Vivalascuola. La scuola che non c’è

In base alla Circolare del Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale dell’Emilia Romagna Marcello Limina questa puntata di vivalascuola non dovrebbe esserci: il Direttore depreca infatti che si assista “a dichiarazioni sulla stampa nelle quali si esprimono posizioni critiche sull’amministrazione di cui si fa parte”. Insomma, c’è lo smantellamento del tempo pieno, tagli mai visti alle superiori, lo Stato non dà il più di un miliardo che deve alle scuole pubbliche, riduce il sostegno, non finanzia le attività didattiche… I docenti però non dovrebbero parlarne. Si vuole estendere a chi lavora nella scuola il bavaglio alla stampa in discussione in queste ore.

La scuola che non c’è, i regolamenti che non ci sono
di Marina Boscaino

L’epocale “riforma” delle superiori ancora non è legge, eppure abbiamo iscritto figli ed alunni alle nuove superiori. Mancano gli attori principali di una rappresentazione che vede un unico protagonista: la triade Gelmini-Brunetta-Tremonti.

Latitano in percentuale rilevante tutti gli altri: gli insegnanti, arroccati in rivendicazioni individualistiche e incapaci di indignarsi per la macelleria sociale di 140.000 posti di lavoro e per la dismissione dell’idea di conoscenza come bene comune, con una lotta sostenuta – a dispetto della disinformazione, della ambiguità, dell’illegittimità – da una sparuta minoranza di donne e uomini di buona volontà; gli studenti che, sconfitti dallo spegnimento delle telecamere mediatiche sull’Onda, hanno smesso di esistere come movimento condiviso, affidando a pochi gruppi la continuazione della battaglia per il diritto allo studio; gli editori, spettatori incapaci di esigere tempi e norme coerenti con l’emissione sul mercato di prodotti dignitosi; l’intellighenzia, troppo occupata in altre cure per dedicarsi con continuità di impegno ed interesse alla scuola pubblica; la società civile (presente solo nella rinnovata difesa del tempo pieno), disponibile a farsi sottrarre parti considerevoli e sostanziali di Welfare, distratta dai proclami emanati da quel fantasioso teatrino dell’immaginazione che si chiama Tg (1, 2, 4, 5).

Manca, soprattutto e da anni, investimento politico, culturale, di elaborazione significativa, di studio, da parte della sinistra. Una sinistra balbettante se non afasica sulle questioni dell’istruzione, della formazione, della cultura, dei diritti di cittadinanza ha condizionato l’immaginario collettivo di una metà del nostro Paese, orfano di appartenenza, espungendo la scuola dalla lista degli imprescindibili su cui articolare proposte di società, di civiltà, di progresso. Come se non si trattasse del più potente strumento di emancipazione per una società che voglia dirsi davvero civile.

Non starò qui a ricordare i dati: sono quelli di sempre, che conosciamo da ormai 2 anni, che vengono ricordati incessantemente e che – proprio per questo – hanno perso qualsiasi forza di impatto, persino emotivo. 8 miliardi di euro in 3 anni, e relativi 140.000 posti di lavoro. A dare concretezza a queste cifre, ma non per questo limitando la disattenzione generale, un po’ svogliata, un po’ fatalista, concorrono le circolari sugli organici, che eseguono per il secondo anno consecutivo la falcidia preventivata dalla Finanziaria del 2008.

Il ministro usò lo scorso anno la legge delega per attaccare il segmento più convincente ed efficace della scuola italiana (la scuola primaria) ignorando – nonostante i richiami della parte vigile del mondo democratico sul fatto che non esistevano quei requisiti di urgenza che avrebbero giustificato una simile elusione del dibattito parlamentare – qualsiasi forma di consultazione e di ascolto del mondo della scuola, nonché un’ampia letteratura europea che segnala positivamente quel segmento della nostra scuola.

Con una logica da veni, vidi, vici (un interventismo demagogico ed “efficientista” per mascherare una serie di deroghe alle procedure democratiche), Gelmini ha continuato ad agire indisturbata, avendo come uniche stelle polari i diktat di Tremonti e una totale assenza di progetto pedagogico-didattico.

