De delictis gravioribus / 3

di Ezio Tarantino

[continua da qui. Qui la prima puntata]

Prontamente, il primo febbraio del 1982, il Vescovo Cummins produce la documentazione richiesta e la invia a Sua Eminenza Joseph Cardinal Ratzinger, Roma.

Il 24 settembre un membro della Diocesi di Oakland, Rev. Mockel, si permette di chiedere al Cardinale a che punto stia la pratica, perché non ne hanno più avuto notizia, e se per caso fosse necessario produrre dell’altra documentazione.

Il 20 dicembre 1983, quindi più di un anno dopo, Mockel scrive al Vescovo Cummings informandolo che da Roma è arrivata finalmente una risposta in merito al caso Kiesle. L’ha scritta l'”amico” Reverendo Thomas J. Herron, della SCF, il quale conferma che il caso “verrà esaminato al tempo opportuno”. Allora il 17 gennaio del 1984 Cummins scrive a Herron ricordandogli gli estremi burocratici del caso Kiesle (numero di protocollo, data delle lettere, invio dei documenti ecc.). Si arguisce che la lettera di Herron doveva essere stata piuttosto evasiva e doveva evidentemente richiedere tutti questi particolari perché, evidentemente, del caso Kiesle, a Roma, si era persa traccia. Cummings conclude la parte della lettera che si riferisce a Kiesle con un auspicio e una valutazione che probabilmente risponde ad una precisa richiesta di Herron: “Spero che si possa fare qualcosa per lui. Sarebbe veramente impossibile riaverlo per metterlo di nuovo alla prova nel servizio ministeriale”.

Passano mesi e il 13 settembre il Vescovo riprende carta e penna e detta una breve lettera, indirizzata sempre al Card. Ratzinger, in cui chiede ragguagli sul caso.

A fine settembre Mockel affida a Pio Laghi, Delegato Apostolico negli USA una lettera (che non abbiamo) perché venga inoltrata al Card. Ratzinger.

Il 6 novembre del 1985 (è così trascorso un altro anno) arriva finalmente la risposta ufficiale da parte della SCF. E’ firmata dal Card. Ratzinger e dice: “per il bene del postulante e della Chiesa Universale”, considerati i danni che questa decisione (“dispensationis concessio”) potrebbe provocare nei fedeli (la dispensa, non gli abusi, quindi), in considerazione della giovane età del postulante, si ritiene che vi sia bisogno di più tempo per esaminare meglio la richiesta.

Il 12 dicembre Mockel scrive a Cummins, chiaramente rammaricato per i contenuti della lettera di Ratzinger, e propone al Vescovo di fare due cose: 1) avvertire Kiesle che, data la sua giovane età (all’epoca ha 38 anni) non può ancora essere dispensato (nella lettera Ratzinger non lo dice espressamente, ma il Diritto canonico fissava a 40 anni l’età minima per poter essere “spretato” – ora non è più così); 2) scrivere nuovamente a Ratzinger chiarendo che, malgrado la sua giovane età, le “particolari e uniche circostanze del suo caso, fanno pensare che lo scandalo sarebbe ancora maggiore se non venisse riportato allo stato laicale”.

Il 13 gennaio 1986 Mockel scrive a Kiesle.
Sinceramente dispiaciuto gli comunica la (non)decisione della SCF senza far riferimento alcuno al problema dell’età, ma limitandosi a riferire il passaggio nel quale Ratzinger esprimeva la paura che questa decisione avrebbe potuto “provocare scandalo fra i fedeli” (Mockel mette queste parole fra virgolette).
Aggiunge, Mockel: leggendo fra le righe sembrerebbe che ci stiano incoraggiando a produrre nuove informazioni e raccomandazioni così da “spingere il processo”.

L’anno successivo, nel 1987, al compimento dei quarant’anni, Il non-più-Padre Stephen Miller Kiesle viene finalmente dispensato dal sacerdozio.
Nel 2002 viene arrestato e incriminato per molestie sessuali.

