Goliath

Non sai cosa ti aspetta. Immagini sempre di sfidare il gigante, che ha fatto un passo avanti rispetto alle file del nemico. E’ il più alto e forte, inevitabilmente, la barba nera e folta, sopracciglia marcate, labbra e naso pronunciati, spadone enorme brandito con disinvoltura preoccupante. Una serie di dettagli ti mette in allarme: a parte Antonio e qualche ospite pietoso – Luca, don Bruno, Loredana -, gli astanti sembrano freddi e diffidenti: forse è il carattere del nord, distante dalla mia tendenza facile all’abbraccio. Ma lo sguardo va affilato anche per cogliere i segnali positivi: la presenza di Roberto, compagno di traversie virtuali; Giorgio, sbarcato qui da Roma, mobilitando tre amici residenti in zona; Morena, l’attrice innamorata dei miei testi; il provveditore agli studi, nativo di una città non lontana da quella di don Mario, il cielo azzurro, inatteso dopo la grandine di prima, Raimondo che pensa a tutto e la toilette rintracciata qualche minuto prima dell’inizio; don Luigi Verdi, collegato da Romena, che porge al volo l’immagine del mandorlo, i due cantanti e la musica che amo, compreso Mio fratello che guardi il mondo di Fossati. Alla fine, nonostante il freddo che infierisce come un nemico inaspettato, vedo i sorrisi aprirsi, i volti annuire, lasciarsi avvincere dai chiaroscuri della trasfigurazione e dai diari di un curato di campagna. L’ultima intuizione è la testa di Goliath, autoritratto dell’autore: il timore svanisce quando apprendi che il gigante è la proiezione dei tuoi dubbi, che una pietra e una fionda sono sufficienti, per domarlo.

Ps
Tornato a casa, trovo il solito mare di arretrati: chiedo perdono a tutti, come sempre: non posso fare altro.

da qui

8 pensieri su “Goliath

  1. Ma no che nessuno era freddo e diffidente. C’era solo attesa, come un po’ dovunque, sempre di più, c’è bisogno e attesa di parole in qualche modo vere, e si vede a tanti livelli, dalla partecipazione senza precedenti di pubblico all’ultimo salone del libro ai teatri e alle sale di conferenza pieni.
    Lo considero un buon segno oggi, non c’è solo apatia e cura del particulare.
    E poi l’Italia è il paese dei cento, anzi, dei mille centri, non solo dei grandi agglomerati urbani. Posti dove si può ancora fare comunità, proporre qualcosa che non sia solo consumo dell’evento con il nome di richiamo visto alla TV.
    Serata parecchio intensa, a partire dall’esperienza umana di un prete scrittore, di quella di un altro prete animatore di una fraternità sulla via francigena, dall’esperienza umana che fluisce dalle parole e dalla musica e corre a tutti i presenti, giovani e non, che tutti possano trovare un nocciolo di autenticità nelle loro vite.
    Un caro saluto, con molta gratitudine, davvero,
    Roberto

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  2. Ciao Don Fabrizio! ( eravamo rimasti d’accordo sul darci del tu, vero?)
    Non sai quanto era gigante, il mio Goliath, giovedì sera, prima che iniziasse la serata…e quanto più grande invece é stata, alla fine, la sorpresa, e la gioia, di aver preso parte ad un momento così bello e intenso…grazie!

    -la lettrice innamorata dei tuoi testi-

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  3. grazie amici, di cuore.
    Roberto, sì, una bellissima serata, comunicavo solo una diversità di forme, che però non ha impedito, anzi, forse ha favorito l’incontro, per me entusiasmante.
    Morena, sei stata bravissima, grazie ancora!
    e grazie a Stella, Fides, Monica, e a tutti coloro che hanno reso possibile questo appuntamento.

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  4. Ti ringrazio don Fabrizio per la serata.
    Ho comprato e letto con gioia i tuoi libri.
    Mi sono rammaricato di non essere riuscito a dirti piu’ che “grazie” quando ci siamo presentati al termine dell’incontro.
    Ero un po’ “emozionato”! Avrei voluto avere il tempo di raccontarti tante cose.
    Poi ho letto “Erri” e ho capito che …siamo sempre in sintonia.
    Ciao
    Beppe Cucchi

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