detto nel precedente messaggio – sarebbe dedicata esclusivamente alla lettura della Bibbia a partire dalle Lettere di san Paolo. Chi fosse interessato, può comunicarmelo o tramite don Fabrizio o in questo blog o tramite il mio indirizzo e-mail marco.sini1@tin.it

    Un abbraccio nel Signore

    Marco

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  33. Titti ,grazie. Grazie per averci ricordato le regole del post di Fabrizio,grazie per aver ricordato che Cristo è venuto per tutti.Dobbiamo comunque temere fortemente che, come ha osservato il prof.De Rita,il moralismo del nostro tempo si trasformi in fondamentalismo. UN abbraccio.

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  34. Sarebbe scelta saggia però, Annamaria, essere attenti a discernere bene ciò che può lecitamente definirsi “fondamentalismo”, da ciò che è “fede” nel senso pieno e autentico del termine, perché il rischio risiede nel ritenere erroneamente che credere in Cristo con passione (ma sempre con equilibrio) sia equiparabile a fondamentalismo, mentre – al contrario – il vero problema è la diffusione, sempre più contagiosa, di una riduzione della fede cristiana a mera filosofia di vita (paragonabile al buddismo), che non disturbi l’ordinaria ipocrisia, perdendo in tal modo il suo carattere radicalmente trascendente rispetto questo mondo. Personalmente, mi preoccuperei molto di più degli ipocriti che si spacciano per cristiani, che dei fondamentalisti.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  35. Quante discussioni! 43 interessante!
    Yo que vine a cantar y para que cantes conmigo è cosa mi trovo?
    Me voy al centro a cantar con el coro.
    Tantas bendiciones.
    Un abbraccio.

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  36. Caro don Fabrizio, stanotte ho purtroppo problemi d’insonnia (e domattina – o meglio stamattina – mi devo pure alzare presto), ma penso ad alcuni tuoi post malinconici, che ho avuto modo di leggere negli ultimi tempi, e che iniziano a fare effetto anche su di me. O meglio, mi spingono a rendere del tutto palese il mio stato d’animo, come fai tu, di fronte a ciò che di deprimente accade attorno a noi. Per quanto mi riguarda, ciò che trovo più deludente e demotivante è la tiepidezza nella fede, ormai imperante ovunque io vada (con gradazioni diverse, è vero, ma con differenze non sostanziali). Di fronte a tale situazione sconfortante, la mia prima fantasia è quella della fuga, ma non a Samarcanda o in altri remoti paesi orientali, in un luogo geograficamente molto più vicino, ma spiritualmente molto più distante. Località Civitella Alfedena, nel Parco Nazionale d’Abruzzo: prendo il sentiero che conduce al Monte Petroso e a Forca Resuni, quando arrivo a destinazione è già notte fonda, ma non ha importanza, è nulla rispetto alle tenebre spirituali che si respirano in certi ambienti. Soltanto io, una torcia ed una copia della Sacra Scrittura (Edizione CEI 2008), null’altro. Mi sistemo presso un dirupo, in un angolo panoramico: vi è infatti la luna piena, sembra quasi giorno. Inizio a leggere, come quotidianamente faccio dal 2003 ad oggi, ma questa volta non mi fermo più, continuo ad oltranza: le Lettere di san Paolo (che ho letto già centinaia di volte), il Vangelo secondo Giovanni (dal quale è iniziato il mio cammino di fede nel novembre 2002), poi i Sinottici, gli Atti degli Apostoli, le lettere “Cattoliche”, l’Apocalisse di Giovanni, poi di nuovo san Paolo, poi i Salmi, Isaia, Geremia, il Siracide, i profeti cosiddetti “minori”, poi sento il bisogno di leggere Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio, Giosuè e tutto l’AT, poi di nuovo san Paolo ed il NV, ad oltranza, senza mangiare né bere, soltanto la Parola di Dio. Questa è la mia fantasia “proibita”, il mio desiderio di fuga. Poi penso che rischierei di finire a “Chi l’ha visto”, con la brillante Federica Sciarelli che commenterebbe la mia scomparsa con le solite e ricorrenti parole:”Nuovi itinerari spirituali…” Nel mio caso si tratterebbe di pochi chilometri, dall’ingresso al sentiero, sito nel centro abitato di Civitella Alfedena, fino al Monte Petroso: dal mio punto di vista si tratterebbe di quattro passi, tanto amo le escursioni in montagna, ma soprattutto tanto amo le escursioni tra i versetti e le pagine della Parola di Dio, che illumina in profondità la mia anima, dona senso ad ogni cosa, abbatte ogni muro ed ogni ragionamento che si erge contro la conoscenza di Dio (parafrasando san Paolo). Che il Signore mi doni e ci doni la grazia di confidare nell’onnipotenza del suo amore, e di non arrenderci di fronte alle miserie spirituali che sembrano soffocare ogni respiro ed ogni speranza!
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  37. caro Marco,
    mi viene in mente la passione. Gesù affronta la coorte romana col coraggio della verità. Pietro prende la spada e taglia l’orecchio di Malco, il servo del sommo sacerdote. La chiesa è piena di zelanti che vorrebbero tagliare con la spada, dividere i buoni dai cattivi. Ma Gesù risana l’orecchio del ferito: lui è venuto per unire, è la misericordia del Padre fatta carne.
    un abbraccio
    fabrizio

