Mauro Baldrati, “La città nera”

Recensione e intervista di Giovanni Agnoloni

Mauro Baldrati
La città nera
PerdisaPop 2010
Euro 18,50

Una storia ambientata nel futuro. Una storia che sa di presente. O meglio, di ombre inquietanti che si allungano come bave di ragno dalla nostra epoca.
Siamo a Roma, nel 2106, in un mondo devastato da guerre e inquinamento. La Capitale è ormai il centro spettrale di una Repubblica Sociale del Centro-Sud in cui la civiltà è un pallido ricordo. Retta da un dittatoriale Sindaco e governata con la violenza dalla Guardia Pretoriana, è un covo di intrighi e assassinii, al centro di loschi traffici internazionali. Non restano praticamente più tracce della sua antica civiltà o della sua storia recente.
Comunità isolate di varie etnie sopravvivono in diverse condizioni di degrado o al massimo di sussistenza agricola, con impianti di desalinizzazione a stento funzionanti che filtrano l’acqua marina, mentre i Ministri e gli uomini di potere prosperano con i pochi lussi che ancora circolano.
In questa cornice storico-immaginativa, il sergente Antonio Draghi, esponente di una Polizia ormai depotenziata e ridotta a misero strumento d’indagine impotente davanti allo sfacelo, deve affrontare un incarico di fiducia giuntogli direttamente dal Ministro dell’Interno. Individuare un killer professionista, che entrerà in azione nel giro di una settimana: un terrorista in grado di turbare gli equilibri del sistema su cui si regge lo stato-fantoccio.
Parte così una ricerca che pare quasi un reportage di un mondo che ancora non c’è, ma che potrebbe essere. Un’esplorazione dei recessi di una città che fu la capitale di un impero, e ora viene invasa da un’edera infestante e devastante, mentre le sue varie comunità si industriano, insieme a poveracci senza speranza che vagano per le strade e lungo quel che resta del Tevere, per trovare qualcosa di cui vivere.
Accompagnato dal fido collega e amico Rudolf, Draghi entra così in contatto coi pochi residui di anima di un mondo che pare essiccato alla radice. E questo lo aiuta ad affrontare i suoi personali fantasmi, dopo che ha perso la moglie e la figlia in un attacco terroristico. Entrerà così in contatto con la Resistenza, il nucleo organizzato, guidato da un misterioso ‘Magister’, che cerca di opporsi al regime. E che gli aprirà gli occhi.
La città nera non è, in senso stretto, un romanzo di fantascienza. È un’opera realistica (o iperrealistica), ambientata in un futuro vicino, probabile non nella misura in cui rappresenta un possibile sviluppo del nostro presente dal punto di vista tecnologico, ma certo in quella in cui radicalizza i tratti di indifferenza e di povertà umana e violenza che caratterizzano il nostro tempo. È un libro che scende al cuore del disagio di chi ancora dà importanza al sentire, al credere, al lottare.
E che ci offre uno spunto riguardo a come reagire: dentro, prima di tutto, ma poi anche fuori, nel mondo.

Intervista a Mauro Baldrati:

–  Mauro, come hai avuto l’idea di scrivere una storia ambientata nel futuro?

Credo che derivi da una antica passione per le opere di fantascienza, che ho sviluppato fin da ragazzino, quando leggevo i fumetti di Flash Gordon, Nembo Kid, poi tutta la Marvel, i film, i grandi autori americani come Delany, Heinlein, Azimov, Bradbury. Diventa un gusto, che talvolta si specializza in un brand vero e proprio. Può voler dire tante cose: fuga dal presente, speranza (o paura) nel futuro, desiderio di ignoto. L’idea in sé comunque è nata dall’espansione di un racconto.

– Quanto ha contato la tua esperienza di fotografo, nel realizzare la successione di quadri d’ambiente che ci hai offerto in questo romanzo?

L’immagine è molto presente nella mia scrittura. Me ne accorgo anche durante la stesura dei testi, “vedo” gli ambienti, i dettagli, i gesti. Le facce no, le fisionomie restano avvolte in un mistero. Forse è per questo che ho lavorato soprattutto come fotografo di persone. Perché la fotografia è desiderio, è viaggio. Il fotografo è un navigatore, come il narratore di questo romanzo. Mentre ero in attività come professionista ho navigato a lungo negli ambienti delle bande giovanili, realizzando una documentazione che ha viaggiato per l’Europa come mostra. E il sergente Draghi naviga tra bande, organizzate secondo principi neotribali. Per cui in definitiva sembra esatto l’enunciato secondo il quale lo scrittore scrive di ciò che conosce.

– Quanto credi che la realtà di oggi somigli al mondo che hai dipinto ne La città nera?

Sulle corrispondenze o le somiglianze la questione è delicata. Scriviamo letteratura quando il mondo che descriviamo ha una vita propria, è autosufficiente e credibile, con personaggi dotati di profili psicologici autonomi, senza essere parodie o copie di personaggi reali, anche se ognuno può riconoscere dei modelli. La somiglianza forse può essere cercata nel divenire, nel processo di trasformazione. Infatti, anche se tu hai scritto – credo giustamente – che La città nera non è un romanzo di fantascienza in senso stretto, pure ne utilizza alcune leggi interne: individuare delle tendenze nel presente e portarle fino a limiti di rottura.

– Nell’universo che hai descritto emerge uno dei tratti fondamentali della crisi del presente: l’indifferenza. Quanto credi che oggi sia ancora possibile una resistenza umana e spirituale, da questo punto di vista?

La resistenza umana è sempre possibile, fino alla fine. Possiamo resistere fino a quando abbiamo un alito di vita. Ma c’è una fase, nella storia di ognuno di noi, presi singolarmente o come comunità, in cui la resistenza può trasformarsi in conflitto sociale, in battaglia per combattere la crisi. Oggi la situazione è molto critica, per la sfiducia che si diffonde, come una forma di nichilismo che spinge molti a pensare che nulla esiste, e quindi tutto è permesso. Credo che la resistenza umana che possiamo portare avanti oggi debba essere finalizzata alla sua trasformazione in resistenza collettiva, per ritrovare la fiducia nel cambiamento e non finire come dei clandestini della città nera.

2 pensieri su “Mauro Baldrati, “La città nera”

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