Il bello della compagnia

da qui

Ho vissuto in questa casa dalla seconda media all’assistentato universitario. Ora si sentono solo le voci dei nipoti e di mia madre, che cerca di intrattenerli come può. Mio padre non c’è più; le generazioni nuove richiedono attenzioni ed energie. Sulla sinistra, un deposito di libri: ogni tanto mi affaccio, per vedere se ne trovo uno da portare via. Molti sono miei, non so più dove lasciarli, perché da me c’è sempre meno posto. Dal salone, si sente la TV: si riferisce di un convento, spaccio di droga e falsi pellegrini. Tutto è cambiato, non sono mai stato più di passaggio di così. Penso sia un bene, vista l’aria che tira. Si avvicina mia madre, per dirmi che il nipotino è buono: così piccolo, non disturba mai. Aggiunge qualcosa sui falsi monaci, con saio e cocaina. Accende la radio, c’è una cronaca da Fatima, per il viaggio del papa. Arriva mia sorella, con l’altra nipote, fa le feste al piccolo, mentre mia madre le assicura che ha mangiato a sufficienza: la pasta, e molto melone. Racconta: lui dice che sono tutti brutti, tranne Gesù. E zio Fabri, com’è? gli chiede mia sorella; e il bambino: è brutto pure lui. Spengo il computer, me ne torno a casa, dall’unico bello della compagnia.

87 pensieri su “Il bello della compagnia

  1. Vedrai vedrai
    vedrai che cambierà
    forse non sarà domani
    ma un bel giorno cambierà

    speriamo, speriamo sempre, speriamo ancora

    un abbraccio, fabry

    f&r

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  2. Spero che scopra prima di me che, il bello della compagnia, disturbava eccome…
    P.S. Chi non c’è più, manca.

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  3. Con un Tenco struggente, lasciamo Caravaggio per un bel quadro familiare: una pagina dal diario di un curato di periferia.
    Grazie per questa incursione nel privato.
    Il Signore parla per la bocca dei bambini, e’ vero: solo Dio e’ buono, risponde Gesu’ a chi lo chiama Maestro buono, svelando la sua natura divina.
    A.A. Anonimo apprezzamento

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  4. Sono d’accordo con Gena, forse è questo ( o dovrebbe esser questo ) il vero senso del blog, portare quel sentimento di umanità, di spiritualità, di poesia che è nelle piccole cose quotidiane, nei labirinti della memoria dell’ieri che si rispecchia nella realtà sempre più bieca dell’oggi, ( oh, i ricordi, quelle ombre cardarelliane troppo lunghe per il nostro breve corpo!) , e nessuno lo sa fare meglio di te, caro Fabry, con quella tenerezza un po’ sulla soglia, con sfumature di dolce malinconica ironia.

    Un abbraccio forte.
    Augusto

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  5. Due aspetti mi hanno colpito del tuo post, don Fabrizio: il primo è la rappresentazione delle coordinate temporali attraverso i riferimenti allo studio e al lavoro (“[…] dalla seconda media all’assistentato universitario”); e poi la dolce limpidezza di tuo nipote: “lui dice che sono tutti brutti, tranne Gesù”.
    Sul primo punto: a me fa pensare il fatto che – non soltanto tu ovviamente (ma più o meno tutti) – quando dobbiamo dare delle coordinate temporali sul nostro passato, sembra che non possiamo fare a meno di legarle strettamente a ciò che facevamo (in un dato momento), nello studio o nel lavoro. Alla base, il problema risiede nel fatto che le dinamiche socio-economiche e culturali spingono (praticamente da sempre) le persone a fondare il proprio valore “identitario” sul “cosa faccio”, piuttosto che sul “chi sono realmente”. Sono convinto che una delle premesse affinché questa società cambi (sul piano spirituale) in profondità, sia proprio quella di liberarsi da questo forte condizionamento culturale, che certamente non avvicina le persone tra di loro.
    Sul secondo punto, amo molto la tenera sincerità dei bambini: come ci insegna Gesù, dovremmo tutti seguire il loro esempio (cfr Matteo 18,3; Marco 10,15; Luca 18,17). E San Paolo precisa: ”Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi. Quanto a malizia, siate bambini, ma quanto a giudizi, comportatevi da uomini maturi.” (1 Corinzi 14,20). Ma la semplicità e sincerità dei bambini deve rimanere un costante riferimento nella nostra vita.

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  6. Falsi pellegrini e droga a gogò. Che tempi! Un tempo si spacciavano Bibbie e si mettevano al rogo quelli in odor di eresia, oggi è tutto diservo eppure così… così… E’ come quel Tancredi che diceva “bisogna cambiare tutto per non cambiare nulla”. Non è cambiato nulla né mai cambierà. Angosciante e rassicurante allo stesso tempo, l’uomo sempre più fedele a sé stesso. Ricordate le scene finali del Gattopardo, della cappella di famiglia, con tutta quella paccottiglia, stracolma di reliquie giudicate perlopiù finte? Non c’è bisogno d’aggiungere altro se non che Giuseppe Tomasi di Lampedusa ha dato un ritratto ineguagliabile dell’Italia.

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  7. Caro “Io” (a proposito, chissà cosa ti ha spinto a scegliere questo nickname così originale), pur apprezzando in genere l’ironia come segno di vivace intelligenza (e spesso anche di forte sensibilità), credo sia perlomeno inopportuno parlare di “stigmate” in senso ironico. Comunque, amo la sincerità e la verità, per questa ragione non nascondo i miei pensieri. Il vero amico dice quello che pensa in tutti i casi, non soltanto quando coincide con l’altrui pensiero (ovviamente, sempre con spirito di carità). A riguardo san Paolo scrive: “Agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. […] Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri.” (Efesini 4,15.25).

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  8. Qui l’unica ironia e’ data dal grazie a tutti di don Fabrizio, ormai rassegnato ai battibecchi…Del resto ognuno parla per la sapienza del proprio cuore.
    Comunque, il bel tenebroso Tenco (che a detta di mia figlia assomiglia a Biagio Antonacci con i capelli) non riscuote successo sulle ragazze delle nuove generazioni: sempre mia figlia mi ha detto “ma questo qua che va cercando di piu’ se ha una donna che lo accoglie dolcemente quando torna a casa col muso e non gli rinfaccia mai nulla! E’ un orgoglioso e viziato, percio’ si e’ sparato perche’ non ha vinto Sanremo”.
    Posso darle torto?
    A.A.Aiuto

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  9. Il problema, caro amico Anonimo, risiede nel fatto che ci sono alcune persone, intolleranti ed indisponibili al dialogo, che – non avendo, in realtà, argomenti forti per affermare il loro punto di vista – scelgono la via dello scherno o dell’insulto, supponendo in tal modo di determinare una reazione impulsiva da parte di colui che percepiscono, probabilmente, come un intruso.
    Su alcune questioni – è vero – si tratta di opinioni, ma su altre si tratta di Verità rivelata. San Paolo ci mostra il valore universale e trascendente del Vangelo, ad esempio, nella lettera ai Galati: “Vi dichiaro, fratelli, che il Vangelo da me annunciato non segue un modello umano; infatti io non l’ho ricevuto né l’ho imparato da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. […]” (Gal 1,11-12). Dunque, a me interessa poco parlare delle mie opinioni; mi preme, soprattutto, testimoniare la Verità rivelata, conosciuta (nella luce dello Spirito Santo donatoci da Dio nel Battesimo) attraverso la Tradizione Apostolica, la Sacra Scrittura ed il Magistero della Chiesa.

