De delictis gravioribus / 4

di Ezio Tarantino
[continua da qui. Qui la prima puntata. Qui la seconda puntata]

Padre Lawrence C. Murphy ha abusato per anni, fra gli anni cinquanta e settanta, di centinaia di adolescenti sordi della scuola St. John’s a St. Francis, Wisconsin. Ci sono voluti vent’anni per provare a intentare un processo che peraltro non si è mai svolto perché da Roma si preferì soprassedere, in considerazione dell’età di Murphy (stavolta troppo vecchio) e del fatto che ormai era passato troppo tempo dall’epoca dei fatti.
Dalla ricostruzione fatta dal New York Times emerge abbastanza chiaramente come all’epoca dei fatti Padre Murhpy fu coperto dai suoi superiori e, malgrado la sua Diocesi fosse al corrente delle accuse che lo coinvolgevano, non solo non fu punito in alcun modo, ma anzi fu promosso Preside della scuola, ruolo che mantenne fino al 1974 quando, per le pressioni di alcuni ex studenti che affissero fuori della cattedrale di Milwaukee la sua fotografia con la scritta “Most Wanted”, venne messo a riposo.

Dopo sei anni, in una lettera scritta il 9 luglio del 1980, indirizzata al Reverendo Joseph Janicki dell’Arcidiocesi di Milwaukee, il Reverendo Raphael Fliss si sente di perorare la richiesta di Padre Murphy, di riprendere il suo lavoro con i sordi, a dispetto dell’imbarazzo dell’arcivescovo Weakland (“ho avuto l’impressione – scrive Fliss – che [Weakland] non troverebbe consigliabile il suo ritorno a Milwaukee per lavorare con i sordi”).

Ma il Rev. Fliss non ha dubbi: Padre Murphy “ha molto da dare nel campo dell’apostolato per i sordi” e conclude: “mi auguro che voi possiate mantenere il vostro buon carattere e il vostro senso dell’umorismo” (sic).
Non se ne fece nulla, e Padre Murphy non riprese la sua attività.

Ma qualcosa deve essere successo se, nel 1993, Padre Murphy venne fatto esaminare da una psicologa esperta in disordini sessuali, che, nel corso di quattro sedute, tenute fra luglio e settembre, rilevò come Murphy fosse un soggetto totalmente inadatto alla vita parrocchiale, poiché le risultò chiaro che le sue attività criminali non ebbero affatto termine con l’allontanamento dalla scuola per sordi, e che al di là dei diciannove casi ammessi, si poteva facilmente arrivare a conteggiare almeno duecento episodi di abusi perpetrati nel corso degli anni.

Il 17 luglio del 1996 il cardinale di Milwaukee, Rembert Weakland, manda una lettera al Cardinal Ratzinger. Padre Murphy, scrive, era stato allontanato dalla sua diocesi nel 1975 per non meglio precisati “problemi sessuali”, ma che soltanto da un anno era venuto a conoscenza che il suo crimine fosse quello di adescamento a fini sessuali nel corso del sacramento della confessione (qui Weakland si mostra chiaramente reticente: se nel 1980 aveva sconsigliato il ritorno di Murphy a Milwaukee doveva saperne molto di più di quanto non lascia intendere in questa lettera).
Poiché è trascorso molto tempo dal periodo in cui il crimine è stato commesso, secondo lui la materia dovrebbe essere di pertinenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, ed è questo il motivo della lettera.
Che rimarrà senza risposta per circa un anno.

Intanto, nel dicembre dello stesso anno, Thomas T. Brundage, giudice del tribunale ecclesiastico di Milwaukee comunica a Padre Murphy che è stato avviato un procedimento nei suoi confronti. L’accusa fa riferimento ai casi di adescamento durante la confessione (articolo 1387, 1388.1 e 1395.2 del Codice di diritto canonico), durante la sua permanenza nella Scuola di St. John’s.

Nel marzo del 1997 arriva intanto la risposta dalla CDF. E’ Tarcisio Bertone a firmarla, e il contenuto è molto semplice: procedete pure.
In dicembre il Rev. Fliss (sì, proprio quello che nel 1980 ne avevo preso le difese), vescovo della diocesi di Superior, competente per territorio, visto che Murphy è ancora residente a Boulder,  dichiara chiusa la fase istruttoria e rinvia Murphy a giudizio.