Sul ricorso in merito alla circolare degli organici dello scorso anno che taglia la scuola primaria il Tar non si è ancora espresso. Se fosse accolto, dovrebbero essere inficiate le graduatorie del corrente anno scolastico. Ma, tra tempi da era geologica e presunzione di impunità (certamente motivata anche dalla mancata attenzione da parte dei media di voci autorevoli che sarebbero in grado di segnalare l’anomalia giuridica configurata dall’operato del ministro), Gelmini è andata avanti per la sua strada, procedendo anche alla “riforma” della scuola superiore che – lo ricordo – nasce dalla legge 133/08 (Contenimento di spesa nel pubblico impiego) che all’art. 64 prevede “entro un anno” l’emanazione di uno o più regolamenti per procedere al taglio degli 8 miliardi, che lì è stato inizialmente previsto.

Ecco la sublime ratio della “riforma” Gelmini. Quei regolamenti che hanno “semplificato e razionalizzato” (parole dal rassicurante impatto) tutti gli ordini di scuola a suon di licenziamenti. Che – peraltro – non sono stati emanati in tempi utili, se solo si pensa che quello relativo ai 3 segmenti della superiore (licei, tecnici e professionali) al momento in cui scrivo si trova ancora presso la Corte dei Conti e, pertanto, non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Tuttavia la circolare 17 del 18/2/10 ha aperto le iscrizioni (che in marzo si sono poi chiuse) su una scuola che non c’è, con ordinamenti che non esistono, con misure che non sono state approvate, con contenuti e caratteristiche appena abbozzate; e che – soprattutto – non è legge dello Stato. Rispetto a queste originali procedure fondative della norma, editorialisti, opinionisti, opposizione, una gran parte del mondo della scuola hanno quasi omogeneamente taciuto: per ignoranza o per quieto vivere, per disinteresse o disinformazione, poco importa. Ancora una circolare che disegna organici illegittimamente; ancora un ricorso (Per la scuola della Repubblica e Flcgil) per tentare di far prevalere la norma sull’arbitrio.

C’è ancora qualcuno che pensa che la scelta di un libro di testo sia un atto di responsabilità professionale e culturale, e che vada compiuto sulla base di ordinamenti e organici legittimi e di un progetto culturale esplicito (mentre le Indicazioni nazionali al momento sono semplici bozze!)? C’è ancora qualcuno che ha a cuore la legalità e le procedure legittime? Intanto il prossimo anno va di scena la scuola che non c’è.

Si tratterà di una scuola ad alta connotazione. Oltre all’illegittimità, la caratteristica principale sarà la selettività. Non quella relativa al tanto sbandierato “merito” (uno dei must linguistici più inflazionati e pericolosi); ma quello aprioristica, la più odiosa: quella sociale. La scuola dell’art. 3, quella che “rimuove gli ostacoli”, non ha diritto di esistere nell’operoso laboratorio della discriminazione e dell’immobilizzazione dei destini sociali che è la “epocale riforma”.

L’innalzamento dell’obbligo scolastico a 15 anni – mancato dal governo di centrosinistra – viene definitivamente spazzato via da bienni talmente eterogenei (persino tra liceo e liceo), talmente differenti da rendere impossibile qualsiasi “passerella”: sarà impossibile transitare da un indirizzo all’altro, se non perdendo un anno. Il fatto non stupisce più di tanto: la ratio esclusivamente economica ha portato alla distribuzione e al taglio di insegnamenti in modo spesso scisso da qualsiasi necessità di carattere culturale (è il caso del non meglio specificato contenitore di “scienze sociali” nell’omonimo liceo, che comunque taglia ore delle preziose e fondanti discipline di indirizzo dell’ex liceo socio-psico-pedagogico; o del drastico taglio della geografia, solo per fare un esempio).

La mancanza di un biennio unitario (con curriculum uguale per tutti + quote di indirizzo “vocazionali”), immaginato e previsto per licenziare dall’obbligo scolastico cittadini con competenze analoghe, in grado di affrontare con consapevolezza il mondo del lavoro precoce, quanto quello dello studio, è l’indice della rinuncia definitiva nel nostro Paese all’obbligo scolastico stesso, sostituito con l’ambigua formula dell’obbligo di istruzione, da spendersi sia nella scuola della Costituzione (pubblica e paritaria), sia attraverso le non costituzionali agenzie formative, sia (grazie al collegato-lavoro all’ultima Finanziaria) nell’apprendistato. Che Paese è quello che omologa un secondo anno di biennio, poniamo un V ginnasio, ad un anno di apprendistato?