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  10. il testo di tenco è ispirato ad un racconto di pavese che ora non ho sottomano. e anche pavese si è ucciso: orgoglioso e viziato anche lui?
    mi sfugge, fabrizio, l’associazione tra le parole del post e tenco. ma sono tarda e stanca: oppure è un’associazione un po’ “magrittiana”, casuale, secondo l’estro?
    abbi pazienza coi vecchi!
    🙂

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  11. Le sarei grato, Lucy, se mi fornisse il titolo del racconto di Pavese.
    Don Fabrizio, mi sfugge il motivo per cui le darebbe torto…Mia figlia vive con l’esempio mio e di mia moglie che, una volta tornati a casa, ci lasciamo il mondo fuori della porta per non rovinare il clima familiare. Dei problemi parliamo civilmente e non tenendo il broncio…Mi illumini, se sbagliamo.
    Grazie,
    A.A.

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  12. Anonimo: ma cos’è questa smania da bigino? Comprati la raccolta di tutti i racconti di Pavese, ed. Einaudi, non sono neanche tanti e sono bellissimi, e te li leggi. Certo, magari non combacia proprio con l’ideale di “lasciare il mondo fuori dalla porta”… Gasp!
    Marco Sini: scrivi in modo pesante, sei dogmatico, eppure hai ragione! 🙂
    Un abbraccio a tutti.

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  13. Ti ringrazio, Lambertibocconi, per questo riconoscimento, anche se ciò che conta non è aver ragione, ma amare e testimoniare la verità.
    Devo dire che, come tutte le persone che amano la verità, anch’io sono – in certa misura – un ingenuo, e tendo a sottovalutare, purtroppo, quanto il maligno riesca condizionare i cuori e le menti delle persone, pure all’interno della Chiesa. Ma questo – lo ripeto per l’ennesima volta – non modifica il valore del mandato sacramentale e pastorale che Gesù Cristo ha affidato alla sua unica Chiesa, mediante gli apostoli: certamente, ”le potenze degli inferi non prevarranno su di essa” (Matteo 16,18). Nello stesso tempo, prego Dio che mi (e ci) dia la forza di non crollare psicologicamente, di fronte ad una situazione presente, in diverse parrocchie, tutt’altro che edificante, e che soltanto chi ha in odio la verità può tollerare.

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  14. Gentile Sig/Sig.ra(?) Lambertibocconi,
    non vedo perche’ debba essere lei a rispondermi, visto che la richiesta era rivolta a Lucypestifera. O questo e’ un altro suo nickname? Ho letto a suo tempo i racconti di Pavese, ma ora non mi sovviene a quale possa riferirsi la canzone di Tenco. Lasciare il mondo fuori, non vuol dire fregarsene del prossimo (sono attivo in varie forme di volontariato) ma di non portarne gli strascichi in casa a scapito dell’armonia familiare. Ma anche su questo aspetto non avevo richiesto a lei un’illuminazione 😉 bensi’ al sacerdote titolare del blog.
    Forse ha ragione ‘Io’ : meglio farsi una cantata con Gaber!
    Buon pranzo e…chi non mangia in compagnia o e’ un ladro o e’ una spia! 😉
    A.A.

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  15. vi ringrazio.
    a Lucy: in un momento difficile per la Chiesa, “vedrai che cambierà” può essere un bell’augurio.
    all’amico anonimo: ho sempre rispetto per un suicida; non perché si è suicidato, ma perché ho pietà del livello di disperazione cui deve essere giunto. certamente è così anche per te.

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  16. Caro Anonimo, elogiare “Io” per aver pubblicato un pezzo d’antiquariato (interpretato – è vero – egregiamente da Gaber, con un testo, certo, allegro e brillante, ma utilizzato da “Io” – implicitamente – per prendere in giro qualcuno, che non è difficile supporre chi possa essere), non mi sembra un atto encomiabile, soprattutto dopo che il medesimo “Io” mi aveva chiesto (in un precedente messaggio, in modo velato) di andare, gentilmente, a quel paese. La domanda che pongo agli amministratori del blog è la seguente: è giusto non dire nulla ad una persona che (parlando eufemisticamente) si comporta in modo così irriverente?

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  17. Anonimo: se volevi risposte individuali invece che dialogo, potevi scrivere in privato a Lucy e a Don Fabry.
    Ah, non sono Lucy, bensì Anna Lamberti-Bocconi. A questo punto mi viene in mente un proverbio della mia carissima nonna: “chi è in sospetto è in difetto”.

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  18. Gentile don Fabrizio, non ho giudicato affatto Tenco nel suo gesto estremo, per il quale nutro una grande pieta’ – solo chi ci passa, puo’ conoscere l’abisso di quei momenti, lucidi o non lucidi che siano. Essendo un appassionato di ciclismo, ancora mi commuovo quando vedo dei servizi su Pantani…
    Mi riferivo unicamente al testo della canzone che sembra elogiare un modello di vita familiare in cui l’uomo torna col broncio ed e’ pure disturbato dal tentativo dolce della propria donna di non rinfacciargli nulla ma di accoglierlo come un bambino…Ma se la maggior parte di voi – donne comprese- applaude a questo stile maschilista, allora vuol dire che sono felice di essere un femminista 🙂
    A.A.

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  19. Gentile Marco, credevo che ‘Io’ si fosse rivolto a me, pensi un po’ … Abbiamo entrambi la coda di paglia, come direbbe la nonna della sig.ra Anna :-))
    Gentile signora Anna, non ho confidenza tale da poter scrivere in privato alla Lucy o a don Fabrizio, che peraltro ci ha piu’ volte detto quanto sia oberato da prime comunioni e benedizioni delle case. Non voglio gravarlo ulteriormente, quindi attendo pazientemente sul blog le sue risposte quando puo’ darmele.

    Vi auguro una buona domenica,
    A.A.

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  20. Caro Anonimo, per quanto mi riguarda, non vi è alcuna coda di paglia, la mia è stata soltanto una constatazione, basandomi sui precedenti interventi di “Io”, e sulle mie repliche alle sue uscite fuori luogo.
    Rinnovo la mia domanda agli amministratori del blog: è giusto non dire nulla ad una persona (“Io”) che (parlando eufemisticamente) si comporta in modo così irriverente?

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  21. tu quoque, lambertibocconi?!!… stia attenta che potrei darle dell’irriverente e chiedere l’intervento di arbitro e guardialinee e, se non bastasse, farei uso della moviola in campo!!!

    suvvia signora, la prego di credermi: Io non è cattivo è che lo disegnano così.

    cordialmente

    Io

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  22. Caro “Io”, a me sembra che tu, semplicemente, abbia cercato di comunicare il tuo fastidio nei riguardi di chi vive un credo (quello cattolico ortodosso) che è diverso dal tuo (probabilmente “cattolico” rivisitato), ma non abbia il coraggio di farlo con il tuo vero nome. Inoltre, ci tengo a ribadire che la mia presenza qui è unicamente legata alla mia fede cattolica, ma capisco che non capiti spesso di trovarsi di fronte un cattolico laico che testimonia con continuità la propria fede, facendo costanti citazioni dalla Sacra Scrittura: mi rendo conto che questo fatto può generare, in alcune persone, sorpresa, se non – addirittura – “incredulità”. Ma è proprio così: la mia fede cattolica è stata generata dalla lettura della Bibbia (ovviamente nella luce dello Spirito) e dall’Eucaristia, e questo rapporto stretto con la Sacra Scrittura ha poi stimolato la mia forte spinta interiore a testimoniare la Verità evangelica (come ogni cattolico dovrebbe fare) in ogni situazione.