Il 12 gennaio del 1998 Padre Murphy scrive direttamente a Joseph Ratzinger, facendo appello alla sua veneranda età, alle precarie condizioni di salute e soprattutto al fatto che essere accusato di fatti avvenuti oltre 25 anni prima è contrario alla lettera delle Procedure per il trattamento di casi di “crimen sollecitationes” (pubblicate nel 1962), che prevedono che la denuncia del reo debba essere fatta entro un mese da quando il fatto è stato commesso.

Il 6 aprile il card. Bertone scrive allora a Fliss. Pur contestando a Murphy il fatto di non poter procedere superato il mese dal fatto criminoso (considerato non come un limite oltre il quale non procedere, ma come obbligo a rispettare l’articolo 904 del Codice di diritto canonico del 1917 [passare con il mouse sul link per leggere il testo] che obbliga di denunciare il crimine commesso durante la confessione entro un mese), ne accoglie tuttavia la preghiera di considerare le attenuanti dell’età e della salute e si sincera se non si possa soprassedere al processo ottemperando a quanto stabilito dall’articolo Can. 1341: L’Ordinario provveda ad avviare la procedura giudiziaria o amministrativa per infliggere o dichiarare le pene solo quando abbia constatato che né con l’ammonizione fraterna né con la riprensione né per altre vie dettate dalla sollecitudine pastorale è possibile ottenere sufficientemente la riparazione dello scandalo, il ristabilimento della giustizia, l’emendamento del reo.

Il 13 maggio Fliss  risponde (e se lo dice lui c’è da prestargli fede) con molta franchezza che “ogni ragionevole metodo pastorale è stato provato. Sono giunto alla conclusione”, scrive il vescovo,  che “lo scandalo non può essere riparato sufficientemente, né la giustizia sufficientemente restaurata senza un processo contro Padre Murphy. Lo scandalo e il senso di ingiustizia che pervade la comunità cattolica dei sordi è tale da richiedere una attenta amministrazione della giustizia in questa tragica situazione”.

Malgrado il tono della lettera non lasci dubbi al riguardo, da Roma si insiste per evitare il processo. La comunità dei sordi di Milwaukee, sembra di capire, dovrà accontentarsi del sincero pentimento dell’anziano prete.

In una riunione, che si svolge a Roma il 30 maggio, cui prendono parte Weakland, Fliss e il vescovo Richard Sklba, Bertone afferma di non vedere necessità e urgenza di istruire il processo dopo così tanto tempo e in assenza di notizie di ulteriori crimini commessi da Murphy negli ultimi 35 anni. Nulla vale il mancato pentimento del prete, e nulla vale l’indignazione della comunità dei non-udenti di Milwaukee, ribadita con grande dignità e fermezza da Weakland, per la quale le colpe di Murphy costituiscono una ferita ancora aperta, e per la quale “sarà difficile comprendere la lieve entità dei provvedimenti” presi a suo carico. Le decisioni prese nel corso della riunione si limitano infatti a convincere il sacerdote a “dare
segni chiari di pentimento, altrimenti si dovrà ricorrere ad un processo”, imponendogli “un periodo di ritiro spirituale insieme ad un salutare ammonimento per poter comprendere se realmente egli sia pentito 0 meno”, affidandolo “a un sacerdote come suo direttore spirituale, con incontri periodici di uno 0 due mesi”.

