De delictis gravioribus / 2

di Ezio Tarantino

3. Racconti

Quelli di Stephen Kiesle e del Reverendo Lawrence C. Murphy sono, forse, gli episodi più emblematici di questa triste sequela di vicende, perché di recente la stampa nordamericana ha resi noti tutti documenti (qui e qui) che ci consentono di capire meglio come la gerarchia di Roma abbia gestito casi del genere. E su questi il New York Times, primo fra tutti, ha imbastito la sua campagna di primavera contro il Vaticano.

KiesleCominciamo con il caso di Stephen Kiesle.

Nella primavera del 1981 ben tre lettere prendono la via del Vaticano dalla lontana California.
La prima la indirizza il 25 Aprile Louis Dabovich, parroco della Chiesa del Buon Pastore a Pittsburg, California, diocesi di Oakland, a Sua Eminenza Cardinal Franjo Seper, Prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede (lo fu fino alla fine del 1981, quando venne sostituito dal Cardinal Joseph  Ratzinger).

Stephen Kiesle ha chiesto ai suoi superiori di essere sollevato dagli obblighi del sacerdozio e questo è il motivo della lettera. Il Parroco, nel suffragare la richiesta, parla di immaturità del soggetto e di una conseguenza mancanza di senso di responsabilità. Descrive il contesto familiare (sembra che Kiesle fu manipolato da una madre dominante, membro di spicco della piccola comunità della parrocchia di San Josè).
Padre Dabovich è estremamente vago nel descrivere i motivi che hanno spinto Kiesle a chiedere la dispensa. Si limita a parlare di non meglio specificati “problemi” alla luce dei quali ora crede di poter giudicare la sua ordinazione come un errore, e che sarebbe un danno sia per lui che per la comunità l’eventuale decisione di non accordargliela.

La seconda lettera è del 18 maggio, la scrive, sempre al Cardinal Seper il Segretario della Diocesi, il Reverendo George Crespin.
Anche lui parla del contesto psicologico all’interno del quale Padre Kiesle ha maturato la scelta di diventare prete ma, curiosamente, descrive una situazione completamente opposta a quella raccontata da Padre Dabovich. Dai colloqui che il Rev. Crespin ha avuto con Kiesle, emergerebbe che la sua decisione di prendere i voti era stata duramente contrastata dalla sua famiglia, tanto da indurre lo stesso Crespin a ritenere che la scelta non fu tanto dovuta ad una sincera vocazione, ma al desiderio di contraddire l’opinione contraria di chi gli stava vicino.
Anche il Rev. Crespin non si attarda a motivare nel dettaglio la richiesta di Kiesle, limitandosi a riferire del fatto che Kiesle rimase coinvolto in “discutibili relazioni con alcuni ragazzi”. I motivi per cui ora ritiene di sostenere la richiesta di dispensa di Kiesle sono due: la prima è che la pubblicità ricevuta da Padre Kiesle a causa dei suoi problemi è tale che non vede come padre Kiesle possa continuare nel suo ministero senza doverne sopportare il peso; e, secondariamente, scrive il Reverendo: “penso che questi incidenti indichino come Padre Kiesle sia in una condizione per cui sarebbe imprudente per lui continuare una normale attività di ministro in una parrocchia”.

Bisogna aspettare la terza lettera, datata 19 giugno 1981 per capire qualcosa di più. A scriverla stavolta è il vescovo di Oakland, John S. Cummins, ed è indirizzata direttamente al Santo Padre (l’allora più che mai energico Giovanni Paolo II).

Riferendosi alla richiesta di Padre Kiesle (di essere “sollevato da tutti gli obblighi del sacerdozio, incluso il celibato”: è la formula usata anche dagli altri due) il vescovo Cummins scrive: “Sembra chiaro, ora, con il senno di poi, che probabilmente Padre Kiesle non avrebbe dovuto mai essere ordinato”.
Veniamo finalmente a sapere che tre anni prima, nel 1978, Padre Kiesle era stato arrestato dalla polizia per essersi preso “libertà sessuali” con almeno sei ragazzi fra gli undici e i tredici anni (ecco quali erano i problemi di cui era venuto a conoscenza Padre Dabovich, e le discutibili relazioni con alcuni ragazzi cui faceva cenno il Reverendo Crespin – le fonti parlano di una condanna per molestie inflitte “solo” a due ragazzi).
Kiesle fu condannato a tre anni carcere; la sentenza fu sospesa e tramutata in tre anni di libertà vigilata.

Durante questo periodo (durante il quale il prete seguì una specifica terapia psichiatrica) il vescovo fece in modo che Padre Kiesle fosse allontanato da ogni attività pastorale, dandogli la possibilità di svolgere lavori di scarsa importanza.
Questa situazione si rivelò inefficace a migliorare la sua condizione psichica, ed è per questa ragione che di comune accordo valutarono come unica possibilità, quella di abbandonare il sacerdozio.

E’ quasi imbarazzante il contesto che emerge dalla lettura delle prime tre lettere. Kiesle è un uomo condannato a tre anni di libertà vigilata per abusi su almeno sei ragazzi fra gli undici e i tredici anni e né il parroco, né il reverendo della diocesi sentono la necessità di farvi riferimento. La loro preoccupazione è la possibilità che Kiesle ritrovi serenità e maturità, e che non nuoccia più alla comunità scandalizzata dai suoi comportamenti.