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  38. Ti assicuro, don Fabrizio, che non è neppure lontanamente nel mio spirito l’idea di separare i “buoni” dai “cattivi”, ma auspico, invece, che i pastori della Chiesa si comportino sempre – nei riguardi degli ipocriti – nello stesso modo in cui Gesù trattava quella parte dei farisei che erano, appunto, ipocriti: i falsi credenti, quelli che badano soltanto alle apparenze, e sono quasi del tutto privi di misericordia (se non del tutto), interessati unicamente a sembrare cristiani, ma non ad accogliere nel loro cuore il Signore Gesù Cristo. L’idea, dunque, di ammettere al Sacramento della Cresima unicamente coloro che sono convinti – nel cuore innanzitutto – che “Gesù Cristo è il Signore”, morto e risorto per liberarci dalle tenaglie della morte e del dolore, significa fare esattamente quello che facevano gli apostoli su comando di Gesù. C’è un passo della seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (che riporto di seguito, e da te ovviamente conosciuto ben prima di me, ma che cito per gli altri), che dà chiara l’idea che sia un errore porre insieme cuori (perlomeno) aperti all’amore di Cristo, con persone che – al contrario – strumentalizzano unicamente la Chiesa per propri fini personali: “Non lasciatevi legare al giogo estraneo dei non credenti. Quale rapporto infatti può esservi fra giustizia e iniquità, o quale comunione fra luce e tenebre? Quale intesa fra Cristo e Bèliar, o quale collaborazione fra credente e non credente? Quale accordo fra tempio di Dio e idoli?” (2 Corinzi 6,14-16). Comunque, ti prego di non dubitare del rispetto che nutro per il tuo punto di vista a riguardo (tra l’altro ancora largamente condiviso tra voi sacerdoti); non sarei, però, onesto se io non dicessi, con limpidezza, che il comando del Signore agli apostoli era diverso, anche se è indubbio che sono trascorsi circa 2000 anni da allora. Ma la lettera agli Ebrei ci incoraggia a non dubitare che “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!” (Eb 13,8), e a confidare nella sua onnipotenza nel portare al suo compimento finale la missione affidata all’unica Chiesa Cattolica, anche se ciò dovesse comportare (e comporterà purtroppo) nuove persecuzioni, e a non aver paura – dunque – di assumere decisioni molto coraggiose ed eroiche.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  39. Caro don Fabrizio, sono d’accordo con te circa il fatto che non sta a noi definire chi vada in paradiso e chi no. Ma – di sicuro – è compito dei pastori dell’unica Chiesa Cattolica accertare se coloro che si propongo per ricevere il Sacramento della Cresima siano sinceri, e credano davvero che “Gesù Cristo è il Signore” della loro vita, l’unico significato vero ed eterno della nostra e della loro esistenza. Senza questa premessa, senza una fede sincera e vera in colui che si candida a riceverlo, e ammettendolo comunque a questo Sacramento, non si compie, certamente, una scelta in linea con quella che avrebbero tradotto in atto gli apostoli in una situazione analoga, e si favorisce la diffusione di un clima pesante nella Chiesa, nel quale la fede tende a ridursi ad un fatto ritualistico e moralistico, che a me, personalmente, fa molto soffrire, ma credo che lo stesso effetto lo produca in ogni sincero cattolico. Comunque, confidiamo nel Signore Risorto, e ringraziamo Dio di avere un Papa illuminato e coraggioso, che credo farà tutto ciò che è in suo potere per onorare la Verità e dare gloria a Dio.
    Un abbraccio
    Marco

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  40. Gentile Marco,
    comprendo la sua passione di giovane convertito in tempi ancora relativamente recenti e quindi pieno del fuoco sacro.
    Questo pero’ non si accompagna bene con il tipo di interventi che ci propone.
    Si tratta di un periodare lungo e ripetitivo, pieno di citazioni, che neppure Don Fabrizio inserisce nei suoi sintetici ma efficaci post.
    E ‘ vero che la sintesi e’ un dono (quindi non appartiene a tutti) ma provi a ricercarla per invogliare a leggerli piuttosto che a saltarli a pie’ pari. Cosa che dispiacerebbe ad un credente appassionato e desideroso di evangelizzazione come lei.
    La ringrazio per l’attenzione,
    A.