Non solo Bertone auspica quindi il ravvedimento, ma teme soprattutto che il processo possa essere fuorviato dalle difficoltà che hanno i sordumuti a fornire prove e testimonianze senza aggravare i fatti, “tenuto conto sia dei limiti inerenti le loro menomazioni, che della distanza dei fatti nel tempo”: insomma, di questo tipo di portatori di handicap, meglio non fidarsi.
Una notazione a margine: Paolo Rodari, vaticanista del Foglio, irride la traduzione del verbale – scritto in italiano – fatta negli USA che il NYT ha ovviamente presa per buona: come se cambiasse la sostanza, come se “senza aumentare lo scandalo” – la traduzione – sia più o meno grave di “senza aggravare i fatti“, come se lo svarione “strict secrecy“, segreto assoluto, al posto di “strictu sensu” sia il nocciolo della questione, come se queste frasi non fossero tragiche di per sé: queste ciambelle di salvataggio sono pieni di buchi, ed è imbarazzante vederle ammosciarsi fra le mani di chi pretende di brandirle come una clava.
Sostiene ancora, Rodari, che nella traduzione (che, in realtà, è una sintesi) mancano alcuni passaggi fondamentali a capire il senso del messaggio che Bertone, a nome di Ratzinger, vuole dare alla diocesi americana.
E’ vero.
Peccato che le obiezioni di Rembert Weakland furono fatte durante la riunione, (dov’era anche presente un interprete, sempre che l’arcivescovo non parli l’italiano, cosa piuttosto diffusa fra gli arcivescovi) e non sulla base della traduzione di Brundage/Yahoo. E che, se è per questo, anche l’ultima frase del documento italiano (il commento di Weakland) diventa un più limitativo “Before the conclusion of the meeting, S.F. Mons. Weakland reaffirmes the difficulty he will have explain this to the community of the deaf“, dove un semplice “this” traduce il ben più duro “la lieve entità dei provvedimenti” (quelli che Rodari definisce “rigorosi”).

In una lettera a Weakland, il 13 luglio Bertone ribadisce per l’ennesima volta la posizione della CDF: “Questo Dicastero nutre grandi speranze che il prete in questione dimostrerà volontà di cooperare alla soluzione di questo caso doloroso, per favorire il bene delle anime ed evitare lo scandalo” (la traduzione, se era linguisticamente sbagliata, non lo era nel suo significato profondo, a quanto pare).

Il 19 agosto Weakland comunica a Bertone di aver dato disposizione di annullare il processo, di convincere Padre Murphy a scrivere alle vittime una lettera di sincero pentimento e di continuare a pagare le spese legali di tutte le vittime che intendessero procedere nella loro battaglia.

Il 21 agosto Padre Murphy muore “senza altri incidenti” (Padre Lombardi). Weakland ne dà notizia in una lettera al Card. Bertone: “Sebbene avessimo pensato che la famiglia avrebbe accettato di celebrare una messa funebre in forma privata nella cappella di uno dei nostri cimiteri, è stato fatto esattamente il contrario: hanno sfidato il nostro accordo, hanno invitato la comunità dei sordi, la bara era aperta e il padre era vestito con i paramenti. La Messa è stata celebrata dal vescovo ausiliare di Milwaukee, Sua Eccellenza il Vescovo Richard Sklba. Il Vescovo Sklba nelle sue parole, preparate con cura, ha alluso al buon lavoro svolto da Padre Murphy, ma anche, in omaggio alla comunità dei non udenti, ha dovuto ricordare che alcune ombre erano state espresse sul suo ministero. Nonostante queste difficoltà, confidiamo ancora di essere in grado di evitare la pubblicità indebita”.

(continua…)

23 pensieri su “De delictis gravioribus / 4

  1. Peccato non sia morto molto molto prima. Dio sa essere davvero distratto.

    Il Foglio è scandaloso. Un alto esempio di come non dovrebbe essere il giornalismo. Purtroppo così è in quasi tutte le redazioni tanto di destra quanto di sinistra.

    Bel pezzo, Ezio. Fa luce.

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  2. Pur credendo fermamente che non si debba MAI aver paura della verità, anche quando risulti essere alquanto – a dir poco – deprimente (come nel caso degli abusi sessuali su minori da parte di consacrati), credo – altrettanto fermamente – che vada detta TUTTA la verità, e dunque non porre in risalto soltanto i comportamenti negativi da parte dei membri del clero, ma anche i moltissimi atti positivi. Soprattutto, non si deve mai dimenticare che anche ai sacerdoti, come ai laici, il Signore dona il libero arbitrio, che equivale a dire che ogni persona, nessuna esclusa, è libera (se in possesso delle sue facoltà mentali) di decidere tra il bene e il male: nella sostanza, “bene” (per un cristiano) significa riconoscere, con sincerità di cuore, il sacrificio salvifico di Cristo e la sua Signoria su tutta la Creazione; è “male”, invece, tutto ciò che ci può separare da Lui, e il male più grande in assoluto è la falsità. Ma non vi è distinzione di trattamento da parte del Signore: “Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male.” (2 Corinzi 5,10; cfr. Romani 14,10-13; 2,6).

