Che figura! L’enfasi

Partendo dalle arti figurative, gli esempi più interessanti di enfasi li ritrovo in Munch e Picasso. In questo caso, a mio parere, meglio il norvegese pazzo rispetto al genio iberico. Certo, in Guernica, in quel coacervo di figure straziate, la madre col bambino, i volti terrorizzati, le persone che cercano di sfuggire dalle fiamme, l’enfasi galoppa sovrana. Ma vuoi mettere con L’Urlo? E’ un manifesto dell’enfasi, quella figura stravolta nel terrore che si propaga come onde psichiche a tutto il paesaggio, quel condensare in un’unica immagine la deformazione della realtà prodotta dal senso di angoscia e insieme la pressione insostenibile che il mondo esterno esercita sull’individuo, come a deformarlo in una maschera grottesca.
Del resto tutto il successivo movimento espressionistico, di cui l’Urlo è geniale precursore, trova nell’enfasi espressiva la sintesi della dilatazione della presenza del soggetto, quell’urgenza di ripristinare una lacerata centralità dell’individuo mortificata dallo sviluppo dell’industrializzazione e dell’abnorme crescita della città, come ricorda Achille Bonito Oliva in un saggio dedicato all’enfasi. Altro esempio illuminante è Lo sbadiglio, di Max Beckmann, del 1918.

E l’enfasi in letteratura?
Ho l’impressione che dopo il periodo in cui andavano di moda nell’italnarrativa (con i soliti vent’anni di ritardo rispetto all’America) minimalismi e carverismi, con conseguente soffocamento di ogni enfasi narrativa, la nostra figura stia riscoprendo un periodo di fasti.
Tra i nostri contemporanei, cito un autore su tutti. Giuseppe Genna.
Prendiamo ad esempio un romanzo come Hitler.
Troviamo qui ripetute accentuazioni del tono, tipiche dell’enfasi, tramite marchingegni stilistici che Genna domina alla perfezione. Come nella rappresentazione della corte dei gerarchi nazisti. Prendiamo Goring e la sua dipendenza dalla morfina.
“Osservate l’ago: si posa e piega la pelle dove non è illividita. Osservate la vena: pulsa debolmente. L’ago fora, entra, il sangue stilla, Goring stantuffa la sostanza. E’ calma. E’ visione chiara e obnubilata. Nell’angolo della stanza gli sembra vada formandosi un’ombra, la solita, che lo perseguita. Essa si condensa.E’ un lupo gigantesco. Il lupo lo osserva, digrigna, dalle fauci cola bava. Goring urla.”
Certo, il buon Genna non è l’unico ad aver tolto dal freezer l’enfasi. Spostando lo sguardo sulla narrativa americana, come non ricordare il grande Cormac McCarthy e l’illuminato utilizzo dell’enfasi in romanzi come La strada e in quelli della trilogia della frontiera?
Fortuna che non sia caduta nel dimenticatoio questa mirabile figura retorica! (pessimo esempio di enfasi).
Del resto, come si potrebbe, con tatni esempi illustri già contenuti nella Divina Commedia?
“Questo tuo grido farà come vento,
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa d’onor poco argomento.”

(Par.,XVII, vv133-135). Dove Cacciaguida, profetizzando a Dante la sua missione di poeta, sottolinea con enfasi la funzione redentrice della parola poetica, che, stigmatizzando i vizi dei potenti con lo stesso impeto del vento, indica all’umanità un cammino di salvezza.
L’enfasi, come figura di amplificazione per eccellenza, ha poi cugini notevoli: l’iperbole, tra tutti. Figura che porta all’estremo un concetto, ingigantendolo o minimizzandolo. Diffusissima quindi, nella comunicazione, ma con un buon spazio anche in letteratura, a partire dall’opera di Rabelais.
Qui l’iperbole è figura topica, che non solo serve alla caratterizzazione di alcuni personaggi (la fame di Pantagruel, divenuta proverbiale), ma costituisce lo strumento per dilatare la realtà, portandola ai limiti dell’inverosimile.
E come non ricordare che un’irrefrenabile risata condurrà Gargantua alla morte, rendendo reale l’iperbole “morire dal ridere”?
Infine, ricordiamoci del ruolo importante che hanno le figure dell’amplificazione nella narrativa per ragazzi. Basti citare classici come I viaggi di Gulliver o Alice nel paese delle meraviglie, che si avvalgono del potere generativo di iperboli ed enfasi nella stessa strutturazione dell’intreccio.

