Tosse

da qui

Ho una specie di tosse convulsa, che non passa con niente. Ho seguito consigli vari su sciroppi e una certa salicina, che non so a cosa serva. Ieri sera mi sono deciso finalmente a stare in casa. Vado per chiudere il cancello, ma c’è qualcosa di strano: una luce lampeggiante sulla strada di fronte alla Parrocchia. Che faccio? Rischio o torno indietro? Il furgoncino della polizia municipale è parcheggiato vicino a un auto grigia, col parabrezza rotto. Tre agenti, due uomini e una donna, stanno parlando con altrettanti giovani, dalle facce stralunate. Mi scappa la domanda:
Cosa è successo?
E’ stato investito un uomo ubriaco, fa il vigile più grosso.
I nostri poveri sono spesso ubriachi. Mi accontento della notizia di cronaca? I colpi di tosse mi squassano il petto.
Ha idea di chi possa essere? mi chiede l’altro vigile, con l’erre moscia. Subito dopo l’incidente, hanno visto scappare una donna, bionda e rotondetta.
Ce ne sono tanti, rispondo, non è facile.
Cominciamo a fare ipotesi. Chiedo se sia possibile informarsi sulle sue condizioni di salute. Mi dicono che non sanno nulla: se fosse in pericolo di vita, dovrebbero sequestrare l’auto investitrice.
Si fa tardi.
Eventualmente, potete accompagnarmi in ospedale, così mi fanno entrare?
Qui è ancora lunga, padre, dobbiamo completare i rilevamenti necessari.
Vado io, con uno dei nostri questuanti che sta lì, senza arte né parte. Al pronto soccorso il caos di sempre.
Posso vederlo?
– Analisi in corso, è impossibile. Ma lei è don Fabrizio? Ha sposato un mio amico!
Sarebbe un vantaggio, ma privo di efficacia pratica.
Il questuante mi offre un cappuccino e uno spray inalante per il mal di gola.
Arrivano i tre della polizia municipale.
Entro con voi, così lo riconosco.
E’ disteso in barella, il capo reclinato all’indietro, una flebo nel braccio sinistro. Chi sarà? Devo cercare di vederlo meglio. A un certo punto alza la testa:
Don Fabrizio! E’ un grido di gioia. L’alcol è smaltito, almeno parzialmente; la sua faccia dura di rumeno si allarga in un sorriso:
Don Fabrizio!
Ho fatto bene a venire. Non se l’aspettava Pietro, il barbone con la faccia piena di gioia come fossi suo padre, o suo fratello.

14 pensieri su “Tosse

  1. SEI suo fratello!
    (quanto alla tosse, io ce l’ho da mesi, mi prende all’improvviso, mi fa strabuzzare gli occhi, lacrimare etc. poi sparisce per giorni: quest’anno va così, adesso poi arrivano i batuffoli di pioppo: allegria! questo per dirti che , purtroppo, non se ne va con niente)
    😀

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  2. Caro Fabrizio,
    ne so qualcosa anch’io.
    Pur nella gran differenza fra noi e le nostre vite,
    la questione è sempre quella di sputare il rospo.
    Ognuno ha il suo, ma a tutti sta tenacemente abbarbicato in fondo alla gola.
    Auguri e un abbraccio,
    Roberto

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  3. ad ognuno la sua cura: a Pietro la tua faccia, Fabry, e a te quintalate di propoli e pappa reale, su dài, curati, fallo per tutti i Pietri, ciao.

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  4. Fabrizio, mi piace il tuo modo di scrivere e descrivere passi della tua vita.
    Avresti potuto fregartene, evitarti la scocciatura, eppure… eppure hai risposto a quell’imperativo bisogno di aiutare l’altro, come, del resto, aiuteresti te stesso/vorresti essere aiutato. Grazie, di cuore!

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  5. Dal primo impatto, e vedendo il video dei mitici Pink, mi aspettavo un post, poi leggendo son stata contenta di essere passata.
    E di essermi fermata e soffermata.
    Chiosando al contrario una canzone del mitico Marcello Giombini …”I vecchi amici” non m’hanno abbandonato.
    Riguardati Fabrizio. Ok?

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  6. Mi hai fatto ricordare un mio dottore che diceva sempre, “Ah le madri, per curarle bisogna tenerle in ospedale!” di sicuro vale anche per i Padri… ci sono i figli, o i Fratelli, in giro, mica si può stare a letto con gli sciroppi… no?

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  7. don Fabrizio!

    c’è un uomo in mezzo alla folla che lo strattona e spinge e una donna cerca di toccarlo convinta che solo sfiorandolo potrà guarire e lo tocca. “chi mi ha toccato?” …

    penso a Pietro che certo non voleva toccarti però è stato toccato da un auto e da troppo alcol che gli appanna la vita, e poi gli si presenta un uomo, raffreddato e stanco, con una tosse che ad ogni colpo vorrebbe espellere i polmoni ed esclama: “don Fabrizio!” come se in quel momento Gesù si fosse voltato e gli avesse chiesto: “chi mi ha toccato?”

    a volte pensi di essere solo, che gli amici se ne siano andati nel momento in cui il tuo più grande amico si è reso etereo, che tutto il mondo sia sulle tue spalle e tu non abbia via d’uscita e poi ecco lì, un grido di gioia: “Don Fabrizio!” e forse tutto il resto è solo stanchezza di tanti giorni vissuti in trincea.
    “Pietro mi ami tu?” … “don Fabrizio!”

    ti abbraccio
    SM

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  8. Mi rivolgo a te, Fabrizio, ma anche a tutti voi, che avete dei contatti speciali nei piani altissimi: anche leggendo questi tuoi racconti stamattina ho avuto questa folgorazione: e se noi fossimo in Purgatorio? Cioè, se questa dimensione spazio-temporale, sul pianeta Terra, fosse il Purgatorio, e noi non lo sappiamo? Cioè non sappiamo di esserci? E’ abbastanza verosimile: scontiamo e soffriamo a vari livelli, dipende da ciò che abbiamo combinato prima (e chissà da dove veniamo, da quale dimensione), e ci sono pure i demoni tormentatori, i governanti ladri, i signori della Guerra ecc. Tutto dura un’ottantina d’anni, ma anche meno, o anche più, e quando ce ne andiamo, partiamo per un’altra destinazione. Quale, è un mistero, forse dipende da come e quanto abbiamo scontato qua.

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