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  3. Prima è molto molto meglio che i pedofili compaiano davanti al tribunale degli uomini per essere condannati secondo la legge e la giustizia umane. Cristo se la vedrà poi. Adesso siamo qui, sulla Terra.

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  4. Condivido (ciò che, d’altra parte, è stato già detto a chiare lettere dal nostro Papa, Benedetto XVI) che la persona consacrata, che si macchi di tali crimini, non debba avere alcun trattamento di favore, ed è giusto che risponda di tali misfatti, innanzitutto, di fronte ai tribunali di questo mondo. Ma – se siamo davvero cristiani – non dovremmo mai mancare di carità verso nessuno, che non significa permettere l’impunità, bensì fare (con misericordia) ciò che il nostro Signore Gesù Cristo ci comunica attraverso il Vangelo, che include anche visitare i carcerati (cfr. Matteo 25,36), ovviamente per portare loro il conforto ed il sostegno indistruttibile della speranza del perdono di Dio e della vita eterna – mediante una sincera e profonda conversione, come quella del “buon ladrone” (cfr. Luca 23,39-43). Con questo discorso non intendo significare che dovremmo recarci tutti fisicamente nelle carceri, ma – certo – pregare con amore anche per loro, inclusi i pedofili. Inoltre, non dovremmo mai dimenticare che, in diversi casi, si può ipotizzare una vera e propria patologia, e non – ovviamente – per giustificare tali crimini, ma perché è bene non perdere mai di vista i nostri forti limiti umani, nel riuscire a valutare obiettivamente il comportamento delle persone; per questa ragione, il Signore ci invita a non giudicare mai: “Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.” (Matteo 7,1-2; cfr. 1 Corinzi 4,5).

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  5. Poco fa, tornando a casa, dopo aver partecipato alla Messa a “Regina Pacis”, qui ad Ostia, ho incontrato due signore gentili, che hanno tentato di offrirmi una rivista della “Torre di Guardia”. Abbiamo avuto un breve confronto di vedute: inizialmente, erano propense ad accogliere la mia disponibilità al dialogo, ma sono state sufficienti due citazioni a memoria dal Nuovo Testamento, per far loro cambiare idea. Sono stato fermo (come era giusto che fossi), nettamente fermo, nell’affermare la mia fede cattolica, ben fondata sulla lettura quotidiana della Bibbia. Onestamente, non condivido il modo di procedere di alcuni fratelli nella fede, i quali credono che sia costruttivo stare a fare lunghi giri di parole con i Testimoni di Geova, per tentare di far capire loro di essere caduti nella trappola di una setta; sono, invece, convinto che sia molto più efficace essere concisi e fermi nel testimoniare la Verità. Bisogna dire che è una setta, quella dei TdG, certamente abile nel condizionare la psicologia umana in una certa direzione, lontana dalla Verità, che risiede unicamente in Cristo Signore, vero Uomo e vero Dio, ed nel suo Regno glorioso, che NON avrà – come testimoniato limpidamente dal Nuovo Testamento – le fattezze corruttibili di questo modo, come invece affermano erroneamente i TdG (cfr. 2 Pietro 3,10-13; 1 Corinzi 15,50-53; 2 Corinzi 5,1-5; 1 Tessalonicesi 4,16-17; Filippesi 3,20-21; Isaia 34,4; Apocalisse 21,22-23; 22,5). Vi sto parlando di questo mio incontro perché è uno spunto valido, per porre in risalto che – parlando male della Chiesa in modo non costruttivo – si fa il gioco proprio di organizzazioni e sette (come i Testimoni di Geova) che puntano soprattutto sugli “scandali” e sulla ignoranza spirituale e teologica di non pochi credenti.
    Quindi, per quanto io possa capire – in certa misura – determinate obiezioni a noi cattolici, penso sia importante cercare di impostare le questioni in termini costruttivi.
    Comunque, Ezio, leggerò con attenzione le conclusioni che hai preannunciato, e che seguiranno a questa inchiesta di tipo giornalistico; inchiesta che, però, non penso possa stimolare un approfondimento costruttivo.