È un Paese che non ha a cuore il progresso; che non ha la lungimiranza di comprendere che il disinvestimento sulla scuola è il disinvestimento sul futuro. È un Paese che, come si diceva, seleziona paradossalmente – proprio attraverso lo strumento dell’inclusione e dell’emancipazione, la scuola – i nati bene dagli altri, i figli di un Dio minore. Perché tutti i dati confermano che ad accedere ai segmenti meno nobili dell’istruzione superiore (tecnici e professionali) sono i figli delle fasce deboli della società: svantaggiati socio-culturalmente, migranti, diversamente abili. Quelli che più di altri cercano nella scuola possibilità che gli sono precluse per nascita altrove, famiglia compresa. Tutti o quasi ad occupare un posto nella parte della scuola superiore che l’”epocale riforma” ha umiliato, danneggiato, impoverito più di ogni altra. Solo in corso d’opera chi ha iscritto i propri figli saprà – attraverso decreti ministeriali – quali indirizzi dopo il terzo anno gli istituti potranno assumere. E vada – ancora – in malora la certezza del diritto.

L’istruzione professionale, in particolare, grazie alla revisione del Titolo V della Costituzione devoluta alle regioni, si configurerà in 20 sistemi differenti, con sperimentazioni (come quella lombarda) già partite da tempo, destinate a fare da battistrada all’invasiva entrata del privato nel sistema scolastico e soprattutto alla dismissione di un principio di garanzia collettiva come l’unitarietà del sistema scolastico. Con il risultato facilmente preventivabile che le regioni più ricche, con un tessuto industriale e imprenditoriale più intraprendente, troveranno appoggi sostanziali; le altre arretreranno ancor di più la già arretrata soglia del proprio mandato. Realtà eterogenee e a marce diversissime saranno la risposta alle molte domande che l’Europa ci pone, tra cui il rilascio di un titolo di studio che avrà connotazione e valori differenti a seconda della regione che lo erogherà.

Nel panem et circenses del teatrino mediatico che sublima, sotto un’apparente serietà (semplificazione, razionalizzazione, merito), questa scellerata manovra di dismissione della scuola pubblica, un posto a parte lo occupano le dichiarazioni incrociate delle due first ladies delle politiche scolastiche italiane. È stato un bombardamento di dichiarazioni alternate, ora dell’una ora dell’altra, per sottolineare che – adesso che la “riforma che non c’è” non è legge, ma tanto fa lo stesso – si riprende con il percorso della deriva falso meritocratica e della valutazione degli insegnanti. In modo che, se non si riuscisse a farne fuori un numero ottimale tramite i tagli della Finanziaria, ci penseranno altri organismi a scoraggiare qualsiasi ottimismo. Colonna sonora: la poetica del fannullonismo, esegue Brunetta.

Vanificati anni di studio, di riflessione e di proposte operative in merito al complesso nodo della valutazione: approcci troppo sofisticati, evidentemente, per assolvere a finalità tanto concrete come far fuori più insegnanti possibili e suffragare il definitivo trionfo del Pensiero Unico, mettendo possibilmente in discussione il concetto di laicità della scuola. Sistema di reclutamento, carriera degli insegnanti, valutazione, appunto: tutto sarà strategicamente legiferato nei prossimi mesi, attraverso concetti organizzatori che – dal disegno di legge Aprea ai decreti annunciati da Gelmini – non promettono nulla di buono. Con l’aggravante che la Lega batte cassa e chiede di dire la propria a colpi di albi regionali degli insegnanti e di scuola interamente regionalizzata.

Infine, il debito del ministero di 1,5 miliardi con le scuole italiane si concretizzerà in un impoverimento continuo e sempre più costante dei singoli istituto, riflettendosi sui corsi di recupero, sulla minore sorveglianza, sulla mancanza di fondi per le pulizie e su un sempre maggiore ricorso all’intervento delle famiglie per sostenere i progetti educativi. La scuola che sta per terminare già risente in larga misura di questa situazione: il prossimo anno a questo si aggiungerà la conflagrazione della gestione della sostituzione degli insegnanti assenti.

In questo desolante panorama, si aggiunge a corroborare lo sconfortato pessimismo il disegno di legge del senatore del Pdl Giorgio Rosario Costa, presentato in questi giorni. Solo 16 parole, questa sì che è semplificazione: “Per le scuole di ogni ordine e grado l’anno scolastico ha inizio il 30 settembre”. Secondo questo stratega delle politiche scolastiche la conclusione anticipata dell’anno scolastico “provoca la anticipata chiusura della stagione estiva anche rispetto al ciclo meteorologico”.

