Antonio Franchini, classe 1958, peso welter. Per me, nr. 1 Pound for Pound

Piccolo elenco di cose fatti persone contenuti in Antonio Franchini, Signore delle lacrime, Venezia, Marsilio, 2010, pagg. 128, 15 euro

  1. Śiva, divinità induista. E’ dio della distruzione e rigenerazione, attorno a lui e alle infinite letture di lui si svolge la narrazione
  2. Luc e Nathalie, la coppia che accompagna la voce narrante nel viaggio in India. Medio-alto borghesi, esperti e innamorati quanto basta.

    3) L’India: più di uno scrittore italiano è passato per di là, nel secolo passato: da Gozzano a Manganelli, oltre naturalmente a Pasolini e Moravia e a Tiziano Terzano, compagno di studi di Giuliano Amato e, in tarda età, anche guru. Nessuno ci si era mosso con la disinvoltura scettica di Franchini. Per capirsi: quando Franchini scrive yogin o racconta del prana, non ci si sente affettazione né sentimento di superiorità sul lettore. Il tono è davvero quello di chi racconta una storia.

    4) I ghat, cioè le scalinate usate per le cremazioni. Il corpo, la cenere del corpo cremato è una fra le allegorie più forti del romanzo, che è anche una

    5) Mise en abyme, o meglio una riflessione sulla mise en abyme. Il viaggio vero del narratore, raccontato dal suo punto di vista, è anche quello del lettore, che col narratore si identifica e ne assume il punto di vista. E altro ancora, cioè, per esempio:

    In letteratura, la solidità della storia e dei personaggi, per quanto uno li possa mettere in discussione, è più appagante dei testi aperti come questo che non si capisce dove vadano e che, volendo superare alcuni limiti dell’io, ci ricascano in pieno presentando come una scoperta un risultato del tutto soggettivo.

    6) Il tempo e la morte: Franchini ha 52 anni e questo è, per dichiarazione dello stesso autore, un romanzo da cinquantenne. Ci si confronta con la vecchiaia e la morte delle persone care – qui il padre e Claudio, cui il libro è dedicato e su cui l’autore scrive le pagine più toccanti del libro. Confrontandosi di continuo coi testi sacri dell’induismo, che intervalla alla narrazione, delinea un bilancio personale.

    7) Parola, nel senso della Parola, quella sacra, rivelata. Perché richiedono che li si completi da parte di chi li legga, e sono perciò sommamente fraintendibili. Richiedono perciò un’infinità di glosse oppure, per converso, nessuna.

    8) Inezie. Franchini dice a un certo punto: ci sono inezie che non si raddrizzano. In questo smilzo oggetto narrativo c’è un bel numero di inezie (fatterelli irrilevanti, personaggi di contorno) che, per fortuna, non si raddrizzano in un’economia particolare del racconto. Ci sono, non potrebbero non esserci, non generano domande, le si accetta.

    9) Il cogito: il narratore, e il lettore che il narrratore stesso racconta, sono uomini occidentali. Per quanto appassionati della cultura indiana e induista, la guardano con l’occhio del cartesiano (in)consapevole che sono. A fronte di questo, il mistero, la Parola e tutto quanto elencato sopra. Quale la coincidenza possibile, se anche ce n’è una? Questo, forse, l’interrogativo maggiore del Signore delle lacrime.

    10) I corpi: quelli ridotti in cenere nei ghat, quelli in viaggio del narratore e della coppia che li accompagna, quelli erotici e composti degli yogin – e poi, con Roland Barthes e Foucault, anche il corpo-testo, che Antonio Franchini conduce nella tesissima ricerca di convergenze, di vertiginose coincidenze degli opposti.

    C’è molto altro, in queste 128 pagine. Come in tutti gli altri testi di Antonio Franchini, si sente il desiderio di dire tutto nel modo più domestico possibile. Qui c’è in sostanza un autore in grado di maneggiare ogni linguaggio della letteratura, e si diverte a mescolare per produrre artefatti unici nel loro genere; che non ha un nome se non il suo, cioè appunto Antonio Franchini.

4 pensieri su “Antonio Franchini, classe 1958, peso welter. Per me, nr. 1 Pound for Pound

  1. Per niente interessante. Una volta ho avuto la malaugurata idea di prendere Franchini: non l’avessi mai fatto. Vale a dire: non ci casco più e spero come critico che siano i lettori molto molto accorti con i libri di questo autore; che ci pensino sù non due volte ma di più.

    Il prezzo è a dir poco un vero e proprio furto.

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  2. Se ci pensano sù, gentile Iannozzi, i lettori hanno carenze in ortografia. A parte questo, che è di certo un lapsus calami, a che tanta acredine verso il Franchini?
    E il prezzo è un normale prezzo di libro normale.

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  3. Mia prima lettura di un’opera di questo autore. Mi risulta molto congeniale: capacità evocativa unita a una bella asciuttezza, filo narrativo saldo per quanto esile possa apparire, lettura agevole anche su temi non semplici. Valutazione ampiamente positiva.

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