14 pensieri su “Che figura! L’enfasi

  1. una banalità: tutta la letteratura barocca è enfatica, poiché porta all’estremo l’impiego di ogni singola figura. le metafore sono metafore continuate, le enumerazioni si amplificano per gruppi ordinati, ad es. 1+2+3+4+4+3+2+1, producendo simmetrie chiastiche. carlo dossi come antenato del “solito” gadda, i “nipotini” di quest’ultimo: il primo vassalli, alice ceresa, guido ceronetti. antonio pizzuto.
    l’enfasi trova una produttiva applicazione nel genere comico più che in quello tragico. in questo risulta una naturale necessaria sottolineatura di un concetto elevato. mentre nella comicità funziona da detonatore, innescando l’accensione umoristica: vedi plauto. preferisco chiamare in questo caso l’enfasi – più adatta ai toni drammatici -, figura del “rincaro” come la chiamerebbe francesco orlando. non direi “a partire da rabelais”: oltre a plauto si pensi al satyricon di petronio, alle metamorfosi di ovidio, a quelle di apuleio.
    la pittura dei surrealisti è enfatica, sovrabbondante. tra tutti max ernst.

    "Mi piace"

  2. a me sembra chiara l’enfasi quando la metafora, o la similitudine, è chiaramente esagerata, una per tutte questa:”vien che sì impetuoso il ferro gire / che ne trema la terra e ‘l ciel balena;” del Tasso (canto sesto della Gerusalemme, duello tra Argante e Tancredi); certo la terra non trema per il roteare della spada; enfasi che usiamo tutti i giorni, “ho una fame da lupo”, “mangerei un bue intero”, “per te andrei sulla Luna”, ecc. Anzi, qui si inserirebbe il discorso sulla necessità talvolta di limitare l’enfasi, visto che sembra che occorra accrescere ogni volta l’esagerazione, altrimenti “non si dà abbastanza forza all’affermazione”.
    Per capire se la sovrabbondanza c’entra o no mi piacerebbe averne un esempio concreto.

    "Mi piace"

  3. la sovrabbondanza non è, a differenze dell’enfasi, tecnicamente una figura. ma anche l’enfasi, fuori dalla definizione secca, che si riduce a una specie di sottolineatura drammatica “è LUI che…”, che il tono di voce esprime al meglio, è una modalità di scrittura. in questo senso sono imparentate. tutte le volte che in una descrizione si addensano dati visivi, percezioni, fattori psicologici e sentimentali non direttamente richiesti dallo svolgimento dell’azione, dall’ “economia” del testo otteniamo una scrittura enfatica. va da sé che il minimalismo è agli antipodi, mentre una scrittura enfatica può riuscire gradevole pur nella sua sovrabbondanza oppure sgradita. il ricevente può godere di trovare in un dato scrittore della ricchezza come odiare, al contrario, l’eccesso di puntigliosità nel trasferire sulla pagina ogni dettaglio, emozione, colore, forma. come dire le ripetizioni dannunziane vs. l’attenzione al dettaglio che pone in certi passaggi lentissimi josé saramago.

    "Mi piace"

  4. il primo esempio che mi viene in mente e che riguarda la sfera degli scrittori è quello di Cormac con “la strada”.
    Un’essenzialità della parola capace di disegnare scenari e di evocare stati d’animo FORTI.

    prendiamo invece un:”le affinità elettive” di Goethe..(non mi viene in mente niente di più attuale ma sicuramente ce ne saranno una mare)
    le descrizioni dettagliate, l’enorme uso di aggettivi,tutto riporta a un’enfasi che appesantisce leggermente la lettura…

    (bisognerebbe imparare a limare la prosa, poi, in un secondo tempo, tutti gli aggettivi 🙂

    Il quadro qua sopra trattiene tutta la sua forza (e desolazione) in quella bocca spalancata.
    diciamo che è stato calcato il suo significato, e questo non ne sminuisce la bellezza…. ma non è quella forma che nell’arte valorizza l’ESSENZIALE.

    "Mi piace"

  5. Mah, io non riesco proprio a rinvenire “enfasi” nè in Munch, nè in Picasso, nè in generale negli espressionisti. Semmai in J.L.David oppure in Caspar Friedrich, tanto per buttar lì i primi due nomi che mi vengono in mente. Infatti (provo a ragionare sulla mia impressione) rilevare dell’enfasi implica il potersi immaginare un’espressione equivalente dal punto di vista dell’effetto “prezioso” (comunque esso venga colto) ma con minor dispendio di quell’effetto più crasso che Eco chiama “gastronomico”, insomma con maggiore austerità. In Munch e Picasso, piacciano o meno, io rilevo una compattezza di stile tale da rendermi impossibile immaginarmene una versione “depotenziata”, come invece mi riesce con tanti lavori di J.L.David o Caspar Friedrich. Tutto soggettivo naturalmente (e senza sapere come la pensa Bonito Oliva).