Non c’è che dire, un intervento estremamente significativo rispetto al momento drammatico che la scuola italiana sta attraversando. Che ne individua uno dei problemi più urgenti. E che, ancora una volta, sottolinea come – prima di tutto – siano i ritmi dei bambini e dei ragazzi, gli apprendimenti, le competenze di cittadinanza, il vero rovello di questa maggioranza, che non fa che ribadire – intervento dopo intervento, proposta dopo proposta – la centralità del diritto allo studio e del diritto al lavoro

* * *

Io confesso
di Paolo Fasce

Gentili

-) Sig.ra Ministro

-) Sig.ra Dirigente dell’USR della Liguria

-) Sig.ra Dirigente dell’USP di Genova

-) Sig. Dirigente Scolastico del LSS “L. Da Vinci”

-) Sig. Collaboratore Scolastico del IV piano

con la presente

CONFESSO

di avere intrattenuto con la stampa, nell’arco degli scorsi quattro anni di servizio precario in veste di insegnante di sostegno, di fisica, di elettronica, di informatica e di matematica, aperti e continuativi rapporti e di avere elaborato e/o contribuito a diffondere numerosi comunicati stampa, spesso assai critici nei riguardi dell’operato del Ministro dell’Istruzione (da Moratti a Gelmini, ivi incluso Fioroni) delle seguenti associazioni, gruppi, coordinamenti spontanei più o meno organizzati:

-) Comitato Precari Liguri della Scuola

-) Ass.ne Naz.le Insegnanti di Matematica

-) Coordinamento Precari Nazionale

-) Coordinamento Nazionale dei Supervisori di Tirocinio

-) Coordinamento italiano insegnanti di Sostegno

-) Coordinamento Genitori Democratici della Liguria

-) gruppo “SOS Scuola” di Genova

-) Coordinamento Scuole Superiori di Genova

In aggiunta a cio’, ho anche contribito a scrivere un libro sulla scuola nel quale tali critiche emergono implicitamente ed esplicitamente.

Credo di averlo fatto liceamente in virtù del mero buon senso, ma qualora mancasse, dei seguenti articoli della Costituzione Italiana:

Art. 2

La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…

Art. 13

La libertà individuale è inviolabile.

Art. 17

I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Art. 18

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Art. 21

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

Art. 33

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

Art. 39

L’organizzazione sindacale è libera.

Tutto questo considerato, ritengo vergognosa la circolare dell’USR dell’Emilia Romagna.
(continua qui)

*

Lettera aperta al dottor Limina
di Roberta Roberti

Gentile Dottor Limina,
Le scrivo questa lettera per chiederLe umilmente perdono e confessare le mie colpe di fronte a tutto il popolo italiano.

Sì, lo ammetto: non ho identificato lo Stato col partito di governo, mi sono concessa la libertà (parola ormai odiosa alle mie orecchie, in quanto foriera di tanti mali) di avere un’opinione diversa dalla Sua e da quella dei Suoi e miei superiori.

Ho colpevolmente dimenticato, e me ne pento, che non è tollerato avere opinioni e men che meno esprimerLe.

Prometto che d’ora in avanti, ogni volta che la stampa mi chiederà informazioni sulla scuola, io Le telefonerò prima per chiederLe il permesso di parlare e farLe preventivamente leggere le mie dichiarazioni.

D’altronde, so che Lei è sempre disponibile ad ascoltare i Suoi docenti, in qualunque momento La interpellino. Chissà quanti ne avrà già ricevuti ed ascoltati da quando è venuto tra noi! E chissà quante volte si sarà reso disponibile a parlare con i genitori e gli studenti, perciò dovrei vergognarmi ad aver anche solo pensato di poterLa in qualche modo scavalcare.

Con il Suo richiamo, Lei mi ha ricordato che dobbiamo credere, obbedire e combattere tutti uniti per il medesimo scopo: realizzare questo progetto meraviglioso, la scuola Tremonti-Gelmini.

Sento di doverLa ringraziare con tutto il cuore per avermi ricordato i miei doveri di servitore dello Stato e per avermi rammentato la fedeltà che devo alla nazione.

Effettivamente in questi ultimi mesi non ho svolto fino in fondo il mio dovere di cittadino e di funzionario dello Stato.