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  23. se non ci fosse da piangere mi metterei a ridere…

    ho imparato l’obbedienza da quello che ho patito per questo reputo l’ironia una forma di libertà anche e soprattutto nei riguardi della fede che vaglio (la mia non quella degli altri) non con il citazionismo sfrenato ma con i gesti concreti.

    se credi che i tuoi modi tocchino il cuore di qualcuno, guardati intorno e considera il vuoto che generi e forse ti accorgerai che lo Spirito, quello vero, attrae e non scaccia da sé.

    comunque non spero che tu capisca quello che intendo e non mi interessa. alla fine dei giorni entrambi saremo davanti a nostro Signore e allora sapremo se la nostra sarà stata una buona battaglia vinta.

    (come vedi hai a che fare con uno che la Bibbia la conosce… forse meglio di te)

    buona domenica

    Io

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  24. ps:

    chiedo scusa a fabry (e ai suoi lettori) per queste inutili postille che non fanno che appesantire i suoi post, questi sì, in grado di generare riflessioni profonde.

    approfitto per ringraziarlo per questo suo modo di raccontare la Vita.

    un Io grato (o anche allocentrico :-)))

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  25. Caro Io, “lo Spirito, quello vero”, come dici tu, attrae chi ama la Verità, e oggi mi sembra che non ci sia quasi nessuno che ami davvero la Verità. Probabilmente, leggi la Sacra Scrittura da più tempo di me (io lo faccio in modo continuativo dal novembre 2002), ma – da quanto scrivi – ne hai travisato (in parte) il significato: essere cristiani autentici normalmente – in realtà – non attrae affatto le persone, e questo lo affermano, in modo limpido, il Vangelo e tutta la Parola di Dio. San Paolo scrive a Timoteo: “Tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tm 3,12). Ma credo sia esemplare a questo riguardo, in modo particolare, il capitolo 6 del Vangelo secondo Giovanni: “[…] Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» […] Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.” (Giovanni 6,59-60.66). E Gesù ci dice anche “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.” (Matteo 10,22) Ed ancora: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.” (Giovanni 15,18-19).
    Sicuramente, caro “Io”, tu sei motivato dalle migliori intenzioni, in particolare nell’aiutare gli altri, “ma non secondo una retta conoscenza”. (Romani 10,2).

    Un abbraccio in Cristo

    Marco

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  26. marco sini: ella mi pare vieppiù una donna prassede! capisco il suo ardore, ma limiti i suoi interventi e nel numero e nei contenuti: vabbé l’apostolato, vabbé la “parola”, ma non siamo mica così ignoranti: nel mio caso, anche se sono laicissima, non ho mai perso di vista la lettura e la riflessione sul vangelo e le lettere degli apostoli. mi perderò, sì, brucerò nella geenna, lo so. e pazienza. non è che magari i “perseguitati” siamo proprio noi, che viviamo un’esistenza non ignara, ma non così vivificata quanto la sua dalla parola di dio, perseguitati dai crociati come lei? un po’ di pazienza, carissimo, un po’ meno citazioni, un po’ di ascolto in più delle parole dei fratelli.

    anonimo: purtroppo il racconto di pavese temo non sia ne “tutti i racconti” edito da einaudi, ma si tratti di una cosa non pubblicata da lui, ma trovata da qualche studioso/a, che devo aver perso in qualche rivista o fotocopia di un articolo. il tema era quello di una coppia infelice: manco a dirlo, lui è irrequieto, insoddisfatto, capisce le ragioni di lei, che lo guarda ogni giorno di più vivere in modo inconcludente, ma, nonostante si riprometta ogni giorno di tentare di darle qualche soddisfazione, almeno di parlarle a cuore aperto, il tempo passa senza nulla di fatto. non c’era nessuna allusione a tenco: ma quando lo lessi mi scattò questo possibile collegamento. qualche tempo dopo lessi da qualche parte che tenco amava e si ispirava a pavese: a questo punto il legame non mi parve più casuale. potevo scriverci un articolo: ma sono una pasticciona, come vede. mi spiace di non esserle utile.
    😀

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  27. Cara Lucy, i miei interventi e le mie citazioni dalla Sacra Scrittura non sono affatto in contraddizione (come scrivi tu) con “un po’ di ascolto in più delle parole dei fratelli”, ma – al contrario – le due dimensioni sono parti essenziali di una medesima vocazione cristiana (nel mio caso, come laico). Non ho mai affermato né pensato (neppure lontanamente) che tu o “Io” (o gli altri collaboratori di don Fabrizio) brucerete “nella geenna”; ho soltanto costatato che vi sia in voi la convinzione che il cristianesimo sia riducibile al far del bene agli altri, come lo farebbe anche un buddista, un taoista, un induista ecc.. Per essere testimoni di Cristo e della sua unica Chiesa, è certamente fondamentale fare del bene, ma anteponendo (a tutto il resto) la testimonianza fedele della Verità evangelica, che può sintetizzarsi nella speranza della vita eterna, mediante la fede in Gesù Cristo morto e risorto (ed il Battesimo). Il rischio sottostante alla scelta di porre al centro “la logica del dare” indipendentemente dalla Verità, in altre parole, è quello di ridurre la fede cristiana ad una pura e semplice filantropia, svuotandola – di fatto – della parte centrale e fondante del suo contenuto, che è quello di testimoniare “al momento opportuno e non opportuno” (2 Timoteo 4,2), ossia sempre, la risurrezione di Cristo e la speranza della vita eterna, mediante la fede in Lui.

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  28. sa, marco: a venezia si dice “questa xe la fiaba del siòr intento, che dura molto tempo, che mai no se destrìga: vustu che te la conta o vustu che te la diga? dìmela. eh, no basta dir dìmela, parché questa xe la fiaba del sioòr intento etc. …”. vale a dire: come la mettiamo, lei continuerà imperterrito, lancia in resta. ho cercato di evitare, in questi giorni, eviterò ancora.

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  29. vede, marco sini, il fatto è che mi ricordo bene la disputa di Gesù nel deserto: a suon di citazioni poteva gareggiare persino l’avversario, e mi ricordo i guai lanciati da Gesù a tutti quelli che si sentivano arrivati nella salvezza o perché figli di Abramo o perché conoscitori della torah o perché digiunavano e si lavavano le mani fino al gomito o perché pregavano e allungavano i filatteri, facevano l’elemosina ecc ecc…

    quando sentirò nelle sue una parola di misericordia allora mi ricrederò, ma per il momento vedo solo un cieco che vuole farsi guida di altri che forse sono ciechi, ma almeno ne sono consapevoli.

    cordialmente

    Io

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  30. Caro “Io”, constato, semplicemente, che la Sacra Scrittura smentisce il tuo modo di vedere le cose, e constato anche che – anziché riconoscere la Verità – punti il dito su di me, per distoglierlo da te, e soprattutto dalla tua errata comprensione della Verità evangelica.