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  6. Da Repubblica di oggi: l’attuale arcivescovo di Vienna accusa l’ex segretario di Stato Vaticano Angelo Sodano di aver coperto gli abusi fatti da Groen, l’ex arcivescovo di Vienna. Papa Benedetto XVI ne esce pulito.

    Gentile Marco,
    mi interessano i suoi consigli su come “stoppare” i TdG. (per onesta’, a loro onore va riconosciuta la forza della testimonianza, che invece manca -una volta usciti dalla messa- a molti cattolici nella vita quotidiana, ma discutibili le modalita’ oltre i contenuti). Mi puo’ citare in sintesi alcuni errori macroscopici della loro rilettura della Bibbia.

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  7. L’ideologia ingannevole dei Testimoni di Geova (utilizzo il termine “ideologia” perché sarebbe un eufemismo sconsiderato, onestamente, l’utilizzo della parola “teologia”) si può riassumere in tre punti chiave: 1) La negazione della divinità di Gesù Cristo, e la sua riduzione a primo essere creato direttamente da Dio, che avrebbe – come demiurgo – partecipato poi a creare tutte le altre cose; e la correlata riduzione dello Spirito Santo da terza persona divina a semplice “forza attiva” di Dio (una vera e propria bestemmia). 2) La rappresentazione del Paradiso escatologico secondo le fattezze corruttibili di questo mondo, dunque un Paradiso fatto di “carne e sangue”, eccetto che per 144.000 persone, che sarebbero (per loro) elette da Dio, per regnare con Cristo per 1000 anni dopo “la distruzione di questo stato di cose” (interpretando erroneamente, soprattutto, alcuni versetti dei Salmi, di Isaia e dell’Apocalisse di Giovanni). 3) L’idea erronea di una “apostasia”, che sarebbe avvenuta – secondo loro – immediatamente dopo la morte dell’ultimo apostolo, ossia Giovanni, e dunque la presunzione di ritenere che il Signore Gesù Cristo, dopo aver conferito il mandato sacramentale e pastorale agli apostoli (e ai loro successori, i vescovi), abbia cambiato idea, ritenendo che non ne fossero più degni, cosa – ovviamente – oltreché falsa, priva di alcun autentico fondamento scritturistico, e priva anche di ogni minima logica.
    Sul primo punto – in particolare sulla divinità di Gesù Cristo – ci sono diversi brani che affermano limpidamente la sua veridicità, tra i quali: Colossesi 2,6-9; Filippesi 2,5-7; Giovanni 1,1-3; Colossesi 3,11; Ebrei 1,3; Filippesi 3,8; 2 Corinzi 4,5; Tito 2,13; Efesini 3,19; Giovanni 5,18; Giovanni 5,23a; 8,24. Ma è tutto il Nuovo Testamento che proclama Cristo centro e Signore di tutta la creazione, e questo ruolo può ricoprirlo soltanto Dio, e se così non fosse (se cioè Cristo non fosse Dio) ci troveremmo di fronte ad una “fede” idolatrica, ma a questo evidentemente i TdG non vogliono pensare, in quanto interessati quasi esclusivamente a fare proseliti, “rifiutando di dare ascolto alla Verità per perdersi dietro alle favole” (2 Timoteo 4,4). E san Paolo – in modo lampante – scrive ai Corinzi: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1 Corinzi 2,2), rendendo palese che è Cristo il nostro Signore e il nostro Dio (cfr. Giovanni 20,28), “nel quale abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (Colossesi 2,9). Sul fatto che lo Spirito Santo è Persona divina, vi sono molti brani che lo evidenziano, ma ne citerò uno su tutti: “lo Spirito infatti conosce bene ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi infatti conosce i segreti dell’uomo se non lo spirito dell’uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai conosciuti se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato.” (1 Corinzi 2,10-12).
    Sul secondo punto, ossia l’idea dei TdG che il mondo futuro sia “di carne e sangue”, è tutto il Nuovo Testamento a smentirli: non vi è un solo versetto nel NT che affermi questo, e – in particolare – san Paolo scrive limpidamente, ispirato da Dio: “Vi dico questo, o fratelli: carne e sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che si corrompe può ereditare l’incorruttibilità.” (1 Corinzi 15,50).
    Sul terzo punto, è talmente fuori luogo la loro posizione, che non penso vi sia bisogno di ulteriori commenti, tranne questa precisazione: che il centro di tutta la vita sacramentale e pastorale dell’unica Chiesa Cattolica risiede nel mandato che Gesù Cristo ha affidato agli apostoli (cfr. ad es. Matteo 28,19-20), e – attraverso di loro (mediante l’imposizione delle mani – cfr. Ebrei 6,2) – ai vescovi loro successori, e così sarà fino alla seconda venuta di Gesù Cristo nella gloria. E, dunque, venendo alle questioni sulle quali, caro amico Anonimo, stai argomentando (citando un quotidiano dichiaratamente di parte), credo che quanto ho già scritto in precedenza sia una risposta esauriente: ogni uomo è libero di scegliere tra il bene e il male; vi sono poi – certo – anche i condizionamenti ambientali, sociali e culturali di una data epoca, ma questo non annulla la responsabilità di ogni persona (inclusi i cardinali) – in relazione alle proprie scelte e alle proprie azioni – di fronte a Dio. Ma rimangono ferme la volontà ed il piano di Dio, che si sintetizza nel mandato apostolico all’unica Chiesa Cattolica: “infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili!” (Romani 11,29).