Non ho adeguatamente tutelato l’amministrazione per cui lavoro: infatti, non ho parlato con ogni singolo collega ed ogni singolo studente o genitore della mia scuola di quello che sta succedendo.

Non ho fatto di tutto per tutelare il diritto allo studio e la scuola della Costituzione.

Non ho anteposto ad ogni considerazione personale il bene primario che la scuola pubblica rappresenta, come il mio contratto di lavoro e le leggi dello Stato prevedono, permettendo che mille sciacalli ne facessero a turno la loro preda.

Non ho affrontato in classe con i miei studenti l’argomento “riordino dei cicli”, né quello inerente i tagli alla scuola, all’università e alla ricerca come avrei dovuto fare, per invitarli a difenderne il profilo costituzionale.

Non ho difeso come avrei dovuto diritti sanciti dalla nostra Costituzione, come ad esempio quello sulla libertà di pensiero e sulla libertà di insegnamento, sulle pari opportunità di accesso al sapere e sulla laicità e gratuità della scuola.

Sono colpevole, lo riconosco. So che posso fare molto meglio e impegnarmi assai di più. Ma sono disposta a tutto pur di espiare questa grave colpa.

Mi impegno, da domani stesso, ad entrare in classe tutte le mattine e dire per prima cosa: “Attenzione, ragazzi, vi stanno togliendo il diritto allo studio, stanno distruggendo la Scuola della Costituzione”, e a parlare profusamente con loro del perché.

Mi impegno, da domani stesso, a parlare con ogni singolo genitore, perché si impegni con me nel difendere questo bene primario della nazione a cui io debbo fedeltà ed obbedienza come funzionario e come cittadino.

Mi impegno, da domani stesso, a informare ogni singolo docente ed ATA sulle possibili azioni da compiere per difendere i diritti sanciti dalla Costituzione.

Mi impegno, da domani stesso, a scriverLe ogni giorno inviandoLe sulla casella e-mail le mie domande e le mie richieste e ad invitare tutti quelli che conosco a fare altrettanto, in modo che Lei sia sempre aggiornato sui nostri anche più reconditi pensieri.

In trepidante attesa di ricevere ulteriori istruzioni tramite il Suo sito web, Le porgo i miei umili ed ossequiosi saluti.

Roberta Roberti, insegnante e mamma pentita

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Ultime dalla scuola

Mobilitazioni: sono tante le assemblee in questi giorni, in seguito alla conoscenza dei quadri degli organici per il prossimo anno scolastico, per seguirle in tempo reale vedi qui; si allargano intanto le adesioni allo sciopero degli scrutini dei giorni 13-14 giugno.

Consiglio di Stato: l’ora di religione contribuisce alla definizione del credito scolastico qui. Cacciati invece dai consigli di classe i docenti di ora alternativa, qui.

Aumentano gli iscritti ai licei. Le incertezze della “riforma” Gelmini affossano i tecnici e i professionali qui.

In arrivo 350 milioni (dei 773 previsti) per migliorare la sicurezza degli edifici scolastici italiani, penalizzate le regioni meridionali qui.

Un appello contro l’aumento degli alunni per classe qui.

“Riforma” Gelmini: la geografia dei tagli.

Ricorso al Tar del Lazio contro la “Riforma Gelmini”: i regolamenti non hanno ancora concluso il loro iter e si trovano ancora al vaglio della Corte dei Conti, senza essere stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, qui.

* * *

Tutti i materiali sulla “riforma” delle Superiori qui.

Per chi se lo fosse perso: Presa diretta, La scuola fallita qui.

Guide alla scuola della Gelmini qui.

Le circolari e i decreti ministeriali sugli organici qui.

Una sintesi dei provvedimenti del Governo sulla scuola qui.

Una guida normativa per l’anno scolastico 2009-20010 qui.

Un manuale di resistenza alla scuola della Gelmini qui.

* * *

Dove trovare il Coordinamento Precari Scuola: qui.

Il sito del Coordinamento Nazionale Docenti di Laboratorio qui.

Cosa fanno gli insegnanti: vedi i siti di ReteScuole, Cgil, Cobas.

Spazi in rete sulla scuola qui.