    Testimoniare la Verità (che è Cristo risorto), cara Lucy, è vocazione e dovere di ogni autentico cristiano; capisco, però, che non è ancora facile superare una concezione (pre-conciliare) della vita cristiana, la quale limitava al solo ordine sacerdotale (e ad alcuni ordini religiosi) la testimonianza “permanente” della Verità evangelica; ma sono convinto che si tratti di una difficoltà superabile, mediante una fede salda in Gesù Cristo, una fede che sia ben centrata e fondata sulla Parola di Dio e sull’Eucaristia.

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  31. marco sini, quando nell’ultima ora sentirò il respiro abbandonarmi, mi lancerò fiducioso nelle braccia di chi ha promesso un posto accanto a sé a chi avrà amato nel Suo Nome, non perché sicuro del mio ma perché certo del Suo amore infinito.

    continui pure le sue filippiche, credo di averle detto abbastanza.

    Io

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  32. Caro “Io”, a me sembra che ti preoccupi molto di essere accolto – tu in particolare – da Dio, ma non altrettanto di trasmettere agli altri il dono più grande che esista in termini assoluti, che è la gioia che dona una fede forte (fondata sulla lettura della Bibbia e sull’Eucaristia) in Cristo risorto e nella vita eterna, l’unica gioia che possa rendere felice sia il “povero” sia il “ricco”.

    Un abbraccio in Cristo

    Marco

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  33. so che non mi crederai, signor marco sini, ma ti sbagli di grosso

    ma essere mal giudicato da uno come te, per me, è un grande onore

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  34. Caro “Io”, rivolgere ad una persona (che è entrata in questo blog unicamente per testimoniare la propria fede cristiana, e che si è limitata ad osservare e rilevare il tuo comportamento) la frase “essere mal giudicato da uno come te, per me, è un grande onore”, pensi sia segno di una fede cristiana matura?

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  35. L’augurio che rivolgo a te (e alle altre persone del tuo gruppo), invece, è che cresca in voi la considerazione ed il riconoscimento del valore inestimabile di una lettura continua (sia personale sia comunitaria) della Bibbia, da diffondere – con testardaggine – sia nelle parrocchie sia al di fuori di esse, se è davvero il bene degli altri (nel senso più alto ed eterno) che si ha a cuore.

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  36. Questo tuo “Amen”, caro “Io”, spero si traduca presto, a san Carlo da Sezze (come nelle altre parrocchie di questa e delle altre zone), nella nascita di gruppi di preghiera carismatici fondati e basati sulla lettura costante e non occasionale della Bibbia (unitamente al nutrimento dell’Eucaristia), e non sia, invece, l’ennesima presa in giro.

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  37. Caro “Io”, non credo che si risolvano i problemi con locuzioni dal significato ambiguo (tipo “a buon intenditor poche parole”), ma amando davvero la Bibbia; e chi la ama davvero, non si chiude ad una proposta quale quella da me avanzata, ormai da diverso tempo.

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  38. oddìo sini! il significato è chiaro come il sole:

    all’intelligente bastano poche parole:-)

    ma appunto bisogna che sia intelligente

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  39. In questo caso, caro “Io”, mostri tu di non utilizzare l’intelligenza che ti è stata donata: l’ambiguità risiede nel non dire esplicitamente a chi o a che cosa ti riferisci, anche se ho capito benissimo (come tutti) cosa intendi significare con quella locuzione. Continuo a riscontrare, purtoppo, che l’assenza di validi argomenti, a sostegno del tuo punto di vista, ti porta a cercare di distogliere l’attenzione (dei frequentatori di questo blog) dall’assenza (nel tuo discorso) di contenuti convincenti, tentando di deviarla verso di me, come se il problema fossi io, e non invece l’enorme povertà spirituale che riscontrabile in diverse parrocchie.

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  40. credi davvero di poter avere degli interlocutori? ti parli addosso non ascolti nessuno, ti credi nella Verità solo per il fatto di citare dal Vangelo… ragazzo, ne devi fare di strada per raggiungere la semplicità del cuore… ma credimi non si può riempire un vaso già pieno.

    di argomenti te ne ho dati se solo tu volessi ascoltarli… ma già so che hai un’obiezione pronta… buon monologo!

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  41. Caro “Io”, l’evidenza sta nella continuità con la quale eludi l’oggetto iniziale del nostro “dialogo”, attribuendo puntualmente a me quelli che sono, in realtà, i tuoi limiti e l’assenza di contenuti delle tue argomentazioni.

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  42. Caro “Io”, la scelta stessa del tuo nickname fa pensare alla centralità che riveste per te il tuo “ego”, e quanto probabilmente ti disturbi riconoscere di essere in errore.
    Riporto di seguito il mio commento, il tuo in risposta al mio, e di nuovo la mia risposta la tuo, dai quali avrebbe dovuto iniziare un dialogo, ma che in realtà ha portato, da parte tua, soltanto ad un tentativo continuo di elusione del contenuto centrale del confronto.

    May 16, 2010 at 12:43 am
    Marco Sini:
    Caro “Io”, a me sembra che tu, semplicemente, abbia cercato di comunicare il tuo fastidio nei riguardi di chi vive un credo (quello cattolico ortodosso) che è diverso dal tuo (probabilmente “cattolico” rivisitato), ma non abbia il coraggio di farlo con il tuo vero nome. Inoltre, ci tengo a ribadire che la mia presenza qui è unicamente legata alla mia fede cattolica, ma capisco che non capiti spesso di trovarsi di fronte un cattolico laico che testimonia con continuità la propria fede, facendo costanti citazioni dalla Sacra Scrittura: mi rendo conto che questo fatto può generare, in alcune persone, sorpresa, se non – addirittura – “incredulità”. Ma è proprio così: la mia fede cattolica è stata generata dalla lettura della Bibbia (ovviamente nella luce dello Spirito) e dall’Eucaristia, e questo rapporto stretto con la Sacra Scrittura ha poi stimolato la mia forte spinta interiore a testimoniare la Verità evangelica (come ogni cattolico dovrebbe fare) in ogni situazione.

    May 16, 2010 at 7:54 am
    “Io”:
    se non ci fosse da piangere mi metterei a ridere…
    ho imparato l’obbedienza da quello che ho patito per questo reputo l’ironia una forma di libertà anche e soprattutto nei riguardi della fede che vaglio (la mia non quella degli altri) non con il citazionismo sfrenato ma con i gesti concreti.
    se credi che i tuoi modi tocchino il cuore di qualcuno, guardati intorno e considera il vuoto che generi e forse ti accorgerai che lo Spirito, quello vero, attrae e non scaccia da sé.
    comunque non spero che tu capisca quello che intendo e non mi interessa. alla fine dei giorni entrambi saremo davanti a nostro Signore e allora sapremo se la nostra sarà stata una buona battaglia vinta.
    (come vedi hai a che fare con uno che la Bibbia la conosce… forse meglio di te)
    buona domenica
    Io