    "Mi piace"

  6. Ooooh, che piacere scoprire tanto interesse intorno all’enfasi e al mio post!
    Parto dal fondo.
    Elio, il mio post è il trionfo della soggettività e dell’imprecisione, chiaro che ci metto solo mie impressioni (odio scrivere “a mio parere” però a quanto pare serve)e se riporto un pensiero di Achille Bonito Oliva (che non è proprio un signor nessuno nella critica d’arte) è perchè ha dedicato uno specifico saggio sull’enfasi, “Enfasi, la lingua dell’arte” contenuto nella raccolta a cura di Serge Sabarsky “Grafica dell’espressionismo tedesco” (Mazzotta, 1984). Comunque mi periterò di approfondire le opere di J.L. David e Caspar Friedrich, purtroppo a me del tutto sconosciuti.
    Quanto alla sublime querelle su distanza o vicinanza tra enfasi e sovrabbondanza, la mia sensazione è che l’enfasi sia una una figura di amplificazione condensata (cielo! ho usato un ossimoro!), che agisce sul significato direbbero i semiologi, mentre la sovrabbondanza per me si può sposare ad altri tipi di figure retoriche, di amplificazione c.d. orizzontale, come l’accumulazione, a cui tempo fa dedicai un altro post.
    Un esempio! Un esempio! gridano in platea.
    Bè, potrei limitarmi all’origine stessa dalla parola enfasi, dal greco émphasis, parola composta da en, dentro, +phainein, mostrare. Ma in mio ausilio ancora una volta chiamo il Sommo Poeta.
    “Non omo, omo già fui…”(Inf., I, v.67), dove Virgilio si presenta a Dante, chiarendo di non essere un vivente, in negazione rispetto al presente e in affermazione rispetto al passato, come fa notare Getto nel suo commento a questo verso,evidenziando la distinzione tonale del canto fra momdo infraumano e sovraumano, metafisico e simbolico, e mondo umano dela storia e della poesia.
    E se non basta, ecco Primo Levi: Se questo è un uomo.
    Ditemi voi se in questo tipo di enfasi c’è sovrabbondanza…

    "Mi piace"

  7. Cari amici,
    vorrei capire se la “sovrabbondanza” di cui qui si parla è equivalente alla “accumulazione” o è qualcosa di diverso.
    Grazie e ciao,
    Roberto

    "Mi piace"

  8. Se c’è una cosa assente in Munch è la sovrabbondanza.
    a meno che la sovrabbondanza non sia anche “parente” dell’angoscia.
    Ecco, io parlerei più che di sovrabbondanza ed enfasi di “drammaticità enfatica” cui Munch dà materializzazione pittorica: senso della perdita/abbandono, lutto, solitudine, malattia.

    Per ben comprendere il senso delle tinte e della cancellazione dei lineamenti sui volti oblunghi dei suoi “attori”, bisogna tornare indietro nel tempo, all’infanzia che lo rese spettatore a soli 5 anni della morte per tubercolosi della madre. Momento che egli fisserà su tela nel dipinto “morte della madre”. Poco dopo sarà la perdita della sorella ad acuire ancor di più l’angoscioso senso del vivere nel lutto, nell’incertezza dei legami, che vanno a spezzarsi senza possibilità di rimedio per un volere che non gli è determinabile, controllabile, ma che al contrario schiaccia, fa soccombere, affoga in un “urlo” che non libera ma, al contrario, strangola nella morsa della paura infantile, che trasfigura in cupa ossessione rosso sangue avvolgendo il cielo d’un tramonto norvegese sino allo sgomento. E’ questa paura malata della malattia a permeare il suo sentire, ed anche l’amore ne è infettato uscendone trasfigurato nel volto, nella passione. Da qui la perdita e fusione dello sguardo degli amanti (v. “occhi negli occhi”)su cui incombe il terrore del lutto fino a stravolgerne i lineamenti come accade nella memoria, mantenendone vivi solo i colori bui del tormento. Ed ancora nel “bacio” di Munch, la passione appare più un impulso carnale nell’avvolgimento scomposto dei corpi che si uniscono sì in un “bacio”, ma privo di dettagli espressivi, di lineamenti, di dettagli che tradiscano una realtà di vita; ciò che ne risulta è quasi una fusione in-fusione di due esseri che si donano l’un l’altro in istinto privo di materia e desiderio di appartenenza su cui aleggia un senso di opprimente malinconia a sottolinearne l’impossibilità reale.
    Il dolore dell’animo è il perno su cui ruota la produzione artistica di Munch che sviscera la tematica dell’impossibilità del vivere, poi ampiamente ripresa ed approfondita dall’espressionismo tedesco. Non a caso, i dipinti citati – l’urlo, il bacio, occhi negli occhi – sono solo tre della serie da lui chiamata “Fregio della vita”, esposto per la prima volta a Berlino nel 1882. La mostra fu un totale insuccesso e venne subito soppressa, proprio per “la drammaticità enfatica” delle tinte oscure che trasmettevano un senso d’angoscia non affine ai fasti berlinesi del tempo.

    Munch rifiutava l’arte come mero piacere estetico, per lui la pittura “… è in realtà un esame di coscienza e un tentativo di comprendere i miei rapporti con l’esistenza. E’ dunque una forma d’egoismo, ma spero sempre di riuscire, grazie ad essa, ad aiutare gli altri a vedere chiaro”. Munch conferiva all’artista un compito morale: svelare partendo dal proprio intimo disagio, il malessere dell’uomo in generale, rifiutandosi dunque di partorire “piccole tele con la cornice dorata destinate a ornare le pareti delle case borghesi”.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.