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  8. Un’altra risposta palesemente off-topic come questa e i commenti andranno in moderazione.Oltretutto non mi pare che Anonimo abbia detto niente di particolare a favore dei TdG e stava citando un quotidiano per sottolineare l’estraneità del papa ai fatti cui faceva riferimento. Stai mescolando fatti che non hanno nulla a che vedere gli uni con gli altri.

    Ezio

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  9. Ezio, ho semplicemente risposto alla domanda di Anonimo sui TdG, e poi – implicitamente – sulla questione legata alla citazione tratta dal quotidiano “La Repubblica”. Sono, quindi, rimasto in tema con le domande che mi ha posto Anonimo.

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  10. Ma non con quelle del post.
    In quel commento, Anonimo nella prima parte era “in-topic”, e non si era rivolto a te; nella seconda invece ti ha fatto una domanda sui TdG. Fra le due cose, evidentemente, non c’è alcun nesso. Pertanto invito Anonimo o chicchessia a non fare domande sui TdG, Marco a non rispondere e a non mettersi a raccontare aneddoti che non hanno nulla a che vedere con il post.
    Non sopporto, nei blog, la deriva anarchica dei commenti. Se volete, apritevi un blog e lì fate come vi pare.
    Ezio

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  11. Ezio, è vero che non vi è un diretto collegamento tra il tuo post di partenza e i TdG, ma è altrettanto vero che – la scelta di fare critiche non costruttive alla Chiesa – favorisce la tendenza di diversi credenti ad allontanarsi dalla fede cattolica, per cercare, spesso, nelle sétte (tra le quali i TdG) le risposte che cercano, e che si rivelano poi puramente illusorie. In ogni caso, puoi essere certo che, in questo blocco di commenti, non farò più riferimento ai TdG, ma ti confesso che sono invece interessato a leggere le tue conclusioni sul tema da te sviluppato.

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  12. Marco, i fatti sono fatti, le critiche sono critiche. Se ti riferisci alla narrazione di fatti in termini di “critica non costruttiva” non posso essere per niente d’accordo.
    Se troverai non costruttive le critiche avrai tutto il diritto di dirlo. Ma se raccontare i fatti così come si sono svolti è per te fare critica non costruttiva – perché ovviamente non nascondono un “giudizio” – temo che secondo questa impostazione non esista alcuna possibilità di critica, né costruttiva, né distruttiva a meno che non coincida perfettamente con alcuni pregiudizi inamovibili.
    Ezio

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  13. Scusi, dottor Tarantino, mi consenta: in un caso come questo, più che un abbraccio nel Signore, ci sarebbe bisogno di un abbraccio con la signora. Ma, a questo punto del decorso, ho paura che anche questa terapia abbia, ormai, effetti affatto trascurabili…

