Le religioni convergono verso la verità, ognuna a suo modo: un’idea antica e attuale


1. L’esperienza storica di ebraismo e cristianesimo, in territori estremamente vasti del nostro pianeta, dimostra che essi hanno assunto forme e comportamenti profondamente differenziati nelle diverse epoche e nelle diverse aree geografiche. Questi monoteismi sono stati a volte estremamente tolleranti e a volte estremamente intolleranti. E tra i due lati opposti del ventaglio esistono tante posizioni intermedie che si sono attuate concretamente e che sono state formulate teoricamente. Sono in sostanza convinto, per ripetere un’affermazione di Jacob Neusner, che le religioni siano quello che gli uomini decidono di farne, perché anche in passato esse si sono presentate in forme profondamente diverse.

2. Fin dall’antichità, sono esistiti ebrei che hanno teorizzato un giudaismo capace di convivere pacificamente con altri culti senza considerarli inferiori a sé e hanno vissuto coerentemente alle proprie idee. L’esempio che porterò è quello di Flavio Giuseppe, un ebreo del I secolo:

Giuseppe vuole «riconciliare le nazioni e … rimuovere le motivazioni di odio che hanno messo radice in persone sconsiderate sia tra noi che tra loro.

Perché non vi è nazione (genos) che abbia sempre seguito le stesse usanze (ethesin), anzi capita che da una città all’altra vi sia molta diversità (diafora). Ma è la giustizia la cosa più utile per tutti gli uomini che la praticano ugualmente, sia Greci che Barbari, sulla quale sono molto impegnate le nostre leggi: se le osserviamo lealmente, esse ci rendono  benevoli e amici verso tutti. Perciò noi dobbiamo chiedere queste cose anche agli altri verso di noi, perché è opportuno considerare l’alterità (to allotrion) non nella diversità (diafora) delle pratiche, ma nel comportarsi in un modo che sia utile alla bontà (kalokagathìa). Ciò, infatti, è comune a tutti ed è la sola cosa in grado di salvare (diasozein) la vita degli uomini» (Antichità Giudaiche XVI, 174-178).

Giuseppe vede perciò nelle diverse tradizioni religiose qualcosa di comune, la giustizia. Anzi, il centro della Legge rivelata da Dio ai Giudei, che è la giustizia, è qualcosa che è anche comune a tutti gli altri popoli. L’affermazione teorica finale del brano è di grande rilevanza:

«perché è opportuno giudicare l’alterità (to allotrion) non nella diversità (diafora) delle pratiche, ma nel comportarsi in un modo che sia utile alla bontà (kalokagathìa). Ciò, infatti, è comune a tutti ed è la sola cosa in grado di salvare (diasozein) la vita degli uomini» (XVI,178).

C’è, quindi, un qualcosa di comune in tutte le tradizioni religiose: la giustizia e il corretto rapportarsi con gli altri. Ciò è comune a tutti e in ciò consiste la salvezza. Questa è una delle più forti affermazioni circa il fatto che, in modi necessariamente differenti, si pervenga al medesimo scopo. Bisogna giudicare

«l’alterità non nella diversità (diafora) delle pratiche, ma nel comportarsi in un modo che sia utile alla bontà (kalokagathìa)».

La convivenza esige che ciascuna tradizione religiosa dal suo interno si orienti verso la giustizia e la pratica del bene.1

E’ proprio la fedeltà e il rispetto delle tradizioni particolari che permette il bene comune, non la conversione o l’imposizione di una presunta verità universale agli altri.

3. Diceva Simmaco (385 Era Comune):

«Non c’è una sola strada per pervenire ad un così grande mistero»

Diceva Il cristiano Cassiodoro (inizio VI secolo):

«Poiché la divinità permette l’esistenza di diverse religioni, noi non osiamo imporne una sola »

Diceva Tommaso Moro (inizio XVI secolo):

«Gli abitanti di Utopia fecero uno statuto [che ognuno potesse seguire la religione che più gradiva] non solamente allo scopo di conservare la pace […] ma anche pensando che piacesse a Dio il culto vario e diverso e che perciò [fosse Dio stesso] a ispirare varie forme religiose a questo e a quello».

Il nostro compito oggi è arrestare il diffondersi di tendenze fondamentaliste che sostengono che un solo gruppo religioso possiede la verità, che una sola religione è quella vera, che si oppongono a interpretazioni diverse dei testi sacri, che vorrebbero imporre una sola morale a tutti.

Suggerisco l’ascolto di un video di Raimon Panikkar e la lettura dei suoi libri, ad esempio Il Cristo sconosciuto dell’induismo.