    May 16, 2010 at 11:28 am
    Marco Sini:
    Caro Io, “lo Spirito, quello vero”, come dici tu, attrae chi ama la Verità, e oggi mi sembra che non ci sia quasi nessuno che ami davvero la Verità. Probabilmente, leggi la Sacra Scrittura da più tempo di me (io lo faccio in modo continuativo dal novembre 2002), ma – da quanto scrivi – ne hai travisato (in parte) il significato: essere cristiani autentici normalmente – in realtà – non attrae affatto le persone, e questo lo affermano, in modo limpido, il Vangelo e tutta la Parola di Dio. San Paolo scrive a Timoteo: “Tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati” (2Tm 3,12). Ma credo sia esemplare a questo riguardo, in modo particolare, il capitolo 6 del Vangelo secondo Giovanni: “[…] Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?» […] Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.” (Giovanni 6,59-60.66). E Gesù ci dice anche “Sarete odiati da tutti a causa del mio nome.” (Matteo 10,22) Ed ancora: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.” (Giovanni 15,18-19).
    Sicuramente, caro “Io”, tu sei motivato dalle migliori intenzioni, in particolare nell’aiutare gli altri, “ma non secondo una retta conoscenza”. (Romani 10,2).
    Un abbraccio in Cristo
    Marco

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  43. Caro “Io”, non illudo me stesso, perché non ho alcuna pretesa, come ogni persona che ami davvero la Verità.
    Mi sono limitato a rendere ancor più evidente (ma – devo dire – che era già limpidamente palese) il tentativo di continua elusione, da te effettuato, dopo il mio commento di questa mattina alle 11:28.

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  44. di gente come te ne ho incontrata parecchia per questo so già cosa dirai, come eviterai di interrogare te stesso, per quale motivo ti ostini a vedere nell’altro difetti che sono esclusivamente tuoi…
    dai dell’egocentrico a me… tu… a me… ho le lacrime agli occhi e ti assicuro che non sto piangendo!

    confrontarsi con te è non solo inutile ma peggio, dannoso, non per me, che ne so abbastanza per trovare il tutto abbastanza divertente ma per il tuo spirito che è così pieno di sé da implodere ad ogni parola aggiunta.

    provo molta pena, pena per un’atrofia psichica e pneumatica così pronunciata quale quella che mostri con il tuo parlare preconfezionato, statico, imbalsamato, mummificato.
    provo altrettanta pena per la tua incapacità ad uscire dal labirinto della tua ossessione: gruppo carismatico ecc…

    credo di avere detto abbastanza.

    come dicevano i vecchi un tempo:il bel gioco dura poco (e questo è durato pure troppo)…

    ciao marco sini,

    Io, (allocentrico per scelta diuturna)

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  45. Carissimi/e, vi ho salutato una trentina di commenti fa augurandovi buona domenica, ma vedo che qui e’ scoppiato il putiferio!

    Marco, la invito non a tacere ma a testimoniare nel modo giusto, come fa don Fabrizio, che usa un linguaggio meno da “prete” rispetto al suo 😉 Non vorrei che lei avesse frainteso l’invito del Papa ad essere testimoni nel web: chiede di portarci il cuore ed un linguaggio nuovo, non pedante.

    Lasciato per strada uno Iannozzi, sale in carrozza un “io” che gli somiglia non poco…

    Don Fabrizio, la capisco se tarda a farsi vivo nel blog! Ma i suoi parrocchiani sono tutti così?

    Ma voglio chiudere con una nota positiva:

    Lucy, e’ stata davvero gentile a specificarmi il contenuto del racconto di Pavese: anch’io ho letto da qualche parte che Tenco lo ammirava – la malinconia li accomuna- ma non pensavo tanto da ispirarsi ai suoi scritti.
    Serena notte a tutti,
    A.A.

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  46. grazie a Lucy per la solidarietà.
    all’amico anonimo: se ti riferivi solo al testo, il discorso cambia; grazie anche a te per la solidarietà implicita.
    e pace a tutti (quella fraterna e aperta all’altro, e alla vita).

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  47. caro anonimo, se si riferiva a me,
    non sono un parrocchiano di don fabrizio,
    quanto alla descrizione di me simile a iannozzi
    la trovo davvero divertente

    buona notte

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  48. Caro “Io”, riconosco la tua brillante abilità nell’eludere l’evidente difficoltà da te incontrata nel rispondere (senza nasconderti dietro argomentazioni fuori tema) al mio commento di questa mattina alle 11:28, ma credo che – per quanto brillante – tutti (eccetto, forse, coloro che sono “innamorati” di te) se ne siano resi conto.

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  49. Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. 2 E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. 4 La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, 5 non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, 6 non gode dell`ingiustizia, ma si compiace della verità. 7 Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 8 La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà. 9 La nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. 11 Quand`ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino l`ho abbandonato. 12 Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo a faccia a faccia. Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch`io sono conosciuto. 13 Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità

    ICorinzi 13,1-13;

    Significativa è la scelta del vocabolo da parte dell’apostolo: i Greci per indicare l’amore usavano soltanto il termine eros; Paolo preferisce agape che esprime soprattutto la donazione, la totalità, la consacrazione di sé all’altro, mentre l’eros suppone ancora possesso, godimento e appagamento. L’apostolo ci ricorda che anche tre doni altissimi, come la profezia, la conoscenza e la fede, se privi dell’amore, sono uno zero. La stessa generosità eroica e il distacco dai beni, se non animati dall’amore, sono solo atti di autoglonficazione o gesti spettacolari.
    Un profeta brasiliano contemporaneo, Paulo Suess, ha così ripreso la prima parte dell’inno paolino: «Anche se parlassi la lingua di tutte le tribù viventi / e persino dei popoli scomparsi dalla terra e dalla memoria, / se non ho l’amore, / sono un trombone di gelida latta, un computer trilingue. / Anche se distribuissi tutte le mie scarpe e i viveri / per soccorrere il popolo scarso e denutrito, se non ho l’amore, / sono una delle tante Cavie rivoluzionarie, / un cacciatore di farfalle o un poeta sognatore».
    La seconda parte dell’inno – che per la precisione inizia nel v. 4 del capitolo 13 – è simile a un fiore i cui petali sono altrettante qualità dell’amore-agape: magnanimità, bontà, umiltà, disinteresse, generosità, rispetto, benignità, perdono, giustizia, verità, tolleranza, costanza… E il corteo delle virtù che accompagnano l’amore. Se l’amore si spegnesse, le virtù umane e religiose si eclisserebbero.

    (Mons. Gianfranco Ravasi)

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  50. Tutta la polemica di ieri, purtroppo, è partita (alla sua origine) dall’intolleranza mostrata da “Io” (in risposta al mio commento del 13 maggio alle 12:03 pm), con la seguente risposta delle 3:42 pm (sempre del 13 maggio):

    “allora, Marco Sini, ti preghiamo di darci comunicazione di te solo quando avrai ricevuto il dono delle stigmate.”

    Credo che tutti possano capire che non sono io che creo polemiche, ma è qualcun altro, che non rispetta posizioni e convinzioni diverse dalle proprie. E non è, di sicuro, citando il capitolo 13° della prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (con il brillante commento di mons. Ravasi) che si attenua il danno. Se in questo blog desiderate che vi siano soltanto persone che hanno i vostri medesimi convincimenti, ditelo chiaramente. Affermare che una persona, la quale ha determinate convinzioni (come cattolico), per il solo fatto che le ribadisca più volte, sia una persona fissata, che non ascolta gli altri, che è preso soltanto dai suoi pensieri, è una tesi priva di ogni fondamento. Essere cristiani significa anche essere rispettosi per le convinzioni degli altri, a maggior ragione nei riguardi di chi condivida la stessa fede (ma lo stesso discorso varrebbe, allo stesso modo, anche per chi professi altre fedi). Non ho mai insultato nessuno in risposta ad un commento, diversamente da quanto è accaduto a me, incluso il link (pubblicato qualche tempo fa da una persona) alla canzone di Alberto Sordi, su un “certo paese” dove sarei dovuto andare. Certamente, l’intolleranza – mostrata da alcuni nei miei riguardi (in particolare, è grave quando provenga da cattolici)– non fa onore alla fede che dovrebbero testimoniare, con amore, verso tutti (nessuno escluso).