    Felix Peyote

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  14. Ezio, ciò che intendevo significare (e che almeno in parte ho già spiegato) è che presentare soltanto certi fatti, in questo caso molto negativi, su una determinata “realtà”, equivale – implicitamente – a darne una rappresentazione molto parziale. Nella Chiesa non ci sono soltanto persone con gravi problemi (morali e psicologici) di pedofilia o soltanto persone che trascorrono il tempo a coprire i peccati degli altri, ma vi sono soprattutto molti atti di autentica carità da parte di moltissimi sacerdoti, che però in genere non vengono ricordati e menzionati. Dedicarsi esclusivamente – in un’inchiesta di tipo giornalistico – a sceverare gli scandali (e a fare i nomi delle persone che li hanno coperti) non aiuta certamente a fare vera chiarezza, se – nello stesso tempo – non si faccia la stessa cosa con tutto ciò che di buono e di santo si opera nella Chiesa (ed è molto). Per questo ho definito critiche non costruttive questo tipo di inchieste, perché quando si presenta soltanto una parte (seppur vera) di una realtà, si intende di fatto formulare – implicitamente – un giudizio di valore globale su quella medesima realtà, favorendo, in diverse persone, la formazione o il rafforzamento di una concezione della Chiesa soltanto in chiave negativa. Questa impostazione non aiuta le persone a fare davvero chiarezza su “cosa” sia in realtà la Chiesa, ma – più plausibilmente – tende a favorire, in non pochi credenti, una scelta impulsiva e di rottura, che – con queste premesse – non sarebbe, dunque, frutto di un vero approfondimento obiettivo sui fatti (e sulla vera ragion d’essere della Chiesa come “divina istituzione”), ma l’effetto del forte condizionamento che possono esercitare determinate inchieste giornalistiche, le quali evidenzino solo i fatti negativi, tralasciando completamente quelli positivi. Per questo (lo ripeto) non penso che questo tipo di impostazione possa portare ad un approfondimento costruttivo, ma non voglio avere pregiudizi, e quindi attendo di leggere le tue conclusioni.

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  15. Marco Sini, pregandola di non considerare la mie parole come sarcastiche, o come presa in giro, le dico che per me lei ha caratteristiche di artista surrealista. Infatti il suo linguaggio è tale e quale quello di un personaggio romanzesco di nome Nicholas Eymerich, inquisitore realmente vissuto nel 1300. Quando lei dice quelle cose sull’”unica Chiesa Cattolica”, o quando dice che la sua fede “non vacilla”, lei è un soldato della Chiesa del XIV secolo trasportato nel XXI, che si esprime come tale. Se questo sfondamento temporale non è surrealismo… Per questo è davvero un’azione surrealista quella di affermare, ogni volta che si pone l’accento su eventi come quelli ricostruiti da Ezio Tarantino, quanto la Chiesa, della quale lei è soldato del XIV secolo trasportato nei giorni nostri con tanto di armatura e scudo con la croce, è anche brava e positiva. E’ una forma di dilatazione dello spazio, per cui la notizia – crimini di pedofilia reiterati e coperti da gerarchie – perde la sua valenza, in forza di un’affermazione che, sotto forma di registrazione, la smaterializza, la disarticola. Disarticolazione surrealista del reale.

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  16. Vorrei aggiungere, signor Marco Sini, di nuovo chiedendole di non considerare le mie parole come ironiche (e qui le do la mia parola, pregandola di credermi), che mi piace il suo stile surrealista. Quando scrive quel passo sull’unica Chiesa Cattolica, lo leggo sempre con piacere, perché adoro sentire parlare Eymerich, nel maggio 2010. E parlo proprio da un punto di vista letterario.

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  17. Mauro, ti ringrazio per il paragone (sul piano letterario) con quel personaggio che non conoscevo. Ma il punto della questione rimane sempre lo stesso: credere in Cristo si lega strettamente con il credere nel valore sacramentale delle Chiesa come “divina istituzione”, e questo indipendentemente dalla misura (quantitativa e qualitativa) degli atti di bene o di male compiuti da coloro che ne fanno parte. Nella lettera agli Ebrei leggiamo: “Gesù Cristo è lo stesso ieri e oggi e per sempre!” (Eb 13,8); non vi è, dunque, una separazione temporale che possa mutare la realtà ed il valore trascendente dell’unica Chiesa fondata da Gesù Cristo, mediante gli apostoli. Chi ha sbagliato, se non intervenisse nel frattempo un sincero pentimento, ne risponderà certamente di fronte al Signore, ed è giusto che ne risponda anche d fronte ai tribunali terreni; ma questi scandali non potranno mai abbattere il mandato apostolico all’unica Chiesa Cattolica: certamente, “le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Matteo 16,18), perché – dice il Signore agli apostoli e a tutti noi – “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Matteo 28,20).

