Intervista a Riccardo De Gennaro

Intervista di Marino Magliani

Riccardo De Gennaro è scrittore e giornalista professionista, ha lavorato per oltre vent’anni nelle redazioni di Repubblica e del Sole 24 Ore, occupandosi prevalentemente di economia e sindacato. Direttore per due anni della leggendaria rivista “Maltese narrazioni”, ha scritto il romanzo I giorni della Lumaca (Casagrande 2002) e il libro-reportage Mujeres. Storie di donne argentine (Manifestolibri 2006).
Nel 2008, per Camera Verde, ha pubblicato il libretto di aforismi “Taccuino metafisico”, di cui sono apparsi su La Poesia e lo Spirito alcuni estratti. Le ultime sue iniziative, editoriali e narrative, sono in ordine di nascita la rivista trimestrale “Il Reportage” e il romanzo La Comune 1871, uscito ora per Transeuropa.

– Vogliamo cominciare da “Il Reportage”, Riccardo, di cui sei direttore e co-fondatore con Mauro Guglielminotti?

“Il Reportage” è un trimestrale che nasce grazie a un vuoto di mercato. La formula che abbiamo adottato era di fatto scomparsa: articoli lunghi e approfonditi, belle foto. Noi abbiamo rimesso le due cose insieme, facendo leva, da un lato, sulla voglia di molti giornalisti e scrittori di rilanciare una forma nobile di giornalismo che trova esempi celebri in Parise, Buzzati, Piovene (per rimanere in Italia…), dall’altro, sull’esigenza dei fotoreporter di vedere valorizzato il loro lavoro, spesso sottovalutato dai giornali, che raramente firmano le foto o che tagliano spesso malamente le immagini snaturandole. Per noi foto e testo hanno pari dignità e, nell’accostamento non ‘illustrativo’, raccontano una stessa storia con mezzi e punti di vista differenti. La rivista prevede, oltre a una decina di reportage, due fotoreportage con sole foto e un singolo racconto: nel primo numero era di Dario Voltolini, nel secondo è di Tommaso Ottonieri. I primi riscontri sono molto soddisfacenti in termini di giudizi favorevoli e di vendita e stiamo iniziando a raccogliere anche qualche pagina di pubblicità, il che – se vogliamo sopravvivere – non fa male.

– E ora il nuovo romanzo: La Comune 1871, Transeuropa, collana Narratori delle riserve. Oltre ad averlo letto in bozze, ho anche visto un bel post con il primo capitolo su Nazione indiana, Riccardo. Il post è accompagnato da un video musicale di un Marco Rovelli in grande spolvero, una voce incredibile e testi che scoprono la radice interna e pulsante che sta in ognuno di noi a ricordarci ogni volta quanto ci sia di anarchico in ogni anima. Sei d’accordo? E cos’è la Comune?

Sì, sono stato molto contento dell’accoppiamento, che devo a Francesco Forlani. Che cos’è La Comune 1871? E’ una storia d’amore e di lotta ambientata ai tempi della Comune di Parigi, il primo e più avanzato governo proletario della storia, soffocato nel sangue dalla reazione guidata dall’orrido Thiers. In soli due mesi e mezzo, la Comune di Parigi, che non aveva un leader, che rappresentava pienamente il popolo e le sue istanze, fece riforme più avanzate di quanto siano in grado di immaginarne oggi i nostri governi cosiddetti di sinistra: la legalizzazione delle coppie di fatto, l’equiparazione tra figli naturali e figli legittimi, l’affermazione della laicità dello stato e della scuola, lo stop ai finanziamenti pubblici ai culti religiosi, l’autogestione delle fabbriche abbandonate, l’abolizione dei privilegi dei ceti dirigenti e impiegatizi… e potrei continuare. Amo definire questo romanzo non un romanzo storico, sebbene il rigore della ricostruzione storica sia assolutamente salvaguardato, ma un romanzo politico, che parla alla sinistra di oggi. I protagonisti sono una coppia di innamorati, un operaio, poi combattente per la Comune, e una maestra, che vengono felicemente travolti dallo spirito rivoluzionario dell’epoca e che vivono liberamente il loro amore.

– “Quand’anche fossimo di nuovo vinti e dovessimo morire domani, la nostra generazione è consolata, scriveva Vallès”. E mentre leggevo mi dicevo che una delle domande che ti avrei fatto sarebbe stata sull’attualità o inattualità di questa narrazione.

L’esperienza della Comune è assolutamente attuale. L’ho detto: basta scorrere l’elenco dei provvedimenti emanati in una fase storica segnata dalla nascita del movimento operaio e dall’Internazionale dei lavoratori, la Prima Internazionale, quando i seguaci di Marx e quelli di Bakunin non avevano ancora rotto tra loro, per rendersi conto di quanto fossero avanti. Bisogna prendere esempio da quelle donne e quegli uomini, dal loro coraggio, dal loro senso di solidarietà e di giustizia. Volevano governare Parigi nel migliore dei modi, pacificamente. Non toccarono un solo franco, nonostante potessero accedere alle riserve della Banca di Francia, non assunsero alcuna iniziativa armata se non quando furono attaccati dall’esercito al soldo del governo in fuga, che era uscito sconfitto nella guerra franco-prussiana e aveva firmato un armistizio tra i più umilianti: 5 miliardi di franchi per i danni di guerra, l’apertura degli Champs Elysée al ‘carosello’ delle truppe prussiane. E’ storicamente provato che nei due mesi e mezzo di potere comunardo i furti e gli altri reati a Parigi diminuirono sensibilmente. Marx seguì passo a passo la Comune e ne individuò gli errori in un lungo saggio. Durante la preparazione della rivoluzione russa, Lenin studiò la Comune proprio per non ripetere quegli errori. Si narra che quando il governo bolscevico superò i 72 giorni, la durata della Comune, Lenin uscì nella neve a festeggiare. Il suo era diventato il governo proletario più longevo.

– Chi è oggi Lucien?

Lucien, oggi, io lo vedo in un giovane precario che deve fare i conti con una realtà difficile, ma che non demorde, non si rassegna di fronte a un avversario più forte e, soprattutto, pensa e sceglie con la sua testa. E’ un ribelle che ha una visione chiara della società, dei suoi problemi, delle sue storture, che tenta la via dell’organizzazione, senza rinunciare alla sua anima anarchica, come ricordavi tu prima. Sa che si possono commettere degli errori tattici, ma non rinuncia mai alla conoscenza, alla libertà, alla lotta. Ha anche imparato che non si deve attendere in continuazione la maturazione degli eventi, come gli spiegano gli anziani, sempre pronti a frenare, altrimenti il rischio è sprecare una vita senza aver mai mosso un dito per cambiare le cose e ottenere almeno un po’ di giustizia sociale.

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