Plutotanatodadacronorgiasticaestop – di Giorgio Brunelli

DORMITO BENEEE STELLAAA…???
E lei a mach 2: smauk 1, smauk 2, smauk 3.
Mi scassava la mascella
sempre e solo col solito tris.
E iniziò così il suo sermone della
sua messa cantata delle 11.
Ma vabbuono tanto era
la domenica delle Palme e
per Antonio Masia e anche per me
il giorno incubo dei giorni di coppia,
che di solito finiscono
sotto a qualche quercia
con l’untume delle costine di porco
sulla bocca.
Eppoi allora lei i soliti,
comeva comenonva,
cosa hai sognato tu, e tu invece?
stanotte non hai russato,
stanotte non hai tossito,
stanotte non hai girato per il due piazze,
e sopratutto calcava sul fatto
anche stanotte nadadenada.
Aggiunse più che accorata poi,
sai che graffione che mi hai dato nel sonno,
e dopo io te la poto quell’unghia birichina!
E io a dirle in colpa, è colpa mia Betti?
Aha-aha, vedrai che adesso devo caricare
la sveglia alla gamba sulle tre
per ricordarle di non
flagellarti il polpaccio! Ehe sù!
E lei allora ma che permaloso diocristo!
Scusa ehe non ti si può mai
dire niente a te e ma che nervoso tu che sei!
E io fassa bela, va bon dai ok Bettina,
hai ragione tu le dissi scocciatissimo!
Mi venì una voglia iincontenibile del Lavazza
allora provai a canticchiarle
“Sereno è” di Drupi magari
intelligentona com’era avrebbe
associato l’eroina del cantante a lei sè stessa,
pertanto si sarebbe teletrasportata in cucina
ad avvitarmi sta maledetta di moka da 12.
Nisba invece, non raccolse o forse fece finta
e piazzò perdunque il cuscino sulla testiera
ed proclamò, dove andiamo
oggi di bello amore?
Io sbottai con un dire, cominciamo colli progetti la mattina presto?
Lei intimidita asserì, no e che sai avrei una ideuzza.
E io, cioè?
Elei, ti ricordi di quella mia vecchia zia
rimasta vedova che abita in quel
bel casale di campagna,è bello sai?!
Ci sono anche le papere coi pesci rossi.
ha anche le caprette nane…
ti son sempre piaciute, AMORE!
scazzato le dissi, ah tua zia Ermenegilda?
Ma io anzi anche i bookmakers padani
la davano già sottoterra a guardare
le mamanonmama dalla parte della radice!
Quella novantenne schizoide che al sabato sera
si mette ancora in maryquant e va in balera
a ballare sul cubo?!
Ti prego Betti dai, ma ma ma…piuttosto vado
a Melano in triciclo imbroccando la vecchia statale.
MAFAMMIUNACARITA’BETTI!
E mi dissi fra il mio me ed io,
oh qua vecio si mette da-verro da cani
quindi cerca di sviarla
quanto prima dalla sua insanissima
e fuorilogata proposta.
Armeggiai perdunque con la manola
sotto il lenzuolo e in un amen fui al campo giochi
ad onorare il fresco Oracolo di Betti.
Ella fu una trentenne maestra di lettere!
E in fondo era un gran pezzo di, punto!
E chiamiamolo solo punto.
E mi diedi al mio dovere.

:::COPULATION SPACE:::
_____________________

oooooooooo…000000…….

ooooooooooooooo…ooooooooooooooo
iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii…………..iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii…………………iiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
aaaaaaaaaaaaAAAAAAAAAAAAaaaaaaaaaaaaaaaAAAAAAAAAAAAAAAA
ODDIO ODDIO ODDIO ODDIOOOOOOOOOOOOOO…

TACITACITACI MA CHE C’ENTRA IL TUO DIO ADESSO FRA DI NOI BETTI??????