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  18. Marco, sei sfiancante come un testimone di Geova!!!! uguale uguale.

    Secondo te, essendo l’argomento: pedofilia e chiesa cattolica devo mettere ad ogni riga un asterisco che rimandi ad una nota a pie’ di pagina per spiegare che, attenzione, la Chiesa mica è solo questo, la Chiesa è ben altro?

    E se parlassi di Hans Kung ti sentiresti soddisfatto? o siamo ancora nel terreno dei cattivi? e dovrei puntualizzare, fra parentesi, badate bene, Kung parla così perché ce l’ha col papa per vecchie ruggini accademiche, ci sono fior di teologi che non la pensano come lui…

    E se parlassi di suor Emmanuelle, al secolo Madeleine Cinquin, come farò, di sfuggita, siamo sempre dall’altra parte del Tevere, dalle parti della redazione di Repubblica, o ci rientro? E’ una figura positiva che dà lustro alla Chiesa o devo, per par condicio, citare anche Madre Teresa?

    Capisci bene, che così non se ne esce. Te lo ripeto: l’argomento in discussione non è “La Chiesa cattolica oggi, partendo dalle notizie della cronaca il candidato sviluppi l’argomento tenendo conto di ogni possibile sfaccettatura”; il tema è: “pedofilia e Chiesa cattolica, come e perché, reazioni e analisi dei rimedi.”

    Capisci bene che non posso mettermi a parlare delle missioni in Africa, o in India. Con la narrazione che sto facendo non c’entrerebbero nulla. Andrei fuori tema e, da ex professore di italiano, mi darei 5+.

    Se poi hai la compiacenza di aspettare la parola fine per giudicare se tutta l’inchiesta possa o no essere in qualche modo costruttiva (come mi auguro io stesso: almeno un po’ di più di quanto non avvenne nel Consiglio pastorale della mia parrocchia – vedi il prologo – che optò per il silenzio tombale. Gran bella scelta: profetica. Infatti la gente se ne andò in massa nella parrocchia vicina) te ne sarei grato.
    Ezio

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  19. Gentile Ezio, le chiedo scusa per aver involontariamente “azionato” Marco 😉 Non potevo immaginare una sua prolusione cosi’ lunga (pur sbagliando nel chiedere qualcosa off-topic, invocavo la sintesi). Una cosa e’ certa, non cadro’ piu’ in errore. Mi cospargo il capo di cenere e chiedo venia, come il Papa 😉 il mio non e’ sarcasmo. Al contrario, ammiro il suo lavoro di ricostruzione storica dei fatti, scevra da critiche o giudizi.
    A.A. Anonimo penitente

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  20. “ma questi scandali non potranno mai abbattere il mandato apostolico all’unica Chiesa Cattolica.”

    Cosa volete che vi dica, a me sentire parlare Eymerich nel maggio 2010, col suo stile, senza temere di venire arrestato e legato alla ruota, piace un sacco, è come avere di fronte un monaco guerriero che parte per le Crociate. E tutto questo oggi, qui.

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  21. Ezio, non era certamente mio intendimento risultare sfiancante, tantomeno alla maniera dei TdG, e – come cattolico – non ho certo la presunzione di essere come loro. 🙂
    Certo, se vengo sollecitato da domande o osservazioni, credo sia giusto – in linea di principio – rispondere e chiarire, per quanto possibile.
    La mia osservazione – nella sostanza – era semplicemente che questo tipo di inchieste, in genere, non sono costruttive: non penso – in tutta onestà – che sia questo il modo appropriato per stimolare un cambiamento costruttivo all’interno della Chiesa. Ma – dicendo questo – non intendo assolutizzare, ed è questa la ragione per la quale ho precisato, più di una volta, che ero (e sono ancora) interessato a leggere le tue conclusioni, e mi impegno – contestualmente – a non rispondere ad eventuali ulteriori domande o “provocazioni” dovessero, nel frattempo, pervenirmi in questo blog da altre persone, attendendo le tue valutazioni e proposte finali (sul tema oggetto delle tue considerazioni)

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