5 pensieri su “Le religioni convergono verso la verità, ognuna a suo modo: un’idea antica e attuale

  1. Interessante. Ci sarebbe anche da aggiungere che il richiamo all’ortoprassi piuttosto che all’ortodossia (perchè di questo infine si tratta) permetterebbe anche un incontro più ravvicinato tra credenti (di ogni religione) e non credenti

    Mi piace

  2. Posizioni che non dovrebbero mai essere dimenticare, non il semplice esercizio della tolleranza, ma il riconoscimento dell’altro sulla base di una nozione condivisa di giustizia.
    Certo che l’esistenza storica di queste posizioni (che furono sempre minoritarie nelle loro comunità) non può mettere in ombra il fatto che le religioni sono state (e sono) il principale veicolo di senso identitario per individui e nazioni, per cui nell’altro si nota subito, e non si può non notare, la differenza.
    Simmaco, Cassiodoro, tra i migliori frutti della pedagogia e istruzione antica, le arti liberali: il loro atteggiamento risente più di impassibilità stoica che di attivo andare incontro all’altro; già Aurelio Agostino d’altra parte polemizza con i manichei chiamandoli folli, vanesi e presuntuosi, e poi le polemiche con Pelagio, i donatisti, gli ariani, e tra Cassiodoro e Agostino la Chiesa scelse molto presto.
    Oggi come ieri è difficile sottrarsi al richiamo identitario, scatta in maniera incosciente. Il riconoscimento dell’altro è un atteggiamento prodotto da riflessione e da un saldo senso di sé, non proprio valuta corrente, oggi come ieri.

    Mi piace

  3. Gentile prof.Pesce,

    questa volta mi trova d’accordo… quasi al 100%.

    Infatti tanto Tommaso Moro che la Tradizione cui appartiene, fin da S.Giustino, per non parlare del Concilio Vaticano II, concordano con quanto dice lei: che lo Spirito ispira in qualche modo tutti gli uomini verso una ricerca: anche quello che lei chiama “…verso la giustizia e la pratica del bene”: non è altro che la legge naturale.

    Nel penultimo paragrafo, però:

    Il nostro compito oggi è arrestare il diffondersi di tendenze fondamentaliste che sostengono che un solo gruppo religioso possiede la verità, che una sola religione è quella vera, che si oppongono a interpretazioni diverse dei testi sacri, che vorrebbero imporre una sola morale a tutti.

    Lei sembra presupporre non solo che la causa del fondamentalismo sia il presupposto di possedere la verità, ma generalizza e insinua anche che questo presupposto implichi fondamentalismo. E in questo modo da del fondamentalista a un miliardo di mussulmani, quasi due miliardi di cristiani e diciannove milioni di ebrei (milioni più, milioni meno).
    E le violenze fondamentaliste non sono fatte anche forse da regimi atei come la Cina, che obbliga le donne ad abortire? Non è questo anche fondamentalismo?

    “la giustizia e la pratica del bene” necessita di discernimento: se non si ha dalla propria parte un concetto di verità come si può pretendere di praticare il bene?

    A mio avviso lei confonde la verità come contrapposto al rispetto dell’altro: il rispetto delle idee degli altri, anche se è una frase politicamente corretta, non è, in fondo, la vera questione: la questione vera è il rispetto della persona : se io non sono d’accordo con le idee (o gli atti che compie) un’altra persone e li ritengo profondamente cattivi, perché dovrei rispettarli? Non c’è nessuna ragione per cui dovrei farlo: devo invece, questo si, rispettare la persona e la sua dignità , a prescindere e nonostante ritengo le sue idee e/o dai suoi atti profondamente cattivi. Condannare il peccato, amare il peccatore: è qui la chiave: non facile, certo: una sfida.

    Riguardo Raimon Panikkar e il suo libro (recensione qui) pur non avendolo letto, non mi pare dica cose eretiche: non c’è nulla di male nello svincolarsi della Traidizione, purché questo sia fatto all’interno dello Spirito e di una preciso orientamento vivicato proprio dalla Spiritualità: non possiamo farlo “noi” di nostra volontà. Non basta scrivere un libro: bisogna “seguire lo spirito”. Penso ad esempio a Madre Teresa; ai tanti cristiani massacrati proprio in India dai fondamentalisti induisti (a proposito caro prof.Pesce… ma non era secondo lei solo il monoteismo quello cattivo e fondamentalista perchè pretede di avere la verità? E il relativista induismo, come mai ha massacrato tanti cristiani negli ultimi mesi in India? vede… qualcosa non torna).

    Tanto l’attaccamento alla Tradizione, quanto l’odio per essa che non vede l’ora di gettarle a mare, sono due atteggiamenti gravemente dannosi, che non portano mai buoni frutti.

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.