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  51. Caro Sini, se per caso mi trovo fuori di casa e perdo le chiavi e non so più come fare ad aprire la porta, prima di chiamare i pompieri posso usare la sua testa a mo’ di ariete? Perché è una cosa incredibile!
    Con sincera simpatia da poetessa, mi piacerebbe averla nella mia wunderkammer. 🙂

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  52. Questa serie di 70 commenti davvero sono in tema con il titolo del post di Fabrizio, Il bello della compagnia.
    Credo, e spero, che chiunque intenda intervenire ancora abbia a cuore l’utilità e la fecondità degli interventi, davvero “in spiritò di carità” (traduzione latina di agàpe).

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  53. Il problema qui non è soltanto la mancanza di carità, qui (tranne poche eccezioni) è assente anche il minimo rispetto, verso chi abbia convincimenti dissonanti con il modo di pensare della maggioranza, comportamento che nulla ha a che fare con un modo fare cristiano. Ciò che mi deprime, profondamente, è il pensiero di aver detto a più persone che (per me) don Fabrizio fosse il migliore sacerdote della zona, e mi ritrovo che – di fronte a degli evidenti insulti nei riguardi di un partecipante al suo blog – non fa nulla, e anzi lascia intendere di approvare la condotta offensiva di taluni individui nei miei riguardi. Purtroppo, nonostante le molte evidenze, fino a domenica 16 ho voluto sottovalutare la gravità del comportamento di don Fabrizio, ma a questo punto non è più possibile. È davvero inaccettabile che un sacerdote (per giunta che stimavo molto) si comporti in questo modo. Certo, è Dio che giudica (non io), ma – se permettete – perlomeno vorrei non essere insultato, con la tacita (e neanche tanto tacita) approvazione del sacerdote titolare del blog.

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  54. mi viene in mente per deformazione professionale un tale guccio porco o guccio balena o guccio imbratta: che voleva sempre metter becco negli affari di frate cipolla come se questi non sapesse difendersi. ecco non vorrei assomigliare a guccio (vabbé sottostimarsi, ma non fino a questo punto!), né don fabrizio è frate cipolla, soprattutto questo no! epperò, marco, mi prude, mi prude non sa quanto. ha ragione roberto plevano a sostenere che qui si naviga OT da giorni, ma: caro marco: per quanto mi riguarda l’ho invitata bonariamente a riflettere sul tono con cui affronta da qualche tempo ciascuna tematica religiosa offerta da fabrizio. lei dà certe randellate! il bello di questa compagnia è che c’è libertà come in nessun altro blog letterario e che il sacerdote che lo regge insieme ad altre bellissime persone è tollerante, spiritoso e affettuoso. legga il suo silenzio come la migliore scelta che possa fare in un simile frangente. vuole forse, marco caro, che ci pigli tutti a sberle per amor suo? ci piglia tutti a bastonate già lei! le sue idee hanno diritto di cittadinanza quanto quelle di altri, io credo. anche se non le si condivide, in parte o del tutto, non è una tragedia. è inevitabile che qualcuno finisca per fare dell’ironia: non si accorge della sua davvero troppa insistenza, del suo ardore di crociato? la prego: non mi risponda dicendo che è la missione del cristiano. io non voglio essere redenta e riportata all’ovile (che poi magari già ci sto e neanche lo so): per lo meno non voglio sentirmi dire da lei quello che dovrei fare e pensare.
    si fermi. rifletta. coesistiamo benissimo anche tra atei ( si fa per dire) e credenti.
    anzi: c’è più gusto.
    la saluto cordialmente.

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  55. grazie di cuore, Lucy, ma temo che nulla sia sufficiente a saziare le esigenze di Marco.
    a qualunque argomentazione fa seguire una valanga di ragioni contrarie perentorie.
    credo che la cosa migliore, Marco, sia prenderti così come sei, con affetto, lasciandoti parlare liberamente senza illudersi di convincerti di qualcosa di diverso da quello che pensi.
    ciao
    fabrizio

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  56. Non ho alcuna esigenza da saziare, don Fabrizio. Sarebbe stato, semplicemente, doveroso – da parte tua – invitare coloro che offendono (e non rispettano i convincimenti altrui) a non proseguire oltre in quella condotta. Ma il problema – da quanto ho potuto rilevare nei circa due mesi che frequento questo blog – risiede nel fatto che tu abbia approvato, in pratica, quei comportamenti irrispettosi nei miei riguardi. E questo, definirlo grave, è utilizzare un eufemismo.

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  57. Caro Marco,
    un adagio dice “un bel tacer non fu mai scritto”.
    Ecco, a volte ribattere – anche se animati dalle migliori intenzioni – può peggiorare le cose e quindi è meglio lasciar cadere la cosa.
    Penso che il comportamento di Fabrizio sia stato dettato da questo, oltre che dal fatto che non è continuativamente presente sul blog (la sua missione primaria la esercita nel modo reale, più che nel blog). Capisco anche che tu possa non essere di questo avviso; vuol dire che saresti in buona compagnia, in linea con il nipotino di Fabrizio:
    “lui dice che sono tutti brutti, tranne Gesù. E zio Fabri, com’è? gli chiede mia sorella; e il bambino: è brutto pure lui.”
    Un caro saluto a te e a tutti i “brutti della compagnia”,
    da un’altra racchia
    🙂

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  58. Tu sei una persona dolce e gentile con tutti, cara Titti, ma non si può dire lo stesso della maggioranza dei tuoi amici che frequentano questo blog. Anche se capisco il tuo affetto ed il tuo legame fraterno nei riguardi di don Fabrizio, non è giustificabile che un sacerdote assecondi – seppure implicitamente – comportamenti indecenti, come quello tenuto da una persona (“Io”) che non ha il coraggio (diversamente da me) di parlare con il suo vero nome e la sua foto, il quale (domenica) ha voluto porre il confronto con me sul piano personale e polemico, esattamente il contrario del mio intendimento, che era, invece, quello di evidenziare che “lo Spirito, quello vero” (come scrive “Io”) attrae chi ama profondamente e con cuore sincero la Verità. Per tutta risposta, “Io” ha cercato in tutti i modi di cambiare discorso, e di insultarmi – in modo esplicito ed implicito – in tutte le maniere possibili (anche se, sempre, entro certi limiti formali di “decenza”), per farmi saltare i nervi. È inaccettabile che – di fronte a questo “spettacolo” indecente (e ai diversi insulti che ho ricevuto anche in passato, pure dallo stesso “Io”) – don Fabrizio non si sia sentito in dovere di dire nulla, mostrando al contrario, in diversi suoi post e commenti, di approvare quella condotta offensiva nei miei confronti. Ad esempio, quando in “Sarabanda” scrive “[…] perché non v’è altra logica se non quella del dare: il resto è caos, babele, sarabanda inutile di meschinità” – a tuo parere, Titti, a chi credi soprattutto pensasse in quel momento? Parlare di “meschinità” in riferimento ai miei commenti è una delle affermazioni più offensive che abbia letto in questo blog. È evidente a tutti, cara Titti, che sto sulle scatole a don Fabrizio, ma lui non ha il coraggio di comunicarmelo esplicitamente. Devo dire che il mio intuito mi suggeriva qualcosa fin dal dicembre 2009 (quando ho rivisto don Fabrizio a san Carlo, dopo diverso tempo), ma non ho voluto dare ascolto al mio intuito, preferendo continuare a pensare che lui fosse – dal mio punto di vista di allora – il miglior sacerdote della zona. Anche le sue ultime omelie (molto brillanti ed ispirate), che ho avuto modo di ascoltare alcune settimane fa, mi spingevano a pensare in questa direzione, ma ho dovuto constatare, a mie spese, che vi è un “secondo” don Fabrizio, che non penso sia “imparentato” con il sacerdote ispirato delle “Lectio Divine”. Come sia possibile tutto ciò, per me, è un mistero. Mi limito a prenderne atto, ma rimanendo fermo nella mia determinazione a non voler essere ancora insultato, come è accaduto fino a domenica.
    Un caro saluto anche a te, Titti (magari fossero tutti sensibili e rispettosi come te!)
    Marco