MMMMMMMM…AAAAAAAAAA….MMMMMMMMMMM…AAAAAAAAA……………

E io, oh, ma mi tiri fuori anche la mamma adesso?
Ma almeno volevi farmi
venire alla mente la tua?
Abbi pietà di te Bettina!

In ultima quando mi diceva eccomi-eccomi-eccomi,
io ero bastian contrario e non venivo mai di certo
per farle piacere per cui ero sempre necessitato
a sovrapporre alle sue orecchie
delle altre orecchie di una femmina nuova.
Mi sfilai dal collo il coltellino svizzero da finferli
e ritagliai la faccina spigolante di Uma Thurman
da un giornalaccio di gossip eppoi
da sotto il talamo presi lo scocch
da pacchi che usavo per impaccare i pacchi
e gli scocciai la faccia
con la sagoma di quella della Uma
e le dissi, stai scialla Betti, è un nuovo
giochino erotico e vedrai che tuttalpiù
come se ti piacerà!
E infatti fu anche così tuttavia….

UUUUUUUUUUUUUUUUUU…UUUUUUUUUUUUUU…
DAIDAIDAIDAIDAIDAIDAIDAIDAIDAIDAIDAIDAI…
Furibondo e tremebondo le dissi,
Betti ti manca solo di urlarmi ancheppoi:

OOOOO..ISSSAAA…OOO…ISSSAAA…OOO…ISSS…AAA

Giacchèppoi stranamente perchè non era da lei,
mi diede così a freddo del maialino filippino
e mi diceva dai scemone e mi sei dolce così, poi!
Eppoi….lei…ancora!

ECCOMI_ECCOMI_ECCOMI_ECCOMI_ECCOMI…

E io a dirle, eccomi cosa, perchè eri andata via prima?
Le proposi nel lobo orecchinato da un punto luce
con timbro molto molto deciso alla Geimsbond!
Ad un certo punto, anzi a quel punto
dentro il suo punto, un po’ più da basso però
del suo punto luce che comunque
sarebbe stato di luce anche quello
da basso da un certa qualsivoglia ottica,
squillò lo stracazzo di cordless
nell’estasi proprio clou del nostro
agonistico tormiento lento.
E io allora restando sopra di lei in surplace
con un braccio solo e con l’altro braccio solo anche lui
inforcai la cornetta ed era la sua
giovane mammina grintosetta della mia Bettina
che sussurrando mi informava
praticamente in sintassi, che i body guards
della balera di campagna di fiducia di Ermenegilda
potevano pure iniziare a far festa
coi pasticcini e lo spumante
dato che non dovevano più attivarsi
in rivoltanti respirazioni boccabocca
ogni qualvolta la nonagenuaria sveniva
stremata sul palo della lap.
E a loro gli toccava sempre sorbirsi
di smontarle prima la dentiera.
E io superbastardissimo le dissi alla fantosuocera:
ah ok bene grazie al cielo, ciao glielo
dirò io alla tua figliuola appena mi viene
fuori dal letto perchè dorme ancora.
Bene comunque alla meno peggio
in qualche maniera la mia bella
Betti raggiunse il suo proprio meritato nirvana.
A questo punto, avrei potesto anche
tirarvela un po’ più alle lunghe,
si perchè le poesie lunghe,
che si sappia, senti che sono ancor più poesie,
insomma perchè senti che quando un tipo
scrive lungo chi ti scrive e che tu lo leggi
è uno che sà, che sà il fatto suo,
che controlla e domina l’intiero apparato scrivente,
e tu ti sembri così di essere più colto,
o ti senti quantomeno ignorante,
forse anche meglio affermare.
‘Na roba tipo l’Infinito del buon gobbetto di Recanati
che se si fosse fermato alla prima strofa
non sarebbe certo divenuto quell’infinito pacco,
noto a noi tutti fin dalla prima dell’asilo?!
Ma ok, pareva essersi scordata della vecchia zia.
E ad un tratto ancora percependomi gli svarioni
alle cosce, sentitti provenire da fuori
dalla finestra un cupissimo e minacciosevole:

PPUUUUUUUUUU..PUUUUUUUUUUUUUUUPUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU
Cazzo è Betti? Le dissi io a lei e corsi
alla finestra molto spaventato e bianco come il muro.
E vidi sull’orizzonte a dieci e più miglia
una petroliera battente una bandiera non so,
e quindi il quid mi disse di arrampicarmi
sul sellino in skai del telescopio professionale
e puntai là e vidi un vero mozzo col binocolo
che mi stava guardando dentro il mio telescopio
col sorrisetto ironico e con una mano mi fece
il gesto del zizizizi che andava avanti e indietro.
Con un labiale ben scandito
gli schizzai un bel, ma va in mona semo!
Frattanto mi si era risvegliata la fame,
per cui ordinai a Folk, il border collie
preso a nolo su luxury car,
di sgaloppare immediatamente al trotto
al bar a prendermi la brioss integrale al miele.
Ma il canide non volle saperne e mi rispose
villano masticando la ciunga:
Hai fame? Mi hai comprato l’osso tu, ieri? No!
E allora cazzi tuoi, vecio! Camminare!
E io a lui: beh, mori allora!
Beh comunque sapevo che mi avarebbe
risposto così e perfortuna che ci avevo
inviato un sms a Pecho detto Pecio,
il mio amico piccione viaggiatore
preso per talora a tal scopo.
Lo raccolsi mezzo moribondo
in piazza Dante e lo portai via
da quella piazza dove lui assieme
ai suoi miliardi di amici cacconi avevano
scambiato la statua di dante
per la peggiore delle cloache dell’emisfero!
Gli diedi una ripulita e lo portai dal carrozziere
e lo feci verniciare a forno
pitturandolo di un bel manto leopardato.
Era di moda allora e facea pandant
con gli slippini tangati
da gran soiree di Betti, fra le altre cose.
Arrivò sulla finestra in picchiata
tutto in ordine e con la barba fatta.
Aveva il gessato blu della domenica
con delle bretelle rosse di scarto
che gli avevo regalato al suo onomastico.
Il bar del Nando distava solo a 100 metri
in linea d’aria e allora lui si mise l’euro
nel taccuino e corse ad assolvere.
Tornò di pacca nel giro di una spicciolata di secondi
a tutta velocità col sacchettino
infilato nel becco color becco di piccione.
Sarà stato agli 800 all’ora come quasi un Antonov
e mi si ci imbucò dentro la finestra
ma la bretella le si impigliò nella maniglia della finestra.
Il rinculo fu terroroso e lo rividi rivolare
quasi fino al bar e poi come una catapulta,
si catapultò di testa a velocità triplicata,
smarmellatandosi il costato sull’uncino
dell’attaccappanni del mio servomuto
comunque anche fra l’altro sordo.
Per fortuna l’integrale al miele la fui da me salvata.
lo lo presi delicatamente e con la scusa
che dovevo andar a far acqua paglierina
gli fischiettai mesto il canto del “io credo risorgerò”
poi gli borbottai nell’orecchio
(ma poi ce li hanno gli orecchi i piccioni?)
quattro sequere e dopo un attimo
il piccolo grande Pecio fu da me inumato
nella tromba dello scarico di famiglia.
Ecco dopodichè tutto andò rovinosamente bene.
Bettina chiamò la ikea e felici andammo
all’ikea come tutti gli ikeans che vanno all’ikea.

[Immagine: Franz Krauspenhaar – Intimacy Two.]

Un pensiero su “Plutotanatodadacronorgiasticaestop – di Giorgio Brunelli

  1. una discesa ma “rovinosamente bene”(“nella tromba dello scarico di famiglia) agli inferi di Pluto, laddove fra eros e thanatos, ma sempre in uno spazio fatto poco (né a misura d’elastico di cronos, né a quella di umano).
    una narrazione dove la parola non è ancora. evviva!(e tuttavia…si avverte uno sfilacciarsi alla lontana), “servomuto/comunque anche fra l’altro sordo”.

    Bravo Giorgio!
    ciao

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