11 pensieri su “Vivalascuola. La scuola che non c’è

  1. ma una scuola così va benone a moltissimi italiani: a molti genitori, che votano, e a moltissimi alunni che, in maggioranza, per fortuna, ancora non votano. va benissimo perché sarà una scuola della definitiva deresponsabilizzazione, delle vacanze prima di tutto, del parcheggio, del disimpegno. di insegnanti ricattabilissimi e, in questo, italianissimi. una scuola con pochissima storia filosofia geografia latino e lingue straniere: a che servono, d’altra parte? per capire la neolingua non serve sapere tutte queste cose.
    auguri, fratelli d’italia carissimi!

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  2. Il divieto di parlare della scuola, a breve sarà esteso anche ai luoghi privati. Probalmente non si dovrà più parlare di nulla.
    Onestamente non parole, il sistema educativo è in caduta libera, segue analogamente le vicende dell’euro.

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  3. Non ascoltati ,non rappresentati non sufficientemente incazzati ,gli insegnanti che fine faranno?.Per i molti (ignoranti) che non conoscono i problemi e la realtà della scuola ,magari sarà l’ennesima battutaccia….di un altro mese di “vacanza”per i professori.Ma Maria Stella avrà pensato veramente ai ragazzi italiani,e a tante genitori che pagano centinaia di euro ai campi estivi alternandosi nelle ferie estive?Se ormai niente più ci indigna ahimè ,il gioco è perfettamente riuscito.buona fortuna a tutti

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  4. Ma se ci diranno che non pagano più gli stipendi, se non ci daranno più le ferie pagate,tanto siamo fannulloni, se ci diranno niente tredecisima, tanto non avete contratto per tre anni, noi aspetteremo cosa? Il disegelo o una nuova resurrezione?
    Non si può andare oltre, non c’è proprio futuro, non solo per noi, ma per i giovani.Quelli che si sono diplomati al nostro istituto l’anno scorso, e non hanno proseguito gli studi, causa problemi economici familiari, non trovano lavoro,eppure hanno abilità professionali e dicono che ciò che la scuola ha dato, come bagaglio di conoscenza è efficace.Eppure la scuola non sa più come andare avanti, il problema sono i finanziamenti che non sono arrivati.Chiederemo anche noi il 5 per mille,ma non basta,non basta proprio.
    Dunque tutte le bubbole sparse in giro sul merito e su altre fresconerie, oggi, che si è tracciata la riga del blocco del rinnovo,mostra ciò che ra:una bufata.

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  5. Grazie a Lucy, Gena, Avvellenata e Fernirosso.

    Ferni, davvero agghiaccianti le dichiarazioni dei nostri governanti: c’è da parlare anche di “Stato che non c’è”, se non per gli affari privati dei soliti.

    E intanto pare che si propaghi la “politica del bavaglio”: a Milano un preside vieta alle insegnanti un girotondo contro la “riforma” Gelmini.

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  6. “Latitano in percentuale rilevante tutti gli altri: gli insegnanti, arroccati in rivendicazioni individualistiche e incapaci di indignarsi per la macelleria sociale di 140.000 posti di lavoro e per la dismissione dell’idea di conoscenza come bene comune, con una lotta sostenuta – a dispetto della disinformazione, della ambiguità, dell’illegittimità – da una sparuta minoranza di donne e uomini di buona volontà”: devo sottoscrivere, purtroppo.
    Dal collegio docenti di una scuola di Roma due esempi documentati di silenzio assordante:
    1. raccolta di firme per richiesta di collegio dei docenti straordinario (ordine del giorno: “riforma” e ricadute su docenti, studenti e famiglie): non viene raggiunto il numero, perché così recita il mormorio sommesso e mai palesato della maggioranza silenziosa, trattasi di argomenti da RSU (ahivoglia a predicare l’uscita dallo stato di minorità di cui noi stessi siamo responsabili…povero Kant e poveri tutti noi)
    2. richiesta di un pronunciamento del Collegio dei Docenti (ordinario, stavolta) sulla “riforma” – con la preghiera simile a quella che Moretti rivolge a D’Alema nel film “Aprile”…. “D’Alema, di’ qualcosa”: silenzio imbarazzato e accompagnato dal solito mormorio (infastidito?).

    Sul numero 9 della rivista “Scuol@Europa” il mio articolo “Irridente irriforma”.

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  7. Un saluto a tutti e un avviso: lunedì 31 maggio vivalascuola non uscirà per il ponte del 2 giugno, tornerà con l’ultima puntata di quest’anno scolastico il 7 giugno.

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