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  59. a tuo parere, Titti, a chi credi soprattutto pensasse in quel momento? Parlare di “meschinità” in riferimento ai miei commenti è una delle affermazioni più offensive che abbia letto in questo blog
    dal momento che questa, caro Marco, è una pura e semplice falsità, metto i tuoi commenti in moderazione.
    quando avrai imparato a interpretare correttamente la tolleranza altrui, potrai tornare a commentare liberamente.
    ciao
    fabrizio

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  60. Gentile Marco,
    dai e dai la corda si spezza e pure la pazienza di Giobbe viene messa a dura prova. Non credo che questo fosse il suo intento dall’origine, pero’ adesso e’ in panchina a riflettere come quei giocatori che fanno dei falli pesanti volutamente. Ci rifletta: non puo’ sentirsi sempre attaccato da tutti – rischia di diventare un utente Vodafone (tutto gira intorno a me)! Da un prete, poi…Anche io avrei potuto chiudermi ed attaccare don Fabrizio e le signore quando hanno frainteso quello che intendevo dire su Tenco, ma ho cercato umilmente di spiegarmi e tutto di e’ risolto. Adesso, quindi, non faccia come Calimero: non ce l’hanno tutti con lei perche’ piccolo e nero … Forse cattolico dai modi estremisti.
    La saluto con simpatia,
    A.A.

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  61. Caro Anonimo, dopo che – nell’arco di circa due mesi – una persona riceve ripetuti insulti, con l’apogeo rappresentato dal brillante (nel far saltare i nervi) “Io”; dopo che avevo chiesto, in forma indiretta, a don Fabrizio (rivolgendomi agli “amministratori del blog”) di dire qualcosa ad “Io”; dopo i fatti di domenica ed il perenne e assordante silenzio di don Fabrizio, senza neppure un cenno di dispiacere per gli attacchi ai quali ero stato sottoposto; non è umano che anche un cristiano possa perdere la pazienza? Senza considerare i ripetuti segnali da lui mandati, che avrebbero fatto capire anche ad una persona in catalessi il fastidio che determinavano in lui certi miei commenti. Non credo che serva altro per trarre le logiche conclusioni.
    Essere cristiani – se corrisponde a un’esperienza autentica e profonda – ha necessariamente un carattere totalizzante, con un’inevitabile indisponibilità al compromesso morale. Riscontro, invece, purtroppo, che molti cattolici – per un’esigenza di “sopravvivenza”, soprattutto, psicologica – accettano, in parte (e in vario grado), di scendere a certi compromessi morali, che rendono, inevitabilmente, il cammino cristiano molto meno entusiasmante di quanto sarebbe in un abbraccio totalizzante con la Verità (che è Cristo risorto). La mia scelta è quella di andare incontro a Dio in un abbraccio totalizzante, e questo si accompagna con una testimonianza di vita, e dunque anche verbale, molto forte, come la mia. Ma ad alcune persone questa linea di comportamento, nel testimoniare la mia fede, non piace affatto, probabilmente perché – oberati dai loro problemi – non se la sentono di vivere in modo così coinvolgente il rapporto con Cristo, e gli risulta fastidioso vedere qualcuno che, invece, ha il coraggio di andare in quella direzione. Per quanto io capisca che non è facile fare una scelta netta nella fede (soprattutto quando non si è sostenuti dalla forza che, unicamente, può donare una lettura assidua della Bibbia), non si può, onestamente, giustificare l’atteggiamento di scherno e di insulto adottato da alcune persone nei miei riguardi. A me dispiace molto dover essere arrivato ad avanzare forti critiche alla condotta di don Fabrizio, ma questa situazione mi stava davvero facendo soffrire.

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  62. senti sini, qui nessuno ti ha insultato
    sei stato criticato nei tuoi modi, non per quello che pensi.
    ti atteggi a detentore della verità e spari a zero su tutto e tutti con una violenza verbale di cui nemmeno ti rendi conto

    la critica in un paese libero è parte del dibattito e dello scambio di idee. l’ironia serve a stigmatizzare atteggiamenti da “Dio in terra” quando questi rischiano di mettere in ridicolo non il detentore delle idee ma le idee stesse di cui si fa latore.

    se ti proponi di evangelizzare forse è il caso che cominci a studiare quali siano i modelli comunicativi più efficaci affinché il messaggio raggiunga l’interlocutore come una proposta che lo lascia libero anche di dire no e non come una raffica di randellate, come le ha sagacemente definite lucy, che fa scappare la gente.

    Gesù si sedeva al tavolo coi peccatori e con le prostitute, non ha mai condannato nessuno se non chi si vantava nelle proprie sicurezze: possibile che questo non ti faccia riflettere?

    con il tuo ultimo commento inoltre giudichi la fede di chi ritieni che, ( dal momento che parla in modo diverso da te) non sia stato “folgorato dalla preghiera, dalla lettura della Bibbia e dalla fede”… di me non sai niente e pretendi di essere migliore solo perché usi un linguaggio da tomo di dogmatica…

    come vedi anch’io avrei di che offendermi, ma perché dovrei perdere tempo ad offendermi? senza offesa, lo ripeto, ciò che pensa la gente che non mi conosce non mi interessa. ti conviene imparare una massima suggerita dai padri del deserto: nessuno ti può ferire se non tu stesso. quanto può essere importante per te il mio giudizio? allora perché te le prendi tanto?

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  63. Un remedium naturale: una donna.

    Un remedium (meno naturale ma) probabilmente ancora più efficace: il mio studio.

    Tertium non datur.

    FdP

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  64. possiamo, per intanto, non definire il silenzio, qualunque silenzio, “assordante”? è diventata una formula onnipresente e, in questo caso, sproporzionata.
    in secondo luogo, “non c’è peggior sordo di chi è sordo veramente” (aldo, giovanni & giacomo).
    😀

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  65. Caro “Io”, tu scrivi:

    “l’ironia serve a stigmatizzare atteggiamenti da “Dio in terra” quando questi rischiano di mettere in ridicolo non il detentore delle idee ma le idee stesse di cui si fa latore”.

