“Tra disastri e desideri” di Marco Statzu. Recensione di Antonio Fiori

Marco Statzu, giovane sacerdote e teologo, nella poesia rivive e traduce la propria vita.
“ E’ poesia vissuta ”, ci dice in un verso: la chiamata, la riflessione teologica, l’amore per la natura, gli incontri emblematici, le forti amicizie. Il verso libero è pulito, diretto, spesso narrativo, come ogni autentico linguaggio amoroso: “ Non ho una storia alle spalle,/ ma dentro./ E questa intesso e disfo/ e racconto./ In infinite trame.” Molti testi recano la data (e a volte l’ora) della definitiva stesura, quasi che la traccia temporale li garantisca da ogni travisamento futuro: “ Mi sono rotto in mille tentativi di parlare./ Ma una è la Parola a cui mi debbo assimilare.” Una poesia d’esordio molto mobile, volenterosa e aurorale, ma che già reca la consapevolezza e l’umiltà della poesia matura: “ Con parole mie/ più non so scrivere./ Con quelle di altri/ – talvolta -/ m’incontro.” Massimo Sannelli, nella postfazione alla raccolta, legge nella poesia e nella vita del poeta un susseguirsi di scelte e le riconduce a quella fondamentale tra l’ubbidienza intelligente di Noè e l’intelligenza testarda di Ulisse. L’uomo di oggi, dopo la perdita della sua condizione originaria, è in precario equilibrio tra il disastro e il desiderio di Dio e solo camminando sulle orme di Noè, non a caso salvato dal diluvio, anch’egli potrà salvarsi.

“ Il vuoto è quando si dimentica tutto./ Anche un ricordo a brandelli/ può servire talvolta a tenermi nell’essere.” (Antonio Fiori)

*

Tra disastri e desideri

Siamo sospesi
Tra disastri e desideri:
quelli ci sovrastano
questi ci elevano.

*

Iuana cordis
(Dove si prova a descrivere il rapporto di libertà e
gratuità che l’amicizia richiede e invoca)

La chiave
Nelle mie
O nelle sue mani:
sottile differenza
tra ospite e ostaggio.

(La notte tra 1 e 2 marzo 2006)

*

Vorrei essere

Vorrei essere il freddo che sento
per non tremare più.
Vorrei essere il dolore che sento
per non soffrire più.
Vorrei essere il silenzio che sento
per ascoltare la risposta.

(Guspini Terralba 7 novembre 2008 h 13)

*

Disintegrazione

Sento in me la vecchiezza di cent’anni
come se avessi generato figli e figlie
e fossero morti ancor prima di sbocciare.
Sento la vita venir meno a grappoli di anni
incapace di difendermi da questo sgretolamento.
Mi sono rotto in mille tentativi di parlare.
Ma una è la Parola a cui mi debbo assimilare.

(Tra Sartène e Ajaccio, Corse,
6-8 agosto 2008 h.11.11)

*

Marco Statzu
Tra disastri e desideri
Fara Editore, 2010
Postfazione di Massimo Sannelli

*

Marco Statzu è nato nel 1979, è prete della diocesi di Ales-Terralba, viceparroco a Guspini e docente di Antropologia Teologica alla Facoltà Teologica della Sardegna. “ Tra disastri e desideri “ è il suo primo libro di poesia.

5 pensieri su ““Tra disastri e desideri” di Marco Statzu. Recensione di Antonio Fiori

  1. Grazie di cuore ad Antonio Fiori e a Giovanni Nuscis!
    Solo una precisazione: ci sono alcuni refusi nella poesia “Disinitegrazione”.
    Questa è la versione corretta:

    Disintegrazione

    Sento in me la vecchiezza di cent’anni
    come se avessi generato figli e figlie
    e fossero morti ancor prima di sbocciare.
    Sento la vita venir meno a grappoli di anni
    incapace di difendermi da questo sgretolamento.
    Mi sono rotto in mille tentativi di parlare.
    Ma una è la Parola a cui mi debbo assimilare.

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  2. Grazie a te, Marco, per essere qui.
    Un saluto caro, e auguri per il libro.

    Cari saluti anche ad Antonio e Giovanna.

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  3. Complimenti e auguri.. importante è la distinzione suggerita da Sannelli,nel pensiero occidentale colmi di ossimorici bivi, portatrice di altre salvifiche allitterazioni..sensi nuovi, Saluti anche a Giovanni! Maria Pia Q.

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