Al processo, nel 2004, non contesta l’accusa di aver molestato nel 1995 una ragazzina (Kiesle non faceva granché differenza fra maschi e femmine, checché possa pensarne qualcuno) e viene condannato a sei anni di prigione.

Dal Vaticano si è fatto osservare che: a) la CDF non era competente per i casi di pedofilia, dovendosi occupare esclusivamente delle richieste di dispense dal sacerdozio (ma è esattamente quanto da Oakland stanno chiedendo!); b) secondo “la prassi” l’età minima per poter essere dispensati è 40 anni, e infatti al compimento dei 40 anni il buon Padre Kiesle ha ottenuto quello che chiedeva da sette anni.

Obiezioni: primo, la prassi ha sempre previsto delle eccezioni (avere generato dei figli, per esempio); e, secondo, cosa avrebbe dovuto far di più, Kiesle, per convincere la Chiesa di Roma di non poter più essere un buon prete, qualora lo fosse mai stato (e non lo fu, mai)? Evidentemente la burocrazia aveva un peso maggiore di alcuni fondamentali valori umani che a noi credenti hanno insegnato di dare un certo peso. L’unica preoccupazione riguarda la possibilità che la dispensa dal sacerdozio possa destare scandalo fra i credenti. Dal che si evince senza ombra di dubbio che le attività criminali di Kiesle, secondo l’allora cardinal Ratzinger, non ne destassero, o ne destassero di meno.

L’osservazione che viene da fare è: d’accordo, ciò che conta, alla fin fine è che Padre Kiesle sia stato prontamente allontanato da ogni attività pastorale. Ma ciò che è stato messo sotto accusa è l’atteggiamento della Curia, indicativo di una ossessione formalista e omertosa che, proprio perché non doveva pronunciarsi sul caso specifico (che in qualche modo era sotto controllo per via dell’efficace azione del Vescovo Cummins) risulta tanto più incomprensibile. Ciò che contava era prima di tutto non creare scandalo. La dispensa dall’attività sacerdotale di un pedofilo dichiarato e condannato, anticipata (seppur di pochissimo) rispetto all’età canonica di 40 anni, era una ferita, per la Chiesa, peggiore del male in sé.
Senza far cenno al silenzio assoluto, che facilmente può essere scambiato per indifferenza, nei confronti del delitto di Padre Kiesle, e quindi delle sue vittime.

(qui la cronologia sintetica dei fatti, dal Messaggero.it; qui la ricostruzione commentata da un prete americano, sul blog Servant and steward (pro-Vaticano).

Il caso di Padre Lawrence C. Murphy ha avuto una eco ancora maggiore negli Stati Uniti.

Padre Murphy ha abusato per anni, fra gli anni cinquanta e settanta, di centinaia di adolescenti sordi della scuola St. John’s a St. Francis, Wisconsin. Ci sono voluti vent’anni per provare a intentare un processo che peraltro non si è mai svolto perché da Roma si preferì soprassedere, in considerazione dell’età di Murphy (stavolta troppo vecchio) e del fatto che ormai era passato troppo tempo dall’epoca dei fatti.

(continua…)

11 pensieri su “De delictis gravioribus / 3

  1. Non ti ho chiesto di rispondermi con una domanda. O un sì o un no, non è difficile. I non so, ma e perché, e però, e altre cavolate così non interessano nessuno, men che meno il sottoscritto. Lasciamo la vaghezza perpetua ai politici e ai preti. Okay?

    Dunque, caro Ezio, riformulo: stai difendendo i pedofili perché appartenenti alla casta del Clero della Chiesa cattolica?

    Metti la croce o sul SI’ o sul NO.

    Grazie.