La risposta dalla Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede arriverà solo il 17 novembre (una settimana dopo, il 25, il cardinal Ratzinger ne diverrà il Prefetto al posto di Seper, che poi morirà poco dopo, il 30 dicembre). Forse, nel periodo critico del passaggio delle consegne da un Prefetto ad un altro, avranno avuto altro a cui pensare.
E se le prime due lettere erano state chiare, ma evasive, la risposta di Seper al Vescovo Cummins lo è ancora di più: per poter valutare al meglio il caso servono documenti, testimonianze scritte e giurate degli anni del Seminario. Quanto scritto dal Vescovo, evidentemente, non basta.

(continua…)

10 pensieri su “De delictis gravioribus / 2

  1. Grazie, Ezio. Ho apprezzato l’approccio della prima parte, ponderato e ricco dei dovuti distinguo, e apprezzo la serenità documentata di questa denuncia. Alla prossima.

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  2. Abusi e coperture di abusi così infamanti vanno sempre, duramente condannati, chiunque sia a commetterli; senza dimenticare però che la pena, al pari della responsabilità -almeno nel nostro ordinamento- è sempre individuale, mai collettiva.
    La conoscenza documentata dei fatti è irrinunciabile al fine di un giudizio obiettivo.
    Grazie perciò a Ezio.
    Giovanni

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  3. Suggerisco la lettura del libro di Mary Gail Frwley-O’Dea e Virginias Goldner
    ATTI IMPURI. LA PIAGA DELL’ABUSO SESSUALE NELLA CHIESA CATTOLICA tradotto da Raffaello Cortina Editore

    E’ un libro serissimo fatto da psicologi, sacerdoti e pastori protestanti americani con dati molti circostanziati.

    Emerge, ad esempio, che dal 1950 al 2004 il 4,75% dei preti americani è stato “ragionevolmente accusato” di avere abusato sesualmente di minori.

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  4. Nell’ultimo numero di Micromega esiste un articolo con i dati relativi ai processi e alle condanne di preti accusati di pedofilfia in Italia negli anni recenti. Si tratta di dati importanti. I dati sono un punto di partenza necessario per la riflessione.

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  5. La Chiesa non sarà mai perdonata per i suoi crimini. Ciò non toglie che i pedofili in seno alla Chiesa devono essere puniti in maniera esemplare. Non servirà perché il perdono cada dal cielo sul Vaticano, ma se c’è un minimo di senso della giustizia in quegli uomini che si dicono di Dio, allora la Giustizia deve condannare i pedofili e non con delle semplici parole di condanna. Niente libertà vigilata, prescrizione del reato, ecc. ecc.

    E Joseph Ratzinger farebbe bene a dimettersi SUBITO. Tanto oramai è sicuro che passerà alla storia per esser stato il Papa che ha protetto e nascosto i pedofili.

    Anche Sinead O’Connor condanna Benedetto XVI e si dichiara credente.

    L’auspicio è che siano in primis i credenti a denunciare Benedetto XVI e a chiederne le dimissioni, o Sodoma e Gomorra non cadranno mai e sarà solo grazie al Vaticano e alle sue gerarchie.

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  6. Mauro, conoscevo quel libro, ma non ho avuto il tempo di leggerlo. Non sapevo invece di Micromega e andrò a leggerlo subito. Quindi grazie della segnalazione.
    Se avete notato, ho inserito spesso, come fonte l’indirizzo di un sito, che è davvero un repertorio allucinante, spaventoso sulla pedofilia negli Stati Uniti: http://bishop-accountability.org/
    Ezio

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  7. casomai dovreste chiedervi perchè il vescovo locale invece di procedere, come era suo dovere, ad un vero e proprio processo ecclesiastico abbia preferito assecondare la richiesta di kiesle di essere dispensato…
    dall’articolo che ho letto sembra quasi che l’autore avrebbe preferito allontanare kiesle dalla chiesa senza alcuna condanna…

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  8. A dire la verità io non ho espresso una preferenza sulla pena da infliggere a Kiesle, anche perché credo che, per la composizione della colpa nel tessuto sociale, la condanna penale civile sia sufficiente. A patto che venisse accompagnato dall’allontanamento dalla Chiesa, corollario indispensabile per sanare (o provare a farlo, o quantomeno dare alla collettività il senso che si stava provando a farlo) il rapporto di fiducia ampiamente compromesso con la comunità cattolica. Locale e in senso latissimo.
    Ezio

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  9. La figura di una madre dominante, membro di spicco nella comunita’ parrocchiale cittadina.
    La scelta dell’ordinazione sacerdotale in contrasti con la famiglia (mi domando perche’ una madre cosi’ fervente e assidua in parrocchia deve poi contrastare il proprio figlio se chiamato da Dio al ministero sacerdotale…)
    Le pregresse accuse di molestie.
    E’ chiaro che si trattava di una personalita’ disturbata (tonaca o non tonaca) che non poteva guarire facendosi prete, anzi cosi’ e’ venuto a contatto con molti piu’ ragazzi di quanto avrebbe potuto.
    Un sacerdozio fallito, o meglio una vocazione nulla ab origine, cosi’ come tante vocazioni al matrimonio… portare avanti perche’ ormai siamo fidanzati da anni, poi mamma ci resta male, abbiamo già fissato il ristorante…Anche qui i sacerdoti dovrebbero avere il coraggio e la possibilita’ di dire a chi chiede il Sacramento: NO non siete fatti per il matrimonio!

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