Salmo della estate che vinse gli amanti

Tra le onde del fare e disfare
gli amanti distrussero il sonno
sul niente andare de la estate che tornava
per addormentarli tra le chele di un granchio
e ne la conchiglia.

E su le rive del male
a uno dei due
girato di spalle certo che no
per nulla tornare nulla soccombere
promise la tiepida notte al tramonto
le ime ninfomanie
dischiuse a le stelle compulsive e disagiate
del dieci agosto di ogni mare e scintillìo.

A uno dei due
,nudo e speciale il mare della estate che venne,
venne e suonò la bella morte a mezz’amore
tra gli occhi chiari su per l’inganno
l’inganno innocente del venne l’estate.

Poi s’indivise il certo nulla e poi matto uno
a mortificare gli amanti con l’aria
nell’altro

o

l’altro alla mano,
al pezzo di schiena scioccato disse
disse ad un tratto: “non ti conosco, non so se sei forte”.
E venne l’estate. A uccidere il sogno agli amanti.

Gli amati gli amanti di un giorno venne l’estate
e li ammazzò come due cuccioli superflui e uno
guardava il tramonto scodinzolando
con le zampe impalate nel cuore e l’altro
un rantolo dedicò all’ultimo quarto di sole
e poi, l’amore.

da
null

6 pensieri su “Salmo della estate che vinse gli amanti

  1. Bravo, bravo L.R.C., il mio applauso! Ci vuole attenzione parola per parola, una poesia più forte del lettore, con la forma che è specchio al suo contenuto, ovvero del: lasciarsi sopraffare da carnenigma e amormorte.

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