    Allora dovresti, gentilmente, spiegarmi – in quale frase o in quale parola – mi sarei atteggiato da “Dio in terra”, nel mio commento al post di don Fabrizio, al quale hai replicato con la tua ironia del tutto fuori luogo, che è stata poi all’origine della TUA polemica distruttiva di domenica. Riporto qui di seguito entrambi i messaggi:

    10. Marco Sini said:
    May 13, 2010 at 12:03 pm
    Due aspetti mi hanno colpito del tuo post, don Fabrizio: il primo è la rappresentazione delle coordinate temporali attraverso i riferimenti allo studio e al lavoro (“[…] dalla seconda media all’assistentato universitario”); e poi la dolce limpidezza di tuo nipote: “lui dice che sono tutti brutti, tranne Gesù”.
    Sul primo punto: a me fa pensare il fatto che – non soltanto tu ovviamente (ma più o meno tutti) – quando dobbiamo dare delle coordinate temporali sul nostro passato, sembra che non possiamo fare a meno di legarle strettamente a ciò che facevamo (in un dato momento), nello studio o nel lavoro. Alla base, il problema risiede nel fatto che le dinamiche socio-economiche e culturali spingono (praticamente da sempre) le persone a fondare il proprio valore “identitario” sul “cosa faccio”, piuttosto che sul “chi sono realmente”. Sono convinto che una delle premesse affinché questa società cambi (sul piano spirituale) in profondità, sia proprio quella di liberarsi da questo forte condizionamento culturale, che certamente non avvicina le persone tra di loro.
    Sul secondo punto, amo molto la tenera sincerità dei bambini: come ci insegna Gesù, dovremmo tutti seguire il loro esempio (cfr Matteo 18,3; Marco 10,15; Luca 18,17). E San Paolo precisa: ”Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi. Quanto a malizia, siate bambini, ma quanto a giudizi, comportatevi da uomini maturi.” (1 Corinzi 14,20). Ma la semplicità e sincerità dei bambini deve rimanere un costante riferimento nella nostra vita.

    11. “Io” said:
    May 13, 2010 at 3:42 pm
    allora, Marco Sini, ti preghiamo di darci comunicazione di te solo quando avrai ricevuto il dono delle stigmate.

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  66. Gentile PdF, siamo proprio sicuri che tertium non datur?
    😀

    Se ci impegnamo cosi’ arriviamo a quota 100 commenti!

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  67. 1Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo. 2Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, 3Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esròm, Esròm generò Aram, 4Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmòn, 5Salmòn generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, 6Iesse generò il re Davide.

    Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, 7Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asàf, 8Asàf generò Giòsafat, Giòsafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, 9Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Acaz, Acaz generò Ezechia, 10Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosia, 11Giosia generò Ieconia e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.

    12Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabèle, 13Zorobabèle generò Abiùd, Abiùd generò Elìacim, Elìacim generò Azor, 14Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, 15Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, 16Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.

    17La somma di tutte le generazioni, da Abramo a Davide, è così di quattordici; da Davide fino alla deportazione in Babilonia è ancora di quattordici; dalla deportazione in Babilonia a Cristo è, infine, di quattordici.(Mt.1,1-17)

    coordinata spaziotemporale

    Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15″Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo”.(Mc.1,14-15)

    coordinata spazio temporale

    Al tempo di Erode, re della Giudea, c’era un sacerdote chiamato Zaccaria, della classe di Abìa, e aveva in moglie una discendente di Aronne chiamata Elisabetta. 6Erano giusti davanti a Dio, osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. 7Ma non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.(Lc.1, 5-7)

    coordinata spazio temporale

    Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. 2E qui gli fecero una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. 3Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento (Gv. 12,1-3)

    coordinata spazio temporale

    caro sini, Dio s’è fatto uomo nel tempo e nella storia, come puoi pretendere che il tempo, la storia, le nostre memorie non costituiscano il terreno del nostro vivere e del nostro raccontarci, per dire chi siamo e da dove veniamo?

    lo hanno fatto gli evangelisti: significa che la storia che Dio in Gesù ha salvato non è un accessorio inutile.

    la battuta sulle stigmate voleva significare questo: se dovessimo parlare senza coordinate spazio-temporali, dovremmo attendere di stare in paradiso… ma allora sarebbe troppo tardi.

    ps

    ho una ragione per ogni commento che ho fatto (non sparo mai a vanvera) ma non chiedermene spiegazione, la cosa sarebbe abbastanza noiosa.

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  68. Caro “Io”, a me pare che la tua risposta – come al solito – tenda (in modo netto) a eludere la domanda appena posta, ma sei libero, ovviamente, di fare come credi.

    Adesso vorrei, invece, entrare nel merito delle altre questioni, da te poste, nel penultimo commento. Innanzitutto, non ho affatto giudicato la fede altrui (come affermi tu), ma ho costatato semplicemente la realtà, che non posso non vedere e rilevare: in poche parole, un modo di vivere la fede (di quasi tutti) piuttosto abitudinario e ritualistico; e non è un mio giudizio, è un dato della realtà odierna. Se tu pensi il contrario, che cioè vi sia una maggioranza o una minoranza rilevante di persone, o anche soltanto un gruppo di persone, che pone al primo posto nelle proprie giornate e nella propria vita Gesù Cristo e il suo Regno eterno, ti prego di presentarmele: se è davvero come dici tu, che cioè vivono dicendo SEMPRE (e, ripeto, SEMPRE) la verità, e centrando davvero la propria vita su Cristo risorto, è sicuro al 100% che andranno TOTALMENTE d’accordo con me, ne sono più che certo.

    Inoltre, le mie sicurezze non sono mie, ma di Cristo morto e risorto; non sono io che posso trasmettere sicurezza agli altri, ma Dio – per la potenza dello Spirito Santo – si può servire di ogni battezzato, che sia sincero e aperto alla grazia (e dunque anche di me), per trasmettere agli altri la sicurezza e la gioia eterna che unicamente Dio può donare a ogni suo figlio in Cristo.
    Per quel che concerne il metodo di evangelizzazione, credo sia importante riflettere su ciò che si dice o scrive, ma senza rendere un commento o un messaggio troppo “soft”, perché – in tal caso – di sicuro non disturberebbe, ma – nello stesso tempo – difficilmente si può supporre che possa produrre frutti significativi nel cuore e nella mente di qualcuno. A questo aggiungo che sarebbe presuntuoso pensare di stimolare degli effetti importanti attraverso pochi commenti. In realtà, normalmente, è indispensabile diverso tempo (a volte anni), affinché una testimonianza “forte” generi il principio di una conversione o di una maturazione in qualcuno. E non è certo con “sentimentalismi” fittizi che si possa sperare di cambiare una persona.

    Poi, vorrei porre in risalto una tua frase (riferita a me), sempre del tuo penultimo commento:

    “ti atteggi a detentore della verità e spari a zero su tutto e tutti con una violenza verbale di cui nemmeno ti rendi conto”

    Ti chiedo di citarmi anche una sola frase, di qualsiasi mio commento, nella quale io mi sia atteggiato a “detentore della verità”. Se, invece, ti riferisci a mie citazioni esplicite tratte dalle Sacre Scritture, o – implicite – del Magistero della Chiesa, non mi sono arrogato alcun diritto, ma – come dovrebbe fare ogni cattolico – ho semplicemente testimoniato la Verità rivelata, sintetizzata nel Credo che professiamo, in particolare, durante la Santa Messa domenicale.

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