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  2. Caro Giuseppe,
    come faccio a rispondere a una domanda che non condivido minimamente nei suoi presupposti? E che tu sai benissimo non essere minimamente condivisibile nei presupposti?
    Allora, mi dici quale frase, quale espressione quale parola esattamente ti ha spinto a farmi questa domanda invero bizzarra? Se qualcun altro poi volesse/potesse corroborare la sensatezza della domanda gliene sarei grato. Magari sono io a non capire quello che scrivo.
    Anzi, è meglio che ti rispondo in modo esplicito e banale, per chiuderla qui: Giuseppe, ma che hai letto? non ho difeso i pedofili manco di striscio. Se questi pezzi non ti interessano, non leggerli. Ti avverto che ce ne saranno almeno altri 4.
    Ezio

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  3. Per il momento mi faccio bastare quel “non ho difeso i pedofili manco di striscio”, anche se avrei decisamente preferito che rispondessi con un SI’ o con un NO.

    I pezzi mi interessano e molto anche.

    “Allora, mi dici quale frase, quale espressione quale parola esattamente ti ha spinto a farmi questa domanda invero bizzarra?”

    Ti rispondo: non capisco dove tu voglia andare a parare. Ho letto le precedenti puntate e, in sincerità, non ho capito che cosa voglia tu dimostrare, se l’innocenza dei preti pedofili o la loro colpevolezza. O se la colpa, se c’è una colpa, sarebbe da dividere fra carnefici e vittime. O se invece stai facendo un processo ai media e come questi hanno portato la notizia all’attenzione dell’opinione pubblica. O, ancora, non so che altro. Non ho capito. Forse è tutta una mia incapacità a comprendere il FINE di questi tuoi pezzi, però non lo capisco e per questo ti ho avevo posto una domanda precisa, non bizzarra a mio avviso.

    Provo a farti un’ultima domanda semplice semplice: qual è lo scopo ultimo di questi tuoi pezzi?

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  4. La domanda caro Giuseppe era davvero bizzarra perché presupponeva, nel modo polemico che ti è proprio, che questi fossero evidentemente pezzi a favore dei pedofili, e tu volevi sapere solo perché io li stessi scrivendo.
    il che francamente mi sembra talmente lontano dalla realtà (anche suffragata dai commenti al post precedente) che davvero non capisco.
    Ripeto: se tu riesci a vedere fra le righe un tentativo di dimostrare l’innocenza dei preti pedofili, o che le colpe vadano alla fin fine spartite fra carnefici e vittime, a me mi viene uno sturbo: davvero scrivo così male da rendere il contrario esatto da quello che penso? Allora la mia domanda non è affatto retorica (à la Giulio Mozzi): in quale preciso punto tu hai percepito che quelle erano le mie finalità? Se mi rispondi mi aiuti a capire i miei limiti.

    I fini, mi chiedi (e questa domanda non è bizzarra): intanto raccontare nei dettagli due storie che sui giornali sono state estremamente sintetizzate. Ho letto tutti i documenti ed è stata una lettura interessante e ne sto dando conto qui perché immagino che la maggior parte della gente non lo abbia fatto, perché non ne abbia il tempo, la voglia o semplicemente non sa l’inglese. Lo faccio proprio per mettere ancora di più in luce i drammatici errori della Chiesa. Leggere le fonti dà un quadro ancora peggiore da quello che si legge su Repubblica, per dire. Ma possibile che lo debba spiegare da una posizione difensiva? Mi pareva chiaro.
    Lo faccio perché che io sappia nessun blogger cattolico lo ha fatto. O comunque per quanto abbia cercato in giro non ho trovato nulla. E la cosa mi ha molto sorpreso.
    Se avrai pazienza, alla fine tirerò le somme, spero. Se mi riuscirà.
    Ezio

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  5. Okay, adesso mi è chiaro il tuo intento: fornire ai lettori un quadro esaustivo e il più preciso possibile circa quanto sta emergendo oggi sul conto della Chiesa e sui preti pedofili, attingendo anche e soprattutto ai giornali in lingua inglese che, forse e sottolineo il forse, hanno parlato meglio di Papa Ratzinger e di come ieri ebbe delle mancanze.