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  41. È vero, caro amico Anonimo: è possibile comunicare in molti modi, per dire la medesima cosa. Sul Sacramento della Cresima, si può concentrare tutto in una domanda chiave, che ha in sé la risposta: ha senso permettere a persone che “pensano” al Signore (al più) quando soffrono, dimenticandosene completamente quando stanno “bene”, incluso il momento della professione di fede di fronte al vescovo (per noi di Roma Sud, mons. Schiavon) ?
    Altri quesiti possibili: ha senso ridurre la vita della Chiesa agli atti liturgici (seppure fondamentali), delegando i cosiddetti Movimenti ecclesiali a fare ciò che è compito dei vescovi e dei sacerdoti? Ha senso una vita cristiana non fondata sul nutrimento della Parola di Dio (unitamente all’Eucaristia), ma soltanto sull’adempimento formalistico di alcuni “precetti”? Ha senso che non si trovi un solo sacerdote disponibile a guidare un gruppo carismatico fondato sulla lettura della Parola di Dio e sulla preghiera dello Spirito Santo? Ed infine: ha senso darsela a gambe, tipo fuga sul Monte Petroso, con una copia della Sacra Scrittura e nient’altro? Umanamente, la mia risposta a quest’ultima domanda sarebbe affermativa, ma poi prevale la fede in Cristo Risorto, al quale nulla è impossibile, ed il quale adempirà la parte finale del suo piano di salvezza per tutti noi, mediante la sua unica Chiesa Cattolica.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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  42. Nella prima domanda del mio precedente post ho omesso (probabilmente per l’ora tarda) il finale: ha senso permettere a persone, che “pensano” al Signore (al più) quando soffrono (dimenticandosene completamente quando stanno “bene”, incluso il momento della professione di fede di fronte al vescovo), accedere a Sacramento della Cresima?
    Tradotto in altri termini, questo quesito si potrebbe formulare così: ha senso ammettere al Sacramento della Cresima persone – sostanzialmente – non credenti, o che non hanno ancora “conosciuto” il Signore? San Paolo o san Pietro lo avrebbero fatto?

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  43. Oggi si ricorda san Marco Evangelista, collaboratore di san Paolo e “figlio” prediletto di san Pietro: auguri a tutti i Marco!

    “Vi salutano Aristarco, mio compagno di carcere, e Marco, il cugino di Bàrnaba, riguardo al quale avete ricevuto istruzioni – se verrà da voi, fategli buona accoglienza (Colossesi 4,10)

    “Vi saluta la comunità che vive in Babilonia e anche Marco, figlio mio.” (1 Pietro 5,13)

    “Cerca di venire presto da me, perché Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero. Ho inviato Tìchico a Èfeso. Venendo, portami il mantello, che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene. Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione. Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.” (2 Timoteo 4,9-18).

    “Ti saluta Èpafra, mio compagno di prigionia in Cristo Gesù, insieme con Marco, Aristarco, Dema e Luca, miei collaboratori.” (Filemone 23-24).

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  44. Buon onomastico a lei, caro Marco!
    Qui, pero’, si sta rischiando di far scappare tutti e di rimanere soli… La testimonianza – il cui desiderio nasce dall’ascolto della Parola e dal nutrirsi con l’Eucarestia – passa poi necessariamente attraverso le opere. Qui non operiamo bene se siamo invadenti o opprimiamo gli altri. Il fuoco deve nascere dentro gli animi, non puo’ essere imposto da fuori. Altrimenti rischiamo di diventare preparatissimi nelle Scritture e nella loro divulgazione porta a porta (come i testimoni di Geova) ma con quali risultati?
    Buona domenica e un augurio di pace a tutti, soprattutto al nostro gentile ospite che – se si astiene dall’ intervenire- e’ perche’ finalmente si stara’ godendo il giusto riposo per non disperdere inutilmente le poche energie che gli restano a causa di tosse e comunioni!
    A.

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  45. Innanzitutto, grazie per gli auguri, caro amico Anonimo!
    Sul tema del momento, credo che – come cristiani – non si debba aver paura di rimanere soli. Il famoso e (ormai apparentemente logoro) detto, “meglio soli, che male accompagnati”, mantiene inalterato il suo valore profondo. Non dobbiamo temere la solitudine, ma temere l’omologazione da parte della pseudo-cultura dominante. Da parte mia, non vi è – di certo – alcuna intenzione né azione tesa ad imporre, dall’esterno, il mio cammino di fede, ma il proposito di riconoscere e sottolineare il valore di una vita cristiana autentica e non ipocrita. Il compito dei pastori dell’unica Chiesa Cattolica (unitamente a tutti i veri e sinceri credenti battezzati) è proprio quello di essere testimoni, con le parole e le azioni, della risurrezione di Gesù Cristo, del dono dello Spirito Santo e della speranza della vita eterna. Dunque, nessuna imposizione da parte nostra, ma neppure nessuna disponibilità a subire un modello di pensiero e di comportamento che miri a ridurre la fede cristiana ad una banale filosofia di vita, privata del suo intrinseco carattere radicalmente trascendente e (sul piano spirituale ed intimo) rivoluzionario.
    Un abbraccio nel Signore
    Marco

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