    Non ho percepito alcuna finalità.
    Ho letto una ricostruzione dei fatti e basta, perlomeno di quei fatti che la stampa estera e non ha riportato. E mi sono chiesto: perché Ezio sta facendo questa ricostruzione sì tanto minuziosa? qual è il fine/la finalità (di tutto ciò)?

    Ora ho capito che vuoi dare a tutti delle informazioni in più, quelle che i giornali italiani avrebbero omesso!!!

    Io ne ho parlato, ho riportato anche dei documenti (in inglese). Ma non sono un blogger, perlomeno non sono solo un blogger e non sono cattolico.

    Continuerò a leggerti, con animo più sereno… fino a quando tirerai le somme.

    ciao

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  6. caro Ezio, io sono tra i lettori che apprezzano molto quanto stai pubblicando con minuzia e con pazienza (anche rispetto a domande che oggettivamente presuppongono una tua inesistente cattiva intenzione), anche perché sono per l’appunto tra coloro che non si erano presi la briga di leggere e seguire accuratamente tutta la vicenda. Già da quanto hai scritto finora a me salta agli occhi l’insopportabile inerzia, lentezza, al limite appunto dell’indifferenza dell’allora cardinale Ratzinger. Forse non dovrei citarlo io, ma le parole di Matteo 18,6 mi hanno sempre colpito: Ma chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare.

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  7. A me piacerebbe ad esempio che Fabrizio dicesse la sua, da uomo e non da uomo di Chiesa. Però so che se parlasse, in qualsiasi veste, avrebbe dei guai.

    Io, in veste di privato cittadino, dico che Ratzinger passerà alla storia come quel Papa che ha difeso e nascosto i pedofili. Io l’ho visto Ratzinger il 2 maggio a Torino e non c’era affatto quel bagno di folla che i giornali, un po’ tutti, vogliono far credere. Si era molti meno che a un concerto di Vasco Rossi. Se si era in 50.000 – ad esagerare – è già tanto. E non ti dico quanti erano lì solo per curiosità e per criticarlo. Altro che. E qui mi fermo altrimenti poi Fabrizio sarebbe suo malgrado costretto a censurarmi… 😉

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  8. credo che la verità in questa materia sia oltremodo necessaria. credo anche che sia necessario avere rispetto dei credenti che, per primi, non possono non soffrire per questo orrore. orrore per le vittime, quello che da laica provo come principale, forse unico, sentimento. non mi tocca lo sconcerto profondo che credo debbano provare i cattolici onesti: io nella vicenda vedo solo adulti perversi che fanno del male a creature indifese loro affidate. temo che ci sia un piacere particolare nello scoprire che certa chiesa è sporca, immonda a livelli ributtanti, rischiando con ciò di perdere di vista il fattore che reputo principale: il dolore, la devastazione delle vittime delle violenze. io chiedo a chi amministra la giustizia nei paesi in cui si sono verificati i reirati episodi di fare il suo dovere nei confronti degli uomini di chiesa come farebbe nei confronti di qualunque altro cittadino e di operare in modo di non fare nuovamente violenza alle vittime. la critica al papa e ai vescovi è legittima, ma pericolosa se sposta la nostra attenzione e la nostra sollecitudine dall’oggetto che conta, e le trasforma in una specie di gossip anticlericale.
    grazie a ezio t. per l’informazione.

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  9. Ringrazio Lucy che, nelle ultime righe, coglie un problema centrale.
    Il “gossip anticlericale” o comunque la campagna del NYT che ha scelto come bersaglio della sua denuncia l’attuale papa (operazione peraltro comprensibile, visti i documenti), ha scatenato un fuoco di sbarramento anche mediatico che sta risultando deleterio ai fini dell’accertamento e della comprensione della verità.
    Ezio

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